LETTER DEL SIG. ABB AT D I LIONN Vefcovo nominate di Rofaliafi E VICARIO A POSTOLICO Della Província di Suchucn nella Cina. ALS IG.CHARMOT, Diretture del Seminário delle MiJJioni foraftiere di Parigi, in Canton . Etalpre/ente Procura tore Generale nella-» Corte di Roma per le Afijffioni de'Vef- covi France/inell’Indie. M. DCCI.
IN quefta nova edizione della Let¬ ter a del Signor di Lion?ie, fttro-' varanno gl’ atti , ch’egli vi riferi- fce tali qualigl’ha, copiati dagVorigi¬ nally chehaveva fotto gVocchi. Si ve- drà lafacoltà della “Traduzione , chi* era ft at a fatta ■> alia quale non ft è mutato altro cbe qualche efpreflione quale nonpareva ejfere Francefe . Li partiali di Confufto, e del culto degl' Infedeli, banno cercato di renderia._> fofpetta ; ma li sforzi che ft fanno alle volte per occult are la verità, non fervono ad altro che à renderia col tempo pi it viftbile, e manfefta. II Sig. diCicènella letter a à loro fcritta ba¬ veva difapprovata la prima impref- rpa&^6, [tone dellaLettera del Signor di Lian¬ ne riconofcendola perb nello fteJJ'o tem¬ po , per una memoria , che queft'huo- mo Apoftolico baveva mandata al Signor Cbarmot; e pure eglino banno detto- aftolut ament e , ch’egli baveva difapprovata la Lettera. No, ella non puo giamai eft ere difapprovata . Et n?dd‘u in Pangi 5 & in Toma ve ne fono le l°re A z an-
n* Apo- autentiche troppo note in multe Copie io^utca, r'iConoJciute da Notarj in forma in- contraflabile . Quegl' tfiejfi cbe tanto Ji dolgono di quejta Let ter a-, non ponno ig?iorarla , ma vorrebbono faluarfi per mezzo d’equivoci, e quale he cofa di piii. Quejta edizione metterk in chiar o cibchefin orafi cerco di nafeon'■» çondere.
Al Lettore EGià gran tempo che queílaLet- tera vicnc follecitata di com- panrc al publico. Chi poteva, e do- veva dargliela non voile fàrlo , per non offendere 1'intentionc del di lei Autore, che la fcrifTc folo per Iftru- tione particolare d’un fuo Amico . Finalmente è capitata in mani fora- fticre> ed indià quelle d’un Stam- patore dà cui efce alia luce. Ella contieae una eccellente rifpofta al Libro * che alcuni anni fono diede alia luce il P. Le Tellier Giefuita . QueftoPadre pretefe di fare in quel Libro vn’Apologia alia condotta de fuoi Miífíonarj, c le riufcl di far¬ ia concepirediverfa da quella ch’ ella veramente è, à non pochi Per- ifonaggi di piera e mérito diftinto , che lo leífero. E come non doveva- no eglino credere ad un’Apologifta, che con tanta franchezza attcftava ciòchediçeva/ Ad un Libro» che A 3 vid- * Cenfu. rato in Roma d 2 gio
viddero autcnticamente approvato da un’Huomo, cui una pietà ben fondata , un perfetto diftaccamento dall’InterciTe, una eruditione iingo- larc , & una vita tutta Apoftolica , refcro oggetto ben degno di tutti gl’oifequj della Francia ; ch’è à dire del Signor diBrifacier, Superiore Dopfo > del Seminário dellcMiflioni fora- cbe que. ftjcreiE pure queila Lettera farà co- rafftatã nofcerc, che un si grand’Huomo re- flampata ãò ingannato in qualche punto di u signer fatt0j di cui non era per anche ilato Tuu.ap- ^Cn idruito • La Chiefa tutta relia provãto- edificata della Chri-ftiana maniera re del n con cuj egli confefTa il fuo eiTore in p?i.TWunfuo clie non puòtnaià Her hàri baftanza Iodarii.il noftro fecolo può trauma contare pochi efempi íímili à que- lp!ov\lio la verità non luverebbe à tan- ne in pie to lagnarii degl’aggravj chericeve **Serio dall’ingiuftiziajfeilPadre LeTellier prattdif- e quel medemi à di cui favore egli jíma fõr apologiza havciTero feguitato un si /ezza d' grand’efempio. Tedij'a N Le Gobicn nella iua Dillu- tiont* cida-^
cidatione>.& il Padre le Comte ncl- Ja fua lettera non hanno fatt’altro , che copiare ciò, che haveva fcritto il Padre k Tellicr.E’vero,che que- fto ultimo ha íuperati h due fuoi Confratelli nell’inuettive, che ha fattecontro il Padre GiorBattifta de Morales, uno de’piu fanti Religioíi dell’Ordine di S.Domenico,uno de* pià zelanci &illuminatí Miífionarj, chefiano giamai entrati nellaCi- na 5 c che non per altro ineritò la rí¬ gida cenfura di quefti> fe non per la fortczza invincibile, con cui cgli hà fempre ripreíí & accufati quelli che infegnavano ànovi Chriftiani il battere ftrade lontane dalla veri- tà del Vangcio . Egli è pero certo > che piii çhe ad eífi íi darà fede alP Auttore di quefta Lcctera . . Gia Ci veggono molte opere inít- gni six di quefta materia date alia luce da Huomini, la di cui íincerità à tutto il Mondo refa palefe, la vita fanta eritiratache fanno3 eledi- gt)ità che si dcgnamente occupano . A 4 di
di Dottori principal! della prima fra le Univeríità del Mondo, ne foa no irrefragabiliTeftimonj. Tuttavi- iariafi fatto gran rorto alia verità, fe ii foíTe tenuto nafcofto ciò, che il zelo Apoftolico hàfatto fcrivere ii- no dalla ftcifa Cina ; e fc non ii foilc aggiunto quefto atteftato à quello di tanti Santi Confeifori > che già da gran reimpo s’affatticano cola per impedire „ che non iifra- mifchi la zizania c
fio pouero, e portaríi ne’conffni del Mondo per anunciarvi il fuo Van- gello/ Mà qucfto farebbe un troppo offenderc la lua modéftia.. Gli con- trafcgni delia di lui probità,e buo- na fede íi veggono troppo al vivo impreífi nella di lui Lettera , e degí’ Attí da cui ritraíTe le prove di ciò , ch’egli fcrive . Bafta il leggerla per refhrne perfuafo . A tal fine io Pho tradotta parola per parola, amando piu di peccare contro la purità del¬ ia lingua , chedi toglierle una mi¬ nima parte di quella fanta fimplici- tà, chegl’è propria. Lafcio à gl’Apologiãi del Culto di Confufio c degl’Antenati la ri- ccrca ftudiata di bei linguaggio. L’unica mia attentione íi è à rende- rc in chiaro al Mondo tutto, & an- che à medemi prevenuti, la verità . Sono i9.anni,chcquefto Santo Mif- fionario pafsò ncll’Indie Orientali, e 12.da che entro nella Cina . Dal- 1’ora in quà tutto il tempo che le fu coflceíTo dalle fue MilTioni, 1’appli- cò
cò ad imparare le lingue de’Paefi diveríi, per la di cui falute hafatti tanti Sagrifkj à Dio . Egli non ha potuto imaginar/í, che ciò che fcrif- fe in noftro Jinguaggio nella folia di tanre, e cosi lance fue occupatio¬ ns doveífe ungiorno cíTereconfa- grato al Publico . In fine, fe fra quelli quali non_ ponno non conoícererimpoffibili- tà di rifpondere alia diluiI.ettera vcne folíe qualcuno chedubitaíTe delia fedelcà di quelia fua copia , egli sà ov’è 1’originale, con cui può fodisfaríi. Oltre che chi la fcriíTe, grazie àDio,ancora vive,ecertame- te non la negará, e quello à cui ella è indrizzata ne farà piena íigurtà in tucci li Tribunali. E di gia l’hà cita- ta , e fe n’èfervitopiu d’una volta nelle riípofte, che fíi obligato fare avanti la Sagra Congregatione, alie molte, per non dire infinite ícrittu- rc dc Difcnfori di Confiilio * Mi Nd libro intitolato, HiftoriaCuItus Sinenflum />.tg.6<5.i58*erc.In Epiftola j
Mi rcfta folo di rivolgcre Fani- mo à Dio, c pregado à degnarii di benedire quefta Lettera,e darle for- za difar rivedere daJla loro oftina- zione quelli, che tuttavia fi lufinga- nodiporer collegare la puritàdel Culto Chriftiano con Fidolatre iu~ per/lizioni del Culto di Confuiio , & Antenati; e che con zelo men fa- vio tacciano di crudeltà, & impru- denza quelli che non convengcno nc’loro lentimenti, e che, per con- chiuderla in una parola, moilrano di voler eifer feguitati dalla Chiefa piii tofto j che di fesuitare la mede- fima. Quelli , che loro chiamano fuoi Averfarj fono in foftanza gl’Amici piii fedeli , ch’habbiano ai Mondo ; Imperoche non contenti di rifpet- tarlie fervirli in ogni rincontro , impiegano tutte le loro forze à per- fuaderle, ò la verità , ò almeno il de- mus Eplfcopus, Vicarlus Apoftolicus ad me tunc inSina degentem dedici^Noyembris 1693.Sc quam fi opus fueniSac.Congregatio- ni exhibeboftf^-51. Epifi. ad vtrum—> nob. peg. 35-^44
debito, che lecorre di chiedcrne unitamente con loro,la decifiouc dal Vicário di Giesii Chrifto . LET-
LET TE Pv A DEL SIG. ABB ATE Dl LIONNE AL SIG. CHÁRMOT Procuratore Generale nella Corte di Roma delieMiflioní de’Vef- covi Franceíi nelPIndie, Glache con tant’iftanze mi folie. citate d dirvi Je ragioni,che mi hanno indotto à condannarc 1’appro* vazione data al Libro intitolato la di~ fefa de'Vjtoyi Cbrifliani,c chc crcdetc ciò neceflario , perch’eflendo voi di ri- torno in Francia , potiare con mag- giór agio far conofcere à noftri Si¬ gnori del Seminário il giufto moti¬ vo che noi tutti habbiamo di lagnar- fene, mirifolvo finalmcntc di venire à qualche particolare, à condizione pcrò che giunto in Francia ci pro- cu-
2 Letter a del Sig. ablate curiate Papiro di moltc preghicre,' c iingolarmente di quelle dclle noftre care Carmelitane, come pure qualchc focorfo temporale, di cui voi fapete ilbifogno chcne habbiamo, quan- tunque ilamaggiore qucllo delPora- zioni, e di infervorati Miflionarj. II motivo gagliardo, chem’hain- dotto àcondannare l’Approvazione data al Libro del Padre le Tellier fi c, perch’clla autoriza un adunanza d’o- gni forte di falfítà . Parlo folo di ciò, che coneerne la Gina, non havendo io cognizione fufficicnte per giudica- re fopra l’altre materie di cui tratta. I/altro,e non minore motivo,che noi tutti habbiamo di Jagnarfene si è , ch’ oltre il difgufto coneepito in vcdc- re, che un Perfonagiio à noi íl ca¬ ro habbia autenticate fenza riilcilione la falfttà c la bugia, egli è cértiífímo , che la piu parte di quelli che havc- ranno letta ladi lui approvazione,ha- veranno fuppofto, ch’cgl’abbia parla- lato in virtu delle notizie riccvvtc da’noftri Miflionarj dlella Cina, ch’c Piílcííb che farci coimparire per ap- provatori dclle Pratt.ichc, che dete- ftia-
Di Lionne. 5 ftiamo come reali Idolatric. Chi vo- lelfc far vederc tutte le cofe falfc, che contiene qucl Libro, dovcrebbc tra- feriverne ogni parola. Imperoche per quanto in qualche luogod’effo viii contenga qualche verità, quefta però quaíi fempreè indrizzata adiniínua- requalche bugia. Ma come chcciò farebbe un dilungaríi troppo,io mi ri- ftringerò ad inunuarvene qualche d’una delle di pin evidenti, delle piu eoníiderabili, e di maggior confe- guenza; e le quali à mio credere bafte- ranno per far conofcerc, & à voi, & à noftri Signori di Parigi, cheio non ho punto ecccduto in chiamare que- ftoLibro un’Adunanza d’ogni forte di falíità . II Padre leTellier comincia il pri- Pagin*. mo Articolo del quarto Capitolo del I57* fuoLibro con dire ch’il PadreRugicri Gicíuita nell’anno 1582. edueanni doppo di lui il Padre Rjcci comincio- rono la Miíílonc nella Cina.Dà à que- fto fccondo, il Nome di Celebre ; e fenza dubbio fe lo meritò, fe non foí- fe per altro, per il grand’ animo, che palesò in due cofe, quali have-
4 Letter a. del Sig. */íbbate rcbbero intimorito anchcipiu corag- gioil. La prima íl è d’havere cominciata una nova maniera di predicare ilVan- gclo incognita dà GiesuChrifto lino à luij e la feconda íi è d’havere intrapre- fo di períuadere à Cineii, ch’egli hi meglio intefoli loro libri,chenon hã- no fatto tutti i Lctterati Cineii,che vi fono ilati doppodue mill’ani. Del re¬ do per quãto quede due grãdi impre- fc mi faceffero gran dilTicoltà, e mi fpaventaflerojio refto tuttavia peri'ua- fo, che quel buon Padre che tanto ci lodano i Gefuiti, e che noi dobbiarao riverire coníingolarità percíTer egli flato 11 primo rra Gefuiti, quale ha ^redicata la noftra Santa Religionc nclla Cina, effendovi il P. Rugieri fta- to folo di paííaggio;refto diili periua- fo, ch’cgli in ciò ha folo fatto quello, Hchc ha itimato di dover fare fecondo Iddio, Sc in confeguenza,che quando anche ii fofie ingannato, come vi è affai d’apparenza, Iddio haverá fenza dubbio havuto piu riguardo alia di lui buona intenzione, che ituttoil reftante , c l’haveri ricompeniato aboil-
di Lionne. 5 abondantemcnte di tutto ciò, chc haverá fofferto in cominciare una Millione di quefta forte . . Seguira il Padre IcTellier d dire,chc Vann* li \eligiofi delle Filippine propriamente non l7Z- entrarono nella Cina,Je non l'annox633.Dice propriamente, perchemolt’anni avanti quc’jRiligioil v’eran’entrati, ma fenza n. potervifi fermare*. La Storia della Provincia de’Domenicani delle Filip- * ’ pine, quale cita nel fuo libro il Padre Jc Tellier, riferifee, che nel r 590. due Domenicani andorono ncllaCina per 11 P-L.ui ordine del Papa, e del R è di Spagna^. &*G*nd* Lo fteffo libro dice, ch’un’altro Do- Uo v en] menicano pure vi entrò l’anno 1610. *[1^ ma chc nc lui, nè gl’airri due potcro- no ftabilirvifi;. Riferifee pure il mede- rao libro, che nell’anno 1612. il Vef- covo di Macao D.GJoxdella Pietà Do- menicano, eifendo venuto à Manile ^ & havendo olfcrvata la cura, chcti prendevano li Domenicani di con- vertire, & iftruire li Cineii, ch'erano B in *11 P-Gafparo'della Croce Donenicano Portoghefe v’era entrato , e vi havea predi- cato 1’anno 1556. In Iitor.Chinenf. I03n.de Mcndofa Auguftiniani par.i. lib.2-pag. 40. Itera Ioan.à Stis, & alii plurimi.
6 Letter a del Sig.^Abbate in quell’Ifola, pregò li Superior! dell’ Ordine à darglicne qualcheduno che fapefle di gU la lingua, per farli pafla* re nclla Cjnapel fuo ritornoà*Ma- cao.Qupfti glicne conccflero duc,qua- li condufle feco nella detta Città à qucíto line. A^giunge però l’lftori- ço, cbe quefti dm ejfendo arrivati à Macao Lot qua- trov.trono tante ippofi^ioni per parte di It! llcga- certi ^cligioft i'ui altro iflituto ftiori del aei yrc. nojir0} quali fono cold affai Totenti, e non trafcurarojio opera veruntt per impedire a noflri I'entrata nclla Cina $ Onde ejjt di- fperando di fuperare tante difficoltd deli- flettero dull’ jmprefa ;Di maniera, che J uno plgUò la ftrada di Spa°;na, e Pal- tro fe ne tornò à Manile. L’Iftorico non havoluto dichiarare chifoflcro quei Religiofi, chcl’impcdirono i in- greífo. Vi pregoi non fare tin giudi- cio temerário per indovinarli. Comunque però ciò s'intcnda,que- ílo è ccrto, che il Padre lc Tclljer non ha parlato cfattapicpte con dire, cbe propriamente li I{eligiofi di Manile entra- rono nella Cina foloTanno 1633- poi- the c certiflimo , ch’il Padre Angelo Coqui, quale il PadreJe Tclliçr chi a-
DiLionne7 ma il primo de Domenicani cb’babbia pre- dicato neila Cina, ecbefiaft jhbilito in Fo~ gan vi cntrò il primo giorna di Geiu naro 1’anflo 1631. Prinu di piu inoltrarmi Io voglio per confolazione voítra, c de’noftri Signori di Parigi raccontarvi quale foífe i’ingreiTo di quefli buoni Padri nellaCina, acciò vediate come Iddio li favori d una ben particolare aííi- ftenza, e neila guifa medema, in cui aílifte à Monlignor d’Eliopoii, quan¬ do glic ne tece ia tirada. L’annoiOjo. il Governatore che commandava nell’ Ifola Formofa. bramando di procurare à Religioíi di Manile Pentrata neila Cina,come pu¬ re d aprirne il commercio à Spagnoli, rifolfe d’inviareuna fpecie d’Amba- feiata al Vice-Rè delia Província di Fochicn difeofta una íola giorna- ta diMare daila dett’ Ifola Formofa per proporlcil commercio tra ledue Nazioni. Ne parlò co’Domenicani di quelllíola efibendole ferviríl di loro di rale ambafeiata, efacilitarlc con tal mezzo lingreflb neila Cina. Qiiçi Padri che giada gran tempo nc to¬ ll 2 fpi-
8 Lettera del Sig.oíbb.itc fpiravanp le occafioni, riccverono cõ ^ran gaito quefta propoíta, c ícielfe- ro a °tal’ imprcú il Padre Angelo Coqui Fiorcntino»3c il Padre Toma- fo Serra. 11 Govcrnatore le diede due Spagnoli,e íçtte Indiani,çhe li accom- pagnaíícro come pure una lettera, e rcgali, e fecc appareçchiare una Barca per condui li cola. Nel mentre il itutto ftava in ordine per la partcnza,íi prefentò al P. Ange¬ lo un Cincfc, quxale trovavaíi in For- mofa con una Naive, ò fia Barca gran¬ de, c raprefcntatolc eíTere la di luiNa- vc migliorc, ScaíTaipiià capace , e fi- cura, di quella ch’cra ftata preparara per lui, lo c/ortò ad entrare in cila, e divideve in amendue la íua comiti¬ va , efibendo pur’ egli di dividere in dTe li fuoi Marinari. Acccttò il Padre Angelo fenza fofpettar di cos’alcuna 1’ofFcrta, e falíto aflieme con il Padre Tomafo, li due Spagnoli, e cinque Indian! nclla Barca del Cincfe fè fa li¬ re su l’altra Barca li due altri Indian!, çpartirono unitamente con bei tem¬ po adi jo.di Dcccmbredal Porto. NclPentrarc delia notte PJntcrpre-
di Lioune. 9 te íntcfo 11 difcorio, che facevano'tra di loro Cincíi, diílc al Padre An¬ gelo , che le pareva non foflero troppo íícuri. Vegiiarono, c gl'uni, e 1’altri buona parte delia nottc , c poi prefero fonno, qualcperò non durò inolto tempo, poiche poco doppo fe- ccrofuoconell’altra Barca, al quale corrifpofcro con un’altro fomiglijn- te fuoco quclli di quefta Barca, e fu quedo il fegno che li havevano dato perefequire il loro iníquo diflegno» Li Cincíi dell'altra Barca ucciferoli due Indiani, che v'crano fopra: E quelii della Barca ovc trovavanli li Padri uccifero aitresi à coipi di bafto- ni (pofciache non haveano altr’armi) il Padre Tomafo, <5c uno dc Spagnoli, ctrcIndiani, e ferirono malamente gl’altri due. Iddio falvò da quefto periglio il P. Angelo Coqui, non oftante chc quel traditori lo circondaflero co’baftoni per lo fpazio d un quarto d’ora, come difeorrendo tra loro fopra la dilui morte. In quefto mentre', dice lo $to- rico, qucllo che trattenne il braccio al Patriarca Abra mo, quando appun- B 3 to
IO Lett era del Slg.*Abbate to ftava in procinto di façrificare Ilac- co, lo trattcnnfc ancora à quei difgra- ziati, in guii'a che, fcnza fapcre conic, il Padre trovò la manicra di ialvarfi congl’altri rre ch’crano reftati in vi¬ ta, cntro la piccola Cameruccia ch' era alia Poppa della Barca. Li feguita- rono colà H Cineil per amazzarli; ma come che La Camera era affai angti- fta , e chiufa da tuttc le parti, c che non li potevano alfalirc, che per la porta, iidifeferocon do che lcvc- ne alle mani contro diecifette Cindi, che li attaccarono . Temendo quefti di reftarc feriti ncl punto di volcr uc- cidere i fugitivi, determinorono di chiuderli cntro la piccola Camcruc- cia, agiungendo piii ravolc alia porra, qual inchiodarono al di fuori fenza lalciarlc verun fpirajlio, acciò vi pc- riffero dalla fame. \i reftarono tutto il giorno di San Silvcftro ,‘etuttala notre feguente fin’d far del giorno del Santifiimo Note di, Giesu qua¬ le fit per loro un gorno di falutc, edivita. Comparv-ro à vifta loro due piccoli Vafccll di CorfariCi- nefi, quali navigavaro fpeiTo in quel-
diLionne. II - leParti. II primo , chc il accoílò alia Barca, in ctii era il Padre Angelo fc la paísò con interrogarei da loncano,chc Vafcelloera qiicllo * ed’otlde yeniva ? al che li Cindi rifpofero con mtllc bugle* chcgl’altrl ctederono, c pailo- ronoavanti; Mi la gente del fecondo Vafcello, non contenta di parlafle da lungijCntrò dentro,c le rapt tutioche avcvatlo. In ciò vedere li prigionieri cominciorono à gridare, e chiedcr foccorfo * Quefto però fervi piú ad ac- crcfcCrle, che i follcvarli dal perigiloj impcrochc quei Corfuri uditc qucftc voci, nc rlntraciarono il motivo da glhuonaini del Vafcello; Sc ingannati dalle fal/e rapreientanze che quefli le cfpofero per vie pit! occultare il lo¬ ro tradhnento, ii rifolfcro d’inveftirli. Li difluafe però uno di loro con dire, che con aflalire perfone, quali con tuttc leloro forze haverebbero ten- tata la difefa, ii cimentavano àgran periglio di reftare fèriti; ond’era me- gliofi ritiraflero tutti ncll’altro , efa- ceffcro andare à fondo quefto Va¬ fcello . Approvarono gl’altri queflo conii- JB 4 glio,
I2 Letter a del Sig. Abbate g!io, c ix accinfcro á lcvare una tavo- la dal fondo della Barca verio la Pop¬ pa; ma non riufcendo quefto attenta- to, andorono alia Prora, da cui lcva- rono tre tavolc aiiicmc con la vela, & il Timone, e per impedire che il Va- fccllo non fofle portato à terra d'indi pocodifcoftagettarono un’Ancora, aedò s’affondaftc in quel medefimo luogo.Doppo do pafforono ncllaltro Vafccllo, tenendo quello per perfo, c giudicando morti quelli, ch'erano nella di lui Camerctta. E farebbero di iicuro periti, fenza una particolare aillftenza di Dio?. Si riempi immanti- nente il V afcello d’acjua iin’alla pop¬ pa, qual’Iddio con fen ò fenapre fopra 1’acqua: Ove però quefto fu valevole ad’ifchermirli dal naufragio, non ba- ftò à falvarli dalla fane. Ma Iddio , che non ha per coftune diframezza- rc le grazie, voile frglicla inticra. Inquella picciola Canera, ove fta- vano prigioni lc fe caaitare una ccrta forte di forbicc, con mi rompendo à poco à poco le tavolc,feccro un’aper- tura per cui ufeirono dalla Prigionc, ttovandoft perquefta ftrada Padroni
diLiontie. 1$ del Vafcelío fenza haverc à fronte al- rro Nemico chela fame chc litor- mentava. Tagiiorono la gomena, on¬ de rimafto libero il Vafcelío fupor- tato adun’Ifola vicina. Sceíx fubito in terra , trovarono un’Ifola difabitata, e che non haveva in fc ri medio veru- no alia loro urgente neceflità. Saliro- no non fenza gran ftento una piccola, ma aflai alpeftre montagna, per vede- xc il Pacfc, e da quella cima fcopriro- no la Terra della Cina, qual’era dali* altra Parte d’un braccio di Mare, che circondava 1’Ifola ela feparavadalla Terra. Viddero puré in quel feno dl Mare al cunc Barchc pefcarcccie con Huomini,alcuni dequali verfo la not- refe gl’accoftorono in tempo incui eglino erano mezzi morti per la fame, e per lo ftento havendo paflati due giorni fenza prendere cibo alcuno. Li Pefcatori non ardivano al principio d’accoftarviii> come che à gente loro incognita; ma à forza di preghiere delllnterprcte, quale per unagrazia fpcciale di Dio era rimafto libero,ven- nero fin’à terra , e le diedero qualche «ofa da tn^ngiare, Gliavcrtirono però nellq
14 Letter a del Sig.iAbbate ncllo Iteffo tempo, chc fermandoll egiinò la notte in quelJ'ifola, corrc- vano periglio di redare ingojati dalle Tigri ciieivi trovavanti in gran nu¬ mero , e quando anche per loro forte fufíero fopraviííuti à quella notte, ii farebbero incontrati in altre Tigri, ch’erano piu da temerfi , cioè ne, 6ol* dati che fcorrevano per tutte quelle parti, quali gl’havcrebbcro intallibil- mente ucciiu Intimoriti da tanti peri- gli prcgarotio quei Peícatori à volerli portare in Terra ferma, e prefen tar li à qual chc Mandarino, i cui poteffero dare conto di loro medeiimi. Incontrorono quefte loro preghic- regran difficolrà preílbáquei Pcfca- torí, quali nulladimeno fuperarono, con dark qualche piccola bagatella , che l’cra avvanzata nel viaggio. Li pafforonodunquedalPalrra parte, e glipofero in terra alle dae ore della notte vicino ad una Villa, oveera un Mandarino. Portatiil la mattina del giorno feguente à vifitarlo, furo- no ricevuti con gran cortciia ; ma mutò egli ben prelto linguaggio, di- cendo che vokva efaminare l’lnrcr- prctc
di Lionne . 15 prete per ailkurarii della vcrltà dl quello cílí refponevanoycciò con fpe- ranza di ricavare qualche cofa,fe pure gi’era rimafta. Non trovando pero cos’aicuna,gl’inviò ad un Mandarlno, iL quale era i Cbivencheu dandole con the clbarii fin’d colà,e mãdò feco uno de íuoiHuomini cõ una lettera, in cui leícriveva,chegl’inviava quattro La¬ drou! quali crano ftati pigliati sula fpíaggia del Mare.Quel Mãdarino,che era un vecchío v'enerado edi boniííi- mo naturale non gli accolfe altrimen- tecome Ladroni. Haveva cglialfito iervigio unGiaponefe,à cui domando fe conofceva, che gente foffero; &in- tefoda qncfti, che gli conofceva, c ch’erano di Luzone, nome con cui li Cinefi chiamano Manilc ; & informa- to fufleguentemente di tutto ciò che gl’era fucccduto, compati nonpoco il Padre Angelo, 1’animò à non inti- morirfi punto,accertandolo, che l’ha- verebbc fpedito à íuo píacerc', & in fatti l aífiítè di moiro . Non era egli propriamente il Mandarino di qucl luogo, ma bensifoílituto d’un’altro Mandarino, qual'dl'endo ritornato poco
í 6 Letter a del Sig.Jibbxte poco doppo, fii necelTario, chc com- parillero avantidi lai. Gli efaminò con gran rigore; indi gi’inVio al Vice- Rè ill \Focbeà loiigi da cola 4o.leghc . Ncl vederli quefti à comparire palesò diigufto del loro arrivo, raa non tan- toíTo reftò informato di do 1’cra ave- nuto li dichiarò per buona genre, Sc. ordinò, che fuflero proveduti di Cafa per ricovero, c di dbo per nutrirfi. Abbaturo da tanti difadri ill P. Angelo caddè gravemente infernno con gran periglio della vita ; ma pe:r grazia del Signore fi riebbe. Havendo però perfo tutto do, che ieco haveva porraro, non haveva let- tera alcuna da prefenrare al Vice R.è , con cui potefl'e giuftificare ciò che diceva perjpartc del Commandante dell’Ifola Formofa; e ciò fii caufa che li Mandarin!, benche lo tratteneffero quattro mefiper confultare ciò che doveva farfi, non ii arrifehiorono di aprire il Commercio, per cui fariano date neceflarie le lettere icredenziali, e non fii poco che sii la femplice pa¬ rola del Padre le credeflero, c non lo makrattailero. Le ordinorono pcrciò di
di Lionns. 17 di ritornarícnc alPIfola Formofa à prçdere le Jcttere ncceffarie. Le fecero provedere d una Barca, e di tutto il bi- fognevoJe per il fuo ritorno . II Padre cercava fegretamcnte qualche modo di trattenerviíi incognito, ma non le forti di ritrovarne veruno.Finalmente Iddio permifc, ch’ cgli s*abb?ttefle à conofcere un Giaponefc ChriíHano, quale defiderava da lungo tempo l’oc- cafione di portarfi 3n qualche terra de Chriftiani. Convenncro afiieme, chc il Padre íi travefiiííe, c fingeffe anaala- to, cftaffe nafcofto piu che potcffe, e che giungcdo il tempo delllmbarco cgli s’imbarcaffe in luogo del Padre, Andò dunque il Padre iln’al luogo dcll’imbarco, c quando 13 trattò d’im- barcaríi trovò la maniera di farlo im*i barcarc in fuo lnogo, c fe ne tornò fegretamente à Focheu, ove trovò un Amico, che era un Medico Chriftia- no, quale lo fece paffare entro una fe¬ dia coperta per la porta delia Cittàj c lo ritirò in Cafa fua.Ciò fu certo un axardare di molto,e per il Padre,e per il Cinefe, tuttavia quel Dio, che non manca mai à quelli, che confidano^in
IS Letter a del Sig. ^ibbate inlui, cfpecialmente in ciò chcin- traprendono à iua gloria, non permi- fc che fucccdeiTc íiniftro alcuno. II Vice Rè, & ii Mandarino feppe- ro ch’il Padre era ritornato à Fociieu, fenza prenderfenc alcun penfiere, ne dimoftrarc di faperlo. Anzi il fuo ri- torno íi fccc cosi publico, che turta la gente veniva à vederlo per curiofítà, i'enza che ciò producefle alcun’effetto catrivo.NuIIadimcno ilPadre perren- deríi pià ílenro, gindicò a propoiito d’allontanarii dalla Citti Capitale della Provincia. Effendolc venutoin notizia, che in Fogan ii trovavano al- cuni Chriftiani, quali da lungo tem¬ po deiideravano un Padre fpirituale, i'enza havcrlo mai potuto haverc, ri- folfe d’andarvi, e lo fecc poco tempo doppo . Tutto quefto racconto, cca- vato dall'Iftoria della Provincia de’ Domenicani di Manile,quale dice ha- verlocavato daunaletrera originale del Padre Angelo Coqui. Eccovi la notizia dell'IngreiTp de’. Domenicani nella Cina , quale m’è fembrata degna d’efler letta, e pcrciò mi dò à credere che mi farà condon- J«ta quefta difgrcliione. E
di Lionne. 19 E gia che ilamo nel Capitolo dc’ Domenicani della Cina, quali hanno gran parte nelle noftrc controverfic; lo mi periuado, che voi non manca- retc di raprefentarne il merito, e lc qualità a noftri Signori di Parigi, per tegliere con ciò a chi che fia il mo¬ tivo di giudicadi mal a propofito inferiori in qualche parte a Geiui- ti. Voi Ji havete molto ben cono- iciuti , e ben fapete per rclazione de’voftri occhi medeíimi ciòche fo- no, c che ne potete dire, Havete pur’ anchc veduto li loro Chriftiani.c ben- che non troppo informati del lin- guaggio Cinefe, havete potato cono- feere , la non picciola differenza, che vi è tra loro , & i Chrirtiani della Compagnia. Quanto a Domenicani diManile, da cui dipendono quelli che fono nella Cina, fecondo quel poco di co- gnizionej che io ne ho, non vi è Pro¬ víncia in tutto l’Ordine di S.Domeni- co, quale iia in itima maggiòre di quella , e con gran fondamento . llnoftro Padre Luigi della Madre di Dio, il quale non era Domenicano, dif-
20 Letter’d del Slg.^ibbale difcorrendo con noi in Seim de’Reli- gioii di Manilc,ci diceva,chc dc’Fran- ccfcani fi poteva dire, che vivevano con oflervanza della loro regolaj ma , che de’Domenicani era ncceflario il confeffarc, che la offervavano con il gran fervorc di fpirito, che non folo, non il intepidivano, ma giornalmcn- teú. infcrvoravano nella dilui oiTer- vanza . Altri Teilimoiii degni di fedc ci hanno detto, che non li pote¬ va aggiungere cofa alcuna alia loro rcgolarità, & auílerità - Et in vero in un Paefe come quello,mangiarc fem- pre di magro j non portarc lino alia carnc; veftire unabito , chc per la fua groiTezza pefa jo.libre; alzarfircgo- larmente à mezza nottc al matutino, quando anche non foffe altro, chêun iolo Religiofo in una Caía; Dare un tempo coniidcrabile all’ orazione; TJna povertà, che non le perrnette una ben minima ípecie di picciolo pe¬ cúlio,in un luogo ovc li fecolari i'ono liberaliilimi verfo a Religioii; una gran coftanza di governo per il man- tenimento dcll’oiTervanza regolare, Un gran coraggio a prendere le parti della
ilLionm. 2i della giuftizia,quali in un Paefe,come è Manile non poifono foftenerii fen- za tirarfi addoifo molte perlecuzioni, fono eofe, che in ogni Paefe vagliono di molto, e che non il trovano in moltiltioghidell'Indie, Hapcrciò il Generate de’Domeni- cani palefata la ftima che fà di quella Provinda, conccdcndole gran privilc- gii. Ha prohibito (otto pena di fcom- munica a tutti i Superiori dell’Ordine ndla Spagna d’impedire a fuOi Suddi- ti il venire a Manile, non oftante qualunque pretefto che poteffe trat- tenerli in Spagna, purche però liana giudicatidegni d’effere aggregati alia Provinda dellc Fiíippinc dá quelli, die fono deftinati ad efaminare la lo¬ ro vocazionc. Dal che n’avienc, che quella Provincia èconfiderata nella Spagna, fcomc Provincia d’una parti- eolare oífervanza, onde mold lleli- gioii dimerito lingolarc (I trovano ftimolati a vcnirvi;5c ella refta abbon- dantedi foggetti grandi, & in bontá , & in dottrina ; e perciò una gran par¬ te deVcfcovi del le Filippine fono fcel- ti da Religioii della medema. C Ma
22 Letteradcl Sig.^bbate Ma per ritornarc al Padre lc Tellier voi vedete, ch’cgli non ha detto il ve¬ ro in afferire, che li Domenicani fono entrati nellaCina l’anno i6j3.mentre il Padre Angelo Coqui v’entro il pri¬ mo giorno dell’anno 1631. Turto che queft’errorc non fembri di gran coniiderazione, rulladimeno, non è ftato fenza diflegro del [Padre Xe Tellier il voler fare cjederc, che li Keligioii dclle Filippine non entroro- no nellaCina, che nel 3 3.Impcroche poco tempo doppo > parlando dell a_» pretefa ignoranza , in cui vivevano quci Padri dellc cofe dellaCina,agiun- ge . Com potevano non efferc ingannati in wo Itipunti, mentre I'^iutore del Teatro Ge- fuitico c' infegna, che doppo lo fiefs’ anno 1633. cioè ddi)re qualche mefi doppo la lo¬ re entrata nella Cbut,fiefero uri inf or magi one, nella quale attefia, che Tifieffo 11nomo fa¬ cer.t tutto in m tempo il perfonsggio diTe- fiimonio, e di T^otarot Ci'o non è troppo dpro- pofito per meritare d'ejfer creduto. A chi non hà mai letto, ò intefo lo ftato di queftc matcrie, cche ne sà fo- lo quello che ne dice il Padre Le Tel¬ lier , ciò fembrarà non folo credibile, mi
di Lionne. 23 mi in qualche maniera anchc con- vincentejciò non oftante, permcrtetc- mi, the io vi faccia fopra, due, ò tre picdoleriflellioni. 1. Voi conofcete al prefente, chc l’haver egli pofta l’entrata de’Ilcligio- il di Manile iblo nell’anno 33. condu- ceva moiro al fuo intento, mentre dá ciòprcfc occafionc di conchiudere, chcl’informazionc dicui parla, non era data fatta, ie non pochi meii dop- po 1’ Ingreffo de’ Domenicani nclia Cina. 2. Ciò chc merita rifleifione par- ticolare in queftadata del 1633., ílè chc non compari/ce, che il Padre Lc Tellier abbia potuto ignorarne la fal- fiti. Hebbe cgli notizia del Libro dell’ lftoria de’Domenicani di Manile, nel quale è riferito tutto ciò che io ho detto di fopra. In tutto quel libro, ch’ èinfoglio, non vi fono, che due, ò tre Capitoli, che parlino della Midio- ne della Cina. Sipuòforíl dubitare, ch’egli nõ gl’abbia l'cttiiMa v’c di piu.' Egli medemo cita lepagine 267. 26s. 517. e355.de!fecondo libro di quefta lftoria, e precifamente, ne’medemi C 2 luo-
24 [Lettera del Sig.^bbate luoghi che cita, fta fcritto piu volte, chc il Padre Angelo Coqui era in Fo- gan nell’anno 163 2-ove haveva di gii battezato piu Infedeli. Et immediata- tnente avanti, fta fcritto, che quefto Padre entrò nella Cilia il primo gior- {io dell’anno 1631.come hò gia detto difopra. Ciòpotrebbc darequalche motivo di rcmcre, chc nel fatto del Padre vifufle un poco di mala fede pofciache in quefto Capitolo ii dice» che il Padre trovò in Fogan 10. Chri- ftiani,qualifembravano di valereper cento; il chc potrebbe rendcre qualche pic- ciol’onorc alia ComDagnia. Non hi egli mancato di rife,‘ire queftc paro- role in carattere Italiano; Non ha vo- Juto vedercjche nella medema pagina del libro chc cita> fta fcritto , che il giorno di San Domenico dell’anno 1632.1I Padre Coqui hebbe la confo- latione di battezzarvi died Perfone 5 che nel medefimo foglio fi parla d’ una lettera, ch’il detto Padre nello ilcOb annoferifle à fuoi Superiori, con darle parte che in Fogan v’era un Mandarino già difpofto à riccvere U battciimo, e cbe non lo differira che per "I-
di Lionne. 25 rfoh re~ ufpetto imano, cioè percbè nellaVrovincU .«o» vi cr ano altri M andar ini Chrijtiani; *”; e finahiiente che ia cutto il Capitolo ^‘'Javtr è citato pia volte 1’anno 1632. ncl otroM^». qualc il Padre Angelo prcdicò,e fcrif- darhto Chritii*- 5 Quanto alPinformàtione di cui parla il Padre icTellier, qital’iocre* #WI docífere una relatione d’una cerimo¬ nia Cinefe, vcduta già da Padri Gio; Batrifta de Moralcz, Sc Antonio di Santa Maria, è neccffario riftettere * che quella non è altfimente una di- chiarazione de Libri Cindi, quale per confequcnza riehiedeffe una profon- da cognizionc d d ltrignaggio Cinefe, ma ella è folo una ícmplice eípoílzio- ne che fauno due Religioíl di gran_> mérito , di ciò che hatlno veduto coi proprj occhi, cioè la reiazione d’una cerimonia deUa Cina veífo i Defonti, à cui íi trovarono prcfenti. Io ia rap* porto qui diffufamente nella medema manicra, in cui il P.Moralez la fcriííe à fuoi Superiori in Manilc , e di cui li Domenicani rncne hanno dato una copia autentica . Non farà neceflfario di tradurla,giache voi intendcte il lia-' G 3 3ua£*
2 '6 Letter a del Sig. Abbate guaggio Spagnolo. Eccone 1’originalc di parola.in parola . STando eglino O lempre negavâ que fempre coilan- iJlpsCbrifiianosfuef. ti in negare , chc li fen à huger Sagrificio Chri/liani andafle- folemne junto con los ro unitamente cõ Infieles ( a los catorge glilnfedeli nc’Tc - de Lima de .Agojlo en pj dedicati à loro los Templos dedicados Antenati per ode- à fu s progenitores di- rifle il fagrificio funtos y como yo tti- folennc del quar- bieffe for otra parte todecimo giorno noticia cierta de que della luna del me- los ChriflUms concu- fe d’Agofto;tutto- run con los infieles d che io folli cerra- bag-.r el fucrificio di- mente afficurato , cho en el Templo, dia, che v’andavano, ij mes fenalados de¬ rm rifolft di por- termineme d ir de fe- tarmi di nafeofto creto iunto con el Ta- ad uno de’ loro dre Fr. Antonio de S. Tempi afiteme col Maria Frdcifcano(que Padre Antonio di de las dos F{eligiones S.Maria dell'Ordi- folo eflavamos los dos nedi S. Francefco en la China ) para co- (nÕ effendovi nel- ger los de dentro del la Cina, di quelle Templo fm que m fin- duç tie-
di Lionne. 27 due Religion!, al- tier any deefia man- tri che noi due fo- ra eflando certificadot li, aíHnçhe trovan- del cafo y aviendolo doli noi medefimi vifloper nueflras per- fill fatto y non po- fonas no nos pudieran tefiero piti negarei defpues negar la ver¬ ia. verità. Cosi fen- dad y ajji fin degir na- za fame motto à da anadie, â los ij. Pcrfona veruna_. de la Luna de igofto partimmo ail gior- del *Amo‘de 1634» no 13.della Lunafuimos los dos deno¬ dei mefe d’Agoito cbey à piè quatro Le- deU’ anno 16 34.e gnus de camino (yel caminamo quat- Senor nos dio muy tro Leghc di nottc buena claridad de Lu- à lume chiariiRmo na^llegamos à un pue- d’una Luna,ch’Id- bio llamado Moyang dio íl cõpiacqite di d el canto del Gallo darci. Arriuammo por no defeubrirnos , prima del giorno ni qtte fupieran de nos nel Borgo chiama- otros nos quedamos toMoijan-,ma per no ejeondidos antes dej eifere conofciufi, contrar en el pue- ci nafeondemo in- bio j y ajji que co- tomo al Borgo,fm menp'o d amanecer(que à tanto (che íl fa- fabiamos que entonces cefle giorno ) fa- fe comencava el fa« pendo, che quella crifido ) entramos en eca C 4 el
28 L it ter a. del Stg. /tbbate era l’orajin cui do- cl pueblo y llegando veva principiarfi il àfu Templo nos que- ílicrificio). Entrã- damos en d um- mo dúquc nclBor- brd de la puerta ca¬ go, ed indi nel Te- giendolos a todos âcn- pio, e per non ef- troy de efpaldas fim fer veduti ci fer- que nos Vieffen. mammo dietroia Porta,in guifa chc noipotevamo ve- dere fenza . efler veduti, mentr’effi volgevano lefpal- leal luogo dove-> hoi eravamo. Eccovi dunque ^preparation, ce¬ il racconto deilo remonias ,Oficiales .y cerimonie, de’Mi- dermis aparatos para niílri, e di tutti li {ufacrificio fue en lm preparativi di quel formafiguiente. Sacrifício. UTempio have- El Templo teniae va una Porta snia um puerta à la calle ílrada, i di cui pie- fus quicios de arriba y deftalli, efoftegni de abaxoyde los dos erano di pietre ben lados-toto de muy bue- quadratc, epulite. na pieira, efculpidm Su ia íleíía por- con muchos labores; y ta ' cn
di ~L tonne. 29 ta ví era unaTavo- cima de U puertaef- ietta , ove fia vau o culpidas letras gran- ícritte queílc due des que digen Kia_>- parole; CbiaCheu. Chu Templo de los II Tempiodegl’A- aguclosparticulares de voli delia Famiglia la família de MIcu. di Mien. II paviinê- Tor de dentro ejlavas to del Tempioera todo enlogado coils di pictra belliílima muy buenas Iogas dzj in guifa di Por -piedra, y por lastres cellana , Sc era fa- partes con un portal ligato > & ador- cubierto de texa y co- nato con molto lumnas de madera,lue~ colonne , & altrego fe feguia un patio belle opere di fcol- defeubierto, y defpues tura , c di fuori era entrando mas à dentro coperto di tegoie. fefubian dos efcalones Haveva in oltre, de piedra tyhafla las come trePorticijíi- teftera eflava todo cit- tuati à diverfe fac- bierto de texa y por la ciate,doppo i quali parte de d dentro muy íi vedeva un Cor- bien fabricado de met- tile, c vi erano due dera con mnebos labo* fcale di Pictra, per res de talla, y colunas le quali bifognava de madcra.Lo que efla- íalire per entrare_> ya preparado para el nel Tempio. In_> facrificio cr an quatro , eflb erano prepa- ò feis mefas pue- ra-; fias
30 Letter a del Sig.ofbbate rate per il facrifi- fias dabaxo del te¬ clo, quáttro , òíei xado , y fibre ellas tavole cariche di rnuebas differencial de molte vivande di corridas, afflguifidas carne cotta,e era- conode camecruda, da, come pure pe- pefiados, frutas , y fei, frutta, & altre otn cofas de comer . robbe mangiative. Ncl luogo pill En la teflera eflavá eminente delTcm- Ustablillas colocadas piov’erano ie Ta- enfusTabernaculos y a volette degl’Ante- losdos lados colgados nati ben’ordinate, en las paredes las ima- ogn’una delle qua- gines de fus aguelos li ítava entro lafua defuntos pintadas. Tá- nicchia , ò Taber- bier, avia fibre las me- nacoio, Sc à duo fas, entre las cofas de lati vedeanfi appe- cornier, muebos ramil- íe al muro lc ima- letcss deflores pebetes gini de fuoi Ante- y broxerillos de olores nati defonti. Era- encendidos. no pure fopralo fudette Tavolo unita mente con le accennate vivande alcuni mazzi di fio ri, vafi d’odoriJ, c braeicri in cui ar¬ de* En J
di Lionne. 31 dcvano diverfí pro- fumi. Coprivano il pa- En cl fatio defcu- vimento dell’ A- bierto de ejlo Templo trio, piúrapcti, fo- eflavan unas alfom- pra cui íi vedeva- bras tendidas en el no diverfe cartc ta. fuelo. uvia mas una gliate in forma di gran copia de papeies monete, quali cre- de eftraga (que en efle dcvano chc dovef- fieyno)fingcn los infie- fero licll’altra vita Usque fen dincro ito cambiarii in mo- papel, y que en enque- ncta ycra e realc madolos aca en efito per rifcattare ( di- vida fe bueluen verda- cevfano)l’animede’ deros enla otra con.» loro Parenti. E per que lc refcatan las al- fine in un canto mas dc los difuntosy dell'Atrio folieva- falen del Inferno) y vaii un grand’Al- finalmente avia en el bero, alia di cui lado del patio enarbo- cinia crano attac- lado un tnadero alto,y cati alcuni pezzi di en fu extremidad mu- legna , che brugia- chas rajas de lena bien rono tutt’il tempo atadas,lasquales eflu- del facrificio , <5c, à vieron ardiendo en el loro credere dove- facrificio, yfirue to vano fervirc, per quella llama de alum- far lume all’ Ani- brar a las almas dej WC aqaeU
3 z Letter a del Sig.Mbbate me de’loro Mor- ti. Nel mentre is_j cofe ftavano in_» talguifa difpoitc, li Liccntiati ch.’ aífíítevano à que- fto facrificio, fta- vano veftiti con_> gl'habiti da Dot- tori,con cui ÍÍ vc- ftono nc’ giorni feftivi, e ne gi’atti publici. Ven’era_> uno tri loro, che faccva 1' ufficio di Sacerdote, qua¬ le addimandano Chuchy, e due altri, quali .chiamano Fuchy, lo ferviva- no come di Diᬠcono, eSudiaco- no. Un'altro Ter- zo faceva l’ufficio di Maeftro delle_> Cerimonie, quale chiamavano Ley- fens aquellos difuntos (ft* gm ellos di^en.) Tueflo affy todo en orden,los Licentiados, que fe hallaron en efte facrificio eftavtn ve- Jlidosdc fusinftgnias da letrados ( que /cj ponen en fus fieftas y actos públicos) efiava el uno de ellos ques bagia officio de Sa¬ cerdote (que liman Cbacbi (y dos licen¬ ciados que le aftftian (gomo Diacono,ySub- d.acono'faqnienes lla- mam Fochu ) y ot.ro Licenciado que bagia Officio de Maeftro de aremonias) C aquien laman Ly Seng)fue- n de efto avia ptros licenciados que ba¬ nian Officio deacoli- tos ,y demas Miny- ftros. Los demas,qua no eran Licenciados efta*
di Lienne. 3’S eftavan de baxo dç*> los port ales pueftos eit feng. Oltrc àqucl- ]i , ú vede van o mold alrriDotto- ri, quali cfercita- vano diveríi altri Miniderj, comej d'Acoliti, c fimi- li. Quelli poi , quali non have- vano il grado di Dottore , erano yeftiti dc’loroha- bitipiubelli, po- fti in ordinanza_5, e dxviíi in piu. Cori nel fine-» del Templo dalla parte dclle Por¬ te. Prima dipaffa- rc avanti, deve fa- períl, ch’il Sacer¬ dote di quel fa- crificio, era un_> Chriftiano chia- mato Domenico, qual’e poi morto miferamete dop- po ordeti, y en fits Cho¬ ros veftidos con lo mejor que tenian. Y fed de advertir* que el Sacerdote era Chriftiano llamado Domingo y el Maeflro de cerimonias tabien lo era llamado Iuan, y el acolito principal tabien llamado Iuait fucra de otros Chri- ftia-
34 Letter* del Sig.Mbate po d’haver rine- nos, que alii ajjyfiie ron. Murio defpues el que ba^ia Oficio dej Sacerdote llam ado Domingo de muy ma¬ la muerte aviendo de- xado la Ley del Se- nor, y muriende en fu obfiinacion. gato Gesu Chri ilo, elafuaReli- gionctcheilMae- ftro delleCerimo- nic, & il primo Afliftente crano pure Chriftianx , chiamati nel Bat- teflmo amendue Giovanni; e chc_> molt’altri,ch’aiIi- ítevano à quelle Cerimonie erano Chrlftiani. Principiorono Comenfaron pues dunqixe il loro fa- Jisfacrificio poniendo- crificio nel lama- fie el Sacerdote y los' nierache fiegue. Efifendofi potto il Sacerdote con i iuoi Aififtcnti a_> lato del tapeto, ch’era diftelonel mezzodeUAtrio, il Maftro dellej Cerimonie diflc_> ad alta voce Tahi? cioè dos Minifiros fiobrcj las alfombras en me¬ dio del patioy el Maefiro de cerimo¬ nias de^ia en altau vo7s>Veàs}qHC quicre deerjr, bagan reve¬ rencia profunda hin- candofe de rodillas, y poniendo la Cabeccij. en
di Lionne. cioè tut ti s’ ingi- nocchino con il c.ipo chino verfo Terra 5 e lo fecero.Sogiun- íc qucíla paro¬ la Ching, cioè tut- ti s’albino, & ub- bidirono con bell’ ordine. Qupfta è la ma- niera, con cui il Demonio gelofo dell’ honore che rende à Dio la_> Chiefa nelle facre cerimonie che hà iítiruite, cerca di prendericlo per fe medemo nella Ci¬ lia.Et in vero non è egli queilo un_> imitate ilflcclamus genua, che íi canta ncl Santo Sacrifí¬ cio della MciTa? en tierra, yluego to- dos à una lo bai^an y bolvia cL de^ir el mif- tno Maeftro de ceri¬ monias tambien en» alta Vo^ Hing ques quiere degir levan- tenfes todos y affilo banian à una con» mueba orden, Vaife atendiendo a muebas ceremonias de efle {acrificio , y fe verd como cl Demt- nio embidiofo de In» honra que â Dios fes da en fit Iglefta con cerimoniasfanclas,al¬ to,y adoracion a ufur- pado para ft muebas de ell as enCbina con- que fe baxe adorar . jQkc otra cofa es lo¬ que efle Maeflro dcs ceremonias muebas ve^es repetib en efle facrificio di^iedo pay y bing ,fino lo que en Dop-
3 6 Letter a del Sig.^ibbate Doppo. che il Maftro delle Ce¬ rimonie ebbe det- ta, e replicata piu volte quella paro¬ la Fuen Hiang , proieguirono il loro íacrificio. Il Sacerdote , & i Miniftri, ogn’uno al fuo ordine , e-» con feria gravi¬ ta s’avicinarono al luogo , ovc Ha¬ vana 1c Tavolet- te & Imaginide’ loroDefonti. Lc incenfarono (cosi noifaciamonella MelTa all’Imagini dcSanti)& itnrae- diata mente ilMa- HrodclleCcrimo- nic diflc , Hieufo Cbieu elJdcrificio incruento de la Mijfa fe fuelers cantar Fle&amus genua, levate. Fueron adelantaj con Jit facrificio y eru dizendo el Maefiro de Cerimonias Fuen Hiang(/o que bigie- ron mucbas veges) luego iba el Sacerdo¬ te y demas Minijlros mwy puejlos en orden y con mucba grave- dad y llegando à Us tablilUs, y imagines defus dlfuntos los in- cenjfavan todos. (Ejlo babemos nos otros in- cenfando en la miff a à los Sanilos ) Dixo el Maeflro dè cerimo¬ nias. Hieufo chin (que quiere degiro- frefcafe el vino de las dichas ybucna fortu¬ na) luego fe lo dieron los Minijlros a el Sa¬ ucer-
di Lionne. Cbieu, cioè, à dire; íl offerifea iJ vino dcllc profperità, e della bnona forte. & immcdutamc- te li Miniftri die- dero il vino al Sa¬ cerdote , qualej havendo prefa cõ due mani la Taz- za 1’alzò nella_* manicra, con cui noi alziamo ii Sã- to Calicc nella_j Aieíla, e doppo d“ haveria abbafiata, la confumò. In fine doppo molt’ altre ceri¬ monie , lo di cui racconto anda- rebbe troppo in_> lungo,il Sacerdo¬ te , c li fuoi due-> Aífiftenti fi volta- rono verfoil Po- polo, e quello, chc faceva 1’ufn- cio 37 cerdotes y tomando la ta^a con dos ma¬ nos la elevara ba^ia arriba como nos otros lo havemos en la mif- fa el Calis y rafando- lo fe lo confumio . Defpues de otras muchas ceremonias ( que feria largo el referirias) el Sacer¬ dote ylos dos Mini- flros le bolvieron de roflro atia el pueblo y el que hagia Oficio de Diácono (como fe dixera el ite niiffa^ eft ) en alta vog pn- D bli-
di Lionne. 3 9 110II Sacrifício. Voltati, ch’eb- bero gl’occhi ver- fo la porta dei Templo ii Chri- ftiani ch’ erano colàjci viddero,& accortlíi, chc noi glhavevamo íor- prefi, per cosi di¬ re, con U furto ia mano conobbc- ro altrcsi,che non potrebbero piu negarei il fatto. Tutto,cheíi ver- gognaflero deli' azione ch’ ave- vano farta-, noiL. lafciarono però appena ufeiti di venire con noi fi¬ no al fiume,e pre¬ garei caldamenrc à rimancre feco quei giorno in_> cafa loro.Noi pe¬ rò in vece d'ac- con- I como bolvieron los rojlros a cia la_> puerta del Tempio vier on losCbriflianos que les aviamos cogi- do con el burto en las manos y que ya no nos lo podian negar y antique ellos rnuy cor¬ ridos de la accion con todoejlo falieron dej alli y nos vinieroru, figuiendo bafla el rio, batendo grandes in- Jiancias para que nos quedafemos aqueldia, enftis cafas, pero por tnas que bigjeron no- lo podieron alcatifar> mas antes los repren- dimos afperamentçj digiendoles que eran unos Chríflianos men- tirofos, y que fervian à Dios y a elDemonio bagiendo ados manos y quepues tanto amor D 2 te-
40 Letter a del Sig.Jib.xtc condcfcendercal- tenia, d fus condena-- lc loro iftanze, nc rimproveradimo acrementc le pro¬ cedure, con dirle, c h’cr ano Chri fti a- ni falii, che fervi- vano à Dio Sc al Demonio ; che fe n’andaflero. coru quelii che fono dannati,di cui s’e- rano dimofrrati ranto partial», me¬ diante L’aflftftcnza al loro i'acrificio j che quanto à noi non potevanao in modo alcuno co- municate con fi- nail forte di Chri- ftiani finti, c bu- giardi. E cosi-doppo quede riprenlio- ni ben doviue à fimili Chriftiani, noi s’ inabarcanv mç dos * à el Demonio (pile, le banian d quel fucrificio foie- mne fe quedafen con ellos, que nofotros nos ipartavamos de tales Cbriftianos fin¬ gidos y meritirofos. - Y affi con eft as re- prphenftones devidas dfemejaates Cbriflia- nos nos embarcamos- luego , y fuimos rio abaio bafta el pue¬ blo ie adonde avia¬ mos falido d bitter eft a accion.
41 di Home < inO;C fcendcmmo per il Fiume iinal Borgodacui cra- vamo parriti. Di quefto fatto,il P. Antonio di S. Maria ne inviò à Roma un’ atteílato gill rato in verbo Sacerdotis, di cui 10 ne hò una copia riferita dal P.Varo,qua¬ le dice haverne veduto P originate. 4. Per fare quefta informazione che hò riferita , tal’ è quale fu fatta dal P. Moralez, mi pare , e voi mede- íimo potete vedere , che non era ne* ceifaria,in chi la fecc,una notizia pro- fonda dclle cofe delia Cina, e íolo ba- ftòlle d’haver occhi per mirarc atten- tamente ciò che fi feee. Dal che confeguentcmentc íi fà pa- lcfe , che queila efaggcratione del P. le Tellier , come non poterono effercj ingannati? non hi quel buon fenfo, che dimoftra, quando anchc egii non haveffe citato falfamente il tempo dell’ingreifo de’ Domenicani nella_j Cina. Et io dotnandarei piu tofto al P. le Tellier: Come può eiferc che iianfi ingannati ? Mentre viddero co’ proprj occhi ciò che riferifeono. D 3 5.'Ciò
4- Letter a del Sig. stbbate $* Ciò chc il medef.mo Padre per indebolire la forza di qaefta informa- zione foggiunge, che uri buorri iftejfo ferviva in e di Teflimonio, e di T^olaro, à mio credere non é meno ridicoio . Duelleligioli di quclla quálità inet- ron'in carta ciò che iunno vedtno con gl’ occhipropr;, per lnformare i loro Superion, c per ricercare da lo¬ ro la maniera di conteneríl; e perche concepifcono> che quell’ atfarc può eflfere preícntdto al Foro eftcrioro, fanno un’ Atto in forma, di do che hannovedutOi Lo fegnano, & atte- ftano che dicotio il veto, efegnan- dolo, uno di loro , ò anendue il fot- roferivono come No tan Apoftolici. 10 dimando , fe per indebolire il loro atreftato , íi può dire, come con fpe- cie di derifo, che mentre loro fanno 11 perfonaggio di Teftimonio, e di Notaro, ciò non e molto à propofito percbe fe le diagran creden^a ? Un’ informazio- nc come quella , fatta da' lleligiofi Sacerdqti, Miilionarj, e MiiTionarj di quel merito, e.da loro inviata da" fuoi Superiorl maggiori, non hà clla per fe íleíTa alTai di pefo, quando an- che
di Home 43 _ chc eglino non foffero ftati Notari ? Ora, che pregitidicio può arrecare al¬ ia forza della luro teftimonianza, chc loro nel mtídcmcf tempo fianfi trova- ti Notari Apoftolici i 6. Ciò cue deveil inoltrc riflettere fiè, che la materia dell’ informazio- nc iembrava da fe medema iufficicntc à dimoftrarne la verità . Imperochè come può,chi chc iia, pcrfuadcrii che due Religiofi abbino intraprefo d'jn- ventarc loro medefimi cerimonie.? Cineii, per dire che hanno veduto ciò che non hanno vectuto5 E per fine, quando anche ciò non foffe cosi con¬ vincente , come in fatti è , 11PP. Gc- fuiti nelle difpute ch’ hanno havuto co’ Domenicani, e Franceícani, e_> nelle Seritture chc hanno fatte, non hanno giamai ardito di negar la veri¬ tà del latto, nè di dire che quefte ce¬ rimonie , e molt’ altre, che non fan- no meno difficoltà, non fi pratticano tri’Cinefi. Cheperò,fe il Padrele^ Tcllicr è , come vuole comparircj d’cffere,cosi ben’ informato delle cofe della Cina, io vorrei dimandarle, con qual verità può voler dare ad intcn: D 4 dece
44 Lettera del Sig* (hbatc dcre al Publico, che qncft' informa- zionc non hà alcuna forza ? Egli íkíTò parlando di quell’ infor- mazionc, continua à dire, che quells non lafcia di fare gran rumore nelle Fiiippi- ne} ove fit iubito portata. Veramcnre c una gran maraviglia, che fofle fu- bito portata alle Filippine, ovc erano li Superior! di quefli Religiofi, a’ cui fit inviata. Epure, i 1 raodoconcui egli iniinua la miflma colà di quell’ informazione, tende à dare ad inten* dcre, che in ciò vi foiTe qualche cola di (ingolarc . Siegue pofeia à dire , :he due Vef- covi delle Filippine, ne frifiero al Pa¬ pa contro li GcFuiti, m; ch’ avendo- ne doppò cfaminata meglio la verità, iicredettero in obbligo di ritirarii, come dice che fecero con altre Lettere, che firijfero al Tap a nell' anio 1637. <»lle quali attcflarono , ch' ejfenlo flat i infor- tnati del contrario à ciò che avevano feritto dinangi foprafalfe relagioni,fi tenev.-no obli¬ gati in cofcienga à giujlificare li TV. delict Compagnia dali’ ingiujle accufe, & à difen- dere à tutto loro potere I'innocenga de' Ta- dn come la verità. Egli non dice altri- mente
di Liónnè. 45 mente qucfto, come per femplice re- lazione, ma bensi in prova deli' inno- ccnza delia Compagdia. Cosi puro in altri luoghidel íiio Libro íi fonda su 1’atteftato di qucfti Prclati, come che io íuppone di gran vantaggio alia medema. E pure io non poíío dirc, chealtro, che una grand’ ignoranza di ciò che è fucceduto nella Cina fo- pra quefte queílioni, non può Ícuíarc il detto Padre da una mala fede *. II * Se foffe veto, che que* Vefcovi íi fof- fero ritrattati nel 1637- converrebbe necef- fariamente dire, che fuffeguentemeate ritrat- taffero la loro ritrattazione • Imperochè il primo, e prineipale di que’due Prelati» quale fecondo i PP. Gefuiti era 1’Arcivef- covo di Manile D. Fernando di Guerrero » diede Lettere al P.GIo: Battilla de Moralez, quali egli prefentò al Papa Urbano VIII* il fefto giorno doppo il fuo arrivo m Roma con le Lettere del fuo Provinciate delle Fi- lippine. Oltre che lofleífo Arcivefcovo nel 1638. diede la fua approvazione al primo Tomo delia Storia delia Província de* Do- menicani delle Filipplne , ftatnpata in Ma¬ nile , nel qual Tomo il Vefcovo delia nova Segovia , che n’è 1’Autorc, riprova le ce¬ rimonie Cinefí permefle da* MiiTionarj Ge¬ fuiti , come fenza veruu dubbio idolatre, c íuperftiziofe.
4 6 Letter a del Sig. Ablate IIP. le Tellicr dice, chc la ritratta- zione di que’ due PreJati fit fatta nell’ IÓJ7. Ecosi perch’ eíía hauefle ha- vuto qualche benchc minitria forza_» in favore de’ Gefuiti ( fe pur elia è da¬ ta fatta, del cheio non nesò nulla) liaveriano idovuto in quel tempo qué’ due Prelati efter’ in ftato di re- ftãré informati della verità. Ora_> chiunquc vorrà efaminare la cofa nel fuó fondo, noripuò non vedcrc, che loro ridl’anno 1637. non poterono havere informazione tale dclle cofe che gliponeffc iii ftato di giuftificare li Gefuiti. Itiiperoche queft’ informazione_> àpfòdelP innocenza non potevano que’ Prelati riceverla da altri, che da’ Domenicani, da’ Franccfcani, o da’ medemiGefuiti. Chela riceveflero da’ Domenicani e Francefcani, egli non lo può dire, perche, quantunque pretenda che li Domenicani nel fuc- ccflb del tempo abbiano mutata opi- nione, il che è falilftimo, non potrà però almcno negare, che li Domeni¬ cani , c Francefcani , ch’erano nella Cina l’anno 1657. non teneflero di cer-
diLionne47 certo, che li Geíiiiti vi permettevan® 1'idolatria, mentreegli mcdcmo di¬ ce , che a ca ufa di ciò 1’anno feguente fuccedettero coià grandi rumorijdun- que nè da’ Domenicani, nc da’ Fran- cefeani hanno potuto que’ Vefcovi nel i6i7.conoí'cere la pretefa inno- ccnza de’ Giefuiti. Converrà dunque inferi re, chefe neííano rimeíli alia lemplice credcnza,e parola de' Gefui- ti, nel qual cafo , è ridicolo il dire_>, che ciò ferva di prova à favore delia Compagnia . Ciò farcbbe lo fteflfo , come fe Monfignor di Parigi faceífe un’ atteftato deli’ innocenza de’ Pa- drí Gefuiti, síi la parola del Padre Ve- no. Una fola coíã dunquereftareb- beper far credere, che lattcftato de due Prelati folie favorevoleallaCom- pagnia , & è, che le due parti, cioè li Domenicani, c Francefcani per Pu¬ na^ li Gefuiti per l’altra,fofíero com¬ parti avanti a que’ due Prelati, e che avendo gli uni rifpoílo, e corrifpoífo vicendevolmente al detto degl’ altri, aveflero que’ due Prelati giudicato, che gli Gefuiti havevano ragione, e gl’altri il torto. Equefto è quello, che
48 Lettera del Sig. Sbbate che noa potrà mai dire 1P. k Tclliei* * fenza bugia, mcntre si benilíimo il contrario , «che anzi liGefuiti noiu 1’hanno mai voluto intcndere, tutto- chè da Domenicani fiano ftati ítimo- lati à dichiararc intierarnente quefta materia. Hòpenfaro di prefentarvi copia delia Lettera del Provincial^ de Domenicani di Manile > e della_> rifpofta alia medema idel Vifitatorc de’ Gefuiti di Macao . Eccovi quella del Provinciale dc’ Doimcnicani al P. Emanuele Diaz Viílitatore della_> Compagnia à Macao. Moleb rKev. Tadre Mui R. P. Viílta- Vifit.itore. dor . LA vlrtu,e píu- denza di V.P. fono cosi noto , che la longa di- ftanza dei Marc,ò della Terra, qua¬ le ci tiene fepara- ti, non c ftata va- Ievole ad occul- tarcele . Quefto mo- SOnla Virtui, y prudência de V. T. íe tanto refplai- dor , que no nos à po- dido encubrir la di- ftancia de tantas lé¬ guas y Mares por lo- qual, y porque íoqtie a qui ejerivo es dcs> gra; fervido del Se¬ tter
ili Lionne. 40 motivo imito d qudlo del íervi- zio di Dio, e deli’ utile della voftra Compagnia m’o- bligaà ícrivervi, c mi fà fperaro 1’intêto delle mie brame, qualc è la pace, unione , e conformità tra_» noi. E’ gran tempo, ch’il P. Bartolo¬ meo Roboredo hà dato quivi alia luce una Scrittu- ra intitolata Bjf- pofla à certe cofe che li HR. TV. diS. Do¬ menico , e di S. Frcin- cefco delle Filippine dicono cantro li TV. ddU Compagnia di Gesii, Miffionari nel- la Cina, Nonle mando quefta Scrittura, P?r: nor, y rnuy util para lafacrada Rehgioru de la Campania des yefns efpero de con- Jcguir et fin de rui de- •geo que es pas,uniont y concórdia . Toco tiempo à que el T. Bartbolome Ro¬ boredo publico aqui un papel, que intito- lò: Refpueftas £ algunascofas, que contra los PP. de la Companhia de Jefus de la Million, de China, dizen_» losRR.PP.de í'an- to Domingo y S. Francifco de Phi- lippinas &c. El qual Tratado 110 embio, porquês creo f
50 Lettera del sig. Mite perche credo, che creo, que fu pintor 1’averà ricevura_» dal di lei Autore; nè tampoco lo fcrivo cof alcuna di ciò ch’egli dice contro a’ miei Religiofi, perche non llimo giufto di perdere il tem¬ po in confutare quefte minimo cofe, effendove- ne molt’ altre di maggiore impor- tanza, e di piu al¬ ta sfera. Quefto Padro nclfuoTrattato, che protefta ha¬ ver feritto d’ordi- le aura êbiadone barè meneio en el de lo que contra, mis I\eligio- fos, e nel di^c , que noes juflo ocupar me en cofas menores, quando inflan otras de tan Superior or- deu y aprecio. Confie ff a alli eiu> nombre fuio ,y de fits Tnlados erexa obe- dieteia áhg que ha- ne de’fuoi Snpe- bla, que es verdad riori, confeíía à hqumtteflrosl{eligio- nome fuo, e lo¬ ro, chetuttociò chelinoftri Reli- giofi, e quelli di S. Francefco di- COr fos y los de S. Fran- cifco digen de los Té. pios yjtltarcs yIma- genes, Sacrifícios , y Mimflros de ellos , ado-
di Lionne. 51 cono circa iTem- pj, Altari, Imma. gini,Sacrifiçi, Mi- niftri , adorazio- ni, & altre ceri¬ monie, chcfanno JiCineíIad onore de’ loro Antenati defonti, è veriííi- mo; che tutto ciò che íopra qucfti articoli crcdono x Gentili,è fuper- ílitiofo, & idola¬ tra , toltene le ce¬ rimonie che vi íi fanno, quali dice eflere civili, Soggiungç di piu efíer vero, che li Criftiani della_> Cina vanno a’Te- pj, e Sepolcri, e che ivi fano que- fte cerimonie a’ loro Antenati per evitare 1’affronto, eia pena &c. Ma che adoraciones, y dentas cerimonias, queetij honras de fus Mayo- res difuntos ba^en los CbinosGentiles,y que todo loque creen etu eftas fartes los tales Gentiles, & Idola¬ trias y fuperjliciones. Vero no lo fon (di%e) todas las cerimonias de honta civil que al- li fe ba^en &c. Item (di^e) c's Verdadque los Chi¬ nos van à los di- cos Templos, y Sc* pulebros y ha%en las diebas cerimonias d fus Mayores por buir la afrenta,y pena&c. y quequando los TV. de la Companhia ex. pli-
5 2 Lettera del Sig. .íbbate che li Padri delia plicm el Catechifmo Compagma,qua- do le fpicgano il Catechifmo, le di- chiarano aííieme quali fono le ceri¬ monie polltiche, e quali lefupcrfti- ziofe, infegnãdo- le, come,per non rendere odiofa la Leggedi Dio, põ- no cóvenire,e cõ- corrcre feco in fa¬ re le cerimonie_> politiche, hono- rando civilmente li loro Morti, co¬ me fe foífero per anco vivij & in ft- ne, che in confor- mità di qucfta_» dottrina liCriftia- ni fanno le ceri¬ monie politiche, fia in aífiftere a. quefti Sacritici cõ i Gentili, fia in_> efer- les declaram quales fon políticas, contem¬ porizando con los Ge- tiles por no alboro tarles, y ba^er liu» Ley de Dios odiofa. Honrando civilmen¬ te àfus difútos Infic- les, como ft efluvie- ran vivos, y que con- forme à efta doclrina aquellos Chriflianos bayen lo Tolitico,ora fea tfifliendo con los Gentiles, ora ftendo Mhijlros. I-la-
d: Lionns efercitarvi le fun- zioni di Miniítri. Io non sò reíiar pcrfuafo, R.P.chc li Criftiani pofla- no cooperate a_>’ Sacrifici, chc fo- no apertamento Idolatri, Cquali cgli medemo con- fefla eífere qucfti dalla parte de’Ge- tili, chc ne fonoi Miniftri principa¬ ls ;e cheframif- chiati con gl’ In- fcdeli poífano fa¬ ie 1'iftefle cerimo¬ nie, offerire le lo¬ ro offcrte, quelli idolatrando » quelli unendoíl aloro,eper mez¬ zo de'medemiMi- niftri facendo un’ ifteflocorpo; ej ciò ch’è piti, ef- fendo loro mede- mi Hiberne grandif- fitua dijficultctd que â Sacrifícios manifiefla- mente idolatricos , ( como confieffa, que fon efles de parted de los Gentiles , que fon los principales vigentes en efla par¬ te ) puedan conciir- rir y aun fex Mini- Jlros los Chriftianos , y ba^er alli con los Inf eles las mifmas ceremonias , y offi¬ cer lo que cfrecen cl. los, idolatrando los Infieles y jíitanáofe con ellos los Cbri- ftianos , y por medio de los miI mos Mit:i- firos todos en un cuer- po , fiendo ellos mif- mos los Miniftros que es mncbomas-,folo con de^ir que ha^en eftas cofas por honrar à fus E Tro-
54 Lett era del «ii i Sacrificanti; con quefto folo, che dicano, chc_> ciò fanno per ho- norarc politica- ,mente i loro An¬ tenati . V. R. non iflu- pifea, fe queftc, & altrecole, che dice quel Padr e_j nel fuo Trattato tato circa il pun- to d’onorare li Morti, quanto sit la materia delMa- cilro Confufio, e dell’ Idolo Chim Hoang ci cagiona- no molte difficol- rà. lo lc protefto linceramente ch' cllc ci haiino non poco fpaventato. La noftra inten- zione, ò Padro Viíitatore , è di iervire una Rcli- gio- SigiAbbatc I-ogenitores politi- ç mente. “Hp Jc efpante V, T. qne nos baga mu~ cbx dificultad ej(lo y otras muebas cofas que allidige affi cm efla materia de hon¬ rar à defuntos Infie- hs, como en otras del Kinifiro Concilia. > del Idolo Chin_> Boang, que verda- deramente nos anes panado mnebo. T^ueflro intento , Tadre Fifitador, es fervir d tan fantm Religion f corno la_> Com-
di Li done si fanta_» quai’c la Compa- gnia, e di feguirla nel Miniftero fpi- rituale delia Cina per quanto ci fa¬ rá poílibilc. Che pcrò, a nome del¬ ia mia Provinda, íuppiico V. P. a conrenrarfi , che quefte cofc fiano dichiarate, e rifo- lutc fenza ftrepi- to. Noiciofferia- mo di fcguirc tut- to ciò che, doppo il loro efame,farà dichiarato di po- terli fcguirc, quã- do anche ei fof- fc cõtro il noftro proprio sétimcn- toj tanto è 1’affet- to, e’l defiderio che habbiamo del la pace. Del modo,che do- mne. ’55 Cotnpaíiia y feguir¬ la en el Minijlerio de China , quanto fea poffibile,y ajji ennom- bre defia mi Vrovin- cia, fuplico à V. V, fe averiguen amiga- blemente eflascofas, que nos offrecemos â feguir, quanto echa ejia diligencia fe de¬ clarar e poder feguir - fe antique fea contra lo que fentimos: tanto como eflo deitamos lapa^i El modo averiguar E 2 fe
56 Lettera del Sig^bbate dovrà tencrfi per porre in ciiiaro, c be verificare que- fle cofe, V. R. ne difponga come lepiace. Quanto a mc , crederei ch’ cífendovi qui- vi molt’ huomini dotti delia Com- pagnia, quali per quanto che appa- rifee da’loroScrit- ti, Tono digià ben informati della_> jnatcria chc íi cõ- rroverre, li cfami- naílc c tratrafle qucílo affare uni- ta mente trà loro c noi;e che difeor- rcndola con pace, edeíidcriodi con- venire aííiemej nella indagazione delia vcritájò l’al- tre Religioni íi tõformino a voi, ò fe odene V. P. como fuee fervido &c. lo queànos otrosfe nos offr.ee es que pues U Conpafia tiene aqui mtchos hombres doc- tos, y conto en el pa¬ pel dichofe referem eftoi yabien iterados de os cafos, fe trataf- fenentre eflosTadres, y nos otros, ò confi- rieidofe con caridad y dsçeo de conveniên¬ cia fe vea loque es pnable y enfiendo lo taremos todos los Plágiofos à loquela Conpania dige y fi bteiere algo que no pula j ni deb.x feguir fco fe Jiga, que te- niidolo VV. PP. t am trado todo,ò caft too ade falir en fa¬ vo de la Compartia, y o aura fcifma ni dfrrfidad de doftri- na
di Lit ò voi vl unlfòr- miatc à loro . Tutto chc riefca, furã i'emprcinfa- vore della Com> pagnia, mentre 1c RR.VV.ciaflku- rano d havercgià mat ura to bene il tutto. E cost non vi faràpiu, nefci- fma,nè difterenza diDottrina nella Cina. Quanto à qucl- lo,chc gl'uni non. vadano nelleCri- íHanità dcgl’altri, noi iiacquetare- mo à quelle favie difpofizioni, chc vi compiacerete di fuggerirci} & in in qucfta manicra evitaremo loica- dalo, che potreb- bc recare nclla_» Spagua, & in Rop nu me, 5/ x en China • Quanto â noir tlnoS è los pueblos de loi otros txmbien pxffx- remos por qualquier con ciertõ moderado, que V. V. or denar ey con eflo efeufaremos no pequeno efcandalo que à de aver en Ef- pxiia y en I{oma, ft alia fe averi gnaru cofas femejantes. E 3 Te~
5 8 Letter a del Sig.^íbbate ma la notizia di quefte pendenze. Finalmere pre¬ go V. R. dimpie- gare tutta la fua_» Religiofapruden- za à íollecitaro 1’ ultimatione dl queft’ affarc , ed à riílcrtere, che non torna in con¬ to alia Compa- gnia, che quefte cofe íi publichino in Europa,mentrc ponno dichiararíi coftiíenza ttrcpi- to, econ maggior honorc di V. R. e delia fua Religio- ne. Queft’è I’ofter- ta,chegià lefeci,c novamente le re¬ plico con quefta_> mia . Io ípcro di ricevere una rif- pofta, che confo- íi; non íolo i miei - Re- Tesè le T. V. con fu micha prudência y Cbriflian dad y confi- dere que eflas cofas piden averiguarfe y no le ejlà bien d leu, ‘Cotnpanta , que Je dè tangrantrueno enEu- ropa pudiendofe d qui averiguar con mitcba ventaja de V.V. y de fu1 Orden como tengo ofrecido y de nuevo ofrefeo. Efpero muy alegre refpuefta rio fo>lo para mis\digio- foisfmo d los ingeles dcTa^, y al xAutbor deella y que febade celebrar en el Cielo li la hwvieremos enCbi- na , cuja perfona._» Cuarde Dios porfeli- pes anos. Minila y Marfo 5. del 1639. anos, El buen fucejfo de
diLionne. ’59 Rdigiofi’i raà an- deefle “Padre nueftro che gl' Artgeli di depende de lavolun- Pacc, ei’Aurtore tad de V .T. y ajji Icl» medcmo dcllâ Pa- cuenta que fe à de- ce . dar â Wueftro Senor Si celebrará que- fera de parte de V.V. fta ia Ciclo,quan- Fr.Carlos Clementes donoi lagoderc- GanTrovincial de S. mo nella Cina. II Domingo de Philip- buon fucceífo di pinas. queft’aftare, R.P. dipcridc da voi. Cosi toccarà à V. R«di rendcrne co¬ to à Dio, quale qnicgo àdcgnaríl di confervarc la_» fua cariílima per- fona per molti anni felicidimi. Manile'5. Marzo 163 9.Fr.Cario Cle¬ mente Can Provin¬ ciate di S. Domenico delle Filippine. * II P.Clemeate Gan, è flato due yoltt-» Provincialc della fua Prayincia, Provi fort-» del Vefcovato della nova Segovia, Cotnmif- £ 4 fano
6o Letter a del SigUbbate Eccovi la rifpoíla, cie diede à qtte- fta fua Lettcra,il PadreEmanuel Diaz Vifitatore della Compagnia IL P. Gio: Batti- ftaMoralez mi hâ iaviata ia Let- tera di V. R. data fotto ii 5. Marzo del 1659. Vcggo dalla medema, co¬ me lei deiidera_>, che conveniamo nella maniera di promovere lacõ- veriione della Ci- na; ccheliPadri della noftra mini¬ ma Compagnia--, quali ii trovano coili, vniti con_> quclli dellc due SacrcReligioni di S.Domenico, c di S.Franccfco, con pa- OTadre Fr.Iuan Bautifla dcMo¬ rales mt mandou bua carta de V. V. Fjna dc 5. de Marfo dc-a 163 9. En nue F.T. degia que nos una¬ mos no prodedimento, e modo de promover à converfaò da China os Tadres de noffo-j rniiima Companhia_» qut la cflarn,e c(live- ren con os das duas fagradasEeligioens de S.Domingo y S.Fran- eifeo, conpaj' equiota- cao emprendamos, e coniQ efquadrcs de• mos cada hunpor fit parte [universal bate- ria fariodelS.Ufficio , Gran Miifionario , &è morto in concetto di fantita: Merita pírciò d’effere creduto .
DiLionne. 6l pace, Sc unionc intraprendano di dare, ogn’uno per la fua parte,un'af- lalto generale,air Idolatria di que- fto grand’lmpero. In primo luo- go , lo vi rendo mille grazie deli’ onore che fate al¬ ia noftra Compa- gnia cor. volerla_> aggregare à cosi Santa Religionc, per fare l’imprefa della converfione deli’Aninie. Non è poca la confola- zione, che fen- to in vedere li Padri della mia_> minima Compa- ghia uniti con V. P.RcverendiiTuna c turti li fuoi Re- ligicríi,aííai piu le- gnaiati in Lcttete ritt d Idolatria defle grande Imperio . i I T primeir ament cj don muitas graças à V. T. Bjha por quer- rer honrar nofia mi¬ nima Companhia con à ajuntar à fua fagra da Religião neftas tpre^as das almas, y nab tenho piguenas cofolaca'ofe nab muy- t a grande ver combi¬ namos os Taures dc- fia minima Compa¬ nhia ton V.Tt ~Ffha, e feus I{eligiofos,tan¬ to maij aventai ados conbecidamente en le- trasTrudencia,y vir¬ tude por que efla mef- ma Tag_ procuramos ea todos os 15. ò 20. anos
. 6 2 Letter a del & in prudenza, e virtu* Querta lanta unione, la procil- rarono già li no- ftriPP.nclla Cina; quindici, ò vent’ anni addietro,lot¬ to la direzione de* i trè miei Antcccf- fori Vice Provin- li > Giovanni II o- cher, Emanuele Diaz jfttniore , e Francelco Urtado ch’ al puefente è noftro Delcgato. Quanto à ciò, che V.R.mi ligni- fica delle cole cõ- tenute nel Trat- tato del P. Barto- lomeoRoboredo, Jo non bà altro à dire fe non che, egli rende¬ rá ragione di ciò che hdferitto. Lo lleflb, mihà detto qui- vi, che doppo d’ ha- Sig. Mbbate ahospaftados, que m China nos governa- rantres V. 'Provin¬ ciais , os Padres load de \ocha Manuel Diagjunior, e Fran¬ cisco Hurtado,e dele¬ gamos ao prefente. E quanto aoques referc enaquelle feu tratado 'do Padre B de \oboredo ndo tetho que diger fe nao qie clle dara rcg.io de que ahi efcreveu : fo me dixe à qui que depois de o publicar eft ivera en Manilas quafi tres mefes ,fem queV.P. nem algum \e-
diLionne. 6? haverlo publica- to,c rcilato inMa- nileper lofpazio di quaíi trè mcii, fcnza cheneV.P. nè alcun’altroRe- ligiofo I’ habbia detta cos’alcuna; di maniera che fopra do non mi refta dubbio alcu- no ,efuppongo, ch’ii "Padre haverá detteLi in ogni cofa la veri- td, Quanto al ri- manente, Jcdico, che mi è molto à core lo ftabilimS- todi quella pace, che lei tantodeil- dera. Onde defi- dero, e ne priego V.P., chcconve- niamo aifieme_> nclla midior ma- niera poinbilo pcrottenerla,poi- I\cligiofo feuydicef- fe cowga nenhuma-,co¬ que nejle particular nao ay que duvidar, Eajfynao difficulto que tudo quanto e)fe T.aver a ditto ferd apura verdade. Digo fegundaria* mente qne d mefnuus Va^queVJP.de %eja, eutamben de novod tenl>o procurado ate agora fempre igoal- mente, quando menor peioà y.V.ajfente~ mos na melhor forma que poderemos, pois toda à boâ re%ao di¬ ta, nao fe pode pregar o Evangelio de pa%
64 Lettera del Sig.Mbbatt che alia fine, co- fe nab pacifica equk- me lei dice, il Va- gelo di Pace, non può prcdicaríi che in pace. Aggiun- go di pin , che 11 noftri due Padri Vice Provincial Emanuele Diaz, eFranccfco Hur¬ tado mi hanno di giâ feri tto, che ha¬ ve vano cerca to di procurare quefta Pace con li PP. di S. Domenico, e di S.Franceíco, con proporle P uí'o pratticato da’ no¬ ftri nclla conver- fíone de Cinefi; ma che qitelli l’ap- provarono con le pa¬ role, *eJtantofto la tamente. Digo ck >:o? voo porque yu and- giumsnte me efere- venrao iaChtnaos dons Vadres Vice Provin¬ ciais Manuel Diagj e Francifco Hurtado tinhao procurado efix pageom osPadr cs Do¬ minic anos, e Francif- canos, referindolhes o eflilo, que os nojjos Padresguardavan na coiverfaó dos Chinos e dies o aprovaraS depalavra, mas logo cn fepartindo o repro- varon por ebra , e Condenar an à os Chi¬ no conquem falavanf e ela he a ragao por- qte, y a o dixe por ve^es ao Padre Fr. Joan * Nel profeguimento delia Lettera,diecl- otto > ò venti pagine doppo queftaj un poco doppo la dichiarazione del P. Hurtado Gc- fuica , íi vedrà in die confine quefta pretcfa_* apfrtvatione di parole > dal che fi conoícer» ,
di Liomie. 6 5 la riprovorono collopre, e ne cõ- dãnarono la prat- tica trà Cinefí,‘cõ cul converfaya- no. E quefta è la ragionc, per cui hò già piú volte detto al P. Gio; Battifta Moralez, che era impofti- bile diconucnire feco su quefto pu¬ to, perch’èd’uo- po, che noi fiamo in- formati dal nojiroVi- ce Provinciate delia Cina dello ft a to prefente delleco- íe, quali fi muta- no ogni giorno nelle nove Chri- ftlanltà, in cui sé- pre íi fcuoprono no vi inconvenie- ti. Ora quefto Pa¬ dre ffoan Bdutifia de Mo¬ rales nao podia affen- tar con die efle ponto agora, porque par/c» iffo me era neçejfario informacao do “Padre Vice Provincial de China, de como le efiara de prefente as eottfas, quenai Chri- ftandales novas cada dia fe mudan e fe lhe van defcubrindo no¬ vos inconvenientes e die anda aclualmente vifttando as refiden- cias do T^orte de don • de me nao pode ref- ponder fenao da qui a muitos metres, mas fwgendomo eu 0 farcy a V. P. l{everendijfjt- ma. O come il Padre Fmanuele Diaz non hà faputo ben fervirfí delia Dottrina degl’equivo«i.
66 lettera del Sir.Mbbate viílta attualmen- tc lenoftre Kcii- denze del Nort, e non può darini ri- fpofta,che frà mol ti mcfi. Quando 1’ haverá fatto,ne da rò avifo à V.R. Io però non sò vedcrecome fia_» poifibilc di flare queft’accordo in_> Manile, mentre li noflri 'Padri, che cold fi trovano non fono appieno informal de- gl’affari della Cina, non ejfendovi mai(la¬ th e cost eppunto rij- pofero unaltravolta, chefurono ricbiefti di conferire affieme per convenire nella me¬ et ema opinlone.f. ne- cdTario di Taper molto per rifol- vere si grand’alfa- rc, e percíò vi fi ri- OFagerfe effe aflen- to en ejfa Manila,nao ve\o coma poffa fer, pois noJfosTadres abi ( corno ya re [ponder a fitando bua ve^ os tquereran para efte (lento ) nao té plena .oticia das coufasde China en que nunca ifliveran e as que fe leven faber para efla ■egolucao fao multas muito miúdas e para tais fe nao pode fiber empouco tempo . De~> V. I{. Taternidade a ordem que for fervido e julgar de proveito para fe tomar efla re- fo-
dilionnc. 67 fichiede di mol- folttçad porque eudç to tempo. V.R. minha parte concor- rcgoli pureciò, rereipara ella qnando che giudicarà op- poder que pois vimos portuno perque- fta decifione ;che iodaJlamla parte non mancarò d’ impiegarvi tutte le mie forze; tan¬ to piu, ch’cffendo noi venuti dali’ de Europa aeflefinu do mundo, para nos unir com os Chinas Gentios efa-çcr hum mefmo corpo de Chri- Jiandadenao he regad cflemos divididos no modo de proceder na Europa à queft' converfao dos que ca eftremità del Mõ- faõ Cbriftaps e Reli¬ do per unlrfi con i Cineíl, c fare fe¬ to uno fteflo cor¬ po di Chriítia- nità nel Mondo, non ègiuftojche it ia mo difeordi nel modo di pro- curare la loro cõ- vcrfione, LiChri- íliani, e Religioíí, che fono colà , íi giofos e vao tanto avante de nos que fi¬ caremos muito honra¬ dos quando nos elles igualarem configo . 'Hpfio Sehor dè a V. T. B^everendijfima fua mao direita pera concluir efie negocio etodos os mais que emprender no fervido de Deos. Macao 26. desunho de 1639, avvanzano di ma- niera nclla perfet^ &c.Manuel Dia%. tione
68 Lettcra del Si'yibb.ttc done, che ci ono. reranno non po- co,fe voranno ag¬ gregate^ render¬ ei iimili à loro. Prego a V. R. dal Signorelddio aju- to neceflario per la conclufione di quefto, & altri af- iari, che lei intra- prenderà per fuo fervigio. Macao aó.Giugno 1659- Emanuele Dial. * *•11 P.Diaz era Supeiore, e Viihatore-» Generale de’PP- Gefuit nella Cilia , e ncl Giapone. Rifpofe per ultimo al P.Gio.Batci- fta de Moralez, quale gl’iaveva prefentata_* quefta Letcera , e che loHmolava molco ad accontentadi, che li conregaflero in.Manile per cfaminare que* punt'quali inquietavano 1 Mifltonarj : che queflo fabhe flato il fuo defide- rio, md che non era in temp di farlo} flame , ch' haveva digid inviato d Rma il P. Alva rex. Se- tnedo con ti/.tte It Inflruúod , e feritture necefld- rie per fartifolvere quefle ajflcoltd dalla Congre- Ifl-Fili- gatione de Propaganda . E in fatti comparifce pin.pa.j, che il P*Alvarez Semeddi trovava in Rqma c.'i.pag. Patino ifyj.poiche inqiefto medemo anno
diLiome. <59 Due i ò trè picciole riflejjionifoprz quelle due Lettere. 1 Offervate bcne, che fouo date nell’anno iói9.Jcioèa dire due anni doppo la giuftificazione, chc li Padri Gefuiti pretendono lc fofle fatta da due Prelati dellc Filippine. vi fees ítampare un Libro delle Relazioni t [0 della Cina, quale dedico al Cardinale Bar - con/e/Ta- berini Nipore del Papa, &: in cui è intagliata no ioro I’effigie del detto P.Semcdo, con quefta In- ferizione Italiana . P. Alvaro SemedoPortugbefe nella^si~ ddU Compagnia di Gesà vnntto d Roma Procu- bliottca ratore dtlle Provinde del Giapoite, e della Cinzs geu> nell’anno 1642. Nella Prefatione di detto Li- ton pa. brojdice quefto Padre, ch’egli è flato 22. an- „;na ni nella Cina : E nell’ultimo Capitolo del6 rt’ medemo Libro inoílrá aíTai chiaramente, ch’ egli è venuto à Roma à finedi perfuadere al¬ ia Santa Sedechenon folo era neceffario di permettere à Cinefi convertiti l’efercizio de’ loro antichi Riti, e Cerimonie Religiofe fen- zaobligarli à Decreti, e Leggi della Chiefa ; mà ancora, che non era à propofito, che nel¬ la Cina vi foflero Millionarj di Religioni di¬ verte. Ciò non ollante,come che egli fu un . pocotroppo fincero nelle Relazioni, che fe- ce de’culti Cinefi, e che li PP.Gefuiti vidde- ro.che per la di lui Relazione li Dottori'giu- dicarono, che non poteffero tolerarfi, lo fe- cero ufeire di Roma > fubito ch’ebbero intefo F la
yo Lettera del Sigst bbate z Fate un’ofl'ervazone particolare fopra ciò che il Padr Clemente Gan dice del P.ilpborcdc ( che un Padre Geíiiira Apologilta (ella Compagnia come il Padre le Teller, e che da Ma¬ cao era andato a Maaile) cfingolar- rnente a quefte parce. In quefla ^ípo- legia confejfa à nomefuc, e de'fuoi Superiorly di cui ordine egli fiprotfta di parlare, che tutto ciò chenoi J{ehgioj di S.Domenico, e di S.Francrfco diçiamo, dcTeTfiph^ltari,Imu¬ gi ni, Sacrificj, Miniflriy^í dora^ioni, & al~ Confiefa P’e cerimonie, è venffino . jEccovi il con- aiu e«_j cctto, che qnel P.GcfuIra faceva delle ívombrt Rclazioni mandate a Alanile dà PP. Jtyuvc. Domenicani, e Francíçani. Non cre¬ do la venura ín Europa de P.Gio: Battifta de-» Moralezj qual’arrivo in Venetia a’2. Gcnna- ro dcll’anno 1643-• coche 1’importava di molto , per haver luogcdi difendere la loro opinione çon diíTimulat il fatto > e dire un_» giorno ciò che dicono >refentemente , ch’il P.Gio:Battifla deMorlezandò improvifa- mente à Roma , e che vi octenne il Decreto del iáq^.fenza che lorcne fofiero avvertiti • E pure non ponno già ipiorarc , che uno de’ dieci Qualiíicatori dcll: Propolizioni efpofle dal P.()io:Battilla de >oralcz>era un Gefui- ta, il quale non manccd’afiiftere à tucte le—» Congregazioni , che Ifecero perlo fpatio di I4.tneii,di quindicii quindici giorni•
di Lionne. 71 do già, che dirannojche il Padre Pro- vincialede'Dominicanl nello fcrivere chefaceva al Viiltatore de'Gefuiti, habbia potuco imporre ciò falíamen- te alP.R.oborcdo;e qucfto it confcrma maggiormentc dalla rifpofta del detro P.Vidtatore, in cut dice, Iofuppo; , che il T.^pboredo haverá detto in ogai la verità. 3 Apparifcc pure dalle fueparole, e dell'Idolo Chin-hoang, che qucfto Padre Gefuita pretendeva dtfendere ie pro- tcfte fatte avanti à quell’ldolo;Mà di quetlo puòefícre , cheae parleròal- trove piu à lungo . 4 bi può vcdere da ciò il deftdcrio, che hanno havuto i Domenicani di trovareimczzi perunirfi co’Gcfuiti iino ad efibirfi di convcaire nel loro ieatimcato, e contenrarii di vederej qualche probability ndl’opinione.» della Compagaia, temendo d’dlerej obligati di porrare quefta Caufa in_> Eiiropa per timore dello fcandalo,che potrtbbe fuccedcrne in daaao della Compagnia. Ala ciò che fà piu à propoiito per li due Prelati dellc Filippinc; dalla rifpo- F a fta t Mas in* Sendo po. í0 que^ij ere.
7 z . Letter» del Sig.^íbbate ftadcl Padre Viiitatore dc’Gciultiil vedc chiaramente, cheli Gefuitidel Manile non vollero in cont’alcuno conferire queftc materie co'Domeni- cani;mcntre fcrive, die cosi hemno ri/pojlo Commay ajtre volte, cbe fitrono ricbiefii di fare quefta. dtr'lnT (ieffa unione. 11 Padre JEmanuele Diaz dice efprciTamcnte nel 16390 che li fuoiPP.di Manile noniono benein- formati dclle coic della Cina.Lui ftef- lb eiTendo in Macao, ch’è à dire nella Cina medema, non voile fecondo il rapporto delP.IeTellier impegnarfi à rifpondere à dodeei cjueilioni del Pa¬ dre le Moralez, con lire, che le con- veniva afpettare larfpofta del Padre Hurtado, quale nor poteva venire, che mold mefidoppo. Cio fuppofto, io domandarei vo- loiiticri al Padre LcTellier; per qual forte di miracolo li me Vcfcovi dclle Filippine nel 1637. f fono trovati in_> flato di giuftificare i PP. della Com- pagnia, contro d’ingiufte acufe ? Qual miracolo le à íàtto conofccre, che li Domenicani, e Franceicani havevano torto, e li Gefuiti ragioneunentre.na- turalnietenon l’hanopotuto fapcre,fe non
di Lionne. 7$ non perche, e gl’uni, e gl’altri llano comparil avantidi loro, il che non è fucceiTo ? Per forza di qual miracolo quei. due Prelati il fono trovati piu in iftato di difendere laCaufa de'Gefuiti, che non fono ftati li Gefuiti medemi di Manile due anni doppo ? Per qual miracolo ne feppero piu in Manile nel ió37,diquello chettc feppe in Macao nel 163 9.ÍI Viiltatore de’Gefuiti, che fi dichiara haver bifogno d’afpettarc piu meli la rifpofta del P.Hurtado per rifpondere al Padre Moralez, & al P. Provinciate dellc Filippine ? Tutto grand!, che llano quefti miracoli,non è però molto diiHdle di comprendcr- nc il miftero, à chi hà qualche pratti- ca delle procedure de’Gefuiti. La ragione,per la quale li Gefuiti it pigliarono la cura d’informare iiij particolare quei due Prelati delle Fi¬ lippine, ôc in quel mentre il Padre Viiltatore non voile rifpondere cos’ alcuna al Padre de Moralez, ne cntra- re indifculfione dcgl’affari con ii Pro¬ vinciale de’Domenicani; è quella ftef- ft, che voi avete veduto co’voftri oc¬ elli, à produrre poco doppo un limile F 3 eifet-
74 Letteradel S’g.Jlhbitt effetto, qual’e,che il Padre Lc Tellicr pretende trionfarein Parigi di quelli, ch’accufano d’ldolatria 11 Gefuiti del¬ la Cina ; Chiama qncfte favole_> vecchie che il rinovano ; e pure li Padri Gefuiti della Cina, quali noi habbiamo piu volte follecitati amo- ftrarci li fondamenti della Compa- gtiia, voglioii di lcguitarne lapratti- ca, quando haveilimio veduto di po- rcrio fire in cofcieniza, non 1'hanno giamai volutofore.. Ciò non deve_> punto parervi ftrano; Si regolano in_> quedo , come li bravi Capitani, quali cercano d’attaccarc gl’Inimici dalla partepiii dcbolc,& hanno gufto di giocarc, come fi fuol dire , fuliicuro. Li due Prelati dellc Filippine colti di nafeofto , non erano certo in qucfte_> materie degl’averfarj mol to da temer- fi, ne in Hiato di reíiílerc à ciò che po- teva dire Ja Compagnia, quand’anch’ el la nõ haveffe detto cos’alcuna,di fo- ilanza. Non era dunque grand'incon- venientc d’entrare fcco in qualchc fpecicdi trattato particolarc; mà non era ciòcosi facile con il Padre Mo- ralcz, quale era un poco piu in iilato di
di Lionnc. 75 di rifpondere à PP. Gel uiti * Era pari-* mente aíTai facile al P. Le Tcllier di giuftiticare la Compagnia appreflo gente non informata» e ciò anche con provre c ragioni cosi deboli, quali fo- no quelle, che hà apportate . Et io ni‘ imagino, ch’il di lui Libro habbia_* fortito in qucíla parte 1‘cfietto , che non fperava, Sapeva ben’egli, che in_* Francia noh v’ erano Perfone à pieno informate de’diritti della Parte con¬ traria,ne dc’fatti,che gl’ha appottáto: c quanto a noi, che íiamo nella Cína, può effere íuíi imaginato > che il folo pefo dell’autoriti della Compagnia_* dovcíTc opprimerci, ò pure, che il credito de’Padri di Parigi havercbbe tanto di forza per chiudcrci la bocea ; che perògl è parttfo poc’incõveniête d’infultare in Parigi contro gl’accu- fatori delia Compagnia .Puoanch'ef- fere ch'egli habbia in buona fedefii- mata ridicola, ò poco fondata 1’accu- fa, che il formava circa queílo punto contro li Gefuiti. Mi eglino vedono benifíimo,che le cole non paffano co¬ si nella Cina.Sanno molto bene , che non ècosifacilc di trovarei creduli F 4 sú
7& Letter a icl Sig.jlbbate sú di quefto punto.LcPerfone.chc ftã-. no in Parigi, eifendo niolto lontane di crcderti ingannate dalla forza delle loro ragioni, li appigliano alpartito di sfugire quãto poíToao.Ciò è, parla¬ do umanamête, e fccõdo la carnejun’ opcrare con prudenza.Poichin far ti, die giudicio può dare gente di retta_» intentionc, mentre vede, chc la Com- pagnia, che già dà cimquant’anni è ac- culata non foi o da Etrctici, come vor- rebbe dar’adimenderte il Padre LcTcl- lier, ma da corpi intricridi Religioíí, di permettere l'ldoUatria, non liaíl iin’ora arrifehiata di fir comparire al Publico un Libro, cheinGnui li fon- damenti, su cui s’appDggia quefta íua Permillione; E chc Miiíionarj, quali con buona fede le dicono d’havero fcrupolo di feguirela prattica delia Compagnia; echecniedono d’eifere Illuminati; che li offcrifcono dipor- taríi a tal fine in qualfiuoglia lnogo delia Cina, che le verrà afiegnato, per proporre le fuc difficoltà, non pofía- no ricayarne da loro, ò ragionc, ò di- chiaratione veruna ? S’ eglino folTe-ro conuinti dalla verità delia loroCaufa» non
di Líonne. 77 non doverebbero cirerc i primi a bra- marc, che fe ne vcdeffero le ragioni i La cofa parla da fe nicdcma. Cade fo pra d'un’Huomo,un’ingiufto fofpetto di qualche dclitto; può egli defidcrarc di piu,che di addurre le ragioni,ehe lo giuftificano?Hi egli dei probabile,che la Compagnia,qual’c cosi rifentita ad’ ognijbenche minima, accufa, ricuíaíTc come fà di venire al particolarc d’un’ accufa, che fe le dà in materia d’Idola* tria, fe foffe íicura delia bontà delia fua Caufa ? Ma per far ritorno a duèPrelati del- le Filippine.Se voi mi domandate, co¬ me habbiano potuto fcrivetc ciòch’ hanno feri t to; vi rifpÕdo.Primieramé- tejche del fatto io non ne sò nulla. Sc- condariamente; che dicano come vo- gliono,che 1’anno fatto,purchc nÕ di- cano, che ciò conduce all’affarc di cui fitratta, poichedoppo quello, ch'è flato detto, ciò farebbe un voler’in- gannare fe mederno. Per terzo: Po- trebb’cfferc, che li Gefuiti avertiti del- le primeLettere dedue Prelati,fuífero venuti a dolerfene feco; ad afíicurarli, che quelle crano calunnie impoífelej
-yt Letters! del Slg.^Abbsite Che non potevano credere determina-* tamente una cofa, che li Gefuiti ne- gavano, c della quale non ne haveva- no iln'al prefentc notitia baftante a rcndereccrto ilfattoj echeperciò li fupplicalfero a ripararc al danno fatto alia Compagnia con un’accuia preci- pitofa. Tutto ciò sêbrava giuftiflimo: e cosi haveranno potato ottenerc quella forte diritrattazione dicui par- la il P.le Tellier.Nientcdimeno quella fe pur’e tale, quale la dà ad’intendere (farebbe però bene che producefle le Lettere) haverá di ficuro paiTati li giufti termini che doveva havere, co¬ me mi pare haver dimoftrato. Mà com’unqueila data la cofa, egliè al- meno certo, cheil Padre LeTcllier nonhà potutoinbu.onafede,c con_> verità ricavarc, da quella pretefa Ri- trattazione, gran prova de’l’Innocen- za de'PP.Gefuiti nella Cina 4 Quanto alia Reladone, che lieguc cavata dall’Iftoria del Bartoli, io cre¬ do , che voi medemo haverete intefo dalla bocca de’Domenicanl, ch’ella contiene tantefalíità, quante parole; Etinfatti il Padre Le Tcllicr non nc rap-
di Lionne. 79 rapportá altra prova, che 1’ Approva- vazione del Maeftro del Sac-o Palaz¬ zo,dalla quale ricava 1’autenrica prin- cipale delfuoLibro. Pretende, che doppo quclta non refti pin luogoa dubitare di ciò che há detto ilP.Bar- toli'; poiche (dice) fenga dubbio non farà ac- cufato il Maeftro dei Sacro Talado per ha¬ ver lafeiato pajfare in que ft a materia cos al- euna, che pojfa effect contraftata . E' tanto ftima favorevole allaCompagnia que- fta ragionc, che non íx contenta di produrla una,ò due volte. Ecco conic ne difeorre quaíi in forma di recapitu- latione nel fine del mcdemoCapitolo. Se le Sterie, che hà ferine su la fede del Teatro Gefuitico fofferovere, ò pure credute tali da TT.di S.Domenico, è egli credibi!c-a > che il Maeftro del Sacro Talado haveff,L> approvata, come hòfatto quella del Bartoli7 che fegl’opponeformalmente: Cioè à dire; ha- verebbe egli voluto tradire glinterefft delia verità,e deliafua cofciêgafta riputationed’un si gran numero di fuoifratclli]l’onore di tutto ilfuo Ordine, è quello ftejfo della Chiefa, con autorÍ7xre unLibrofil di cuiM utore fa vedere benche congrandifftma modeftia, .efen^a no- rninare perfona alcuna, il fallo, a cui un buon
So Letter* del Sig^bbate gelo haven* a fatto inconere i fuoi fyligiofi , ' e le confeguenge faflidiofe, cbe di Id ne na- cquero, tanto fopra di loro > quanto deglialtri MiJJionari, e Crifliani della Cina ? Efsendo dtinque il "Padre Maeftro del Sacro Palagpgo cost bene informato, c om'era di tutto qtiejl' ajfarc, ch' era flato afaminato, per tanto tempo allafua vifla im I[oma ( ciò noiu è mai ftato cfaminattoana le que ftioni che ii iono efaminaite,fono ftate mol- to lontane da queftii fatti, See vergo- gna di confondere a mio giudcio, che fe egli fofie Maeftro del Sa;ro Palazzo, oc- correndole qualche cola, che non_> foffe vantaggiofa allaCompagnia,non. la lafciarebbe pafiarc a meno, cbe nulla tragiverfatione negari poJJit.Et ancora.... Ma ciò non oftante, non mi pare,che il fuo difeorfo habbia gran forza. S'cgti
di Lionne I 81 S’egli havcffe voluto parlare con-« efattezza, non haverebbe detto, ch’il Maeftro del Sagro Palazzo hà appro* vata, & autorizzata la Rclazione del P.Bartoli, ma folamente ha permeifo che ft ftampi il Libro con quclla pa¬ rola imprimatur, nella maniera che di- cono in Lione, lo non impedifco per il H?. Tutto che il Maeftro del Sagro Palazzo fia fcmpre un Domenicano, nelle funzioni però della fua carica_>, egli non opera come Domenicano, ma come Miniftro del Papa ; c ciò il P.Le Tellicr non può negarlo. Molto meno può negare, che nelle licenze, ch’egli dà di ftampare i Libri in Ro¬ ma, non habbia certe regolc determi¬ nate , c ch'il Papa, che J’aflunfe a tal carica non le diede l’autorita di nega¬ re a tutti lalicenza di ftampare i Li¬ bri, ove íi títoverà qualchccofa, che non piaccia a Domenicani; & in par- ticolare, che nelle difputc, che verto- no tra Gefuiti, e Domenicani egli pofta far ftampare ciò ch’e favorevo- lea’Domenicani, erigettarc cioche li Gefuiti vorrebbero dire dalla fua parte.
8 z Letter a del Sig.^bbate parte. Se ciò fofle,udircifimo il bel ru- more da’Geium,quali non fono trop- po flemmatici: 11 Maeftro del Sagro Palazzo havcrà letta, ò fattaleggere la Storia del Bartoli, per vedere fe conteneva cos’alcuna contro la fede, ò 11 buoni coftumijcomc fanno liDot- tori che approvano i Librl, e non per cfaminarc, fe tutto ciò che hi dctto, è vero, òfalfo. Lawita dun’Huomo non baftarebbe, & iil Maeftro del Sa¬ gro Palazzo hà altri ;affari, che qucfto efame. Lcfarcbbe cuò ftato impolTibi- lc, quando anchel’avcfle voluto fare. Convcrcbbe haverepcrduto ilfenno per dire, che un’Huomo,che di licen- za di ftamparc una Rclazione della Cina, del Giapone, dcll’Indic, come la Storia del B*rtoli,Cit obligato a fape- re, che tutto ciò chevi ii dice fia ve¬ ro , ne vi ha d’uopodi gran iume per vedere, chefidesejlptnes^iãorem. Co- si il Maeftro dei Sagvo alazzo hà ntolto ben giudicato, ch’egli non in- correva in impegno veruno, con per- mettere la ftampa del Libro del Bar¬ toli . Ne io-voglio timpoco credere, cheii Pp.Gefuiti cotcorrcflero a con¬ cede-
AVLionne1 $3 cederc, che il Maellro del Sagro Pa- lazzo poteffe obligarc il Bartoli a mo- ftrarle 1’autentiche giuítificazioni di quella Storia . Di piu li Domenicani, ôcaltri Religiofi hanno avute co$- troverfie famofe conrro li Gefuiti del Giapone.il P. Bartoli lc racconta a íuo arbítrio, e tuttc in vantaggio delia Compagnia f 11 P.Le Tellier potrà di¬ re , che il folo Imprimatur del Maeítro del Sagro Palazzo haverá la medema forza , come fe il Maeílro del Sagro Palazzo avçflc dati tant ordini con- traditori contro li Domenicani in fa- vore de'Gefuiti? Ciò è aflordo. E pure queílo è quello, che prova il difeoríb delP,LeTellier,e fe non prova queílo, non prova nulla, Tutto queílo non ferve ad altro, cheamovcre la voílra confíderazio- ne alia debolezza dcirargomcnto dei P.Le Tellier; imperoche íicome que- . fto pretefo atreílato non hà forza, fe non fui fuppoílo, che li Domenicani delia Cina riconofcano la verità di ciò, che ha dettoilP. Bartoli, echc voi niedemo havctc veduto quanto íiafalfo, & affordo, voi già fapevate bc-
S4 Letter a, del Sig.^ibbale beniífimo, che ciò non haveva forza alcuna:potrà per fcrvire al SignorBri- facier per far conofcere, che non do- veva lafciaríi forprendere dalla falfa apparenza deU’eloquenza di qucl Pa¬ dre . Ma eccovi un’altra prova dd P.Le Tèllier, in favore delia Compagnla. Qucfto è un Tefthnonio occularc un Domenicano delia Cina. li T. Garcia j ma pero il vero; Impeiroche ci dicono, ciòche nella Cina iun'ora non fi íàpe- va; che de’Garzia \a ne íla un vero, ôc un falfo. Di quefto vero Garzia dice il P.Le Tellier, che conofccva per ifperienza labuona volontà del T. .Aleni. Sopra che vi priego di dire in paffando al Signor di Brifacier, che fe giaraai li Domeni- canifanno conofcere al Publico ciò clVc fucceduto da p-incipio, traloro, c li PP.Gefuiti,íi vecrà non fenza gran ílupore qual íla íla ta la buona volon¬ tà delia Compagnia verfo di loro. Doppo di ciòrapporta una Lettcra feritta dal P. Garzia al P. Aleni del te- nore, che ílegue. ta M mi0 fcntimcnto (licegli) è che il fer- 5 22» Vigio
di Lionne. 8 5 vigio di Dio, nonricbicde che per molt'anni a venire ft prattichi altra mxniera di pre¬ dicate il V angelo in quefl'Impero, da quella, di cui ft fervono , e fifono ferviti final prefen- telivofiri “PT. Diciò ne bo feritto à miei Superiori, perche I’ifperienga del cattivo fuccefso,ch‘anno avuto li nofiri Tadri efiliati, ci fd conofcere, cbe 1 ddio non approva per ora, la loro condotta, tutto che fofse guidata da un buon gelo, qual'era di provare,fe le riufciva, per quefla flrada di convertire gl‘Infedeli; e perciò fono degni di feu fa. Il nojlro “P. Provinciate mi avvifa non* efser d propoftto, cbe li nojlri \eligiofi venga- nonellaCina, find tanto cbeil Tapanoiu habbia determinati i punti cbe trd noi fi con- vertono, temendo cbe per queflo noi fiamo oc- cajione difcandalo, & inquietudine d quelltu Chriflianitd. Mi fogiunge perciò, cb'io habbia patienga fin’d che fiavenuta la rifpofia Ppma . Il T.Francefcano, quale è qui in mia Compagnia, hd ricevuta la medefixma rif- pofla. * G T^on " * Nell’anno 1659.non v’eranella Cina_> alcun Francefcano», eflendone ftati fcacciati 2.p,c. ç per gl’artificj ,che li diranno ben toilo.Con- p0g, 2y viene dunque mettere quefta claufula della Lettera del P. Garzia nel numero dell’altre altera* oni che vi hanno fatco,per inlinuare ,
*5 6 Letter a del ig.^bbate T^on lafei dunqtte V Ffivcrcnga d'ajucarci ad ufeire di ear cere (noninapur anche il luo- ço, ov'era carcerato), te tew a panto , cbe noi )i difeopriam in publiio; pofeiaebe caminere- mo con ogni forte di ri^uardo, e fi proem are- mo la buona gratia é Mandarini, acciò ci lafeino affiflere con mggior liberta à Cbri- fiiani. Se una volta to efco da quefto impic- cio miguarder'o bene ditirarmeneaddojfo de- gl’altri, e V.\.lo vedrà.