• 0 a-i
  • V
  • LETTER DEL SIG. ABB AT D I LIONN Vefcovo nominate di Rofaliafi E VICARIO A POSTOLICO Della Província di Suchucn nella Cina. ALS IG.CHARMOT, Diretture del Seminário delle MiJJioni foraftiere di Parigi, in Canton . Etalpre/ente Procura tore Generale nella-» Corte di Roma per le Afijffioni de'Vef- covi France/inell’Indie. M. DCCI.
  • IN quefta nova edizione della Let¬ ter a del Signor di Lion?ie, fttro-' varanno gl’ atti , ch’egli vi riferi- fce tali qualigl’ha, copiati dagVorigi¬ nally chehaveva fotto gVocchi. Si ve- drà lafacoltà della “Traduzione , chi* era ft at a fatta ■> alia quale non ft è mutato altro cbe qualche efpreflione quale nonpareva ejfere Francefe . Li partiali di Confufto, e del culto degl' Infedeli, banno cercato di renderia._> fofpetta ; ma li sforzi che ft fanno alle volte per occult are la verità, non fervono ad altro che à renderia col tempo pi it viftbile, e manfefta. II Sig. diCicènella letter a à loro fcritta ba¬ veva difapprovata la prima impref- rpa&^6, [tone dellaLettera del Signor di Lian¬ ne riconofcendola perb nello fteJJ'o tem¬ po , per una memoria , che queft'huo- mo Apoftolico baveva mandata al Signor Cbarmot; e pure eglino banno detto- aftolut ament e , ch’egli baveva difapprovata la Lettera. No, ella non puo giamai eft ere difapprovata . Et n?dd‘u in Pangi 5 & in Toma ve ne fono le l°re A z an-
  • n* Apo- autentiche troppo note in multe Copie io^utca, r'iConoJciute da Notarj in forma in- contraflabile . Quegl' tfiejfi cbe tanto Ji dolgono di quejta Let ter a-, non ponno ig?iorarla , ma vorrebbono faluarfi per mezzo d’equivoci, e quale he cofa di piii. Quejta edizione metterk in chiar o cibchefin orafi cerco di nafeon'■» çondere.
  • Al Lettore EGià gran tempo che queílaLet- tera vicnc follecitata di com- panrc al publico. Chi poteva, e do- veva dargliela non voile fàrlo , per non offendere 1'intentionc del di lei Autore, che la fcrifTc folo per Iftru- tione particolare d’un fuo Amico . Finalmente è capitata in mani fora- fticre> ed indià quelle d’un Stam- patore dà cui efce alia luce. Ella contieae una eccellente rifpofta al Libro * che alcuni anni fono diede alia luce il P. Le Tellier Giefuita . QueftoPadre pretefe di fare in quel Libro vn’Apologia alia condotta de fuoi Miífíonarj, c le riufcl di far¬ ia concepirediverfa da quella ch’ ella veramente è, à non pochi Per- ifonaggi di piera e mérito diftinto , che lo leífero. E come non doveva- no eglino credere ad un’Apologifta, che con tanta franchezza attcftava ciòchediçeva/ Ad un Libro» che A 3 vid- * Cenfu. rato in Roma d 2 gio
  • viddero autcnticamente approvato da un’Huomo, cui una pietà ben fondata , un perfetto diftaccamento dall’InterciTe, una eruditione iingo- larc , & una vita tutta Apoftolica , refcro oggetto ben degno di tutti gl’oifequj della Francia ; ch’è à dire del Signor diBrifacier, Superiore Dopfo > del Seminário dellcMiflioni fora- cbe que. ftjcreiE pure queila Lettera farà co- rafftatã nofcerc, che un si grand’Huomo re- flampata ãò ingannato in qualche punto di u signer fatt0j di cui non era per anche ilato Tuu.ap- ^Cn idruito • La Chiefa tutta relia provãto- edificata della Chri-ftiana maniera re del n con cuj egli confefTa il fuo eiTore in p?i.TWunfuo clie non puòtnaià Her hàri baftanza Iodarii.il noftro fecolo può trauma contare pochi efempi íímili à que- lp!ov\lio la verità non luverebbe à tan- ne in pie to lagnarii degl’aggravj chericeve **Serio dall’ingiuftiziajfeilPadre LeTellier prattdif- e quel medemi à di cui favore egli jíma fõr apologiza havciTero feguitato un si /ezza d' grand’efempio. Tedij'a N Le Gobicn nella iua Dillu- tiont* cida-^
  • cidatione>.& il Padre le Comte ncl- Ja fua lettera non hanno fatt’altro , che copiare ciò, che haveva fcritto il Padre k Tellicr.E’vero,che que- fto ultimo ha íuperati h due fuoi Confratelli nell’inuettive, che ha fattecontro il Padre GiorBattifta de Morales, uno de’piu fanti Religioíi dell’Ordine di S.Domenico,uno de* pià zelanci &illuminatí Miífionarj, chefiano giamai entrati nellaCi- na 5 c che non per altro ineritò la rí¬ gida cenfura di quefti> fe non per la fortczza invincibile, con cui cgli hà fempre ripreíí & accufati quelli che infegnavano ànovi Chriftiani il battere ftrade lontane dalla veri- tà del Vangcio . Egli è pero certo > che piii çhe ad eífi íi darà fede alP Auttore di quefta Lcctera . . Gia Ci veggono molte opere inít- gni six di quefta materia date alia luce da Huomini, la di cui íincerità à tutto il Mondo refa palefe, la vita fanta eritiratache fanno3 eledi- gt)ità che si dcgnamente occupano . A 4 di
  • di Dottori principal! della prima fra le Univeríità del Mondo, ne foa no irrefragabiliTeftimonj. Tuttavi- iariafi fatto gran rorto alia verità, fe ii foíTe tenuto nafcofto ciò, che il zelo Apoftolico hàfatto fcrivere ii- no dalla ftcifa Cina ; e fc non ii foilc aggiunto quefto atteftato à quello di tanti Santi Confeifori > che già da gran reimpo s’affatticano cola per impedire „ che non iifra- mifchi la zizania c
  • fio pouero, e portaríi ne’conffni del Mondo per anunciarvi il fuo Van- gello/ Mà qucfto farebbe un troppo offenderc la lua modéftia.. Gli con- trafcgni delia di lui probità,e buo- na fede íi veggono troppo al vivo impreífi nella di lui Lettera , e degí’ Attí da cui ritraíTe le prove di ciò , ch’egli fcrive . Bafta il leggerla per refhrne perfuafo . A tal fine io Pho tradotta parola per parola, amando piu di peccare contro la purità del¬ ia lingua , chedi toglierle una mi¬ nima parte di quella fanta fimplici- tà, chegl’è propria. Lafcio à gl’Apologiãi del Culto di Confufio c degl’Antenati la ri- ccrca ftudiata di bei linguaggio. L’unica mia attentione íi è à rende- rc in chiaro al Mondo tutto, & an- che à medemi prevenuti, la verità . Sono i9.anni,chcquefto Santo Mif- fionario pafsò ncll’Indie Orientali, e 12.da che entro nella Cina . Dal- 1’ora in quà tutto il tempo che le fu coflceíTo dalle fue MilTioni, 1’appli- cò
  • cò ad imparare le lingue de’Paefi diveríi, per la di cui falute hafatti tanti Sagrifkj à Dio . Egli non ha potuto imaginar/í, che ciò che fcrif- fe in noftro Jinguaggio nella folia di tanre, e cosi lance fue occupatio¬ ns doveífe ungiorno cíTereconfa- grato al Publico . In fine, fe fra quelli quali non_ ponno non conoícererimpoffibili- tà di rifpondere alia diluiI.ettera vcne folíe qualcuno chedubitaíTe delia fedelcà di quelia fua copia , egli sà ov’è 1’originale, con cui può fodisfaríi. Oltre che chi la fcriíTe, grazie àDio,ancora vive,ecertame- te non la negará, e quello à cui ella è indrizzata ne farà piena íigurtà in tucci li Tribunali. E di gia l’hà cita- ta , e fe n’èfervitopiu d’una volta nelle riípofte, che fíi obligato fare avanti la Sagra Congregatione, alie molte, per non dire infinite ícrittu- rc dc Difcnfori di Confiilio * Mi Nd libro intitolato, HiftoriaCuItus Sinenflum />.tg.6<5.i58*erc.In Epiftola j
  • Mi rcfta folo di rivolgcre Fani- mo à Dio, c pregado à degnarii di benedire quefta Lettera,e darle for- za difar rivedere daJla loro oftina- zione quelli, che tuttavia fi lufinga- nodiporer collegare la puritàdel Culto Chriftiano con Fidolatre iu~ per/lizioni del Culto di Confuiio , & Antenati; e che con zelo men fa- vio tacciano di crudeltà, & impru- denza quelli che non convengcno nc’loro lentimenti, e che, per con- chiuderla in una parola, moilrano di voler eifer feguitati dalla Chiefa piii tofto j che di fesuitare la mede- fima. Quelli , che loro chiamano fuoi Averfarj fono in foftanza gl’Amici piii fedeli , ch’habbiano ai Mondo ; Imperoche non contenti di rifpet- tarlie fervirli in ogni rincontro , impiegano tutte le loro forze à per- fuaderle, ò la verità , ò almeno il de- mus Eplfcopus, Vicarlus Apoftolicus ad me tunc inSina degentem dedici^Noyembris 1693.Sc quam fi opus fueniSac.Congregatio- ni exhibeboftf^-51. Epifi. ad vtrum—> nob. peg. 35-^44
  • debito, che lecorre di chiedcrne unitamente con loro,la decifiouc dal Vicário di Giesii Chrifto . LET-
  • LET TE Pv A DEL SIG. ABB ATE Dl LIONNE AL SIG. CHÁRMOT Procuratore Generale nella Corte di Roma delieMiflioní de’Vef- covi Franceíi nelPIndie, Glache con tant’iftanze mi folie. citate d dirvi Je ragioni,che mi hanno indotto à condannarc 1’appro* vazione data al Libro intitolato la di~ fefa de'Vjtoyi Cbrifliani,c chc crcdetc ciò neceflario , perch’eflendo voi di ri- torno in Francia , potiare con mag- giór agio far conofcere à noftri Si¬ gnori del Seminário il giufto moti¬ vo che noi tutti habbiamo di lagnar- fene, mirifolvo finalmcntc di venire à qualche particolare, à condizione pcrò che giunto in Francia ci pro- cu-
  • 2 Letter a del Sig. ablate curiate Papiro di moltc preghicre,' c iingolarmente di quelle dclle noftre care Carmelitane, come pure qualchc focorfo temporale, di cui voi fapete ilbifogno chcne habbiamo, quan- tunque ilamaggiore qucllo delPora- zioni, e di infervorati Miflionarj. II motivo gagliardo, chem’hain- dotto àcondannare l’Approvazione data al Libro del Padre le Tellier fi c, perch’clla autoriza un adunanza d’o- gni forte di falfítà . Parlo folo di ciò, che coneerne la Gina, non havendo io cognizione fufficicnte per giudica- re fopra l’altre materie di cui tratta. I/altro,e non minore motivo,che noi tutti habbiamo di Jagnarfene si è , ch’ oltre il difgufto coneepito in vcdc- re, che un Perfonagiio à noi íl ca¬ ro habbia autenticate fenza riilcilione la falfttà c la bugia, egli è cértiífímo , che la piu parte di quelli che havc- ranno letta ladi lui approvazione,ha- veranno fuppofto, ch’cgl’abbia parla- lato in virtu delle notizie riccvvtc da’noftri Miflionarj dlella Cina, ch’c Piílcííb che farci coimparire per ap- provatori dclle Pratt.ichc, che dete- ftia-
  • Di Lionne. 5 ftiamo come reali Idolatric. Chi vo- lelfc far vederc tutte le cofe falfc, che contiene qucl Libro, dovcrebbc tra- feriverne ogni parola. Imperoche per quanto in qualche luogod’effo viii contenga qualche verità, quefta però quaíi fempreè indrizzata adiniínua- requalche bugia. Ma come chcciò farebbe un dilungaríi troppo,io mi ri- ftringerò ad inunuarvene qualche d’una delle di pin evidenti, delle piu eoníiderabili, e di maggior confe- guenza; e le quali à mio credere bafte- ranno per far conofcerc, & à voi, & à noftri Signori di Parigi, cheio non ho punto ecccduto in chiamare que- ftoLibro un’Adunanza d’ogni forte di falíità . II Padre leTellier comincia il pri- Pagin*. mo Articolo del quarto Capitolo del I57* fuoLibro con dire ch’il PadreRugicri Gicíuita nell’anno 1582. edueanni doppo di lui il Padre Rjcci comincio- rono la Miíílonc nella Cina.Dà à que- fto fccondo, il Nome di Celebre ; e fenza dubbio fe lo meritò, fe non foí- fe per altro, per il grand’ animo, che palesò in due cofe, quali have-
  • 4 Letter a. del Sig. */íbbate rcbbero intimorito anchcipiu corag- gioil. La prima íl è d’havere cominciata una nova maniera di predicare ilVan- gclo incognita dà GiesuChrifto lino à luij e la feconda íi è d’havere intrapre- fo di períuadere à Cineii, ch’egli hi meglio intefoli loro libri,chenon hã- no fatto tutti i Lctterati Cineii,che vi fono ilati doppodue mill’ani. Del re¬ do per quãto quede due grãdi impre- fc mi faceffero gran dilTicoltà, e mi fpaventaflerojio refto tuttavia peri'ua- fo, che quel buon Padre che tanto ci lodano i Gefuiti, e che noi dobbiarao riverire coníingolarità percíTer egli flato 11 primo rra Gefuiti, quale ha ^redicata la noftra Santa Religionc nclla Cina, effendovi il P. Rugieri fta- to folo di paííaggio;refto diili periua- fo, ch’cgli in ciò ha folo fatto quello, Hchc ha itimato di dover fare fecondo Iddio, Sc in confeguenza,che quando anche ii fofie ingannato, come vi è affai d’apparenza, Iddio haverá fenza dubbio havuto piu riguardo alia di lui buona intenzione, che ituttoil reftante , c l’haveri ricompeniato aboil-
  • di Lionne. 5 abondantemcnte di tutto ciò, chc haverá fofferto in cominciare una Millione di quefta forte . . Seguira il Padre IcTellier d dire,chc Vann* li \eligiofi delle Filippine propriamente non l7Z- entrarono nella Cina,Je non l'annox633.Dice propriamente, perchemolt’anni avanti quc’jRiligioil v’eran’entrati, ma fenza n. potervifi fermare*. La Storia della Provincia de’Domenicani delle Filip- * ’ pine, quale cita nel fuo libro il Padre Jc Tellier, riferifee, che nel r 590. due Domenicani andorono ncllaCina per 11 P-L.ui ordine del Papa, e del R è di Spagna^. &*G*nd* Lo fteffo libro dice, ch’un’altro Do- Uo v en] menicano pure vi entrò l’anno 1610. *[1^ ma chc nc lui, nè gl’airri due potcro- no ftabilirvifi;. Riferifee pure il mede- rao libro, che nell’anno 1612. il Vef- covo di Macao D.GJoxdella Pietà Do- menicano, eifendo venuto à Manile ^ & havendo olfcrvata la cura, chcti prendevano li Domenicani di con- vertire, & iftruire li Cineii, ch'erano B in *11 P-Gafparo'della Croce Donenicano Portoghefe v’era entrato , e vi havea predi- cato 1’anno 1556. In Iitor.Chinenf. I03n.de Mcndofa Auguftiniani par.i. lib.2-pag. 40. Itera Ioan.à Stis, & alii plurimi.
  • 6 Letter a del Sig.^Abbate in quell’Ifola, pregò li Superior! dell’ Ordine à darglicne qualcheduno che fapefle di gU la lingua, per farli pafla* re nclla Cjnapel fuo ritornoà*Ma- cao.Qupfti glicne conccflero duc,qua- li condufle feco nella detta Città à qucíto line. A^giunge però l’lftori- ço, cbe quefti dm ejfendo arrivati à Macao Lot qua- trov.trono tante ippofi^ioni per parte di It! llcga- certi ^cligioft i'ui altro iflituto ftiori del aei yrc. nojir0} quali fono cold affai Totenti, e non trafcurarojio opera veruntt per impedire a noflri I'entrata nclla Cina $ Onde ejjt di- fperando di fuperare tante difficoltd deli- flettero dull’ jmprefa ;Di maniera, che J uno plgUò la ftrada di Spa°;na, e Pal- tro fe ne tornò à Manile. L’Iftorico non havoluto dichiarare chifoflcro quei Religiofi, chcl’impcdirono i in- greífo. Vi pregoi non fare tin giudi- cio temerário per indovinarli. Comunque però ciò s'intcnda,que- ílo è ccrto, che il Padre lc Tclljer non ha parlato cfattapicpte con dire, cbe propriamente li I{eligiofi di Manile entra- rono nella Cina foloTanno 1633- poi- the c certiflimo , ch’il Padre Angelo Coqui, quale il PadreJe Tclliçr chi a-
  • DiLionne7 ma il primo de Domenicani cb’babbia pre- dicato neila Cina, ecbefiaft jhbilito in Fo~ gan vi cntrò il primo giorna di Geiu naro 1’anflo 1631. Prinu di piu inoltrarmi Io voglio per confolazione voítra, c de’noftri Signori di Parigi raccontarvi quale foífe i’ingreiTo di quefli buoni Padri nellaCina, acciò vediate come Iddio li favori d una ben particolare aííi- ftenza, e neila guifa medema, in cui aílifte à Monlignor d’Eliopoii, quan¬ do glic ne tece ia tirada. L’annoiOjo. il Governatore che commandava nell’ Ifola Formofa. bramando di procurare à Religioíi di Manile Pentrata neila Cina,come pu¬ re d aprirne il commercio à Spagnoli, rifolfe d’inviareuna fpecie d’Amba- feiata al Vice-Rè delia Província di Fochicn difeofta una íola giorna- ta diMare daila dett’ Ifola Formofa per proporlcil commercio tra ledue Nazioni. Ne parlò co’Domenicani di quelllíola efibendole ferviríl di loro di rale ambafeiata, efacilitarlc con tal mezzo lingreflb neila Cina. Qiiçi Padri che giada gran tempo nc to¬ ll 2 fpi-
  • 8 Lettera del Sig.oíbb.itc fpiravanp le occafioni, riccverono cõ ^ran gaito quefta propoíta, c ícielfe- ro a °tal’ imprcú il Padre Angelo Coqui Fiorcntino»3c il Padre Toma- fo Serra. 11 Govcrnatore le diede due Spagnoli,e íçtte Indiani,çhe li accom- pagnaíícro come pure una lettera, e rcgali, e fecc appareçchiare una Barca per condui li cola. Nel mentre il itutto ftava in ordine per la partcnza,íi prefentò al P. Ange¬ lo un Cincfc, quxale trovavaíi in For- mofa con una Naive, ò fia Barca gran¬ de, c raprefcntatolc eíTere la di luiNa- vc migliorc, ScaíTaipiià capace , e fi- cura, di quella ch’cra ftata preparara per lui, lo c/ortò ad entrare in cila, e divideve in amendue la íua comiti¬ va , efibendo pur’ egli di dividere in dTe li fuoi Marinari. Acccttò il Padre Angelo fenza fofpettar di cos’alcuna 1’ofFcrta, e falíto aflieme con il Padre Tomafo, li due Spagnoli, e cinque Indian! nclla Barca del Cincfe fè fa li¬ re su l’altra Barca li due altri Indian!, çpartirono unitamente con bei tem¬ po adi jo.di Dcccmbredal Porto. NclPentrarc delia notte PJntcrpre-
  • di Lioune. 9 te íntcfo 11 difcorio, che facevano'tra di loro Cincíi, diílc al Padre An¬ gelo , che le pareva non foflero troppo íícuri. Vegiiarono, c gl'uni, e 1’altri buona parte delia nottc , c poi prefero fonno, qualcperò non durò inolto tempo, poiche poco doppo fe- ccrofuoconell’altra Barca, al quale corrifpofcro con un’altro fomiglijn- te fuoco quclli di quefta Barca, e fu quedo il fegno che li havevano dato perefequire il loro iníquo diflegno» Li Cincíi dell'altra Barca ucciferoli due Indiani, che v'crano fopra: E quelii della Barca ovc trovavanli li Padri uccifero aitresi à coipi di bafto- ni (pofciache non haveano altr’armi) il Padre Tomafo, <5c uno dc Spagnoli, ctrcIndiani, e ferirono malamente gl’altri due. Iddio falvò da quefto periglio il P. Angelo Coqui, non oftante chc quel traditori lo circondaflero co’baftoni per lo fpazio d un quarto d’ora, come difeorrendo tra loro fopra la dilui morte. In quefto mentre', dice lo $to- rico, qucllo che trattenne il braccio al Patriarca Abra mo, quando appun- B 3 to
  • IO Lett era del Slg.*Abbate to ftava in procinto di façrificare Ilac- co, lo trattcnnfc ancora à quei difgra- ziati, in guii'a che, fcnza fapcre conic, il Padre trovò la manicra di ialvarfi congl’altri rre ch’crano reftati in vi¬ ta, cntro la piccola Cameruccia ch' era alia Poppa della Barca. Li feguita- rono colà H Cineil per amazzarli; ma come che La Camera era affai angti- fta , e chiufa da tuttc le parti, c che non li potevano alfalirc, che per la porta, iidifeferocon do che lcvc- ne alle mani contro diecifette Cindi, che li attaccarono . Temendo quefti di reftarc feriti ncl punto di volcr uc- cidere i fugitivi, determinorono di chiuderli cntro la piccola Camcruc- cia, agiungendo piii ravolc alia porra, qual inchiodarono al di fuori fenza lalciarlc verun fpirajlio, acciò vi pc- riffero dalla fame. \i reftarono tutto il giorno di San Silvcftro ,‘etuttala notre feguente fin’d far del giorno del Santifiimo Note di, Giesu qua¬ le fit per loro un gorno di falutc, edivita. Comparv-ro à vifta loro due piccoli Vafccll di CorfariCi- nefi, quali navigavaro fpeiTo in quel-
  • diLionne. II - leParti. II primo , chc il accoílò alia Barca, in ctii era il Padre Angelo fc la paísò con interrogarei da loncano,chc Vafcelloera qiicllo * ed’otlde yeniva ? al che li Cindi rifpofero con mtllc bugle* chcgl’altrl ctederono, c pailo- ronoavanti; Mi la gente del fecondo Vafcello, non contenta di parlafle da lungijCntrò dentro,c le rapt tutioche avcvatlo. In ciò vedere li prigionieri cominciorono à gridare, e chiedcr foccorfo * Quefto però fervi piú ad ac- crcfcCrle, che i follcvarli dal perigiloj impcrochc quei Corfuri uditc qucftc voci, nc rlntraciarono il motivo da glhuonaini del Vafcello; Sc ingannati dalle fal/e rapreientanze che quefli le cfpofero per vie pit! occultare il lo¬ ro tradhnento, ii rifolfcro d’inveftirli. Li difluafe però uno di loro con dire, che con aflalire perfone, quali con tuttc leloro forze haverebbero ten- tata la difefa, ii cimentavano àgran periglio di reftare fèriti; ond’era me- gliofi ritiraflero tutti ncll’altro , efa- ceffcro andare à fondo quefto Va¬ fcello . Approvarono gl’altri queflo conii- JB 4 glio,
  • I2 Letter a del Sig. Abbate g!io, c ix accinfcro á lcvare una tavo- la dal fondo della Barca verio la Pop¬ pa; ma non riufcendo quefto attenta- to, andorono alia Prora, da cui lcva- rono tre tavolc aiiicmc con la vela, & il Timone, e per impedire che il Va- fccllo non fofle portato à terra d'indi pocodifcoftagettarono un’Ancora, aedò s’affondaftc in quel medefimo luogo.Doppo do pafforono ncllaltro Vafccllo, tenendo quello per perfo, c giudicando morti quelli, ch'erano nella di lui Camerctta. E farebbero di iicuro periti, fenza una particolare aillftenza di Dio?. Si riempi immanti- nente il V afcello d’acjua iin’alla pop¬ pa, qual’Iddio con fen ò fenapre fopra 1’acqua: Ove però quefto fu valevole ad’ifchermirli dal naufragio, non ba- ftò à falvarli dalla fane. Ma Iddio , che non ha per coftune diframezza- rc le grazie, voile frglicla inticra. Inquella picciola Canera, ove fta- vano prigioni lc fe caaitare una ccrta forte di forbicc, con mi rompendo à poco à poco le tavolc,feccro un’aper- tura per cui ufeirono dalla Prigionc, ttovandoft perquefta ftrada Padroni
  • diLiontie. 1$ del Vafcelío fenza haverc à fronte al- rro Nemico chela fame chc litor- mentava. Tagiiorono la gomena, on¬ de rimafto libero il Vafcelío fupor- tato adun’Ifola vicina. Sceíx fubito in terra , trovarono un’Ifola difabitata, e che non haveva in fc ri medio veru- no alia loro urgente neceflità. Saliro- no non fenza gran ftento una piccola, ma aflai alpeftre montagna, per vede- xc il Pacfc, e da quella cima fcopriro- no la Terra della Cina, qual’era dali* altra Parte d’un braccio di Mare, che circondava 1’Ifola ela feparavadalla Terra. Viddero puré in quel feno dl Mare al cunc Barchc pefcarcccie con Huomini,alcuni dequali verfo la not- refe gl’accoftorono in tempo incui eglino erano mezzi morti per la fame, e per lo ftento havendo paflati due giorni fenza prendere cibo alcuno. Li Pefcatori non ardivano al principio d’accoftarviii> come che à gente loro incognita; ma à forza di preghiere delllnterprcte, quale per unagrazia fpcciale di Dio era rimafto libero,ven- nero fin’à terra , e le diedero qualche «ofa da tn^ngiare, Gliavcrtirono però nellq
  • 14 Letter a del Sig.iAbbate ncllo Iteffo tempo, chc fermandoll egiinò la notte in quelJ'ifola, corrc- vano periglio di redare ingojati dalle Tigri ciieivi trovavanti in gran nu¬ mero , e quando anche per loro forte fufíero fopraviííuti à quella notte, ii farebbero incontrati in altre Tigri, ch’erano piu da temerfi , cioè ne, 6ol* dati che fcorrevano per tutte quelle parti, quali gl’havcrebbcro intallibil- mente ucciiu Intimoriti da tanti peri- gli prcgarotio quei Peícatori à volerli portare in Terra ferma, e prefen tar li à qual chc Mandarino, i cui poteffero dare conto di loro medeiimi. Incontrorono quefte loro preghic- regran difficolrà preílbáquei Pcfca- torí, quali nulladimeno fuperarono, con dark qualche piccola bagatella , che l’cra avvanzata nel viaggio. Li pafforonodunquedalPalrra parte, e glipofero in terra alle dae ore della notte vicino ad una Villa, oveera un Mandarino. Portatiil la mattina del giorno feguente à vifitarlo, furo- no ricevuti con gran cortciia ; ma mutò egli ben prelto linguaggio, di- cendo che vokva efaminare l’lnrcr- prctc
  • di Lionne . 15 prete per ailkurarii della vcrltà dl quello cílí refponevanoycciò con fpe- ranza di ricavare qualche cofa,fe pure gi’era rimafta. Non trovando pero cos’aicuna,gl’inviò ad un Mandarlno, iL quale era i Cbivencheu dandole con the clbarii fin’d colà,e mãdò feco uno de íuoiHuomini cõ una lettera, in cui leícriveva,chegl’inviava quattro La¬ drou! quali crano ftati pigliati sula fpíaggia del Mare.Quel Mãdarino,che era un vecchío v'enerado edi boniííi- mo naturale non gli accolfe altrimen- tecome Ladroni. Haveva cglialfito iervigio unGiaponefe,à cui domando fe conofceva, che gente foffero; &in- tefoda qncfti, che gli conofceva, c ch’erano di Luzone, nome con cui li Cinefi chiamano Manilc ; & informa- to fufleguentemente di tutto ciò che gl’era fucccduto, compati nonpoco il Padre Angelo, 1’animò à non inti- morirfi punto,accertandolo, che l’ha- verebbc fpedito à íuo píacerc', & in fatti l aífiítè di moiro . Non era egli propriamente il Mandarino di qucl luogo, ma bensifoílituto d’un’altro Mandarino, qual'dl'endo ritornato poco
  • í 6 Letter a del Sig.Jibbxte poco doppo, fii necelTario, chc com- parillero avantidi lai. Gli efaminò con gran rigore; indi gi’inVio al Vice- Rè ill \Focbeà loiigi da cola 4o.leghc . Ncl vederli quefti à comparire palesò diigufto del loro arrivo, raa non tan- toíTo reftò informato di do 1’cra ave- nuto li dichiarò per buona genre, Sc. ordinò, che fuflero proveduti di Cafa per ricovero, c di dbo per nutrirfi. Abbaturo da tanti difadri ill P. Angelo caddè gravemente infernno con gran periglio della vita ; ma pe:r grazia del Signore fi riebbe. Havendo però perfo tutto do, che ieco haveva porraro, non haveva let- tera alcuna da prefenrare al Vice R.è , con cui potefl'e giuftificare ciò che diceva perjpartc del Commandante dell’Ifola Formofa; e ciò fii caufa che li Mandarin!, benche lo tratteneffero quattro mefiper confultare ciò che doveva farfi, non ii arrifehiorono di aprire il Commercio, per cui fariano date neceflarie le lettere icredenziali, e non fii poco che sii la femplice pa¬ rola del Padre le credeflero, c non lo makrattailero. Le ordinorono pcrciò di
  • di Lionns. 17 di ritornarícnc alPIfola Formofa à prçdere le Jcttere ncceffarie. Le fecero provedere d una Barca, e di tutto il bi- fognevoJe per il fuo ritorno . II Padre cercava fegretamcnte qualche modo di trattenerviíi incognito, ma non le forti di ritrovarne veruno.Finalmente Iddio permifc, ch’ cgli s*abb?ttefle à conofcere un Giaponefc ChriíHano, quale defiderava da lungo tempo l’oc- cafione di portarfi 3n qualche terra de Chriftiani. Convenncro afiieme, chc il Padre íi travefiiííe, c fingeffe anaala- to, cftaffe nafcofto piu che potcffe, e che giungcdo il tempo delllmbarco cgli s’imbarcaffe in luogo del Padre, Andò dunque il Padre iln’al luogo dcll’imbarco, c quando 13 trattò d’im- barcaríi trovò la maniera di farlo im*i barcarc in fuo lnogo, c fe ne tornò fegretamente à Focheu, ove trovò un Amico, che era un Medico Chriftia- no, quale lo fece paffare entro una fe¬ dia coperta per la porta delia Cittàj c lo ritirò in Cafa fua.Ciò fu certo un axardare di molto,e per il Padre,e per il Cinefe, tuttavia quel Dio, che non manca mai à quelli, che confidano^in
  • IS Letter a del Sig. ^ibbate inlui, cfpecialmente in ciò chcin- traprendono à iua gloria, non permi- fc che fucccdeiTc íiniftro alcuno. II Vice Rè, & ii Mandarino feppe- ro ch’il Padre era ritornato à Fociieu, fenza prenderfenc alcun penfiere, ne dimoftrarc di faperlo. Anzi il fuo ri- torno íi fccc cosi publico, che turta la gente veniva à vederlo per curiofítà, i'enza che ciò producefle alcun’effetto catrivo.NuIIadimcno ilPadre perren- deríi pià ílenro, gindicò a propoiito d’allontanarii dalla Citti Capitale della Provincia. Effendolc venutoin notizia, che in Fogan ii trovavano al- cuni Chriftiani, quali da lungo tem¬ po deiideravano un Padre fpirituale, i'enza havcrlo mai potuto haverc, ri- folfe d’andarvi, e lo fecc poco tempo doppo . Tutto quefto racconto, cca- vato dall'Iftoria della Provincia de’ Domenicani di Manile,quale dice ha- verlocavato daunaletrera originale del Padre Angelo Coqui. Eccovi la notizia dell'IngreiTp de’. Domenicani nella Cina , quale m’è fembrata degna d’efler letta, e pcrciò mi dò à credere che mi farà condon- J«ta quefta difgrcliione. E
  • di Lionne. 19 E gia che ilamo nel Capitolo dc’ Domenicani della Cina, quali hanno gran parte nelle noftrc controverfic; lo mi periuado, che voi non manca- retc di raprefentarne il merito, e lc qualità a noftri Signori di Parigi, per tegliere con ciò a chi che fia il mo¬ tivo di giudicadi mal a propofito inferiori in qualche parte a Geiui- ti. Voi Ji havete molto ben cono- iciuti , e ben fapete per rclazione de’voftri occhi medeíimi ciòche fo- no, c che ne potete dire, Havete pur’ anchc veduto li loro Chriftiani.c ben- che non troppo informati del lin- guaggio Cinefe, havete potato cono- feere , la non picciola differenza, che vi è tra loro , & i Chrirtiani della Compagnia. Quanto a Domenicani diManile, da cui dipendono quelli che fono nella Cina, fecondo quel poco di co- gnizionej che io ne ho, non vi è Pro¬ víncia in tutto l’Ordine di S.Domeni- co, quale iia in itima maggiòre di quella , e con gran fondamento . llnoftro Padre Luigi della Madre di Dio, il quale non era Domenicano, dif-
  • 20 Letter’d del Slg.^ibbale difcorrendo con noi in Seim de’Reli- gioii di Manilc,ci diceva,chc dc’Fran- ccfcani fi poteva dire, che vivevano con oflervanza della loro regolaj ma , che de’Domenicani era ncceflario il confeffarc, che la offervavano con il gran fervorc di fpirito, che non folo, non il intepidivano, ma giornalmcn- teú. infcrvoravano nella dilui oiTer- vanza . Altri Teilimoiii degni di fedc ci hanno detto, che non li pote¬ va aggiungere cofa alcuna alia loro rcgolarità, & auílerità - Et in vero in un Paefe come quello,mangiarc fem- pre di magro j non portarc lino alia carnc; veftire unabito , chc per la fua groiTezza pefa jo.libre; alzarfircgo- larmente à mezza nottc al matutino, quando anche non foffe altro, chêun iolo Religiofo in una Caía; Dare un tempo coniidcrabile all’ orazione; TJna povertà, che non le perrnette una ben minima ípecie di picciolo pe¬ cúlio,in un luogo ovc li fecolari i'ono liberaliilimi verfo a Religioii; una gran coftanza di governo per il man- tenimento dcll’oiTervanza regolare, Un gran coraggio a prendere le parti della
  • ilLionm. 2i della giuftizia,quali in un Paefe,come è Manile non poifono foftenerii fen- za tirarfi addoifo molte perlecuzioni, fono eofe, che in ogni Paefe vagliono di molto, e che non il trovano in moltiltioghidell'Indie, Hapcrciò il Generate de’Domeni- cani palefata la ftima che fà di quella Provinda, conccdcndole gran privilc- gii. Ha prohibito (otto pena di fcom- munica a tutti i Superiori dell’Ordine ndla Spagna d’impedire a fuOi Suddi- ti il venire a Manile, non oftante qualunque pretefto che poteffe trat- tenerli in Spagna, purche però liana giudicatidegni d’effere aggregati alia Provinda dellc Fiíippinc dá quelli, die fono deftinati ad efaminare la lo¬ ro vocazionc. Dal che n’avienc, che quella Provincia èconfiderata nella Spagna, fcomc Provincia d’una parti- eolare oífervanza, onde mold lleli- gioii dimerito lingolarc (I trovano ftimolati a vcnirvi;5c ella refta abbon- dantedi foggetti grandi, & in bontá , & in dottrina ; e perciò una gran par¬ te deVcfcovi del le Filippine fono fcel- ti da Religioii della medema. C Ma
  • 22 Letteradcl Sig.^bbate Ma per ritornarc al Padre lc Tellier voi vedete, ch’cgli non ha detto il ve¬ ro in afferire, che li Domenicani fono entrati nellaCina l’anno i6j3.mentre il Padre Angelo Coqui v’entro il pri¬ mo giorno dell’anno 1631. Turto che queft’errorc non fembri di gran coniiderazione, rulladimeno, non è ftato fenza diflegro del [Padre Xe Tellier il voler fare cjederc, che li Keligioii dclle Filippine non entroro- no nellaCina, che nel 3 3.Impcroche poco tempo doppo > parlando dell a_» pretefa ignoranza , in cui vivevano quci Padri dellc cofe dellaCina,agiun- ge . Com potevano non efferc ingannati in wo Itipunti, mentre I'^iutore del Teatro Ge- fuitico c' infegna, che doppo lo fiefs’ anno 1633. cioè ddi)re qualche mefi doppo la lo¬ re entrata nella Cbut,fiefero uri inf or magi one, nella quale attefia, che Tifieffo 11nomo fa¬ cer.t tutto in m tempo il perfonsggio diTe- fiimonio, e di T^otarot Ci'o non è troppo dpro- pofito per meritare d'ejfer creduto. A chi non hà mai letto, ò intefo lo ftato di queftc matcrie, cche ne sà fo- lo quello che ne dice il Padre Le Tel¬ lier , ciò fembrarà non folo credibile, mi
  • di Lionne. 23 mi in qualche maniera anchc con- vincentejciò non oftante, permcrtetc- mi, the io vi faccia fopra, due, ò tre picdoleriflellioni. 1. Voi conofcete al prefente, chc l’haver egli pofta l’entrata de’Ilcligio- il di Manile iblo nell’anno 33. condu- ceva moiro al fuo intento, mentre dá ciòprcfc occafionc di conchiudere, chcl’informazionc dicui parla, non era data fatta, ie non pochi meii dop- po 1’ Ingreffo de’ Domenicani nclia Cina. 2. Ciò chc merita rifleifione par- ticolare in queftadata del 1633., ílè chc non compari/ce, che il Padre Lc Tellier abbia potuto ignorarne la fal- fiti. Hebbe cgli notizia del Libro dell’ lftoria de’Domenicani di Manile, nel quale è riferito tutto ciò che io ho detto di fopra. In tutto quel libro, ch’ èinfoglio, non vi fono, che due, ò tre Capitoli, che parlino della Midio- ne della Cina. Sipuòforíl dubitare, ch’egli nõ gl’abbia l'cttiiMa v’c di piu.' Egli medemo cita lepagine 267. 26s. 517. e355.de!fecondo libro di quefta lftoria, e precifamente, ne’medemi C 2 luo-
  • 24 [Lettera del Sig.^bbate luoghi che cita, fta fcritto piu volte, chc il Padre Angelo Coqui era in Fo- gan nell’anno 163 2-ove haveva di gii battezato piu Infedeli. Et immediata- tnente avanti, fta fcritto, che quefto Padre entrò nella Cilia il primo gior- {io dell’anno 1631.come hò gia detto difopra. Ciòpotrebbc darequalche motivo di rcmcre, chc nel fatto del Padre vifufle un poco di mala fede pofciache in quefto Capitolo ii dice» che il Padre trovò in Fogan 10. Chri- ftiani,qualifembravano di valereper cento; il chc potrebbe rendcre qualche pic- ciol’onorc alia ComDagnia. Non hi egli mancato di rife,‘ire queftc paro- role in carattere Italiano; Non ha vo- Juto vedercjche nella medema pagina del libro chc cita> fta fcritto , che il giorno di San Domenico dell’anno 1632.1I Padre Coqui hebbe la confo- latione di battezzarvi died Perfone 5 che nel medefimo foglio fi parla d’ una lettera, ch’il detto Padre nello ilcOb annoferifle à fuoi Superiori, con darle parte che in Fogan v’era un Mandarino già difpofto à riccvere U battciimo, e cbe non lo differira che per "I-
  • di Lionne. 25 rfoh re~ ufpetto imano, cioè percbè nellaVrovincU .«o» vi cr ano altri M andar ini Chrijtiani; *”; e finahiiente che ia cutto il Capitolo ^‘'Javtr è citato pia volte 1’anno 1632. ncl otroM^». qualc il Padre Angelo prcdicò,e fcrif- darhto Chritii*- 5 Quanto alPinformàtione di cui parla il Padre icTellier, qital’iocre* #WI docífere una relatione d’una cerimo¬ nia Cinefe, vcduta già da Padri Gio; Batrifta de Moralcz, Sc Antonio di Santa Maria, è neccffario riftettere * che quella non è altfimente una di- chiarazione de Libri Cindi, quale per confequcnza riehiedeffe una profon- da cognizionc d d ltrignaggio Cinefe, ma ella è folo una ícmplice eípoílzio- ne che fauno due Religioíl di gran_> mérito , di ciò che hatlno veduto coi proprj occhi, cioè la reiazione d’una cerimonia deUa Cina veífo i Defonti, à cui íi trovarono prcfenti. Io ia rap* porto qui diffufamente nella medema manicra, in cui il P.Moralez la fcriííe à fuoi Superiori in Manilc , e di cui li Domenicani rncne hanno dato una copia autentica . Non farà neceflfario di tradurla,giache voi intendcte il lia-' G 3 3ua£*
  • 2 '6 Letter a del Sig. Abbate guaggio Spagnolo. Eccone 1’originalc di parola.in parola . STando eglino O lempre negavâ que fempre coilan- iJlpsCbrifiianosfuef. ti in negare , chc li fen à huger Sagrificio Chri/liani andafle- folemne junto con los ro unitamente cõ Infieles ( a los catorge glilnfedeli nc’Tc - de Lima de .Agojlo en pj dedicati à loro los Templos dedicados Antenati per ode- à fu s progenitores di- rifle il fagrificio funtos y como yo tti- folennc del quar- bieffe for otra parte todecimo giorno noticia cierta de que della luna del me- los ChriflUms concu- fe d’Agofto;tutto- run con los infieles d che io folli cerra- bag-.r el fucrificio di- mente afficurato , cho en el Templo, dia, che v’andavano, ij mes fenalados de¬ rm rifolft di por- termineme d ir de fe- tarmi di nafeofto creto iunto con el Ta- ad uno de’ loro dre Fr. Antonio de S. Tempi afiteme col Maria Frdcifcano(que Padre Antonio di de las dos F{eligiones S.Maria dell'Ordi- folo eflavamos los dos nedi S. Francefco en la China ) para co- (nÕ effendovi nel- ger los de dentro del la Cina, di quelle Templo fm que m fin- duç tie-
  • di Lionne. 27 due Religion!, al- tier any deefia man- tri che noi due fo- ra eflando certificadot li, aíHnçhe trovan- del cafo y aviendolo doli noi medefimi vifloper nueflras per- fill fatto y non po- fonas no nos pudieran tefiero piti negarei defpues negar la ver¬ ia. verità. Cosi fen- dad y ajji fin degir na- za fame motto à da anadie, â los ij. Pcrfona veruna_. de la Luna de igofto partimmo ail gior- del *Amo‘de 1634» no 13.della Lunafuimos los dos deno¬ dei mefe d’Agoito cbey à piè quatro Le- deU’ anno 16 34.e gnus de camino (yel caminamo quat- Senor nos dio muy tro Leghc di nottc buena claridad de Lu- à lume chiariiRmo na^llegamos à un pue- d’una Luna,ch’Id- bio llamado Moyang dio íl cõpiacqite di d el canto del Gallo darci. Arriuammo por no defeubrirnos , prima del giorno ni qtte fupieran de nos nel Borgo chiama- otros nos quedamos toMoijan-,ma per no ejeondidos antes dej eifere conofciufi, contrar en el pue- ci nafeondemo in- bio j y ajji que co- tomo al Borgo,fm menp'o d amanecer(que à tanto (che íl fa- fabiamos que entonces cefle giorno ) fa- fe comencava el fa« pendo, che quella crifido ) entramos en eca C 4 el
  • 28 L it ter a. del Stg. /tbbate era l’orajin cui do- cl pueblo y llegando veva principiarfi il àfu Templo nos que- ílicrificio). Entrã- damos en d um- mo dúquc nclBor- brd de la puerta ca¬ go, ed indi nel Te- giendolos a todos âcn- pio, e per non ef- troy de efpaldas fim fer veduti ci fer- que nos Vieffen. mammo dietroia Porta,in guifa chc noipotevamo ve- dere fenza . efler veduti, mentr’effi volgevano lefpal- leal luogo dove-> hoi eravamo. Eccovi dunque ^preparation, ce¬ il racconto deilo remonias ,Oficiales .y cerimonie, de’Mi- dermis aparatos para niílri, e di tutti li {ufacrificio fue en lm preparativi di quel formafiguiente. Sacrifício. UTempio have- El Templo teniae va una Porta snia um puerta à la calle ílrada, i di cui pie- fus quicios de arriba y deftalli, efoftegni de abaxoyde los dos erano di pietre ben lados-toto de muy bue- quadratc, epulite. na pieira, efculpidm Su ia íleíía por- con muchos labores; y ta ' cn
  • di ~L tonne. 29 ta ví era unaTavo- cima de U puertaef- ietta , ove fia vau o culpidas letras gran- ícritte queílc due des que digen Kia_>- parole; CbiaCheu. Chu Templo de los II Tempiodegl’A- aguclosparticulares de voli delia Famiglia la família de MIcu. di Mien. II paviinê- Tor de dentro ejlavas to del Tempioera todo enlogado coils di pictra belliílima muy buenas Iogas dzj in guifa di Por -piedra, y por lastres cellana , Sc era fa- partes con un portal ligato > & ador- cubierto de texa y co- nato con molto lumnas de madera,lue~ colonne , & altrego fe feguia un patio belle opere di fcol- defeubierto, y defpues tura , c di fuori era entrando mas à dentro coperto di tegoie. fefubian dos efcalones Haveva in oltre, de piedra tyhafla las come trePorticijíi- teftera eflava todo cit- tuati à diverfe fac- bierto de texa y por la ciate,doppo i quali parte de d dentro muy íi vedeva un Cor- bien fabricado de met- tile, c vi erano due dera con mnebos labo* fcale di Pictra, per res de talla, y colunas le quali bifognava de madcra.Lo que efla- íalire per entrare_> ya preparado para el nel Tempio. In_> facrificio cr an quatro , eflb erano prepa- ò feis mefas pue- ra-; fias
  • 30 Letter a del Sig.ofbbate rate per il facrifi- fias dabaxo del te¬ clo, quáttro , òíei xado , y fibre ellas tavole cariche di rnuebas differencial de molte vivande di corridas, afflguifidas carne cotta,e era- conode camecruda, da, come pure pe- pefiados, frutas , y fei, frutta, & altre otn cofas de comer . robbe mangiative. Ncl luogo pill En la teflera eflavá eminente delTcm- Ustablillas colocadas piov’erano ie Ta- enfusTabernaculos y a volette degl’Ante- losdos lados colgados nati ben’ordinate, en las paredes las ima- ogn’una delle qua- gines de fus aguelos li ítava entro lafua defuntos pintadas. Tá- nicchia , ò Taber- bier, avia fibre las me- nacoio, Sc à duo fas, entre las cofas de lati vedeanfi appe- cornier, muebos ramil- íe al muro lc ima- letcss deflores pebetes gini de fuoi Ante- y broxerillos de olores nati defonti. Era- encendidos. no pure fopralo fudette Tavolo unita mente con le accennate vivande alcuni mazzi di fio ri, vafi d’odoriJ, c braeicri in cui ar¬ de* En J
  • di Lionne. 31 dcvano diverfí pro- fumi. Coprivano il pa- En cl fatio defcu- vimento dell’ A- bierto de ejlo Templo trio, piúrapcti, fo- eflavan unas alfom- pra cui íi vedeva- bras tendidas en el no diverfe cartc ta. fuelo. uvia mas una gliate in forma di gran copia de papeies monete, quali cre- de eftraga (que en efle dcvano chc dovef- fieyno)fingcn los infie- fero licll’altra vita Usque fen dincro ito cambiarii in mo- papel, y que en enque- ncta ycra e realc madolos aca en efito per rifcattare ( di- vida fe bueluen verda- cevfano)l’animede’ deros enla otra con.» loro Parenti. E per que lc refcatan las al- fine in un canto mas dc los difuntosy dell'Atrio folieva- falen del Inferno) y vaii un grand’Al- finalmente avia en el bero, alia di cui lado del patio enarbo- cinia crano attac- lado un tnadero alto,y cati alcuni pezzi di en fu extremidad mu- legna , che brugia- chas rajas de lena bien rono tutt’il tempo atadas,lasquales eflu- del facrificio , <5c, à vieron ardiendo en el loro credere dove- facrificio, yfirue to vano fervirc, per quella llama de alum- far lume all’ Ani- brar a las almas dej WC aqaeU
  • 3 z Letter a del Sig.Mbbate me de’loro Mor- ti. Nel mentre is_j cofe ftavano in_» talguifa difpoitc, li Liccntiati ch.’ aífíítevano à que- fto facrificio, fta- vano veftiti con_> gl'habiti da Dot- tori,con cui ÍÍ vc- ftono nc’ giorni feftivi, e ne gi’atti publici. Ven’era_> uno tri loro, che faccva 1' ufficio di Sacerdote, qua¬ le addimandano Chuchy, e due altri, quali .chiamano Fuchy, lo ferviva- no come di Diᬠcono, eSudiaco- no. Un'altro Ter- zo faceva l’ufficio di Maeftro delle_> Cerimonie, quale chiamavano Ley- fens aquellos difuntos (ft* gm ellos di^en.) Tueflo affy todo en orden,los Licentiados, que fe hallaron en efte facrificio eftavtn ve- Jlidosdc fusinftgnias da letrados ( que /cj ponen en fus fieftas y actos públicos) efiava el uno de ellos ques bagia officio de Sa¬ cerdote (que liman Cbacbi (y dos licen¬ ciados que le aftftian (gomo Diacono,ySub- d.acono'faqnienes lla- mam Fochu ) y ot.ro Licenciado que bagia Officio de Maeftro de aremonias) C aquien laman Ly Seng)fue- n de efto avia ptros licenciados que ba¬ nian Officio deacoli- tos ,y demas Miny- ftros. Los demas,qua no eran Licenciados efta*
  • di Lienne. 3’S eftavan de baxo dç*> los port ales pueftos eit feng. Oltrc àqucl- ]i , ú vede van o mold alrriDotto- ri, quali cfercita- vano diveríi altri Miniderj, comej d'Acoliti, c fimi- li. Quelli poi , quali non have- vano il grado di Dottore , erano yeftiti dc’loroha- bitipiubelli, po- fti in ordinanza_5, e dxviíi in piu. Cori nel fine-» del Templo dalla parte dclle Por¬ te. Prima dipaffa- rc avanti, deve fa- períl, ch’il Sacer¬ dote di quel fa- crificio, era un_> Chriftiano chia- mato Domenico, qual’e poi morto miferamete dop- po ordeti, y en fits Cho¬ ros veftidos con lo mejor que tenian. Y fed de advertir* que el Sacerdote era Chriftiano llamado Domingo y el Maeflro de cerimonias tabien lo era llamado Iuan, y el acolito principal tabien llamado Iuait fucra de otros Chri- ftia-
  • 34 Letter* del Sig.Mbate po d’haver rine- nos, que alii ajjyfiie ron. Murio defpues el que ba^ia Oficio dej Sacerdote llam ado Domingo de muy ma¬ la muerte aviendo de- xado la Ley del Se- nor, y muriende en fu obfiinacion. gato Gesu Chri ilo, elafuaReli- gionctcheilMae- ftro delleCerimo- nic, & il primo Afliftente crano pure Chriftianx , chiamati nel Bat- teflmo amendue Giovanni; e chc_> molt’altri,ch’aiIi- ítevano à quelle Cerimonie erano Chrlftiani. Principiorono Comenfaron pues dunqixe il loro fa- Jisfacrificio poniendo- crificio nel lama- fie el Sacerdote y los' nierache fiegue. Efifendofi potto il Sacerdote con i iuoi Aififtcnti a_> lato del tapeto, ch’era diftelonel mezzodeUAtrio, il Maftro dellej Cerimonie diflc_> ad alta voce Tahi? cioè dos Minifiros fiobrcj las alfombras en me¬ dio del patioy el Maefiro de cerimo¬ nias de^ia en altau vo7s>Veàs}qHC quicre deerjr, bagan reve¬ rencia profunda hin- candofe de rodillas, y poniendo la Cabeccij. en
  • di Lionne. cioè tut ti s’ ingi- nocchino con il c.ipo chino verfo Terra 5 e lo fecero.Sogiun- íc qucíla paro¬ la Ching, cioè tut- ti s’albino, & ub- bidirono con bell’ ordine. Qupfta è la ma- niera, con cui il Demonio gelofo dell’ honore che rende à Dio la_> Chiefa nelle facre cerimonie che hà iítiruite, cerca di prendericlo per fe medemo nella Ci¬ lia.Et in vero non è egli queilo un_> imitate ilflcclamus genua, che íi canta ncl Santo Sacrifí¬ cio della MciTa? en tierra, yluego to- dos à una lo bai^an y bolvia cL de^ir el mif- tno Maeftro de ceri¬ monias tambien en» alta Vo^ Hing ques quiere degir levan- tenfes todos y affilo banian à una con» mueba orden, Vaife atendiendo a muebas ceremonias de efle {acrificio , y fe verd como cl Demt- nio embidiofo de In» honra que â Dios fes da en fit Iglefta con cerimoniasfanclas,al¬ to,y adoracion a ufur- pado para ft muebas de ell as enCbina con- que fe baxe adorar . jQkc otra cofa es lo¬ que efle Maeflro dcs ceremonias muebas ve^es repetib en efle facrificio di^iedo pay y bing ,fino lo que en Dop-
  • 3 6 Letter a del Sig.^ibbate Doppo. che il Maftro delle Ce¬ rimonie ebbe det- ta, e replicata piu volte quella paro¬ la Fuen Hiang , proieguirono il loro íacrificio. Il Sacerdote , & i Miniftri, ogn’uno al fuo ordine , e-» con feria gravi¬ ta s’avicinarono al luogo , ovc Ha¬ vana 1c Tavolet- te & Imaginide’ loroDefonti. Lc incenfarono (cosi noifaciamonella MelTa all’Imagini dcSanti)& itnrae- diata mente ilMa- HrodclleCcrimo- nic diflc , Hieufo Cbieu elJdcrificio incruento de la Mijfa fe fuelers cantar Fle&amus genua, levate. Fueron adelantaj con Jit facrificio y eru dizendo el Maefiro de Cerimonias Fuen Hiang(/o que bigie- ron mucbas veges) luego iba el Sacerdo¬ te y demas Minijlros mwy puejlos en orden y con mucba grave- dad y llegando à Us tablilUs, y imagines defus dlfuntos los in- cenjfavan todos. (Ejlo babemos nos otros in- cenfando en la miff a à los Sanilos ) Dixo el Maeflro dè cerimo¬ nias. Hieufo chin (que quiere degiro- frefcafe el vino de las dichas ybucna fortu¬ na) luego fe lo dieron los Minijlros a el Sa¬ ucer-
  • di Lionne. Cbieu, cioè, à dire; íl offerifea iJ vino dcllc profperità, e della bnona forte. & immcdutamc- te li Miniftri die- dero il vino al Sa¬ cerdote , qualej havendo prefa cõ due mani la Taz- za 1’alzò nella_* manicra, con cui noi alziamo ii Sã- to Calicc nella_j Aieíla, e doppo d“ haveria abbafiata, la confumò. In fine doppo molt’ altre ceri¬ monie , lo di cui racconto anda- rebbe troppo in_> lungo,il Sacerdo¬ te , c li fuoi due-> Aífiftenti fi volta- rono verfoil Po- polo, e quello, chc faceva 1’ufn- cio 37 cerdotes y tomando la ta^a con dos ma¬ nos la elevara ba^ia arriba como nos otros lo havemos en la mif- fa el Calis y rafando- lo fe lo confumio . Defpues de otras muchas ceremonias ( que feria largo el referirias) el Sacer¬ dote ylos dos Mini- flros le bolvieron de roflro atia el pueblo y el que hagia Oficio de Diácono (como fe dixera el ite niiffa^ eft ) en alta vog pn- D bli-
  • 5 $ Letter a del Sig.A bbat-e cio di Diacono, come 's’ haveffe avuto à direur_> Ite Mi (fa eft, publi¬ co ad alra voce li frutti, e leiacrilc- ghe lndulgenzc, che dovevano fpc rare. Sappiate ( lcs diffe) cbevoi tutti, ch‘ hay etc ajjiftito à qitefto facrificio do- vet e ejfer çerti di ri- ceverc grand’ ayan- taggi da’ Voftri ccsi terminsro- no plico Jits facrilegas indulgências distendo en efta forma ; todos los que aveis aftflido à efte facrificio Jabed par cierto y tened grandes ejperancas que abreis de alcan¬ çar de nueftros proge¬ nitores Hf untos ( por bavcrlos honrado en efte facrificiq)hagien- da, honra, yida larga, hijos,y todos los bien¬ nis temper ales, ca¬ bido de degir efto pu- furon fuego d los di- neros de papel y con eflofedio fin, a fit fa¬ crificio . !y
  • di Lionne. 3 9 110II Sacrifício. Voltati, ch’eb- bero gl’occhi ver- fo la porta dei Templo ii Chri- ftiani ch’ erano colàjci viddero,& accortlíi, chc noi glhavevamo íor- prefi, per cosi di¬ re, con U furto ia mano conobbc- ro altrcsi,che non potrebbero piu negarei il fatto. Tutto,cheíi ver- gognaflero deli' azione ch’ ave- vano farta-, noiL. lafciarono però appena ufeiti di venire con noi fi¬ no al fiume,e pre¬ garei caldamenrc à rimancre feco quei giorno in_> cafa loro.Noi pe¬ rò in vece d'ac- con- I como bolvieron los rojlros a cia la_> puerta del Tempio vier on losCbriflianos que les aviamos cogi- do con el burto en las manos y que ya no nos lo podian negar y antique ellos rnuy cor¬ ridos de la accion con todoejlo falieron dej alli y nos vinieroru, figuiendo bafla el rio, batendo grandes in- Jiancias para que nos quedafemos aqueldia, enftis cafas, pero por tnas que bigjeron no- lo podieron alcatifar> mas antes los repren- dimos afperamentçj digiendoles que eran unos Chríflianos men- tirofos, y que fervian à Dios y a elDemonio bagiendo ados manos y quepues tanto amor D 2 te-
  • 40 Letter a del Sig.Jib.xtc condcfcendercal- tenia, d fus condena-- lc loro iftanze, nc rimproveradimo acrementc le pro¬ cedure, con dirle, c h’cr ano Chri fti a- ni falii, che fervi- vano à Dio Sc al Demonio ; che fe n’andaflero. coru quelii che fono dannati,di cui s’e- rano dimofrrati ranto partial», me¬ diante L’aflftftcnza al loro i'acrificio j che quanto à noi non potevanao in modo alcuno co- municate con fi- nail forte di Chri- ftiani finti, c bu- giardi. E cosi-doppo quede riprenlio- ni ben doviue à fimili Chriftiani, noi s’ inabarcanv mç dos * à el Demonio (pile, le banian d quel fucrificio foie- mne fe quedafen con ellos, que nofotros nos ipartavamos de tales Cbriftianos fin¬ gidos y meritirofos. - Y affi con eft as re- prphenftones devidas dfemejaates Cbriflia- nos nos embarcamos- luego , y fuimos rio abaio bafta el pue¬ blo ie adonde avia¬ mos falido d bitter eft a accion.
  • 41 di Home < inO;C fcendcmmo per il Fiume iinal Borgodacui cra- vamo parriti. Di quefto fatto,il P. Antonio di S. Maria ne inviò à Roma un’ atteílato gill rato in verbo Sacerdotis, di cui 10 ne hò una copia riferita dal P.Varo,qua¬ le dice haverne veduto P originate. 4. Per fare quefta informazione che hò riferita , tal’ è quale fu fatta dal P. Moralez, mi pare , e voi mede- íimo potete vedere , che non era ne* ceifaria,in chi la fecc,una notizia pro- fonda dclle cofe delia Cina, e íolo ba- ftòlle d’haver occhi per mirarc atten- tamente ciò che fi feee. Dal che confeguentcmentc íi fà pa- lcfe , che queila efaggcratione del P. le Tellier , come non poterono effercj ingannati? non hi quel buon fenfo, che dimoftra, quando anchc egii non haveffe citato falfamente il tempo dell’ingreifo de’ Domenicani nella_j Cina. Et io dotnandarei piu tofto al P. le Tellier: Come può eiferc che iianfi ingannati ? Mentre viddero co’ proprj occhi ciò che riferifeono. D 3 5.'Ciò
  • 4- Letter a del Sig. stbbate $* Ciò chc il medef.mo Padre per indebolire la forza di qaefta informa- zione foggiunge, che uri buorri iftejfo ferviva in e di Teflimonio, e di T^olaro, à mio credere non é meno ridicoio . Duelleligioli di quclla quálità inet- ron'in carta ciò che iunno vedtno con gl’ occhipropr;, per lnformare i loro Superion, c per ricercare da lo¬ ro la maniera di conteneríl; e perche concepifcono> che quell’ atfarc può eflfere preícntdto al Foro eftcrioro, fanno un’ Atto in forma, di do che hannovedutOi Lo fegnano, & atte- ftano che dicotio il veto, efegnan- dolo, uno di loro , ò anendue il fot- roferivono come No tan Apoftolici. 10 dimando , fe per indebolire il loro atreftato , íi può dire, come con fpe- cie di derifo, che mentre loro fanno 11 perfonaggio di Teftimonio, e di Notaro, ciò non e molto à propofito percbe fe le diagran creden^a ? Un’ informazio- nc come quella , fatta da' lleligiofi Sacerdqti, Miilionarj, e MiiTionarj di quel merito, e.da loro inviata da" fuoi Superiorl maggiori, non hà clla per fe íleíTa alTai di pefo, quando an- che
  • di Home 43 _ chc eglino non foffero ftati Notari ? Ora, che pregitidicio può arrecare al¬ ia forza della luro teftimonianza, chc loro nel mtídcmcf tempo fianfi trova- ti Notari Apoftolici i 6. Ciò cue deveil inoltrc riflettere fiè, che la materia dell’ informazio- nc iembrava da fe medema iufficicntc à dimoftrarne la verità . Imperochè come può,chi chc iia, pcrfuadcrii che due Religiofi abbino intraprefo d'jn- ventarc loro medefimi cerimonie.? Cineii, per dire che hanno veduto ciò che non hanno vectuto5 E per fine, quando anche ciò non foffe cosi con¬ vincente , come in fatti è , 11PP. Gc- fuiti nelle difpute ch’ hanno havuto co’ Domenicani, e Franceícani, e_> nelle Seritture chc hanno fatte, non hanno giamai ardito di negar la veri¬ tà del latto, nè di dire che quefte ce¬ rimonie , e molt’ altre, che non fan- no meno difficoltà, non fi pratticano tri’Cinefi. Cheperò,fe il Padrele^ Tcllicr è , come vuole comparircj d’cffere,cosi ben’ informato delle cofe della Cina, io vorrei dimandarle, con qual verità può voler dare ad intcn: D 4 dece
  • 44 Lettera del Sig* (hbatc dcre al Publico, che qncft' informa- zionc non hà alcuna forza ? Egli íkíTò parlando di quell’ infor- mazionc, continua à dire, che quells non lafcia di fare gran rumore nelle Fiiippi- ne} ove fit iubito portata. Veramcnre c una gran maraviglia, che fofle fu- bito portata alle Filippine, ovc erano li Superior! di quefli Religiofi, a’ cui fit inviata. Epure, i 1 raodoconcui egli iniinua la miflma colà di quell’ informazione, tende à dare ad inten* dcre, che in ciò vi foiTe qualche cola di (ingolarc . Siegue pofeia à dire , :he due Vef- covi delle Filippine, ne frifiero al Pa¬ pa contro li GcFuiti, m; ch’ avendo- ne doppò cfaminata meglio la verità, iicredettero in obbligo di ritirarii, come dice che fecero con altre Lettere, che firijfero al Tap a nell' anio 1637. <»lle quali attcflarono , ch' ejfenlo flat i infor- tnati del contrario à ciò che avevano feritto dinangi foprafalfe relagioni,fi tenev.-no obli¬ gati in cofcienga à giujlificare li TV. delict Compagnia dali’ ingiujle accufe, & à difen- dere à tutto loro potere I'innocenga de' Ta- dn come la verità. Egli non dice altri- mente
  • di Liónnè. 45 mente qucfto, come per femplice re- lazione, ma bensi in prova deli' inno- ccnza delia Compagdia. Cosi puro in altri luoghidel íiio Libro íi fonda su 1’atteftato di qucfti Prclati, come che io íuppone di gran vantaggio alia medema. E pure io non poíío dirc, chealtro, che una grand’ ignoranza di ciò che è fucceduto nella Cina fo- pra quefte queílioni, non può Ícuíarc il detto Padre da una mala fede *. II * Se foffe veto, che que* Vefcovi íi fof- fero ritrattati nel 1637- converrebbe necef- fariamente dire, che fuffeguentemeate ritrat- taffero la loro ritrattazione • Imperochè il primo, e prineipale di que’due Prelati» quale fecondo i PP. Gefuiti era 1’Arcivef- covo di Manile D. Fernando di Guerrero » diede Lettere al P.GIo: Battilla de Moralez, quali egli prefentò al Papa Urbano VIII* il fefto giorno doppo il fuo arrivo m Roma con le Lettere del fuo Provinciate delle Fi- lippine. Oltre che lofleífo Arcivefcovo nel 1638. diede la fua approvazione al primo Tomo delia Storia delia Província de* Do- menicani delle Filipplne , ftatnpata in Ma¬ nile , nel qual Tomo il Vefcovo delia nova Segovia , che n’è 1’Autorc, riprova le ce¬ rimonie Cinefí permefle da* MiiTionarj Ge¬ fuiti , come fenza veruu dubbio idolatre, c íuperftiziofe.
  • 4 6 Letter a del Sig. Ablate IIP. le Tellicr dice, chc la ritratta- zione di que’ due PreJati fit fatta nell’ IÓJ7. Ecosi perch’ eíía hauefle ha- vuto qualche benchc minitria forza_» in favore de’ Gefuiti ( fe pur elia è da¬ ta fatta, del cheio non nesò nulla) liaveriano idovuto in quel tempo qué’ due Prelati efter’ in ftato di re- ftãré informati della verità. Ora_> chiunquc vorrà efaminare la cofa nel fuó fondo, noripuò non vedcrc, che loro ridl’anno 1637. non poterono havere informazione tale dclle cofe che gliponeffc iii ftato di giuftificare li Gefuiti. Itiiperoche queft’ informazione_> àpfòdelP innocenza non potevano que’ Prelati riceverla da altri, che da’ Domenicani, da’ Franccfcani, o da’ medemiGefuiti. Chela riceveflero da’ Domenicani e Francefcani, egli non lo può dire, perche, quantunque pretenda che li Domenicani nel fuc- ccflb del tempo abbiano mutata opi- nione, il che è falilftimo, non potrà però almcno negare, che li Domeni¬ cani , c Francefcani , ch’erano nella Cina l’anno 1657. non teneflero di cer-
  • diLionne47 certo, che li Geíiiiti vi permettevan® 1'idolatria, mentreegli mcdcmo di¬ ce , che a ca ufa di ciò 1’anno feguente fuccedettero coià grandi rumorijdun- que nè da’ Domenicani, nc da’ Fran- cefeani hanno potuto que’ Vefcovi nel i6i7.conoí'cere la pretefa inno- ccnza de’ Giefuiti. Converrà dunque inferi re, chefe neííano rimeíli alia lemplice credcnza,e parola de' Gefui- ti, nel qual cafo , è ridicolo il dire_>, che ciò ferva di prova à favore delia Compagnia . Ciò farcbbe lo fteflfo , come fe Monfignor di Parigi faceífe un’ atteftato deli’ innocenza de’ Pa- drí Gefuiti, síi la parola del Padre Ve- no. Una fola coíã dunquereftareb- beper far credere, che lattcftato de due Prelati folie favorevoleallaCom- pagnia , & è, che le due parti, cioè li Domenicani, c Francefcani per Pu¬ na^ li Gefuiti per l’altra,fofíero com¬ parti avanti a que’ due Prelati, e che avendo gli uni rifpoílo, e corrifpoífo vicendevolmente al detto degl’ altri, aveflero que’ due Prelati giudicato, che gli Gefuiti havevano ragione, e gl’altri il torto. Equefto è quello, che
  • 48 Lettera del Sig. Sbbate che noa potrà mai dire 1P. k Tclliei* * fenza bugia, mcntre si benilíimo il contrario , «che anzi liGefuiti noiu 1’hanno mai voluto intcndere, tutto- chè da Domenicani fiano ftati ítimo- lati à dichiararc intierarnente quefta materia. Hòpenfaro di prefentarvi copia delia Lettera del Provincial^ de Domenicani di Manile > e della_> rifpofta alia medema idel Vifitatorc de’ Gefuiti di Macao . Eccovi quella del Provinciale dc’ Doimcnicani al P. Emanuele Diaz Viílitatore della_> Compagnia à Macao. Moleb rKev. Tadre Mui R. P. Viílta- Vifit.itore. dor . LA vlrtu,e píu- denza di V.P. fono cosi noto , che la longa di- ftanza dei Marc,ò della Terra, qua¬ le ci tiene fepara- ti, non c ftata va- Ievole ad occul- tarcele . Quefto mo- SOnla Virtui, y prudência de V. T. íe tanto refplai- dor , que no nos à po- dido encubrir la di- ftancia de tantas lé¬ guas y Mares por lo- qual, y porque íoqtie a qui ejerivo es dcs> gra; fervido del Se¬ tter
  • ili Lionne. 40 motivo imito d qudlo del íervi- zio di Dio, e deli’ utile della voftra Compagnia m’o- bligaà ícrivervi, c mi fà fperaro 1’intêto delle mie brame, qualc è la pace, unione , e conformità tra_» noi. E’ gran tempo, ch’il P. Bartolo¬ meo Roboredo hà dato quivi alia luce una Scrittu- ra intitolata Bjf- pofla à certe cofe che li HR. TV. diS. Do¬ menico , e di S. Frcin- cefco delle Filippine dicono cantro li TV. ddU Compagnia di Gesii, Miffionari nel- la Cina, Nonle mando quefta Scrittura, P?r: nor, y rnuy util para lafacrada Rehgioru de la Campania des yefns efpero de con- Jcguir et fin de rui de- •geo que es pas,uniont y concórdia . Toco tiempo à que el T. Bartbolome Ro¬ boredo publico aqui un papel, que intito- lò: Refpueftas £ algunascofas, que contra los PP. de la Companhia de Jefus de la Million, de China, dizen_» losRR.PP.de í'an- to Domingo y S. Francifco de Phi- lippinas &c. El qual Tratado 110 embio, porquês creo f
  • 50 Lettera del sig. Mite perche credo, che creo, que fu pintor 1’averà ricevura_» dal di lei Autore; nè tampoco lo fcrivo cof alcuna di ciò ch’egli dice contro a’ miei Religiofi, perche non llimo giufto di perdere il tem¬ po in confutare quefte minimo cofe, effendove- ne molt’ altre di maggiore impor- tanza, e di piu al¬ ta sfera. Quefto Padro nclfuoTrattato, che protefta ha¬ ver feritto d’ordi- le aura êbiadone barè meneio en el de lo que contra, mis I\eligio- fos, e nel di^c , que noes juflo ocupar me en cofas menores, quando inflan otras de tan Superior or- deu y aprecio. Confie ff a alli eiu> nombre fuio ,y de fits Tnlados erexa obe- dieteia áhg que ha- ne de’fuoi Snpe- bla, que es verdad riori, confeíía à hqumtteflrosl{eligio- nome fuo, e lo¬ ro, chetuttociò chelinoftri Reli- giofi, e quelli di S. Francefco di- COr fos y los de S. Fran- cifco digen de los Té. pios yjtltarcs yIma- genes, Sacrifícios , y Mimflros de ellos , ado-
  • di Lionne. 51 cono circa iTem- pj, Altari, Imma. gini,Sacrifiçi, Mi- niftri , adorazio- ni, & altre ceri¬ monie, chcfanno JiCineíIad onore de’ loro Antenati defonti, è veriííi- mo; che tutto ciò che íopra qucfti articoli crcdono x Gentili,è fuper- ílitiofo, & idola¬ tra , toltene le ce¬ rimonie che vi íi fanno, quali dice eflere civili, Soggiungç di piu efíer vero, che li Criftiani della_> Cina vanno a’Te- pj, e Sepolcri, e che ivi fano que- fte cerimonie a’ loro Antenati per evitare 1’affronto, eia pena &c. Ma che adoraciones, y dentas cerimonias, queetij honras de fus Mayo- res difuntos ba^en los CbinosGentiles,y que todo loque creen etu eftas fartes los tales Gentiles, & Idola¬ trias y fuperjliciones. Vero no lo fon (di%e) todas las cerimonias de honta civil que al- li fe ba^en &c. Item (di^e) c's Verdadque los Chi¬ nos van à los di- cos Templos, y Sc* pulebros y ha%en las diebas cerimonias d fus Mayores por buir la afrenta,y pena&c. y quequando los TV. de la Companhia ex. pli-
  • 5 2 Lettera del Sig. .íbbate che li Padri delia plicm el Catechifmo Compagma,qua- do le fpicgano il Catechifmo, le di- chiarano aííieme quali fono le ceri¬ monie polltiche, e quali lefupcrfti- ziofe, infegnãdo- le, come,per non rendere odiofa la Leggedi Dio, põ- no cóvenire,e cõ- corrcre feco in fa¬ re le cerimonie_> politiche, hono- rando civilmente li loro Morti, co¬ me fe foífero per anco vivij & in ft- ne, che in confor- mità di qucfta_» dottrina liCriftia- ni fanno le ceri¬ monie politiche, fia in aífiftere a. quefti Sacritici cõ i Gentili, fia in_> efer- les declaram quales fon políticas, contem¬ porizando con los Ge- tiles por no alboro tarles, y ba^er liu» Ley de Dios odiofa. Honrando civilmen¬ te àfus difútos Infic- les, como ft efluvie- ran vivos, y que con- forme à efta doclrina aquellos Chriflianos bayen lo Tolitico,ora fea tfifliendo con los Gentiles, ora ftendo Mhijlros. I-la-
  • d: Lionns efercitarvi le fun- zioni di Miniítri. Io non sò reíiar pcrfuafo, R.P.chc li Criftiani pofla- no cooperate a_>’ Sacrifici, chc fo- no apertamento Idolatri, Cquali cgli medemo con- fefla eífere qucfti dalla parte de’Ge- tili, chc ne fonoi Miniftri principa¬ ls ;e cheframif- chiati con gl’ In- fcdeli poífano fa¬ ie 1'iftefle cerimo¬ nie, offerire le lo¬ ro offcrte, quelli idolatrando » quelli unendoíl aloro,eper mez¬ zo de'medemiMi- niftri facendo un’ ifteflocorpo; ej ciò ch’è piti, ef- fendo loro mede- mi Hiberne grandif- fitua dijficultctd que â Sacrifícios manifiefla- mente idolatricos , ( como confieffa, que fon efles de parted de los Gentiles , que fon los principales vigentes en efla par¬ te ) puedan conciir- rir y aun fex Mini- Jlros los Chriftianos , y ba^er alli con los Inf eles las mifmas ceremonias , y offi¬ cer lo que cfrecen cl. los, idolatrando los Infieles y jíitanáofe con ellos los Cbri- ftianos , y por medio de los miI mos Mit:i- firos todos en un cuer- po , fiendo ellos mif- mos los Miniftros que es mncbomas-,folo con de^ir que ha^en eftas cofas por honrar à fus E Tro-
  • 54 Lett era del «ii i Sacrificanti; con quefto folo, che dicano, chc_> ciò fanno per ho- norarc politica- ,mente i loro An¬ tenati . V. R. non iflu- pifea, fe queftc, & altrecole, che dice quel Padr e_j nel fuo Trattato tato circa il pun- to d’onorare li Morti, quanto sit la materia delMa- cilro Confufio, e dell’ Idolo Chim Hoang ci cagiona- no molte difficol- rà. lo lc protefto linceramente ch' cllc ci haiino non poco fpaventato. La noftra inten- zione, ò Padro Viíitatore , è di iervire una Rcli- gio- SigiAbbatc I-ogenitores politi- ç mente. “Hp Jc efpante V, T. qne nos baga mu~ cbx dificultad ej(lo y otras muebas cofas que allidige affi cm efla materia de hon¬ rar à defuntos Infie- hs, como en otras del Kinifiro Concilia. > del Idolo Chin_> Boang, que verda- deramente nos anes panado mnebo. T^ueflro intento , Tadre Fifitador, es fervir d tan fantm Religion f corno la_> Com-
  • di Li done si fanta_» quai’c la Compa- gnia, e di feguirla nel Miniftero fpi- rituale delia Cina per quanto ci fa¬ rá poílibilc. Che pcrò, a nome del¬ ia mia Provinda, íuppiico V. P. a conrenrarfi , che quefte cofc fiano dichiarate, e rifo- lutc fenza ftrepi- to. Noiciofferia- mo di fcguirc tut- to ciò che, doppo il loro efame,farà dichiarato di po- terli fcguirc, quã- do anche ei fof- fc cõtro il noftro proprio sétimcn- toj tanto è 1’affet- to, e’l defiderio che habbiamo del la pace. Del modo,che do- mne. ’55 Cotnpaíiia y feguir¬ la en el Minijlerio de China , quanto fea poffibile,y ajji ennom- bre defia mi Vrovin- cia, fuplico à V. V, fe averiguen amiga- blemente eflascofas, que nos offrecemos â feguir, quanto echa ejia diligencia fe de¬ clarar e poder feguir - fe antique fea contra lo que fentimos: tanto como eflo deitamos lapa^i El modo averiguar E 2 fe
  • 56 Lettera del Sig^bbate dovrà tencrfi per porre in ciiiaro, c be verificare que- fle cofe, V. R. ne difponga come lepiace. Quanto a mc , crederei ch’ cífendovi qui- vi molt’ huomini dotti delia Com- pagnia, quali per quanto che appa- rifee da’loroScrit- ti, Tono digià ben informati della_> jnatcria chc íi cõ- rroverre, li cfami- naílc c tratrafle qucílo affare uni- ta mente trà loro c noi;e che difeor- rcndola con pace, edeíidcriodi con- venire aííiemej nella indagazione delia vcritájò l’al- tre Religioni íi tõformino a voi, ò fe odene V. P. como fuee fervido &c. lo queànos otrosfe nos offr.ee es que pues U Conpafia tiene aqui mtchos hombres doc- tos, y conto en el pa¬ pel dichofe referem eftoi yabien iterados de os cafos, fe trataf- fenentre eflosTadres, y nos otros, ò confi- rieidofe con caridad y dsçeo de conveniên¬ cia fe vea loque es pnable y enfiendo lo taremos todos los Plágiofos à loquela Conpania dige y fi bteiere algo que no pula j ni deb.x feguir fco fe Jiga, que te- niidolo VV. PP. t am trado todo,ò caft too ade falir en fa¬ vo de la Compartia, y o aura fcifma ni dfrrfidad de doftri- na
  • di Lit ò voi vl unlfòr- miatc à loro . Tutto chc riefca, furã i'emprcinfa- vore della Com> pagnia, mentre 1c RR.VV.ciaflku- rano d havercgià mat ura to bene il tutto. E cost non vi faràpiu, nefci- fma,nè difterenza diDottrina nella Cina. Quanto à qucl- lo,chc gl'uni non. vadano nelleCri- íHanità dcgl’altri, noi iiacquetare- mo à quelle favie difpofizioni, chc vi compiacerete di fuggerirci} & in in qucfta manicra evitaremo loica- dalo, che potreb- bc recare nclla_» Spagua, & in Rop nu me, 5/ x en China • Quanto â noir tlnoS è los pueblos de loi otros txmbien pxffx- remos por qualquier con ciertõ moderado, que V. V. or denar ey con eflo efeufaremos no pequeno efcandalo que à de aver en Ef- pxiia y en I{oma, ft alia fe averi gnaru cofas femejantes. E 3 Te~
  • 5 8 Letter a del Sig.^íbbate ma la notizia di quefte pendenze. Finalmere pre¬ go V. R. dimpie- gare tutta la fua_» Religiofapruden- za à íollecitaro 1’ ultimatione dl queft’ affarc , ed à riílcrtere, che non torna in con¬ to alia Compa- gnia, che quefte cofe íi publichino in Europa,mentrc ponno dichiararíi coftiíenza ttrcpi- to, econ maggior honorc di V. R. e delia fua Religio- ne. Queft’è I’ofter- ta,chegià lefeci,c novamente le re¬ plico con quefta_> mia . Io ípcro di ricevere una rif- pofta, che confo- íi; non íolo i miei - Re- Tesè le T. V. con fu micha prudência y Cbriflian dad y confi- dere que eflas cofas piden averiguarfe y no le ejlà bien d leu, ‘Cotnpanta , que Je dè tangrantrueno enEu- ropa pudiendofe d qui averiguar con mitcba ventaja de V.V. y de fu1 Orden como tengo ofrecido y de nuevo ofrefeo. Efpero muy alegre refpuefta rio fo>lo para mis\digio- foisfmo d los ingeles dcTa^, y al xAutbor deella y que febade celebrar en el Cielo li la hwvieremos enCbi- na , cuja perfona._» Cuarde Dios porfeli- pes anos. Minila y Marfo 5. del 1639. anos, El buen fucejfo de
  • diLionne. ’59 Rdigiofi’i raà an- deefle “Padre nueftro che gl' Artgeli di depende de lavolun- Pacc, ei’Aurtore tad de V .T. y ajji Icl» medcmo dcllâ Pa- cuenta que fe à de- ce . dar â Wueftro Senor Si celebrará que- fera de parte de V.V. fta ia Ciclo,quan- Fr.Carlos Clementes donoi lagoderc- GanTrovincial de S. mo nella Cina. II Domingo de Philip- buon fucceífo di pinas. queft’aftare, R.P. dipcridc da voi. Cosi toccarà à V. R«di rendcrne co¬ to à Dio, quale qnicgo àdcgnaríl di confervarc la_» fua cariílima per- fona per molti anni felicidimi. Manile'5. Marzo 163 9.Fr.Cario Cle¬ mente Can Provin¬ ciate di S. Domenico delle Filippine. * II P.Clemeate Gan, è flato due yoltt-» Provincialc della fua Prayincia, Provi fort-» del Vefcovato della nova Segovia, Cotnmif- £ 4 fano
  • 6o Letter a del SigUbbate Eccovi la rifpoíla, cie diede à qtte- fta fua Lettcra,il PadreEmanuel Diaz Vifitatore della Compagnia IL P. Gio: Batti- ftaMoralez mi hâ iaviata ia Let- tera di V. R. data fotto ii 5. Marzo del 1659. Vcggo dalla medema, co¬ me lei deiidera_>, che conveniamo nella maniera di promovere lacõ- veriione della Ci- na; ccheliPadri della noftra mini¬ ma Compagnia--, quali ii trovano coili, vniti con_> quclli dellc due SacrcReligioni di S.Domenico, c di S.Franccfco, con pa- OTadre Fr.Iuan Bautifla dcMo¬ rales mt mandou bua carta de V. V. Fjna dc 5. de Marfo dc-a 163 9. En nue F.T. degia que nos una¬ mos no prodedimento, e modo de promover à converfaò da China os Tadres de noffo-j rniiima Companhia_» qut la cflarn,e c(live- ren con os das duas fagradasEeligioens de S.Domingo y S.Fran- eifeo, conpaj' equiota- cao emprendamos, e coniQ efquadrcs de• mos cada hunpor fit parte [universal bate- ria fariodelS.Ufficio , Gran Miifionario , &è morto in concetto di fantita: Merita pírciò d’effere creduto .
  • DiLionne. 6l pace, Sc unionc intraprendano di dare, ogn’uno per la fua parte,un'af- lalto generale,air Idolatria di que- fto grand’lmpero. In primo luo- go , lo vi rendo mille grazie deli’ onore che fate al¬ ia noftra Compa- gnia cor. volerla_> aggregare à cosi Santa Religionc, per fare l’imprefa della converfione deli’Aninie. Non è poca la confola- zione, che fen- to in vedere li Padri della mia_> minima Compa- ghia uniti con V. P.RcverendiiTuna c turti li fuoi Re- ligicríi,aííai piu le- gnaiati in Lcttete ritt d Idolatria defle grande Imperio . i I T primeir ament cj don muitas graças à V. T. Bjha por quer- rer honrar nofia mi¬ nima Companhia con à ajuntar à fua fagra da Religião neftas tpre^as das almas, y nab tenho piguenas cofolaca'ofe nab muy- t a grande ver combi¬ namos os Taures dc- fia minima Compa¬ nhia ton V.Tt ~Ffha, e feus I{eligiofos,tan¬ to maij aventai ados conbecidamente en le- trasTrudencia,y vir¬ tude por que efla mef- ma Tag_ procuramos ea todos os 15. ò 20. anos
  • . 6 2 Letter a del & in prudenza, e virtu* Querta lanta unione, la procil- rarono già li no- ftriPP.nclla Cina; quindici, ò vent’ anni addietro,lot¬ to la direzione de* i trè miei Antcccf- fori Vice Provin- li > Giovanni II o- cher, Emanuele Diaz jfttniore , e Francelco Urtado ch’ al puefente è noftro Delcgato. Quanto à ciò, che V.R.mi ligni- fica delle cole cõ- tenute nel Trat- tato del P. Barto- lomeoRoboredo, Jo non bà altro à dire fe non che, egli rende¬ rá ragione di ciò che hdferitto. Lo lleflb, mihà detto qui- vi, che doppo d’ ha- Sig. Mbbate ahospaftados, que m China nos governa- rantres V. 'Provin¬ ciais , os Padres load de \ocha Manuel Diagjunior, e Fran¬ cisco Hurtado,e dele¬ gamos ao prefente. E quanto aoques referc enaquelle feu tratado 'do Padre B de \oboredo ndo tetho que diger fe nao qie clle dara rcg.io de que ahi efcreveu : fo me dixe à qui que depois de o publicar eft ivera en Manilas quafi tres mefes ,fem queV.P. nem algum \e-
  • diLionne. 6? haverlo publica- to,c rcilato inMa- nileper lofpazio di quaíi trè mcii, fcnza cheneV.P. nè alcun’altroRe- ligiofo I’ habbia detta cos’alcuna; di maniera che fopra do non mi refta dubbio alcu- no ,efuppongo, ch’ii "Padre haverá detteLi in ogni cofa la veri- td, Quanto al ri- manente, Jcdico, che mi è molto à core lo ftabilimS- todi quella pace, che lei tantodeil- dera. Onde defi- dero, e ne priego V.P., chcconve- niamo aifieme_> nclla midior ma- niera poinbilo pcrottenerla,poi- I\cligiofo feuydicef- fe cowga nenhuma-,co¬ que nejle particular nao ay que duvidar, Eajfynao difficulto que tudo quanto e)fe T.aver a ditto ferd apura verdade. Digo fegundaria* mente qne d mefnuus Va^queVJP.de %eja, eutamben de novod tenl>o procurado ate agora fempre igoal- mente, quando menor peioà y.V.ajfente~ mos na melhor forma que poderemos, pois toda à boâ re%ao di¬ ta, nao fe pode pregar o Evangelio de pa%
  • 64 Lettera del Sig.Mbbatt che alia fine, co- fe nab pacifica equk- me lei dice, il Va- gelo di Pace, non può prcdicaríi che in pace. Aggiun- go di pin , che 11 noftri due Padri Vice Provincial Emanuele Diaz, eFranccfco Hur¬ tado mi hanno di giâ feri tto, che ha¬ ve vano cerca to di procurare quefta Pace con li PP. di S. Domenico, e di S.Franceíco, con proporle P uí'o pratticato da’ no¬ ftri nclla conver- fíone de Cinefi; ma che qitelli l’ap- provarono con le pa¬ role, *eJtantofto la tamente. Digo ck >:o? voo porque yu and- giumsnte me efere- venrao iaChtnaos dons Vadres Vice Provin¬ ciais Manuel Diagj e Francifco Hurtado tinhao procurado efix pageom osPadr cs Do¬ minic anos, e Francif- canos, referindolhes o eflilo, que os nojjos Padresguardavan na coiverfaó dos Chinos e dies o aprovaraS depalavra, mas logo cn fepartindo o repro- varon por ebra , e Condenar an à os Chi¬ no conquem falavanf e ela he a ragao por- qte, y a o dixe por ve^es ao Padre Fr. Joan * Nel profeguimento delia Lettera,diecl- otto > ò venti pagine doppo queftaj un poco doppo la dichiarazione del P. Hurtado Gc- fuica , íi vedrà in die confine quefta pretcfa_* apfrtvatione di parole > dal che fi conoícer» ,
  • di Liomie. 6 5 la riprovorono collopre, e ne cõ- dãnarono la prat- tica trà Cinefí,‘cõ cul converfaya- no. E quefta è la ragionc, per cui hò già piú volte detto al P. Gio; Battifta Moralez, che era impofti- bile diconucnire feco su quefto pu¬ to, perch’èd’uo- po, che noi fiamo in- formati dal nojiroVi- ce Provinciate delia Cina dello ft a to prefente delleco- íe, quali fi muta- no ogni giorno nelle nove Chri- ftlanltà, in cui sé- pre íi fcuoprono no vi inconvenie- ti. Ora quefto Pa¬ dre ffoan Bdutifia de Mo¬ rales nao podia affen- tar con die efle ponto agora, porque par/c» iffo me era neçejfario informacao do “Padre Vice Provincial de China, de como le efiara de prefente as eottfas, quenai Chri- ftandales novas cada dia fe mudan e fe lhe van defcubrindo no¬ vos inconvenientes e die anda aclualmente vifttando as refiden- cias do T^orte de don • de me nao pode ref- ponder fenao da qui a muitos metres, mas fwgendomo eu 0 farcy a V. P. l{everendijfjt- ma. O come il Padre Fmanuele Diaz non hà faputo ben fervirfí delia Dottrina degl’equivo«i.
  • 66 lettera del Sir.Mbbate viílta attualmen- tc lenoftre Kcii- denze del Nort, e non può darini ri- fpofta,che frà mol ti mcfi. Quando 1’ haverá fatto,ne da rò avifo à V.R. Io però non sò vedcrecome fia_» poifibilc di flare queft’accordo in_> Manile, mentre li noflri 'Padri, che cold fi trovano non fono appieno informal de- gl’affari della Cina, non ejfendovi mai(la¬ th e cost eppunto rij- pofero unaltravolta, chefurono ricbiefti di conferire affieme per convenire nella me¬ et ema opinlone.f. ne- cdTario di Taper molto per rifol- vere si grand’alfa- rc, e percíò vi fi ri- OFagerfe effe aflen- to en ejfa Manila,nao ve\o coma poffa fer, pois noJfosTadres abi ( corno ya re [ponder a fitando bua ve^ os tquereran para efte (lento ) nao té plena .oticia das coufasde China en que nunca ifliveran e as que fe leven faber para efla ■egolucao fao multas muito miúdas e para tais fe nao pode fiber empouco tempo . De~> V. I{. Taternidade a ordem que for fervido e julgar de proveito para fe tomar efla re- fo-
  • dilionnc. 67 fichiede di mol- folttçad porque eudç to tempo. V.R. minha parte concor- rcgoli pureciò, rereipara ella qnando che giudicarà op- poder que pois vimos portuno perque- fta decifione ;che iodaJlamla parte non mancarò d’ impiegarvi tutte le mie forze; tan¬ to piu, ch’cffendo noi venuti dali’ de Europa aeflefinu do mundo, para nos unir com os Chinas Gentios efa-çcr hum mefmo corpo de Chri- Jiandadenao he regad cflemos divididos no modo de proceder na Europa à queft' converfao dos que ca eftremità del Mõ- faõ Cbriftaps e Reli¬ do per unlrfi con i Cineíl, c fare fe¬ to uno fteflo cor¬ po di Chriítia- nità nel Mondo, non ègiuftojche it ia mo difeordi nel modo di pro- curare la loro cõ- vcrfione, LiChri- íliani, e Religioíí, che fono colà , íi giofos e vao tanto avante de nos que fi¬ caremos muito honra¬ dos quando nos elles igualarem configo . 'Hpfio Sehor dè a V. T. B^everendijfima fua mao direita pera concluir efie negocio etodos os mais que emprender no fervido de Deos. Macao 26. desunho de 1639, avvanzano di ma- niera nclla perfet^ &c.Manuel Dia%. tione
  • 68 Lettcra del Si'yibb.ttc done, che ci ono. reranno non po- co,fe voranno ag¬ gregate^ render¬ ei iimili à loro. Prego a V. R. dal Signorelddio aju- to neceflario per la conclufione di quefto, & altri af- iari, che lei intra- prenderà per fuo fervigio. Macao aó.Giugno 1659- Emanuele Dial. * *•11 P.Diaz era Supeiore, e Viihatore-» Generale de’PP- Gefuit nella Cilia , e ncl Giapone. Rifpofe per ultimo al P.Gio.Batci- fta de Moralez, quale gl’iaveva prefentata_* quefta Letcera , e che loHmolava molco ad accontentadi, che li conregaflero in.Manile per cfaminare que* punt'quali inquietavano 1 Mifltonarj : che queflo fabhe flato il fuo defide- rio, md che non era in temp di farlo} flame , ch' haveva digid inviato d Rma il P. Alva rex. Se- tnedo con ti/.tte It Inflruúod , e feritture necefld- rie per fartifolvere quefle ajflcoltd dalla Congre- Ifl-Fili- gatione de Propaganda . E in fatti comparifce pin.pa.j, che il P*Alvarez Semeddi trovava in Rqma c.'i.pag. Patino ifyj.poiche inqiefto medemo anno
  • diLiome. <59 Due i ò trè picciole riflejjionifoprz quelle due Lettere. 1 Offervate bcne, che fouo date nell’anno iói9.Jcioèa dire due anni doppo la giuftificazione, chc li Padri Gefuiti pretendono lc fofle fatta da due Prelati dellc Filippine. vi fees ítampare un Libro delle Relazioni t [0 della Cina, quale dedico al Cardinale Bar - con/e/Ta- berini Nipore del Papa, &: in cui è intagliata no ioro I’effigie del detto P.Semcdo, con quefta In- ferizione Italiana . P. Alvaro SemedoPortugbefe nella^si~ ddU Compagnia di Gesà vnntto d Roma Procu- bliottca ratore dtlle Provinde del Giapoite, e della Cinzs geu> nell’anno 1642. Nella Prefatione di detto Li- ton pa. brojdice quefto Padre, ch’egli è flato 22. an- „;na ni nella Cina : E nell’ultimo Capitolo del6 rt’ medemo Libro inoílrá aíTai chiaramente, ch’ egli è venuto à Roma à finedi perfuadere al¬ ia Santa Sedechenon folo era neceffario di permettere à Cinefi convertiti l’efercizio de’ loro antichi Riti, e Cerimonie Religiofe fen- zaobligarli à Decreti, e Leggi della Chiefa ; mà ancora, che non era à propofito, che nel¬ la Cina vi foflero Millionarj di Religioni di¬ verte. Ciò non ollante,come che egli fu un . pocotroppo fincero nelle Relazioni, che fe- ce de’culti Cinefi, e che li PP.Gefuiti vidde- ro.che per la di lui Relazione li Dottori'giu- dicarono, che non poteffero tolerarfi, lo fe- cero ufeire di Roma > fubito ch’ebbero intefo F la
  • yo Lettera del Sigst bbate z Fate un’ofl'ervazone particolare fopra ciò che il Padr Clemente Gan dice del P.ilpborcdc ( che un Padre Geíiiira Apologilta (ella Compagnia come il Padre le Teller, e che da Ma¬ cao era andato a Maaile) cfingolar- rnente a quefte parce. In quefla ^ípo- legia confejfa à nomefuc, e de'fuoi Superiorly di cui ordine egli fiprotfta di parlare, che tutto ciò chenoi J{ehgioj di S.Domenico, e di S.Francrfco diçiamo, dcTeTfiph^ltari,Imu¬ gi ni, Sacrificj, Miniflriy^í dora^ioni, & al~ Confiefa P’e cerimonie, è venffino . jEccovi il con- aiu e«_j cctto, che qnel P.GcfuIra faceva delle ívombrt Rclazioni mandate a Alanile dà PP. Jtyuvc. Domenicani, e Francíçani. Non cre¬ do la venura ín Europa de P.Gio: Battifta de-» Moralezj qual’arrivo in Venetia a’2. Gcnna- ro dcll’anno 1643-• coche 1’importava di molto , per haver luogcdi difendere la loro opinione çon diíTimulat il fatto > e dire un_» giorno ciò che dicono >refentemente , ch’il P.Gio:Battifla deMorlezandò improvifa- mente à Roma , e che vi octenne il Decreto del iáq^.fenza che lorcne fofiero avvertiti • E pure non ponno già ipiorarc , che uno de’ dieci Qualiíicatori dcll: Propolizioni efpofle dal P.()io:Battilla de >oralcz>era un Gefui- ta, il quale non manccd’afiiftere à tucte le—» Congregazioni , che Ifecero perlo fpatio di I4.tneii,di quindicii quindici giorni•
  • di Lionne. 71 do già, che dirannojche il Padre Pro- vincialede'Dominicanl nello fcrivere chefaceva al Viiltatore de'Gefuiti, habbia potuco imporre ciò falíamen- te alP.R.oborcdo;e qucfto it confcrma maggiormentc dalla rifpofta del detro P.Vidtatore, in cut dice, Iofuppo; , che il T.^pboredo haverá detto in ogai la verità. 3 Apparifcc pure dalle fueparole, e dell'Idolo Chin-hoang, che qucfto Padre Gefuita pretendeva dtfendere ie pro- tcfte fatte avanti à quell’ldolo;Mà di quetlo puòefícre , cheae parleròal- trove piu à lungo . 4 bi può vcdere da ciò il deftdcrio, che hanno havuto i Domenicani di trovareimczzi perunirfi co’Gcfuiti iino ad efibirfi di convcaire nel loro ieatimcato, e contenrarii di vederej qualche probability ndl’opinione.» della Compagaia, temendo d’dlerej obligati di porrare quefta Caufa in_> Eiiropa per timore dello fcandalo,che potrtbbe fuccedcrne in daaao della Compagnia. Ala ciò che fà piu à propoiito per li due Prelati dellc Filippinc; dalla rifpo- F a fta t Mas in* Sendo po. í0 que^ij ere.
  • 7 z . Letter» del Sig.^íbbate ftadcl Padre Viiitatore dc’Gciultiil vedc chiaramente, cheli Gefuitidel Manile non vollero in cont’alcuno conferire queftc materie co'Domeni- cani;mcntre fcrive, die cosi hemno ri/pojlo Commay ajtre volte, cbe fitrono ricbiefii di fare quefta. dtr'lnT (ieffa unione. 11 Padre JEmanuele Diaz dice efprciTamcnte nel 16390 che li fuoiPP.di Manile noniono benein- formati dclle coic della Cina.Lui ftef- lb eiTendo in Macao, ch’è à dire nella Cina medema, non voile fecondo il rapporto delP.IeTellier impegnarfi à rifpondere à dodeei cjueilioni del Pa¬ dre le Moralez, con lire, che le con- veniva afpettare larfpofta del Padre Hurtado, quale nor poteva venire, che mold mefidoppo. Cio fuppofto, io domandarei vo- loiiticri al Padre LcTellier; per qual forte di miracolo li me Vcfcovi dclle Filippine nel 1637. f fono trovati in_> flato di giuftificare i PP. della Com- pagnia, contro d’ingiufte acufe ? Qual miracolo le à íàtto conofccre, che li Domenicani, e Franceicani havevano torto, e li Gefuiti ragioneunentre.na- turalnietenon l’hanopotuto fapcre,fe non
  • di Lionne. 7$ non perche, e gl’uni, e gl’altri llano comparil avantidi loro, il che non è fucceiTo ? Per forza di qual miracolo quei. due Prelati il fono trovati piu in iftato di difendere laCaufa de'Gefuiti, che non fono ftati li Gefuiti medemi di Manile due anni doppo ? Per qual miracolo ne feppero piu in Manile nel ió37,diquello chettc feppe in Macao nel 163 9.ÍI Viiltatore de’Gefuiti, che fi dichiara haver bifogno d’afpettarc piu meli la rifpofta del P.Hurtado per rifpondere al Padre Moralez, & al P. Provinciate dellc Filippine ? Tutto grand!, che llano quefti miracoli,non è però molto diiHdle di comprendcr- nc il miftero, à chi hà qualche pratti- ca delle procedure de’Gefuiti. La ragione,per la quale li Gefuiti it pigliarono la cura d’informare iiij particolare quei due Prelati delle Fi¬ lippine, ôc in quel mentre il Padre Viiltatore non voile rifpondere cos’ alcuna al Padre de Moralez, ne cntra- re indifculfione dcgl’affari con ii Pro¬ vinciale de’Domenicani; è quella ftef- ft, che voi avete veduto co’voftri oc¬ elli, à produrre poco doppo un limile F 3 eifet-
  • 74 Letteradel S’g.Jlhbitt effetto, qual’e,che il Padre Lc Tellicr pretende trionfarein Parigi di quelli, ch’accufano d’ldolatria 11 Gefuiti del¬ la Cina ; Chiama qncfte favole_> vecchie che il rinovano ; e pure li Padri Gefuiti della Cina, quali noi habbiamo piu volte follecitati amo- ftrarci li fondamenti della Compa- gtiia, voglioii di lcguitarne lapratti- ca, quando haveilimio veduto di po- rcrio fire in cofcieniza, non 1'hanno giamai volutofore.. Ciò non deve_> punto parervi ftrano; Si regolano in_> quedo , come li bravi Capitani, quali cercano d’attaccarc gl’Inimici dalla partepiii dcbolc,& hanno gufto di giocarc, come fi fuol dire , fuliicuro. Li due Prelati dellc Filippine colti di nafeofto , non erano certo in qucfte_> materie degl’averfarj mol to da temer- fi, ne in Hiato di reíiílerc à ciò che po- teva dire Ja Compagnia, quand’anch’ el la nõ haveffe detto cos’alcuna,di fo- ilanza. Non era dunque grand'incon- venientc d’entrare fcco in qualchc fpecicdi trattato particolarc; mà non era ciòcosi facile con il Padre Mo- ralcz, quale era un poco piu in iilato di
  • di Lionnc. 75 di rifpondere à PP. Gel uiti * Era pari-* mente aíTai facile al P. Le Tcllier di giuftiticare la Compagnia appreflo gente non informata» e ciò anche con provre c ragioni cosi deboli, quali fo- no quelle, che hà apportate . Et io ni‘ imagino, ch’il di lui Libro habbia_* fortito in qucíla parte 1‘cfietto , che non fperava, Sapeva ben’egli, che in_* Francia noh v’ erano Perfone à pieno informate de’diritti della Parte con¬ traria,ne dc’fatti,che gl’ha appottáto: c quanto a noi, che íiamo nella Cína, può effere íuíi imaginato > che il folo pefo dell’autoriti della Compagnia_* dovcíTc opprimerci, ò pure, che il credito de’Padri di Parigi havercbbe tanto di forza per chiudcrci la bocea ; che perògl è parttfo poc’incõveniête d’infultare in Parigi contro gl’accu- fatori delia Compagnia .Puoanch'ef- fere ch'egli habbia in buona fedefii- mata ridicola, ò poco fondata 1’accu- fa, che il formava circa queílo punto contro li Gefuiti. Mi eglino vedono benifíimo,che le cole non paffano co¬ si nella Cina.Sanno molto bene , che non ècosifacilc di trovarei creduli F 4 sú
  • 7& Letter a icl Sig.jlbbate sú di quefto punto.LcPerfone.chc ftã-. no in Parigi, eifendo niolto lontane di crcderti ingannate dalla forza delle loro ragioni, li appigliano alpartito di sfugire quãto poíToao.Ciò è, parla¬ do umanamête, e fccõdo la carnejun’ opcrare con prudenza.Poichin far ti, die giudicio può dare gente di retta_» intentionc, mentre vede, chc la Com- pagnia, che già dà cimquant’anni è ac- culata non foi o da Etrctici, come vor- rebbe dar’adimenderte il Padre LcTcl- lier, ma da corpi intricridi Religioíí, di permettere l'ldoUatria, non liaíl iin’ora arrifehiata di fir comparire al Publico un Libro, cheinGnui li fon- damenti, su cui s’appDggia quefta íua Permillione; E chc Miiíionarj, quali con buona fede le dicono d’havero fcrupolo di feguirela prattica delia Compagnia; echecniedono d’eifere Illuminati; che li offcrifcono dipor- taríi a tal fine in qualfiuoglia lnogo delia Cina, che le verrà afiegnato, per proporre le fuc difficoltà, non pofía- no ricayarne da loro, ò ragionc, ò di- chiaratione veruna ? S’ eglino folTe-ro conuinti dalla verità delia loroCaufa» non
  • di Líonne. 77 non doverebbero cirerc i primi a bra- marc, che fe ne vcdeffero le ragioni i La cofa parla da fe nicdcma. Cade fo pra d'un’Huomo,un’ingiufto fofpetto di qualche dclitto; può egli defidcrarc di piu,che di addurre le ragioni,ehe lo giuftificano?Hi egli dei probabile,che la Compagnia,qual’c cosi rifentita ad’ ognijbenche minima, accufa, ricuíaíTc come fà di venire al particolarc d’un’ accufa, che fe le dà in materia d’Idola* tria, fe foffe íicura delia bontà delia fua Caufa ? Ma per far ritorno a duèPrelati del- le Filippine.Se voi mi domandate, co¬ me habbiano potuto fcrivetc ciòch’ hanno feri t to; vi rifpÕdo.Primieramé- tejche del fatto io non ne sò nulla. Sc- condariamente; che dicano come vo- gliono,che 1’anno fatto,purchc nÕ di- cano, che ciò conduce all’affarc di cui fitratta, poichedoppo quello, ch'è flato detto, ciò farebbe un voler’in- gannare fe mederno. Per terzo: Po- trebb’cfferc, che li Gefuiti avertiti del- le primeLettere dedue Prelati,fuífero venuti a dolerfene feco; ad afíicurarli, che quelle crano calunnie impoífelej
  • -yt Letters! del Slg.^Abbsite Che non potevano credere determina-* tamente una cofa, che li Gefuiti ne- gavano, c della quale non ne haveva- no iln'al prefentc notitia baftante a rcndereccrto ilfattoj echeperciò li fupplicalfero a ripararc al danno fatto alia Compagnia con un’accuia preci- pitofa. Tutto ciò sêbrava giuftiflimo: e cosi haveranno potato ottenerc quella forte diritrattazione dicui par- la il P.le Tellier.Nientcdimeno quella fe pur’e tale, quale la dà ad’intendere (farebbe però bene che producefle le Lettere) haverá di ficuro paiTati li giufti termini che doveva havere, co¬ me mi pare haver dimoftrato. Mà com’unqueila data la cofa, egliè al- meno certo, cheil Padre LeTcllier nonhà potutoinbu.onafede,c con_> verità ricavarc, da quella pretefa Ri- trattazione, gran prova de’l’Innocen- za de'PP.Gefuiti nella Cina 4 Quanto alia Reladone, che lieguc cavata dall’Iftoria del Bartoli, io cre¬ do , che voi medemo haverete intefo dalla bocca de’Domenicanl, ch’ella contiene tantefalíità, quante parole; Etinfatti il Padre Le Tcllicr non nc rap-
  • di Lionne. 79 rapportá altra prova, che 1’ Approva- vazione del Maeftro del Sac-o Palaz¬ zo,dalla quale ricava 1’autenrica prin- cipale delfuoLibro. Pretende, che doppo quclta non refti pin luogoa dubitare di ciò che há detto ilP.Bar- toli'; poiche (dice) fenga dubbio non farà ac- cufato il Maeftro dei Sacro Talado per ha¬ ver lafeiato pajfare in que ft a materia cos al- euna, che pojfa effect contraftata . E' tanto ftima favorevole allaCompagnia que- fta ragionc, che non íx contenta di produrla una,ò due volte. Ecco conic ne difeorre quaíi in forma di recapitu- latione nel fine del mcdemoCapitolo. Se le Sterie, che hà ferine su la fede del Teatro Gefuitico fofferovere, ò pure credute tali da TT.di S.Domenico, è egli credibi!c-a > che il Maeftro del Sacro Talado haveff,L> approvata, come hòfatto quella del Bartoli7 che fegl’opponeformalmente: Cioè à dire; ha- verebbe egli voluto tradire glinterefft delia verità,e deliafua cofciêgafta riputationed’un si gran numero di fuoifratclli]l’onore di tutto ilfuo Ordine, è quello ftejfo della Chiefa, con autorÍ7xre unLibrofil di cuiM utore fa vedere benche congrandifftma modeftia, .efen^a no- rninare perfona alcuna, il fallo, a cui un buon
  • So Letter* del Sig^bbate gelo haven* a fatto inconere i fuoi fyligiofi , ' e le confeguenge faflidiofe, cbe di Id ne na- cquero, tanto fopra di loro > quanto deglialtri MiJJionari, e Crifliani della Cina ? Efsendo dtinque il "Padre Maeftro del Sacro Palagpgo cost bene informato, c om'era di tutto qtiejl' ajfarc, ch' era flato afaminato, per tanto tempo allafua vifla im I[oma ( ciò noiu è mai ftato cfaminattoana le que ftioni che ii iono efaminaite,fono ftate mol- to lontane da queftii fatti, See vergo- gna di confondere a mio giudcio, che fe egli fofie Maeftro del Sa;ro Palazzo, oc- correndole qualche cola, che non_> foffe vantaggiofa allaCompagnia,non. la lafciarebbe pafiarc a meno, cbe nulla tragiverfatione negari poJJit.Et ancora.... Ma ciò non oftante, non mi pare,che il fuo difeorfo habbia gran forza. S'cgti
  • di Lionne I 81 S’egli havcffe voluto parlare con-« efattezza, non haverebbe detto, ch’il Maeftro del Sagro Palazzo hà appro* vata, & autorizzata la Rclazione del P.Bartoli, ma folamente ha permeifo che ft ftampi il Libro con quclla pa¬ rola imprimatur, nella maniera che di- cono in Lione, lo non impedifco per il H?. Tutto che il Maeftro del Sagro Palazzo fia fcmpre un Domenicano, nelle funzioni però della fua carica_>, egli non opera come Domenicano, ma come Miniftro del Papa ; c ciò il P.Le Tellicr non può negarlo. Molto meno può negare, che nelle licenze, ch’egli dà di ftampare i Libri in Ro¬ ma, non habbia certe regolc determi¬ nate , c ch'il Papa, che J’aflunfe a tal carica non le diede l’autorita di nega¬ re a tutti lalicenza di ftampare i Li¬ bri, ove íi títoverà qualchccofa, che non piaccia a Domenicani; & in par- ticolare, che nelle difputc, che verto- no tra Gefuiti, e Domenicani egli pofta far ftampare ciò ch’e favorevo- lea’Domenicani, erigettarc cioche li Gefuiti vorrebbero dire dalla fua parte.
  • 8 z Letter a del Sig.^bbate parte. Se ciò fofle,udircifimo il bel ru- more da’Geium,quali non fono trop- po flemmatici: 11 Maeftro del Sagro Palazzo havcrà letta, ò fattaleggere la Storia del Bartoli, per vedere fe conteneva cos’alcuna contro la fede, ò 11 buoni coftumijcomc fanno liDot- tori che approvano i Librl, e non per cfaminarc, fe tutto ciò che hi dctto, è vero, òfalfo. Lawita dun’Huomo non baftarebbe, & iil Maeftro del Sa¬ gro Palazzo hà altri ;affari, che qucfto efame. Lcfarcbbe cuò ftato impolTibi- lc, quando anchel’avcfle voluto fare. Convcrcbbe haverepcrduto ilfenno per dire, che un’Huomo,che di licen- za di ftamparc una Rclazione della Cina, del Giapone, dcll’Indic, come la Storia del B*rtoli,Cit obligato a fape- re, che tutto ciò chevi ii dice fia ve¬ ro , ne vi ha d’uopodi gran iume per vedere, chefidesejlptnes^iãorem. Co- si il Maeftro dei Sagvo alazzo hà ntolto ben giudicato, ch’egli non in- correva in impegno veruno, con per- mettere la ftampa del Libro del Bar¬ toli . Ne io-voglio timpoco credere, cheii Pp.Gefuiti cotcorrcflero a con¬ cede-
  • AVLionne1 $3 cederc, che il Maellro del Sagro Pa- lazzo poteffe obligarc il Bartoli a mo- ftrarle 1’autentiche giuítificazioni di quella Storia . Di piu li Domenicani, ôcaltri Religiofi hanno avute co$- troverfie famofe conrro li Gefuiti del Giapone.il P. Bartoli lc racconta a íuo arbítrio, e tuttc in vantaggio delia Compagnia f 11 P.Le Tellier potrà di¬ re , che il folo Imprimatur del Maeítro del Sagro Palazzo haverá la medema forza , come fe il Maeílro del Sagro Palazzo avçflc dati tant ordini con- traditori contro li Domenicani in fa- vore de'Gefuiti? Ciò è aflordo. E pure queílo è quello, che prova il difeoríb delP,LeTellier,e fe non prova queílo, non prova nulla, Tutto queílo non ferve ad altro, cheamovcre la voílra confíderazio- ne alia debolezza dcirargomcnto dei P.Le Tellier; imperoche íicome que- . fto pretefo atreílato non hà forza, fe non fui fuppoílo, che li Domenicani delia Cina riconofcano la verità di ciò, che ha dettoilP. Bartoli, echc voi niedemo havctc veduto quanto íiafalfo, & affordo, voi già fapevate bc-
  • S4 Letter a, del Sig.^ibbale beniífimo, che ciò non haveva forza alcuna:potrà per fcrvire al SignorBri- facier per far conofcere, che non do- veva lafciaríi forprendere dalla falfa apparenza deU’eloquenza di qucl Pa¬ dre . Ma eccovi un’altra prova dd P.Le Tèllier, in favore delia Compagnla. Qucfto è un Tefthnonio occularc un Domenicano delia Cina. li T. Garcia j ma pero il vero; Impeiroche ci dicono, ciòche nella Cina iun'ora non fi íàpe- va; che de’Garzia \a ne íla un vero, ôc un falfo. Di quefto vero Garzia dice il P.Le Tellier, che conofccva per ifperienza labuona volontà del T. .Aleni. Sopra che vi priego di dire in paffando al Signor di Brifacier, che fe giaraai li Domeni- canifanno conofcere al Publico ciò clVc fucceduto da p-incipio, traloro, c li PP.Gefuiti,íi vecrà non fenza gran ílupore qual íla íla ta la buona volon¬ tà delia Compagnia verfo di loro. Doppo di ciòrapporta una Lettcra feritta dal P. Garzia al P. Aleni del te- nore, che ílegue. ta M mi0 fcntimcnto (licegli) è che il fer- 5 22» Vigio
  • di Lionne. 8 5 vigio di Dio, nonricbicde che per molt'anni a venire ft prattichi altra mxniera di pre¬ dicate il V angelo in quefl'Impero, da quella, di cui ft fervono , e fifono ferviti final prefen- telivofiri “PT. Diciò ne bo feritto à miei Superiori, perche I’ifperienga del cattivo fuccefso,ch‘anno avuto li nofiri Tadri efiliati, ci fd conofcere, cbe 1 ddio non approva per ora, la loro condotta, tutto che fofse guidata da un buon gelo, qual'era di provare,fe le riufciva, per quefla flrada di convertire gl‘Infedeli; e perciò fono degni di feu fa. Il nojlro “P. Provinciate mi avvifa non* efser d propoftto, cbe li nojlri \eligiofi venga- nonellaCina, find tanto cbeil Tapanoiu habbia determinati i punti cbe trd noi fi con- vertono, temendo cbe per queflo noi fiamo oc- cajione difcandalo, & inquietudine d quelltu Chriflianitd. Mi fogiunge perciò, cb'io habbia patienga fin’d che fiavenuta la rifpofia Ppma . Il T.Francefcano, quale è qui in mia Compagnia, hd ricevuta la medefixma rif- pofla. * G T^on " * Nell’anno 1659.non v’eranella Cina_> alcun Francefcano», eflendone ftati fcacciati 2.p,c. ç per gl’artificj ,che li diranno ben toilo.Con- p0g, 2y viene dunque mettere quefta claufula della Lettera del P. Garzia nel numero dell’altre altera* oni che vi hanno fatco,per inlinuare ,
  • *5 6 Letter a del ig.^bbate T^on lafei dunqtte V Ffivcrcnga d'ajucarci ad ufeire di ear cere (noninapur anche il luo- ço, ov'era carcerato), te tew a panto , cbe noi )i difeopriam in publiio; pofeiaebe caminere- mo con ogni forte di ri^uardo, e fi proem are- mo la buona gratia é Mandarini, acciò ci lafeino affiflere con mggior liberta à Cbri- fiiani. Se una volta to efco da quefto impic- cio miguarder'o bene ditirarmeneaddojfo de- gl’altri, e V.\.lo vedrà.
  • diLionne. 87 deve haveria ftimata una prova chia¬ ra, come la luce del giorno. Per autcnticare maggiormente_> que/ta fua prova adduce una buona^ parte di quella Relazione in quefti termini. Trovandomifolo ne’primi annifin cui li mid C otnpagni furono fcacciati, ne fapendo ancora, cbe qualchc poco di lingua, e non effendomi facile,à caufa della perfecutione,di converfare co'Cbrifliani per apprenderla, io fcrijfi alcune L::tere al V.Giulio sAleni in una delle quali 10 pregài, chegià cbe egli V'Veva in pace nel- la fua Chief a, tcbevifitava li Mandarim , C il Vice Bf, ottcncfie da medcmi una Lette¬ rs, come gl era facile, acciò cbe il Mandari- no di quel Inogo lafdaffe di perfeguitarmi, e mirifpofe, cbe bavejfi un poco dipatienga. Doppo cbe voi tnavvifafie, che non era- y.mo in obligo d’andare à flraciare li Cartel- 11 inf am at or) contro la legge di Dio; rnàfola- I mcnte di rifponderlc, ò in fcritto, 0 in voce; e j cbe m’ordinafte, cbe ft sforgaffimo d’ impar are ' la maniera di trattare civilmente con li Cine* ft afine di guadagnarli,feguendo in do I'efem- pio di S.Vaolo, io fcrijfi al Tadre^leni, cbe noi non fir eft mo piu aniati per le ftrade, ame bavevamofatto , ma che si fareffimo
  • 8 8 Letter a del Sig.jibbate uniformati à loro. Cheperciò lo pregaYo ad infegnarmi la mniera di governami, perh- the effendo vcmuto da poco tempo nella Cina, & effendo femjpreflato prigiorie, non bavevo potato renderrmi prattico. Io le fcriffi cost, con tutta finceritàp e cordialità.Mà egli come cor- rifpofe alia mederna ? Fjcevè la mia Lette- ra; La fpiegò come le piacque\ la mando cl> Macao, percha fofse veduta da tutti, e poi fin' c i{oma, impomeniomi me. falfitd, con dire di me, che nella (Cina t’era nn Domenicano, ch' era della fua oppimone( ò per dir meglio che fe- gnitava li fuoin errori) circa lifacrific] dcgl' ^Antenati-, tutttocb'io baveffi volttio piutofio efsere poflo in Croce, brugiato vivo , e perde- re mille rite , che convenire ne’ loro fentimen- ti, quali io confidero , com'errori. Io non mi fono fin or a dijefo da quefli rimproveri. T^on mi fono punten doluto del V.^ileni, benches doppo quel tempo babbia feritto due volte /tj Macao . Ho fiimato , che dovefse baftarrni di fare la volonti diDio,& efequire cià mi com• manda il mio Superiore, e lafciare ch’il Mon- do dica cià che Vuole. Ecco( aggiunge il P.Le Tcllier con~j una fpecic d’irrifione) come benfovente la cofcienga cofiringe i colpevoli a tradire fe •medemi, mtntre cercano giufiificarfi. Dop-
  • it Home 1 %9 Doppo,per moftrare il difordine,in cui íi trova ( dic’egli) ilfalfo Garzia, riferifce un’altra volta la di luiLetter» chc hò addotta di fopra , tutta intiera séz’aggiungervi,nè diminuirvi una ÍI1- laba, temendo, chc li Lcttori non ha- veiTero ad infaftidirli troppo con an¬ daria a cercare alia pag.iSz. ove l’ha- veva di già riferita. Voi mio Lettore, fpero, che vi contentaretc, ch’io vel’ abbia copiata una foi volta. Doppo di chc moftrandoii fodif- fattiifimo di feincdcmo , conchiude: Che baft a leggtre quefta Letter a per conofcere> cb’era quella ch’il falfo Garcia haveva vedu- ta,e che hd havuto ragione di cercare it diffe- derjene, md non le nufclftmperocbe>per quan¬ to egliftcopra , non refla, ch’il teftimonio del vero Gargia non lofaccia mentire. Hò voluto riferire tutto quefto,ac- ciò che il Signore di Brifacier non m‘ incolpi d’aver celato cos'alcuna, chc pofla dare forza alle dimoftrazioni, con cui il P. Le Tellier fa forza à fuoi Lcttori. E veramentc: chc tutto ciò, chc hò rapportato fin ora dalLibro del Padre Lc Tellier,faccia forza a Pcrfonc, chc G i ftan-
  • 90 Letter a del Sig. della Gina,e leggono il detto Libro di pafldggio econ genio dicontradire atutto ciò ch’è contrario a’Gciuhi, edimendicare ragioni per diffender- Ji, ciò non mireca mcraviglia: mi che il P.Le Tci.ier,che pretende efler" informato del tutto , e di non dire fe non cofe,che convincano;che intende ípadaríi per mn mcravigliofo criti¬ co, pretenda, eme ciò faceia forza a fa- vorc de’PP.Geffuiti, io confcífo in ve- rità, che mi (i rende ftrano . Mi faria facile diternjinare in una foi parola queda controveríia, con moftrarvi ciò che dice il tfalfo Garzia, tutto au- tenticato, ecaivato dagl’Archivj de’ Domenicani dlcllefilippine ; má ciò farebbc un reftringermi troppo, 6c è ncceflario di prima difporre un poco 10 fpirito del P. Le Tellier a ricevere 11 colpo di quedo fulmine. Quando voi farete di ritorno in Pa- rigi, dom anda te, vi prego, al Padre Le Tellier, ovefondò queft’impoilibile, che cioch’egli dicc,elTcre del falfoGar- z-ia, non fia del vero Garzia 5 e quali fono
  • di Lionne. 91 fono le prove, die n’ha havUUto? Eglt non nc adduce altra , chc la Lcttera del vero Gaízia, qual’aflkura rcndere bugiarda quella del falfo. Quaudio non aggluiigcffi altro > credo , chc il P, Lc fellier, tutto fpiritofo ch’egl’e, íi trovarébbe molto imbarazzato a_. moíírarlo. Mà io voglio fare únâ propofta, quale fon certo , cheio íorprendcrà afTai meglio, fcvoigllela commuui- carcte 5 e lc fari vedcre, che li piu grand ingegni, e li piu favi critic! s’in- gannano qualche volta lion poco . Noa folo,la Lettera dd Vero Gar¬ zia, noa rende bugiarda quella del falfo; Non folo, queftc due Lettere s'accordano perfettamente tra loro; ma quella medcma Lcttera del vero Garzia, che rapporta il P. LcTellier per pro vare, ch’egl’era del parere della Compagnia circa le qucftioni che conccrnono l’Idolatria, dice efpreífa- menre, che quel Padre era di parere totalmente contrario;di maniera che, feíifoffe pofto indifputa tra li Do- mcnicani, e li Gefuiti, di qual fenti- mcnto foífeil Padre Garzia circa quc- G 4 fte
  • 92 Letter a del Sig.^ibb ate fte matcrie,haverebbero li Domenica- nipotuco con gran ragione addurre la Lcctera del. vero Garzia per prova, ch’ei non era del fentimento della Compagnia. Segno evidente del buon giudicio del P.Lc Tellier, che la por¬ ta per provare direttamente il con¬ trario . Conviene oflervarc, che li Domc- nicani non furono ditferenti di pare- re, e di prattica da’Gefuiti, Colo nelic difficoltà dell’Idlolatna, cd’altri caii di cofcienzajma che ancora lo furono, quanto alia manicra di veftire, d’opc- rare , di caminare, & in fine in tutto quel Tymlen, chc tanto difpiace, e con ragione. Li Geiuiti furono di parere , che non coqducelVe a\ bene della He- ligione,i! comparire in publico, fe no come Perfone nobili, con veftire fem- pre di feta , andare fempre in fedia, e mai a piedi &c. Li Domenicani al contrario rifolfero di comparire Po- veri, caminare fempre a piedi, veftire di tela &c.. Se udivano qualche cofa contro la noftraSantaReligione,fe gp opponevano publicamcnte, &aper- tamente. Se ii publicava qualche car¬ tel lo
  • di Lhnne. 9 3 tcllo ingiuriofo alia R,cligione, noa havcvano difficoltà d’impugnarlo,ím’ a ílraciarlo. Havendo qualche Gentile compofti Llbri contro la Fede Chri- íllana, andarono a trovarli, a rimpro- verarle il grave delitto ch'avevano comincíTo íenza fapcrlo, offerendoíí di provarle la verità delia noftra Fede con ben fódatc ragioni. Accaddè una volta, che un Mandarino ne fecc uno, & eglino non hebbero difficoltà d’ andarlo à trovare per cõtradirle(il chc le traffic contro qualche difgufto). Per altro io fono certo, che loro non ha- vcano impiegato tanto tempo,quan¬ to li Gefuiti ad impararc lc civiltà Cinefi; Qucfto non ponno negarlo i Gefuiti; mentreanzi èqucllo, che hanno fempre rimprovcrato à Dome- nicani. Da ciò li può vedere, che oltre alie queftioni dell’Idolatria , v’era trà quei Padri una gran differcnza ncl modo dipredicare il Vangelo. Ciò fuppofto ritorniamo alia Lettcrudel vero P.Garzia. Il mio fentimente ( dic’egli) è, che per molt’anni â venire, non torna a conto del fer- viggio di Dio, che s’ in tr aprenda ultra manic- r*
  • 94 Lettera del Sig.xAbbale ra di predicare il Vangelo in quefl’Impere, da quclla chebanno prattticato, e pratticanoli irojiri Padri final prefente.T ante ne hò fcrit- to a mid Superiori, mentre I'ifipericnga dell* infaufto fucce/so de noflri Padri efiiliati ci fa, conofcere, cb’Iddio non approya per ora leu, condotta ch'banno tcnuta , tutto cbefofsegui- data da un buon gelo di provare fe le riufch>x di convertire per qttefia jlrada gl’Infedeli J il cbe gli rende degni di fcufa . Turto dos'inreticle di quefta ma- nicra di predicare ill Vangelo, cíoè à dire, come lui mediemo lo dice ncl fi¬ ne della fuaLettera, che ii P.Aleni non deve punto tenere, ch’egli inav-* venire comparifcain publico, come faceva avanti: chccaminari con ri- guardojehe procurará d’incontrare la buona grazia de Mandarini > e fi ren¬ derá piu cauto pernon tirarfi addoiTo nuovi imbarazzi. Ciò non s’intende in conto alcuno delle queifioni su l’ldolatria &c. Màcome proveremo ciò al P,Le Tellier ? Non v’c niente di piu facile. Le parole ftefle della fua_> Lettera ce nc danno la prova. Il nofiro Taclrc Provinciale (foggiunge egli ) mi bd feritto, non cfser bene, cbe inoflri \eligiofi
  • di Llonne. 9 5 vzngano in efuefl’Impero dèlla Chia fin’d tan¬ to, che S.Santità habbia dccifo 1 punti, in cui noi ftamo di fentimento diverfo da voi.Que- íle parole, 7f_oi ftamo di fentimento diverfo da voi, dinotano, ch'egli non convie- ne in tutto nel fentimento dc’Gefuiti. Ora il P. Lc Tcllicr può ncgare , che li punti circa cui erano di parere di¬ verfo,íiano li punti controvcrtiti delij Idolatria ? &c. Sc ne dubitafíe, baíla- rebbc, che faccífe riflcíltone alie paro¬ le precedenti,che lo moftrano chiara- rncnte, ftn a cbe Sua Santità habbia decift li punti&c.Si può mcttere in dubbio,che li punti, quali Sua Santità doveva dc- tidere, folíero quelli, che le furono aropofti doppo dal P.Moralez ? Non * egli ridicolo, che naentre quel Padre ÍI dichiara di fentimento diverfo dalla Compagnia, il P.Le Tcllicr ÍI ferva_, del fuo íleffo detto per provare> ch’ egli era del fentimento delia Compa¬ gnia ? Sc ciò non baila per dare al Padre LeTellier Ia vera intelligenza delia Lettcra dei vero Garzia, voi potete dirje chehavete veduto con gl'occhi voílri un trattaro fatto dà trè PP.Do- meni-
  • çS Lettera del Sig.*Abb
  • di Lioone. 97 nofcere lafalíità dimolte cofe, chc hà inoltrato il P.Le Tellier. Havendo queftoPadre cfequito 1’ordinc dclPro- vinciale,le hà prefentato un feritto su queda materia in cui íi contengono molti eftratti autentici da un Notaro Apoftolico . 11 Provinciale vedutolo, e fattolo vedere ad altri Padri gravi delia Provinda, hà confermato il tut- to, & hà inviato qucft’anno à Dome- nicani nella Cina qucílo feritto in_» buona forma,acciòchc havcflcro ncl- le mani un’atteftato autentico contro lç falfxtà pretefe, e riferitc nel fuo Li¬ bro dal P.Lc Tellier. £ quedo c qucl feritto, da cui io hò edratta la Rela- zione che hà fatta il P.Moralez, delia cerimonia chc vidde in Moyang nel Tempio degl’Avoli, & inavenirc po¬ tro anchc edrarne qualche altra cofa. Frà tanto fatte rifleflione à ciò che io virapporto qui parola per parola di quedo feritto, e vedrete, che la mag- gior parte di quello che artribuifee il P.Le Tellier al pretefo falfo Garzia vi fi trova in teminis.
  • 93 Letter a del Sig. Mbate NEgl’ Archiv; di qucftaPro. vincia trovaii ua’ cftratto autentico d’una Letteradel Padre Gio;Garzia fcrltta da Tinteoi 27. Settcmbro 1648. In efla egli racconta il niar- tirio del P. Capii- las, e molt’altrc cofeappartcnenti alia Miflione del-» laCina. Neliinc diqucfto eftratto vi è fortoferitto il P. Gio; Battifta_> Moralcz, quale inqualità di No¬ taro Apoftolico. In'Vrbe, & Orbes fa fedc, & attefta, che quella copia è fedelmente e- ratta da unaLct- * tera Originalej, ch' HMllafe en cl Arebivo de fia 'Província un trasla¬ do autentico de unas carta qel Padre Fr. luan Garcia eferita *Tin-tcoa 27.de Septiembredc 1648. enque dà cuentadêl martírio del Venera¬ ble Padre Fr.Fran- cifio de Capillas,y de otras much as co^as tocantes a aquellas Mifjionde China,que albien del dicho traf- laio efla untcflimo- nio del P. Fr. luatu, Bmtifla de Morales, enque como T^otario Mpofi/m Urbc, Sc in Or be , dà fee y verdadero teflimonto, como la dicha copia cs fielmente facada de una carta original que el Padre Vicario Pro-
  • di Lionne, 99 ch’il P. Gio:Gar- Provincial Fr.Juan zia Vicario Pro- Garcia del Orden de vinciale dell’Or- dine de Frati Pre¬ dication icriffio dalla Cina, quale firma & invia al Padre Provincia- le della Provinda ddSantiflimoR.0- fario delle Filip- pine, & il medefi- rao è firmato, contcftato da PP. Gio:Polaco,eVit- torio Ricci, quali hanno firmara, e figillata quella_> copia. I11 qucfta_» Lettera dunquo, dice il P. Garzia, ch’ in cfecutione degl’ ordini del fuo P.Provinciale hà fempre ricer- cato di vivere in_> pace con i Padri della Cõpagnia,e di Predicatores , eferi- viò defde China, fir- mada de fu nombre,y remetida al Rcvsren* do "Padre "Provincial deefta Trovincia del Santo Rofario dePhi- lippinas . T lo mefmo teflifican de fu letra y tnano, y firma el Re¬ verendo Padre Fr. Juan Polanco, y el Reverendo Padre Fr. Viclorio Riccio. T ert dicha carta d'v^e el dicho Pr.Juan Gar¬ cia , que obedecienio a las ordenes,del Pa¬ dre Provincial, ftem- pre a procurado cflar en Pa% con los PP. de la Compahnia, if tener con ellos buena conrefpondencia , y conformarfe con ellos entodo loque es con» for-
  • I oo LttterA del Sig.iAbbate di conformarii à loro in tuttociò che foflfc conve¬ niente alia ragio- ne, & alia Fedej Cattolicajma non già inquelloche le foffe contrario. Cio non ft pua ( fog- giunge cgli)perche la verltd deveprefe- rirfi d tutto; magis amicaveritas", Io fco- no prõto à perde- rc la vitaffono fue parole) pcrladi- feia della noitra opinione contro il Culto de Morti &c. Cosi hanmo fatto li miei due Santi Compagni, che di prefento fono in Cielo.* E forme a ra^on,y bue- na dottrina Catholi- ca; pero en lo que no es ajji nopnede, por¬ que magis arnica-» veritas bafia darla rida ( fon palabras fujas fomales) en de- fenpa de nueflrafen- tencia cotra los abue- los, &c.Lomifmo an becho mis dos Santos Companberos , que efian en el Cielo. * Quefti fono 1! Venerabili PP. Francef- co Capillas, e Francèfco Diaz , il primo dc quali fu il primo Martire nella Cina perla
  • ui Lionne. E doppo d’ha- vcrdetto,chccgli havcva fcritto l'o- pra di ciò piu lct- terc al P. Giulio Alcni profeguifce in tal manicra. Doppo, chcio hò ricevutc ( con¬ front ate in granja ca¬ ro Signor Char mot queflo , con cio chejs dice il pretefo falfo Garcia) leLctterc in cuiV.R.mi di- ccva, chc liMini- ftri del Vangelo non fono obliga¬ ti d'adare à ilrac- ciarc gl'Editti in- famattorij dcllaj. legge di Dio, mi chedevono folo rifponderlc, ò à voce,ò in ícritto, 3c tor T defptes de ay cr di* cho quo avia ejerito yarias cartas al Ta- dre Júlio u(leni e«_» orden a eflos puntos di*? affi. Defpues qtiereçe- vi ( ccnfronte^ eux auce ce que dit Icj faux Garcias) dc V.T{.c art as en que~> de^ia que nonos obli- gavx a los Miniflros a falir a romper los carteies pueftos con¬ tra la Ley dc Dios,li¬ nt a refponder de pa-~ labra o por eferito. Item det^ia V. l\. y nos encargavx nos dedicacemos atomxr travajo de prender fus cortesias, y modo para tratar con ellos H cor- fede j Sc H fecondo mori in opinione di fan- ticà da una percolla, che riccvè net petto da un Inudele inodio delia fua bontà.
  • 102 Lettera del Sig. bbate & in oltrç ci cíbr- tava ad infornuar- ci bene delle civil- tà Cineíl, c delia manicra honefta del loro vivere à fine di captivarli mcglio fecondo refempio, chc ne diedcS.Paolo;ioin cõformità di quie- tfi averthnenri ri¬ ce vu ti da V. R. ícriííi al P.Geíui- ta , che noi noiu fareífimo piíi an¬ da ti per le[publi- chc ftradc,mà che jn ciò fi farcffirno CÕformati alia lo¬ ro naetodo. A tal fi ne,lo pregai àíi- gnificarmi lana- niera in cui do/ç- vo contcnermi, già che per eíTerc Jovcnuto di fref- ^o, & eílere ílato fii)’ cortesmente que era conforme a S. “Pablo para atraerlo .Tcon- ferme ala de V.R. eferivi a d dicho “Pa¬ dre que ya nos nos faláramos en publico por las calles, fino que nos conformaria- mos con fu cfliloi y affi lepedia me enfe- tiajfeel modo que de- viatener porferve- nido a China, y aver- me quedado empare¬ dado fmtener dequié aprender. T efto je lo eferivia con muçhaj muchallanega de to¬ do caracon. De!a_> fuerte que d “P. cor- refpodio en efta occa- fion,ftte que tonto mi carta y la interpreto como d qtdgo , y !eu> f/nbiç a Macau, y la moflro a todo Macau, y creofue a J\oma}le- yan*
  • diLionnt. \of iin’all ora nafco- vantaniome unfalfo ilo,* non havevo tejlhnonio, distenda havuto perfona, que yi avia FrayIcj che me nc poteffe Dominie o queftguief- iitruire. Qucfta_> J'e fufententia enChi- mia Lettcra però, na,y fe acomooaffc tiitto chc fulle_> con ellos enfeguir las dettata da una buona voloncà, e cordialc linccrirà non meritò da^ quel Padre, altra corrifpondenza , che di efifere In¬ terpretara à íuo modo, inviataà Macao, c moiirj- ta à tutta laCittâ, Credo pur’anche, cheella fuffcmã- dara á Roma,à li¬ ne d imputarnn una falfità, efar credere colà, che nella Cina v'era un opintones ofus erro¬ res de los aguellos, que antes me de x ar a ficar, y freir V’Vo,y dar mil vidas, que Venir con ellos en ta¬ les errores, que por tales los tengo. H 2 Tor * In Galetasove fi nafeofe dalle infidíe-» di quelli che lo cercayano per iícacciarlo dal- la Cina .
  • 104 LttteradelSig un Rcligiofo di S.Domenico, chc feguitava il loro fenrimento> c li conformava allc loro opinioni, ò piu tofto à loro crrori,circa il cul¬ to degl’Antenati, quantúque ionul f u ííj piu tofto 11a- fciato fare in pAbb*te Tor efioafla ago¬ ra. ne be buelto for mi, aunque è cfcrito a Macau dos ve^es defpues,ni a cl Tadre Julio me è quexado , farecieadotne que ba¬ ft* tcner delante de Dios, atado mi dedo , er fu voluntad, y
  • di Lionni. 105 Padre, crcdendo * chc mi baftafle di tenermi obligato avanti Dio , di difarc lafuafan- ta volontà, & ob- bedire à comandi de miei Superio- ri . Doppo dò di¬ ca il Mondo qnel- lo che vuole . Sin qui ilPadre Garzia; il quale poi liegue à rac- contare, come portatoil peraili- iteza lpecialc del¬ la Providenza Di¬ vina in Fochan_j, ivi fece, ch’ un_> Mandarino ab- bandonaffe le ta- volette Idolatre de Dcfonti, c che con tutta la fua famiglia ricevefife dalle lue man! il Santo Battciimo. £ y loque manda mi prelado •, y diga el mundo loque quigie- re. Haft a aqui el di- ebo Tadre, y luego proftgue dizendo que Diosbolvio , porei, llevandole aFocheo donde quito los tablil las Ídolos a tin Man¬ darin , yle Bautigct con fu familia, y hi%& otras cofas como que¬ da dieboarriva, Ta- ragrapb. 3. Tfumcro \
  • xoó Let ter 4 del Sig^ihbate E doppo molt’al- trecofc, chefcce, qualí íifono rite- rite nel §.í.al nu. i.C2^ íeguita la_j fua Lettera íil_> quefta maníera. Io mi prorcfto. cheia tutto ciò, ch’hò detto de_> PP. delia Couipa- gnia, la pu/fíon«_> non vi hi havutta alcunaparte; má Íl íolo zelo deli’ honor di Dio o del crcdiro del íito Santo Vangc- lo, mi há fàtto parlarc; c ciò à fi¬ ne , che V.R.. fac¬ eia conofcere il tutto à loro Su¬ perior!, e Prclati, & anche al Pafto- re Univerfalc, ac- ciò le apportino qualchc rimedio, e Trotefla que no me ntucve pafjion en lo¬ que digo de los TV. dela Companhia ,fy no ■gelo de la honra_» de T^ueflro Dits , y credito dc fu Santo Evangelic. Tara que F.f{.dè noticia de to¬ do a fus Trelaios Su- periores,y a el Taflóv Vniverfal, para que pongan remedio y nc vayan por camino tan contrario a el de Tfueflro Senor j^efu Cbriflo,y fus ^ípojlo - les, y varones
  • di LíonnC« icf c chc que; Padri non battariò piu in avvcnire una_> ftrada tanto con¬ traria à quelU-j > per cui hanno ca- rninato GiesuCri- fto, li fuoi Apo- ftoli, egl’Huomi* niApoílolici fuoi imicatorij e che finalmente non_> confidino piu ta¬ to nclla loro prm dcnza humana-»» qualè íi lontana dalle ftrade diDip poiche, come di¬ ce S. Paolo. Laj Vrudenga delU car¬ ne è nemlea di Dio j che proceda no fe- condo la ícienza de Santi, e cerchi- no gl’intereifi di Giesu Chriílo. In quefta manicra-» faranno maggior frut- cia humana', tan age- na de dos caminos de Dios , como dige San Tablo, que prudência carnls inimicaeft Deo.í('«o que proçe- dan Jegun la ciência_* de tos Santos,yfie»j del Seiior,que por ejfe camino fe hara mas frufto en las almas » que el Senor es quieit las convierte conft* Gracia, y auxilio effi- cag, quand* los Mi- niftros fon fieles en» guardar fu SantaLey, y proponerla limpia de errores e im macu¬ lada . Lex Domini imtnaculata con¬ vertes animas te- ftimoniíi Domini fidele fapientiam prceftans parvulis. Quando nos otros guardaremos y pre¬ dicaremos [u^eyS an¬ il 4 ta
  • l o3 Letter& del Sig.^íbbate frutto deli’ Ani¬ me. Poichcfinal- mcntc Iddio è quell o che Iccõ- vcrtc con la fua grazia , e con il foccorfo potente, che le dona, quã- do li fuoiMiniftri lbno fedeli in of- fervarclafuaíàn- ta Icggc,& ín pro¬ pagaria tutta pu¬ ra , c non framif- chiata conerrori, c fupcrftitioni . Lex Domini imma- culata covertens ani- m is;teflimonium Do¬ rn in i fidclefopi enti am prteflaus parvulis . Quando noi altri Miífionarj oífer- varemo, epredi- carcmo la Legge Santa & immaco- lata, ali’ora 1’ani- mefi cõvertiran- no ta y immacu!ada_>, entontes fe convcrti- ran las almas, y qua- dofuermos por cl ca- mino de la verdad, y bumildad como pár¬ vulos efficiamini ficut parvuli, cn- tonçes nos dar a elSe- norfu Sabeduria Di¬ vina, y Vrudenciru, y no iremos por el ca- mino de la prudência de carne, yfangre-j , que efla, como enerni- go de Dios tiene los effeclos que vemos, Tengo un mundo que femeofrepe quedefir de coJfas,y maios efe- ftos que fe an feguido de efla prudência , y govierno de los TVs. no dire mas de lo que tllos no pueden negar, ypuedo jurar ypro¬ var. El primero es contra t Dios , y fu Evart-
  • di Liontlc 4 IC9 no, c quando noi Evangelio, el 2.con- canuaaremo lo ftradc delia íincc rità, &humiltà, come i Bambini iccondo il dctto del noftro Mae- lho, efficiamini ficut farvuli, all'ora il Signore ci dará una faviezza , e prudêza tutta Di- viua, c noi non s’ impegnaremo ne- gl’inganni della carne, cdel fan- gue, chc como inimica di Dio , produce gl’cffcrti, die noi vediamo. Haverei molteco fe à dire íòpra di ciò,c mi íl fà avã- ti alia mente un_>* iníinità dicattlvi cifctti,che ha par- torito,qucfta pru. dçnza,ccondotta de tra nos otrts los Mi- nijlros de las dosI{e- ligiones: el 3. contra, la Chriflianidad toda. El 4.contra fu Com- fania y fus I{eligio- fos que an vetiido tu> efle J{eyno. El 5 .con¬ tra los Infieles de efle l\eyno, conquc agora tienen mas difficultad de fer Cbriftianós Los quales cinco pun. tos por fy be provado- con echos que omito por no fer mas largo. En
  • no Letterd del Sig. ablate dc PP. Gicfniti i Non racontarò pero fc non quel- li, chc loro mc- dcmi non pon- no ncgure,e ch'io pofTo giurarc, e prováre con evi- dcnza. II primo è contro Dio> & il iiio Santo Vam- gdo: II a.contrco noL aítri Miifioj- narj dcllc due Re¬ ligion! : 111. con- tro tutta laChri- ftianità: II 4- con¬ tro la loro ftcila Compagnia, & i luoiRcligioii.chc fono venuti 3n_> quefto Regno; II 5.contro gl’Infc- deli di queito me- demo Regno,che àcaufa diciòfte- tano pin à con- tertirfi.Io hò pro- vato
  • di Líonnè * III vato (aggíungo il P.Garzialquefti cinquc arikoii cõ Ji fatti, quali tra- lafcio al prefentc, per non dilungar- mi troppo. Inun'altraLct- tcra, che lo fteíío Padre Gio; Garzla fcriffe dalia Cirri di Fogan li 27. Sct- tembre dell' anno 1659.11 P.Gioide- gl’Angeli ,all’ora Priore dei Con¬ vento di Manile, cfprfme il gran-j ramarico, ch’egli fenriva per 1c ri- folnzioni, e con- ceííioni, che ha- veva portatcilP. Martino Marti¬ ni da Roma,ftan- te la efpoíitione fraudolentc , e- quivoca, e dimi¬ nuta Dn otra del tnifma Tadre Fr.yuan Gar¬ cia efcrita en la Vil¬ la di Fogan d 2/. de Septiembre de 1659. dirigida, el Tadrej Trior del Convento de Manila Fr. yuan de los Mngeles fe la- Jlima mucho de las refoluciones, y per- mijfos que â traido de T{oma,el Tadre Mar- tino Martin?^ por el mal informe cautelo- fo y equivoco y enre¬ do defe£luofo,por fal¬ ta de verdad que atu becbo los TT. de Itu Compania à laSilla Mpofolica encontra lo
  • 1 ii Lettera del Sig. Mbate liuta, chc li Padri de loque inform el della Compagnia, TadreJuanBautifla, per mafcherarc la cuyo informe fue be- veriti havevano choper losdichos, )u- fatta avanti la Sã- rados de muchos te~ taScde Apoftoli- ca, control’infor- tnazione già/atta dal P.Gio:Battifta Moralez, autori¬ za ta con giura- menti, & atteftati di piu Pcrfonc dc- gne di fedc, tra lc quali vi erano Sa- cerdoti. Di piu, in uiilj’ altraLcttcra ferit. ta al P.Provincia- leli zS.Scttcmbrc dello fteflo anno, dice di non haver parole cost effica- ciper ferivere, c fpiegarc il i'enti- inento, e dolor’e- ftremo, ch’ egli co’ iuoi Compa- gni fit go S fidedignos, y Sacerdotes. Y en otra carta al ‘Padre Trovincial cn 2S.de Septiembre del mifmoano, dige quo no tiene palabras pa¬ ra eferivir, y decla¬ rar el gran fentimen- te, y dolor de cora- con que an tenido el y fus companheros, y tendran bafta verlo remediado-, de un pa- pel
  • di Lionne * 1X3 gnihãno havuto, Òc haveranno fm’ à tanto chc fiavift rimediato,delDe- crcto che un Pa¬ dre Gefuita hà portato da Roma íopra finiftri , e falfc efpolltioni. Prega cõ le lagri¬ me à gl’ occhi il P. Provincial, à fare tutt’il poíli- bilc pcc rlmedia- re à si gran male : Perchc( aggiunge cgli) la legge tut- ta fan ta, & imma- culata del Noftro Signore, cpredi- cata corrotta,& è ignominiofamen. te imbrattata ncl- la Cina dali infa¬ me abominatio- nc deli’ Idolatria, c fuperftitione. In fine in tinte lc pel de permijjbs quc-i un T'. Iefuita atraga- lo de Hpmapcr infor- mesftniflros y perver- fos,y dige, y pide con lagrima, de los ojos ai T.Trovincial que ha- ga lo pojjiblepara re¬ mediar tá grade mal . Tubs la Ley Santtu e im maculada del Se¬ nior en China fe predi¬ ca manchada ingna- miniofamente con la infame abominacion de Idolatria yfufer- jlicion. T finalmente ett* to-
  • 114 Letter a del Sig.^fbbdte le Lettcre , chc todas las cartas tjucj quefto Padre Ve- nerabile hi/crit¬ ic, di molte delle quali v'c l’origi- nale in quegi’Ar- chivj, e icinpre efcriv'o efts Tadrcj> bafti que muriò, que much as eflan de eftas originales en efte ar~ cbivo, fiempre a eft a* do confieguente , y flato ugualc à fc fir me en eftos puntlos fiefio , fempre CO- teniendolos por claro, ftãte fin’alJa nior- y evidentes, y a todo tc fopra tutti que. lo contrario por Ido* fti punti, ch’egi i latrico. teneva perevidê- ti, e la prattica contraria, tutta Ido- fatra, * * II Veti.P.Gio:Garzla è morto con odo* ct di Santità Pannoi66
  • di Lionne . 11J II Signor di Brifacicr può farncll concetto che vuolc; io però ionoper- fttafo, che quefto favio, e zelantc Mif- iionario non abbracciafle mai il fcn- timento della Compagnia. 11 P.Le Tcllier fegujta à dire, che ad mu dclle ragioni del T. Garcia, vifurono , nulladimeno alcuni MiJJlorur),quail nongiu- dicarono di poter abbracciare lo di lui parere-, e trà qutflbli PV.GiotBattifla Morale%, & .Antonio di SMaria : che il primo di quefli trovandofi in Macao, tnando al *P. Vifitatoi e de’Gefuiti chiamato Emanuele Dia^ il vec- cbio, una nota di doieci articoli, fopra cui di- mando d'effere illuminato ■, e ebe il detto Vi- fitatort in una fua Lettera, quale ancora ft conferva , Icrifpofeil giornofeguente 4. Gtu- gno 1639. ciòche piud'una volta havevnj rifpsflo À quclla protefia, cm , fa, non pote- ya determinare cos’alçuna su quefl affaufin à che ne foffe flato inf or mato dal Padre Tro- vinciale della Cina , quale yijitava attual- mente le Provinde dell^on ,&d cui have- va ordinato d'informarfi di tutto fopra del luogo, & inyiargline le memorie . Che il Vi- (c -provinciale, chiamato Trancefco Hur¬ tado, À rigori di tutte It flagioni , e fofrt tuttigl'tnco- Imodi d’un’anguJUjfma Carccre • Lik-ac-cap.ii-
  • II6 Lettera del Sig.^íbbate tado, doppo d‘ havere fatte lepiú efatte dili¬ gence nel corfo della fua viftta , & aVer-rice- vute le notigie di tutti li Miffloparj, mold dc quali crano già da 30. c 40. anni nella Cina > verfo il principio dell"anno feguente-? 1640.diede un’ampia rifpofta 4 tutti i Dubbi del T.Moraleg\mà cbe quejli,ntn havendo fli- tnato bene d'afpettare la rifpofta che havevx dimandata, ft era di già pojlo in viaggio per •venire in Europa, ftnga, che li Gefuid ba- Vejfero faputo cos'alcana, ne del fuo viaggio, tie del fuo difegno . Qucftc paroilcdcl Padre JcTellicr tendono ad inOnuarc due cofe. La^ prima ft è,che ii P.Moralcz oprò mol- to male â propoiico con andarfene à iR.oma fenz'afpettarc la rifpofta dclPa- dre Hurtado ; Tanto ci dimoftra quel fuo modo di parlare: K{on havendo giu- dicato dpropofito d'afpettare larifpofla,che haveva domandata. La feconda íi è, ch'il Padre Francefco Hurtado, ncll anno i64o.dicde un'ampia rifpofta à Do- mcnicani, c Franccfcani, fopra le dif- ficoltà chehavcvano circa la pratti- ca della Compagnia, con rifpondere_> à dubbi propoftili dal P.Moralcz. Yoglio credere, cheil Padre Hur¬ tado
  • dl Lionne. 117 tado daife un'ampia rifpofta a’dubb; dd Padre Moralez; c tengo per certo, the quefto non l’afpci tafle* Non pof- ío pereiò dire, che il Padre 1c Tcllicr habbia in queftc duePropoiitioni pro- nunciate due bugie,ò pure derta qual- che falíità; poflo pero dire, che fenel* l’arto di dire la verità gli è permeffo di dare un’idea tutta contraria alia ve¬ rità, (i trovcrà,che li foii pazzl,e men- tccati faranno capaci di mentirc; per¬ che quantunque fia veto, che il Padre Moralez non afpettafle la rifpofta del Padre Hurtado , non è però vero che inciò egli commctteffe il fallo , che^ moftra di voler infinuare il Padre le Tcllicr, con dire, che non a/pettò la rif- fofla che bavcv.i domandata. £ quantun¬ que poffa eflerc, che il Padre Hurtado habbia data qualche forte di rifpofta a’ Dubbj del P. Moralez, non pereiò credo, che fra tanti che hanno letto il Libro del Padre ie Tellier, vi fia pur uno, che habbia potuto immaginarfi, che quefta pretefa rifpofta fia ftata na- fcofta negli Archivj della Compagnia, e che non fia ftata veduta da qualchc- duno d» Domenicani, ò Francefcani, I che
  • 118 Lettera del Sig^bbatc che fono ftati nclla Cina; il çhc pur’c vero. Quando, con dire la verirá , 1* può ricavarc quel, benche minitno vantaggio, che poflano fperare le per- fone che piu arditamente mentifcoi no, cioc à dire, arrivarc à far credere ciò che non è > io nort credo, çhe li iteili huomini pin doppj ftimaflero folfe nccefl'ario di dire labugia. Vi reftarebbe però anco inciò una diffi- colrà da proporfi, & è; Sç vi foftej tanto, anzipiu dibuonafede in dire apertamence la bugia , che in ferviril di quefta forte d’artifici per trovare mezzi di far credere il falfo con dire il vero, Vediamo primiçrarnente, fe il Pa¬ dre Moralez hd operato male , in non afpettare la rlfpofta del Padre Hurta¬ do ; e doppo vederemo, che cola lia quefta rifpofta . Quanto al primo punto, non faro io chc parlerò; parlerà il Padre Varo, cnc hi lavorato vicino40. anni in_> quefta gran Vigna del Signore, c che è ftaro cletto dal Papa lunocenzo XI. Vcfcovo, c Vicario Apoftolico della Cina , Subi-
  • di Home H9 SUbito, che li Religioti del mioOrdine entro- rono nclla Cina, che fu nell’anno 1631.ha vendo im- parata la lingua., Cinefe, e comin- ciando ad cferci- tare il loro Apo- ftolico Miniftero, furono informa- ti delle Cerimo¬ nie che prattica- no que’ Popoli per onorare i loro Antenati defonti; E perche alcuni Chriftiani Lette- rati,c Savj, batte- zati da’Padri Mif- íionarj dellaCom- pagnia di Gesu, negava no la veri- tà de’fatti, e la na- feondevano anoi altri Religioli per pa- LVego, que los I{eligiofos de mi Orden entraron eru efie í{eyno, quefue cl ano de 1631.y fupie- ron lengua comcnian¬ do d exercer fu Mi- nifteriovfpoftolico tiu- bieron noticia de las ceremonias, que los Cbrijlianos bajian en reverencia de fusPro- genitores difunclos, y porque algunos Chri- Jiianos Letrados, que avian fido Baptifados. por los “Padres delcts Compartia lo negaron, y occultaron por re¬ belo , de que nuejlros Bgligiofos fe lo pro- hibiejfem fuenecejfa- rio averiguarlo de_j fecreto, para lo que fueron una noebe el P. Fr. luan Bautifla de Morales prelado, 1 2 que
  • 120 letter a del Sig.^bbxte paura che glie li prohibiilimo, fa ncceffario d’infor- mariene noi rac- dcmi con la pro- pna ifpericnza. A quefto fine il Pa¬ dre Glo. Battifta Moralez,Superio- re de’R,eligiofi del medemo Ordine, ch’era all'ora ned- laCina,5e il P.Ain- ronio di S. Maria Superiorc dell’Or dine di San Fraa- cefco, andorono di notte in Moy- ang, ôcentrarono fegretamente ncl Tempio de’ iovo Antenati defend, Ivividdero, ienz’ effere veduti dagli Afiiftcnti, il iagri- fiçio lolennc, chç le otferivano i GS- tili, & i Chriftia- ni que era entonccs de mi Or den , y el T.Fr. uíntonio de S. Ma¬ ria de la Seraphica, y vieron fin fier fitntidos tas ofertas folemnes , que h'nficron los Gen¬ tiles,y Cbrifiianos del pueblo de Moy-ang, en el templo de fits progenitores, ilifuntos ( e’efi ja cerimonie , que /’ at reportèe ei dtffius.) Con que los, que lo negaVan antes quedaron convencidos de fu poca fidelidad en eft.t parte enga¬ nando àfits Minifiros en pnnto de tantcu, important*. Tero
  • 131 di Lionna nimcfcolati inde¬ nt c. In qucfta ma¬ nieta convinfero di mala fede li Chriftiani de' Gc- fuiti, quali have- vano ardito di nc- garc la verità di quefte cofe, & ha- vevano volutoin- gannare i JorMi- niftri Apoftolici in un punto di tanta importanza, Qucfti íl feufa- tono con dir«L>, chc li Padri delia Compagnia per- mettevano quefte cofe a'loro Chri¬ ftiani, c che ciò baftava per la lo¬ ro giuftificazioncj ma quefta ragio- ne non baftava_» pill per li Padri, che havevano vc- duro con g!i oc- * chi Vero recurrieron à que todo a qttello era licito fupueflo,que los Vaires de la Coinpa- nia f«lo permitian â fus Cbrifiianos r.i'zpn que para ellos era fuf- ficiente ,peronopara los Minijlros, que^s avian viflo cofas con fus ojos, que les pare¬ cia no era poffiblc-j fe le permitieffen los Minijlros Euangeli- 1 í cos,
  • izz Letter a del Sig.^bbate chi proprj 1’offer- cos, y para certificar- ta di quefti fagri- fe de la verdad de cfla ficj. Non poteva- permiffion ftieron ala no cglino perfua- Metropoli de eflru derii, che Miniftri Província (fupplede del Vangelo lo permetteffero a_»’ Chriftianí; onde per meglio accer- tarf'ene Ji detti Pa- dri Gio. Battiilaaj Moralez, e Fratn- ccico della Madlre di Dio andarono alia Città Metro- poli * della Pro¬ víncia, lõtana cin¬ que giornare dal- la Città di Fogan. Trovato ivi il Pa¬ dre Provincialo della Compagnia di Giesu, che fi chiamava Frãcef- co Hurtado lo in- terrogaronofopra quefto punto; e n’ebbero in rifpo- fta, Fokien) diflante da la Villa de Fogan 5. dias de camino el Pa- dre Fr. Francijco de la Madre de Dios Francifcano, en donde à la j'agon eflava el “Padre Vice-Provin¬ cial de la Compania Francifco Hurtado, y dicbo Padre les ref- pondio , que como los Cbrijlianos en diebas ofertas no quemaffen dineros de papel, ni piedieffen, ni efptraf- fen bienes de fits di- funtos, ni entendief- fen, que lastimas defeeudian fobre las tabli11as d recebir las ofertas quanto todo lo demas era politico, y «* * Focbeu.
  • di Ltonne. lij (la , che men- civil, y por tal fe lo rre li Chriíhani pcrmitian alosChri- in quefti íagrificj flianos. Efia fue la non abbruggialTc- primer a diligencia, to certi danari di que ntteftros eligio- carta ; nè ípcralle- fos ht\ieron d cerca to , ò chicdcíTero de efte punto. cofa alcuna da'lo- ro Morti; e non credefíero, che le loro Anime di- fcendeirero nelle Tavolettc, ov’era- no ícritti i fuoi nomi,per ricevcre le loro offerto, glieli permetreva- no; mercê che, quanto al rima- nente, non crano checivili, epoli« tiche. Ecco la pri¬ ma mofía, che fe- cero inollri Reli¬ gion, per accer- taríi delia veriti dei fatto. Li Pad ri Gio. Bat- Bueltos ror dosl{c- I 4 H-
  • 12 4 Letter a del Si?. Mbbate Tatrifta Moralez, c Franccfco ddla Madre di Dio, ri- tornati àFogan, ilimarono di non dovcrii regolaro in un punto cost importante, ibpra d’una probabilità cftrinfeca, che nõ Ju aitro fonda-- mento dell'ant o- rità dell’Huomo, chc dice il fi.o fentimento; Coi- fultarono dunqie in ciò li Profeiicri di Teologia,e tut- ti i piix Dotti del Coliegio , &. Uni- veriiti di Manile. Le propofero tut- to quello che ha- vevano veduto, & awerato de’iagri- fic; offerti, c degli honori fatti da_>’ Cineli aTuoiAvo- li ligiofos à Fogan , no les parepia cn maté¬ rias tan graves el re- girfclo por la autori- dad extriufeca, quofc funda folo en autori- tate dicentis. Vues no fe les dio ragpn algu- na. Confultaron el ca- fo con los Leitores de Tbeologia, ydemas bombres doclos del Coliegio , y Fnivci fi- dad de Santo Thomas de Manila,proponien- do todo lo que avian yifto , y averiguado à cerca de dichas ofer¬ tas , y veneracion â fits progenitores di- funtos , y Macflro Confucio , y vino re- fuelto, que de ninguna. manna eran permif- fibles à los Cbriftia- nos las accienes, que alll le proponiatu , av.n que mis t^eligio- fos
  • di Lionne. 125 li tiefonti, & al Maeftro Cõfuíio. La rifolutione di quciTcologi fu, the I’ operation! cfpoftele non po- tevano in conto alcuno permetter- il a' Chriftiani. Queila determi- narione raffermò vie piu li Rcligio- fi dclmioOrdinc nella coftanza di prohibirle, come the colpevoli. Al- lora molte cofe ii icriflero, chc fe- guirono da que- íio. FinaJmcntej dopo fei anni due de’noftri Religio- íi, doe il Padre Gio. Battifta Mo- ralez, Sc il Padre FranceicoDiaz fn- rono rclegati in.» Macao, doppo di c f- fus fiempre fe las pro* bibicron corn pecca- minofas, pero defpues de efta refolitcion lo banian con mas fegu- ridad de confciencia. Los cafos, que en or- den ò eflo les fucedie- ron ya le ban eferito en otra parte.Dcfpucs de feis anos fueroju defier ados à Macao dos I{eligiofos nue- ftros) que ftttron el Tadre Fr.luan Bau- tifia de Moraley el “Padre Fr. Francifio Dia^, ayiendo fido acotados cruelmente tres yeges en Puden¬ da public a , y pueftos a la verguenpa con unos tabletes decien libras en cuello , no por otra caufa, fino por Tredicadores de unafalfa Seda. LlCy
  • 126 Letter a del Sig.iAbbate eflcre flat! crude]- mcnte fruftati per* trè volte avanti rudienze pubbli- Che j epofti alla_» berlina con il col- 10 racchiufo trà due tavole di 100. libre di peio, e ciò lion per altra col- pa, cheper elítre loro (dicCvanile) Tredicatori d' um/u falfa Sett a. In tuttoil tem¬ po,che dimoraro- *10 in Macao, che fupiiid un‘anno, 11 Padre Gio. Bat- tifta Moralez cer¬ co con gran fm- cerità rutt’i mezii immaginabili per unire Ji Mirtiftri Euangelici fopra di quefti articoli, II noftro P. Pro- vinciaie delle fi- Llegados a Macao el tiempo, que alii efluvieron, que fue mas de un ano pro¬ curo el 'Padre Fr. Iudn Bautifla con to¬ das veras, y pugo to- dos los medios pofi- bles para confeguir la uuion entre los Mini- flros de ejlo \eyno en dicbos puntos, y nue- flro TadreTrovincial de la Trovincia del Santo
  • dl Lionne . ia 7 lippine, ch'era il Padre Clementes Gan, fcrifle una_» Lettera al P.Ema- nuele Diaz Viii- tacore dc’ Padri della Conipagnia, in cui lo pregò i(- tantcmcnte d’ o- perare, acciòche queftipuntiche li agitavano foflero elaminati nella_j Città di Manilej dalle perionc pin favie, c dotte di tutre JeReligioni, proteftando > che noi ii rimcttercf- fimo à do, che quelle ncrifolvcf- fero . (Fjferifce poi molte altre cofej> Quefta è la Lettera , che hò copiata, e rife- rita di fopra. Doppo di che aggiugnzjl Da do ii vede,che noi Santo I{efario, que lo era entoces el Tadre Fr. Clemente Qarts, eferivio ma carnal T.yijitador Manuel Dia^t fupplicandolo eu ella fe difputaffen eflos pantos en la Ciu¬ dad de Manila entre los homhres doclos de todas las \eligiones, que avian en aquella Ciudad, y queeftaria- mos todos d la refolu- cion , (ll en raporte enfuite plu fieurs cho- fes . C’efi la Lettre , queydai tranfcriteci deffus . Mpres quoi il ajuntes 1} De donde fe ve coma defde los princípios hemos pro¬ curado los l(eligiofoi Tredicadorcs la union y pa^ en ejle minifle- rio,y emes pueflot los médios necejfirios pa¬ ra confeguirla, y d no
  • I2S Lettra del Sig.^íbbatc noi fino dal >rin- no averfe effeSluado, cipio habbamo no à quedado for nue- xmpicgato iltut- fira parte. t(^perhavcrc l’u- nione, c la pace in quefta Miflionc} c chc, fe non ci c riufcita , non c flato per colpa-» noftra. Doppo queflo tempo, vcdcndo che il noftro Pa¬ dre Provincialo non potcva otte- ncrc dal Padro Vifítatore dclla_. Compagnia ciò, che di mandava , c che qucfti punti crar.o di grande Impor tanza, rifol- vetrcro di man- dare à Roma due Religioíi de’ piii vecchi nelPcferci- tio di quella Mif- fione delia Cina, cioè Viendo pueseldt* cbo Padre "Provincial que no pudo confeguir lo que pedia a el Pa¬ dre Vifitador , y fien - do los puntos de tanta importanciaf fe deter¬ mino, que fueffen d Roma dos Religiofos, que avian ftdo Mini- flros cn ejle Reyno . El uno de nuejlra Re¬ ligion el Padre Fr. IuanBautifla de Mo¬ rales , y el otro de la Serapbica el Padre Ur. Mntomo de Santa Maria ( antique ejle f*
  • di Home. 129 cioè il Padre Gio. Battiíla Morale? del noftr’Ordine, & il Padre Anto¬ nio di Santa Ma¬ ria dcll Ordine di S. Francefco, ben- che quell’ultimo fi fermalfe poi in Macao per ordi- nc de’ fuoi S u pe¬ ri or i. Nõ ponno dun- que accufarci, co¬ me hanno fatto cert’uni, con dire the noi non tan- tollo aveifimode’ fatti, chcfonoin queftionequalche cognitione, follc- çitammo di por- tare le noftre do- glianze in Roma; lmperòche noi , prima di andarvi, havevamo opera- to di molto, acciò fa- fe quedo enMacao per prden de fu Trelado, Supuejlo de to cho ninguno nos pue- de culpar como lo ban beebo algunostdioyen* do, quefuimos a l{o- ma con la primer noticia, que tubimos de efios puntos; pues antes de ir procura- mos que ventillaffcn en Manila, y pedimos los fundamentos, que avia para permitir lo que fe permitia, y no pudimos confeguir lo uno , ni lo otro , y cl T. Vi-
  • l so Lettera del Sig..Abbate ftcelleio efamina- re quefti punti à Manile, ò chc al- mcno cidiceflera i fondamenti, che havevano havuto di permettere clò chc pcrmctteva- no, i'cnza che mai poteifimo ottene- re nc J’ uno, nè 1’ altro. II Padre Rubini, che ifuc- ccdette al Padre Emanuele Diaz nella carica di Vi- íitatore della Cõ- pagnia, ( qitcjlo è quello , che hi fat.to il Libro del Metodo della Compagnia, che è flato çondannato dal Tapa) díílc al Padre Gio. Batri- íla Moralez, (offer- vate cjueflo) che íc quefti punti non íi decidevano in_» Ro- T. Vifitador I{ubino ( c'efl celvi qui d fait le livre de Methodo de la Compania, con- damnè par le Tape, ) que fe le figuio d el T. Emanuel JDia^ le dico d el Tadre Fr. Iuan Bautifla [remar- queg ceci) que fi eflos pú^os no los refolvian en \orna, no fe avia de confeguir la union que fe pretendia, por¬ que en las dos B^eli- giones avia hombres doclos, y cada uno avia de querer defen¬ der fu partido , lo que feobiara ft venta de¬ terminado de la Silla Apofiolica.
  • (li Home, 131 Roma, non íx po- trcbbe giàmai ha- vere 1’unione che riccrçava,cíTcndo- vi Çerfone dotte dall’una, e 1’altra parte, ogn’ una_> dellrqualli difcn- derebbe ilpartito fuo; 11 che non ía- rebbe íucccduto, í'e íí foíTero rifo- lutc le queftioni dalla Santa Sedç Apoftolica, Ciò fuppofto, io ricerco da voi, fç 11 P.Gio.Battifta Moralez doppo d'ha-» vere afpettati pin d'un’anno in Macao li fondamenti della Compagnia,fenza havcrli potuto ottenere; doppo d’ha- ver conofcinto evidentemente dalle rifpofte de’Padri Viixtatori della Com- pagnia, che loro non volevaiio entrar feco in confercnza su di quefta mate¬ ria , hà havuto gran torto à rifolycríi di^portare quefto cafo alia Sãta Scde / Eccd^i un’al,tra difficoltà,fopra cui vx
  • x 3 2 Letter a del Sig.^tbbate vi priego d’interrogate il P. le Tcllier, giunto che farete in Parigi.Li Gefuiti dicono d’efifere entrati nellaCina l’an- noi 5 81.II P.Moralez propofe al P.Vi- iitatore li 12. Dubbjncl 1639. Erano dunquc già 5S.anni,chc ii Geiniti era- no nella Cina.Dimandatdi,vc ne pre- go , fe in quel tempo felice, in cui la CÕpagnia godcva efla fola della Mif- iione della Gina „ i loro Padri ii erano prefj la cura d’efaminare le materie,di cui parlava ne’fmoi Dubbj il P. Mora- lez?Se nell’anno 1 639.ftimavano d'iia - vere le notizie iufficienrementc ccrrc? Be v era,ò pur n5 v era nellaCõpagnia qualche determiaatione, ò regola per la prattica di quefto? Se le cole erano ancora indeterminate,e che nõ ci folic ancora dichiaratione alcuna per poter rifpõdere a iz.punti delP.Moralezjchc farà dell’autoriti di quci primi Et oi della Miliione drlla Cina, quali viene fuppofto , che fiano ftati illuminati di tutto ciò che dovea fuccederc in avve- nire ? D’un P. Ricci Fondatorc della JViiiTione?D’un P.Longobardi fccondo Supcriore Gcneralc, cost difcrero,cosj modefto, che ftette i^aniRenz’ardir di pro-
  • di Lionne. 13* proporre le diífícoltà, chc ègli havcva tonrro la prattica delia Compagnla ? D'un Pàdrc Pcntoja ? D’un Padre Sa¬ batino de Urfis, quel gran lume delia Chicfa delia Cina ? Quefti PP.non s’e- rano applicati à diehiarare materie dí tant’importanza? Concederá íòrfe le Com pagn ia, ch’egl i n o haveíTero i gjn o- rato, ciò chc dovevano penfare di qucfte queftioni, vivendo nell’inccr- tezza, íe ciò chcpcrmcttevano cre idolatria,ò pure culto politico: In 58, anni la Compagnia non metterfí in i- ftato di rifponderc à dodeci qucftioni d‘un P.Domenicano? Ciò non le rcca- rebbe grand’honorc. Chc íc d'allora havevano gid íàtte tutte le diligenze neceflarieiSc in que- íti 58. anni erano arriyati à diícernerç ciò che nelle cerimonie Cincíl cre Idolatra c íupcrítitiofo,da quello ch’ era puramente civile c politico, al- meno circa la materia de Dubbi del P.Moralcz: Se la prattica delia Com¬ pagnia era già fiíTa, e determinate, com'c certiííimo chc li primi ícritti erano ftati inviati ã xMacao, ove riíie- deva il Superiore Generate delia Mif- K lio-
  • i J4 Letter quettioni; perche il P.Emanuelc Diaz ricusò di rifponderc al PadreMoralez, Òc al P. Provinciale dc’Domenicani, mentre l'erajcosi facile ? Qual bi- lognodunque v'era d’afpettare una_> nova inforpiatione del P. Hurtado ? Queila nova informationc porea clla flare à confronto, di ciò che haveva- no feritto tanti grand’Huomini ? Al- meno,fe erano cosi grand! Huomini, conic li publicamo j come s’accorda ciò che dice rl P.. fiipamielp Diaz per ifeufarfi di rifpondcrc al Provinciale de’Domcnicani $ che ndle novc Chriftia- nità le cofefi mutano allagiornata, con ciò che in altri luoghi ci dicono iGefuiti, che banno Jempre offervata la Jleffa prattica in (piefte materie, e ch’avanti, cb'alcun I{eli- glojo de’Mendicanti entrajfe nella Cina^,, il tutto era Jlato efaminato, e determinate) ? Io v’afficuro, chc temo molto, che in turtequeile manicre d’opcrare vifia piu di política, chc di verità, e fince- rità. Ciò che dicono, dell’ampia rifpoila data dal Padre Hurtado à Dubbidel P.Moralez, non mi fembra grand’ar- ga-
  • di Lionne. i j $ gomento in contrario. S’egli, l’ha tat- t.i ncll'anno 1640. > pcrchd li Gciuiti non l’hanno mai moftrata ad alcuno ? Diranno, cheii P.Moralez era anda- to à Roma fenza faputa degli Gefniri. Se gli conceda. V’erano reftati neila Cina altri Domenicani,e Francefcani, c perche non moftrarla á quelli? Per¬ che il P. Emanuelc Diaz, non la man- dò al P.Provinciale de' Domenicani, in conformità di quello le havcva promelTo neila fua Lettera ? Parcrà al P.LeTellicr d’haver detto una buo- na ragione, mentre giamai perfona alcuna hà vcduta quelta rifpofta? Per¬ che non lafi comparire alia luce per confondere quclli, che ardifcono ac- cufare la Compagnia,d'Idolatria? Ha- verebbc egli con ciò rifparmiata di molta fatica, & havcrebbe isfugito di dire molte falíità 11 Signore di Brila- cier, non le havcrebbe data la fua A.p- provatione, cvoi non m’haverefto obligato à fare una Lettera si longa per dimoftrarne Pinconvcnientc. Mà che dite voi, della pena che ft prende , per dare pefo e forza à que- fta rifpofta, che mai ii vidde,ne fccon- K z do
  • I $ 6 Lett era del Sig.xAbbate do l'apparcnza giamai ft vedrà: il rice "Provinciate (dic’egH) cbe ficbiartuva.il "Padre Francefco Hurtado , doppo d'havere^ prefe efatte informtioni durante il corfo del¬ la fuaviftta , & haver’afcoltate le \ela-gioni di tutti i Mifflonar), mold de quali erano 3o. eqo.anni, che habitavanonella Cina, diedtu nel principio delt anno jeguente 1640. un ampin rifpofln a tutti i Dubbi del Pa¬ dre Moraleg . Che gran danno , caro n mio Sig.Charmot, è ftato mai quefto per il genêre humano, ilnon liavcre niai veduta una rifpofta cosi amlrabi- le: La Compagnh, non può in quefto pauticolare chianarft in qualche ma- niera crudeie > per haver eelato,e rut- tavia tener nafeeftosi gran Tcioro? Non mi tacciare e già,quafi ch’iodia In ccceffo ? Quantunque io non parli di ciò, chc come in cieco, de colori, nonpcrò lodiccfcnza qualche gran fondamento, * Io * Doppo la prima impredione della fet¬ ters del Signor di Lionne j li Difenfori del celco di Confufio, ede’mortj dannati hanno urodotta una fcritcura in latino , che hanno fniitolata • Rtfponfioad duodecim quejiiones P- ■fr.lo'Jhittifia de M order.. Attribuifcono que-
  • di Liòttnt. 137 lotion hòvcduta qudil’a'rapu rií- pofta dei P.Hiutado. Hòpcró coifo gran periglio d'effere taciato per bn- giardo, nel dire, ch’cgii l’hà data al P. Moralez 5 perche in latti non la diede K 3 ad fta rifpoíla atloro P. Francefco Hurtado, ò Furtado, ch’è 1’ifteflo Vice Provincialc delia loro Miflione* Lclianno fatta la data nclla.-» Cina alii Febraro 1640- Dicono , chc fu mandata nel mèdemo anno al Papa . & al loro P.Generale. Coufeflano in due luoghi, che la piít parte de Lettcrati, ò lavj Cineíi fono talmente perfuaít , che 1* Anima dl Con- Puíio ,doppo la di lui morte faiille al Cielo > che non vogliono in conto alcuno tolerate nella dottrinâ de Chríílíanl cos’alcuna , che pofia farerederé, ch’ella foíTe difcífa álLiin- bocon quella de’Sand Padri per afpettarví la venuta di Gicsu Chri lo, e die per qucílo motivo li Miilionarj delia Compagiua ha- vevano ílimato bene di mutare qualche pa¬ rola nella fplegatione deli’ Articolo del Sím¬ bolo degl’Apoitoli defeendit ui inferos . Silafciaal Lrttore difcicgiíere la confe- quenza, che vorrà dedurre, da quefte, e linjú* li dichiarazioni, che condene queíla rifpp/.a. Si contentará almeno d’offervare «che il Pa¬ pa Innocenzo Decimo , quale lià rifpoílo di- verfamente dal P.Htmado á dubbi del Padre Gio-Battilla Moralez, non lafciò d’efler’in- formato perla parte de’Gefuid, giàche con feífano, che qtiçíie belle rifpoflíe dei loro Su- Pagina—' io.tS*n Hrff om¬ nia mit¬ timus ad Summit Font's fid §.69. F* gin* 6 9.
  • I jS Lett era del Sig.,4 bbate aci alcuno E perciò il P. Le Tell let, chc parla efattamente, non dice, che il Padre Hurtado l’habbia data ad al¬ cuno , ma folamente, che l’hà data à Dubbi del Padre Moralez. Benche io non habbia veduta qucil’ ampia rif¬ pofta luppoftaci dal P.Le Tellier ; hò però veduta una breve ifpofta, che ri- ferifee il P. Morale! , & attefta efl'erlc ftata data dal niedemo P. Hurtado in Focbcn qualche tempo avanth, Ella fe- con- periore le furono in viate à Roma nello ftef. ifo iempo , in cui furono facte nella Cina_> , cioc à dire quattro meii avanci , chc il Pa¬ dre Gio: Battifta Maralez rifolvefle d’imbar- carfi per venire à proporre i fuoi Dubbi alia S-Sede, e per quanto apparifee gliele portò il P-Semedo» Il P-Gefuita, Autore, ò Commentatore di queila Rifpofta ,hà fatto un’errore ,che può farei credere, che queila rifpofta, ò viene at- tribuicaal P.Hurtado , ò pure e di moiro al¬ terara • Perche nel in* di queila hà citato le Croniche della Provincia de’ Domenicani di Manile, fenza avertire , cbe elle non fono comparfe in Manile, ove fono ftatc ftampate che nell’anno raedefimo del 1640. fotto cui fá la data alia fua rifpofta ; E può efiercan- che piii mefi doppo ; perche la rifpofta è data fotto alii ò-di Febraro • Egli haverá appare- ment« cieduto j cheun’Angtlo habbia por-
  • di Home . 119 condo Papparenza, c quella , di cui parla il Padre Emanuele Diaz Viíica- tore nella Tua Lettera al Provinciate de’Domenicani, dolcndoíi che quefti lliaveflero biaíimata. Da quefta brie¬ ve, íi può fare giudicio deirjmpia Fjjpo- ftx, chediedequefto Padre à Dubbi fudetti. Voi farete fenza dubbio curibío di vedcrla. Io non faprei negarvela . Ec- covela ne’ fuoi proprj terjnini, e tale quale la copiai da unaRelazione ferít- ta di proprio pugno daiP.Gio:Battifta Moralez. K 4 Dop- tato quel Libro al P.Hurtado nella Cina_». O pure non haverá, faputo, che li VafcelU non ponno fenza iniracolo andare nella Ci- na ne’mefi di Gannaro , e Febraro , quan¬ do anche ve ne folfero ftac.i de pronci per por- tare colà con ogni follecitudine il detto Li¬ bro- II gran defiderio , ch’egli hà d’infultare 1’Aurore di quelteCroniche , tuctoche fia uti Santo Vefcovo , le hà polio la benda su gl* occhi; Mà Iddio hà vondicato il fuo fervo con il njedemo olcraggio,che lc hanno facto. Dicono, ch’hanno fopprelli gl'altri efempla- ri di quefta pretefa rifpofta-Se 1’hanno faceo, hanno dimoftrata gran prHdenza •
  • 140 Letter a del Sig.Mbbate DOppo quel tempo, due Religioii diS. Do¬ menico,c diS.Frã- ncefco ãdatono à trovare il P.Supc- riore della Cõpa- gnia di Gicsii nel luogo della fua_> Relidcnza ( Quefli due R^eligiofi erano, il T.Morale^,&■ il Ta- dre Franccfco dalla Madre di Dio. Qu.eflo 'P.Gefufra>era il Vct- dre Hurtado Vifita- tore. 11 luogo della fua Miffionc era Fo- cbeujecondo la I{ela- ■gione data di fepra. dal 'P.Varo) e le fe- ccro diverfc in¬ terrogation! per efferc illuminati, e le domandoro- no piu cofe per dichiarazione del . 1® DEfpues de ejlo dos I{cligiofos deS. Domingo, y S. Francifco feviereru con el TadreSuperior de la Compariia erLs una Iglefia fuja, y le bi^ieron varias pre- guntas deer cade di¬ ver fas matérias que aqui fepoudran algu- nas. 1 La 1 ' •’ •*- • *
  • di Lionnc. i4t* le materie, chcj quivi al prefentc íi contcovertono. La prima cofa, che le domando- rono, fu; Se le Ri- vercnze loro di- chiaravano à fuoi Neofiti 1’obligo, che have van o d' oflervare li com- mandamenti del¬ ia Chiefa,almeno quanto à digiuni, alie fefte,alie con- fcífioni, e com- munioni una vol¬ ta 1’anno ? IIP. Gefuita le riípofe, ch’eifcn- do qucftiChriítia- ni ancora novelli nella Fede non_> volevano addof- farle quedo gio- go, nealcun’obli- go di peccato mor tale, íòpra que. fti La primiera fuel ft fus Taternidads en China obligaban fub mortali afusCbri- ftianos a guardar el derecho pofitivo qui¬ to aios a)nnos,fieflas, confeffar una vcg a el ano y comulgar? Hffpottdio ejlaban aun toda via tiernos en la fee,y que affi no les querian echar obli gaciones de peccado mortal hajla defpues quando la Chrifiiani- dad fevia adelante, ¥re-
  • \ 14 2 Letter A del Sig.Mate ill Articoli, almc- no fin’d tanto, che laRcligione Chri- ftiana non havef- lèfatticolà mag- giori progtclfi. In fecondo luo- go, le domando- rono la nianiera, con cui le Rive- renze loro it re- golavano circca i GovcrnatoriCHiri. íllani,à caufa dtell’ obligo, che han- nodi portariiiiL, qualità di Gover¬ na tori a 1 Tcmpio dell’ldolo Cbimg- ho.ing per farle fa- crificj, adorazio- ni,e prcflarlc giu- ramento di go- vernare la Cirtà, ò Província con_» tutta giuftizia ,ri- chiedendole á tai fine il iuo ajuto, e favorc? H ’Pcrgimtaronlc..j tambien comofeavia fus VP,con los Pre- tores Cbriflia.nos â cerca de ir al Templo dell’ldolo Ching- Hoang abater de- lante de el facrificios, proflr aciones, y jura- mento de governar con juflitia, y pedirle ajuda para elgovier- no ? V/-
  • / diLionne. 145 II P. Gciuita le riTpofe in quefti termini. II Dotto- re Michele ( que- fto era un’antico Chriftiano battez- zato da’ Gefuiti, Huonio verfatif- iimo ne’Libri Ci¬ ndi, e iollevato alle prime cariche dciia Cina ) ci hà detto, che ftima- va, che quefti Go- vernatori tutt ca¬ che Chriftiani po- tcirero nel tem¬ po prefilfo dalle leggi del Regno portarli al Tem¬ pi© dell’ Idolo Chin Hoang, e farvi tuttc quelle ceri¬ monie , & obla- zioni, purche te- nefl’ero in una. ma no, onafeondef- kro entro àfiori dell’ Hefpondio el Ta- dre el Dottor Miguel (feienticnde un Cbri* fliano antiguo bapti- gado por los TV. Je- fiat as, que fue muy gran letrado en los Libros Chinos , y tu¬ bo grandes dignida¬ des , y de las majores en China ) Dixo en¬ tendo que podian los tales Governadores Cbri fliano s ir (quan¬ do lo mandaba la Ley del Reyno') à el Tem¬ plo del Idolo Ching- Hoang, y longer to¬ das aqueilas ceremo- nias, y ofertas, con¬ tai que llevaffe en fits manos una crug^, ò la puffieffe entre las flo¬ res del ^iltar delldo- lo, y tuvieffe inten¬ tion dc dirigir todos aquellos alios à la Crug, y no el Idolo» y
  • 14+ Letter* del Sig.Mbbale dell’ Altarc una y aiiadio defpues el Croce, alia quale Vadredigiaido • cjlo e nõ all’Idolo in- eslo que dixoelDo- drizzaffero la loro Hor Miguel peroyo Intentionc.Aque. digo agora, eflas ac- fto , chc mi diifo ciones por que no las il Dottor Michc- podranbagcr losGo*- te, io aggiungo vcrnadores Cbriflia- f ioggiunfeil dot- nospues dndereparLs to Padre)e doma- fu intention a laCrttg do : pcrciic ii Go- y no à el Idolo> folo vernatori Chiri- les feria illicito por fliani nonpontno caufa del efcandalo , fere queftc ope- que alii nbiejfe cflo rationi, ro entro nolo ay Inego leses con laretta inrc- licit» bager aqucllas zione non Je rife- accior.es. Slue no aya riicono ail’Idolo, efcandalo feprueba: má bcnsi allaCro- porque de parte de_a cc : Ciòche po- los Chriftianos fatten trebbc rcndcrle il- que aquellos Gover- lecitc,faria lo fcã- nadores enderetatu dalojche vi ii tro- fu intcncion à laCrttg varebbe; Menrre yno d el ldolo.De dunque non vie parte de los Infielcs, icandalo alcuno, porque entiendenque le devono cfTcrej» los Governadores ba- .permeíle: Chc nÔ \cn nna cofi licita Vi M‘J • bite-
  • di Lio> vi íla fca»dalo, iioi lo proviamo cvidentemento . lmperoche liChri ííiani non havc- rebbero à fcanda- lizarfenc, mentrc fanno, chc l’in- rentione di quci GovernatoriChri. ftiani,non è da lo¬ ro indrizzata all* ídolo , ma alia Croce. Gli Infe- delipoi, non chc reftarne fcandall- zati, confiderano qucli’operazioni, come ottimc, e dovute à quell’ ídolo Ching Hoangs Non concorren¬ do duque in quel¬ le operation! vc- run fcandalo, ne dali’una Parte, ne dall'altra, ne íie- me. 145 buena , y devida â quel ChingHoang, y affi no ay efcandalo por parte algunacort que les fera licito el hagerlo.Fuera de que (dixo e,l 'Paire) no podre yo licit araente dentro de un Templo rodeado de ídolos re» gar mis Horas Cano- nicas, y hager mis Genuflexiones à Dies nueftro Senor fin ha* ger cafo de los Idolot que alli efian ? guc, che íiano lei dtc, Tre- %j
  • 146 tetter a del Sig../i bb.it: cite, e ponno far- ft fenzt veru feru- polo.Eperchcnò? (foggiuniedi piu il detto Padro ) Non pofioio,che pario convoicn- trare lecitamcnte in unTempio tut- toche picno d'Ido Ji , recirar' ivi il mio officio, c fau- vi tutte le mic gçe- nuftefíioni à Diio Noftro Signore-;, fenza fare conto alcuno degl’ Ido- li, chc vi fi tro- vaflero ? Ciò uditOjli due Religiofi s’ inol- trarono à pregare il detto Padre à fpiegarlc la pratti- ca de’ PP. dclltu, Compagnia, circa lc Tavolctte, & altre cerimonie, chc Treguntaronlcj tambien 4 el dicbo 'P.â cerca de lasta- blillas yie mas fun- ill ones, que los C bri- Jlianos banian 4 fus progenitores difbit os , cctno 4 el Maejlro de China cl \engcbn ?
  • di Lionne . 147 che i loroChiilia- ni unitamcntc cõ gl’Infedeli fanno a loro Antenati defonti, <$c al fno Maeftro Confu- fio. II P.Gcfuita rif- pofe, che li Padri della Compagnia raccomandavano ílrettamentc à lo- roChriftiani.d’an- dar ben cauti in_> chicdcrc, ò fpera- rc bcnealcuno da loro morti; che non credano, che quelli vengano à cibaril delloffcrtc che lc fanno 5 che non abbruggino akun danaro di carta ;ma che nel rimanente facia- no il tuttoinme* nioria de’loro A- yi, & in rçndimg- to I{efpondio que lot 'VT.enteraban à fus Chriflianos que no tratajfen de pedir ajuda ni favor â fus difuntos ni crejeffert* que venian à comer fus oblaciones , ny quemaffen papeies, y en lo demas lo bio'ief-. fen en memoriu
  • 148 Letter A'icisig.iAbbate to di grazic dc be- neficjjche n’hano ricevuti, offeren- dolc tutte quefte cofe, comet'efoi- ícro ancora ia vi¬ ta. Quanto alFi- lofòfo Confufio, il dctto Padre ic rifpofe, che rac- comandavano à Chriftiani di farle qucgl honori po¬ litic!, e civili, to¬ me un’ homajio dovuto al lao Maeftro. * Fi- 'Prc- * Cioè à dire un facrifrcio di rendimento di grazie.H#c fact te in meam sommemerationcm- Giesu Chrifto hà voluto , che nelia Chiefa fi offerifle un facrificio in memoria de beneficj, che habbiam ricevuti da lui: V’è cofa piii ra- gionevole ? Si vogliono alcresi perpetoare—> nelia Cina Chriftiana l’offerte fatte ad Huo- mini dannati, in memoria de’Beneficj, che—» ^quellt fecero, mentre vivevano . Vi è niente di piu Religiofo? Converrà .dunque porre in queftionejfe fi pnnno ringraciare i Dannati , come iixingratia Ciesii Chriito ? e fe il con- iiderare i dannati norti> come vivi > e come
  • diLionne. 149 Finalmente do- Preguntaron tarn- mandorono a_> him a el dicho "Padre quel Padre; fe in file figuirian perfe- caio chc nella Ci- cuciones, deftierros, ò nj predicaflero martirio en China.», Chrifto Crocilil- fi predicaffemos aj io, haveflcro à te- chrifto criu ificada ? mere d’eiTere per- feguitati, banditi, & anche martiri- zati ? JUfpofe, che di ciò non doveva- no punto teinere, I^efpondio que no fe fignira nada de_> efto , pero que los in- ma che però que- fieles barian burla, y ito farebbe un’af- cjcarnio como dixo fogettarllallc bur ie, & irriiioni de- gl’Infcdeli, fecon- do il detto dell’ Apoilolo Ccntibus ante (tultitiam. Ove deve offervarfi , ch’egli confcrma il fuo pcniicre co 1'autorità di Sar_> Paolo. Qual- alla S.Pablo, Gen- tibus autemftul- titiam. r confirm» efto de alii apocas ho¬ ras otro Tadre Iefui- ta delante de fit Su¬ perior dicho, digien- dole a cl fieligiofo de S. Domingo ■, Mi Pa¬ dre di%cn nos que V. L p. prefenci all’ oblation!, che fe glj fannoa habbiaj ò nò del fuperiUtiofo ?
  • 150 LctteradeiSig.^íbbate Qualche tem- T.tiene la imagen de p0 doppo,,uil’ ai- Cbriflo crucificado en tro Padre Gefuita laspuertas delacal- ill prefema del le. Tor reverencia de iuoSuperiorc,dif- Dios que lo tape for¬ te ad unRcligiofo que lo abominan effos di S. Domenico; Gentiles-, d loque cal- Padre ci hanno lòju Superior ,y efto dettOjchcV.R.hà efpofto su Ja por¬ ra 1’ Imagine di GiesuChriftoCro- cififfo. Per amor di Dio naiconde- tela prefto, perci' clla c in aborri- natione apprefo quefti Gentili. i\ cui aggiunfc il fuo Padre Supe- riore . Quefto è quello , che gii molte volte li no¬ il ri Padri hanno raccomandato à Rcligioii di Sanu Domenico. MoltialtriDuib- bi wifmo ati an enco¬ mendado antes for vrges otros TTs.^/e- fnitas a los l\eligiofos de S.Domingo. I Gtras nuchas pre- gun-
  • di Lionne. 151 bi piopofcro à guntas. higieron los quel Padre Supe- J\eligiofot a el "Padre riore quei Reli- Superior de laCom- gioil, quali noiu pania que no fe ponen li riferifcono,per- a qui por no ha?er chenon appartê- tanto alcafo. gono al cal'o pre- rente. * * Da quelle rifpoile de’PP. Gefuití , può chi che iia giudicare, con che fondamento di vericà il P.Le Comte, nclla Leccera che fcri- ve al Signor Duca di Maine , habbia pretefo di darle à credere con artificiofa Rectorica» che li fuoi Confracelli non hanno mai per- mefla I’adoratione , anche con buona inten- tione, dell’Idolo Cbing Hoang , ne l’altre fu- perilitioni,e rilaffamenti efpofti in Roma dal Padre i Gio: Battifta Moralez. Doveva al- meno portar rifpetto all’Altezza Serenilfuna del Sig.Duca di Maine ;> Imperòche la fcicl- tezza de’termini > e dell’efpreflfioni non è va- levole à coprire la difformità della bugia , ne per confeguenza ad ifcufare quell! , che vo- gliono abellirla con ornamenti dovuti folo allaverità. Chi hà l’honore di parlare co’ GrandÍ>non folo deve ben riflettere à ciò che dice, ma alia maniera con cui lo dice, fe non vuole meritarli il rimprovero fatto da quel gran Rè che diffe • Le fueparole fonopiit dol - ci dell’oglio ; ma ben confiderate fono altrettanto coniro la verità, egiuflitia. Molliii funt ferrnontt ejuf fuper oleum, IT iffifunt jacula . L 2 54 Tut*
  • 153 Letter a del Sig.ríbbate Tutto il riferiro fin’ora trovaii pu¬ re regiftrato nel Trattato de'PP.Gio: Garzia, Raimondodeila Valle,eFran- cefco Varo, quale voi vcdeftc in ma¬ no de’Domenicani, & io hò riferiro dl fopra; Solamcnte v’efprimono di piii li Nomi de’PP.Moralez, Francef- co della Madre di Dio, e del P.Hurta- do; e dicono p che fu in Focheu ou’eb- bero quefia conferenza. E doppo la Relazione del cafo prepofto fopra il culto dell’Idolo Cbing Hoang, aggiun- gono le parole (cgucmj, LI dueReligio fi dcH’Ordi ne di S. Domeni co, eS,Francef« viddero chiara mente, quãto foi femal fondatal; Dottrina di que ílo Padre Supe riore delia Com pagnia. Havereb- bero potuto fa¬ cilmente diftru- gerla; ma perche non B/e» vieron los dcsl{eligiofos de S.Domingo , y Santo Francifco quan foco firme era el funda¬ mento de eff a doftri- na,y conquefacilidad fe la fodian defiruir, fero no iban allifino Joio aver io qàe pra- cticaban los TT. de la Comfania cn effos f untos, y affi no le hijçieron argumento al-
  • di Liontit. 153 noncrano andati algunòl colà per difputa- re, ma fo la mente per fapere da loro medemi, clò che> pratticavano cir¬ ca quefti punti li PP. delia Compa- gnia, nomreplica- rono cos'«Tlcuna a ciò che 1c ciiíTe quel Padre. Equefta puòeírclre íiala ragioiie, pcrlaqualc il P, Emanucle DiazVi- íitatore dc’Gefuiti, nella Letterada me addotta di fopra, diffc che haven¬ do il P.Hurtado dichiarata à Dome- nicani, e Franceícani la maniera, che pratticava laCompagnia nclla con- verilonedc’Cinefi. Qiiefti 1’appro- O ejliloque osTa> varonoconlepa- dres gardavan ntu role,e la ripprova- converfao dos Chinos rono con I’opre. dies ò aprovaran de palavra , mas logo, ò reprovar an por obra'
  • 154 Lettcradel Sig.^tbbate Tutto il detto fin’hora il ritrova pure parola per parola,in unaRifpofta chc il P.Varo, mentre era ful fine del¬ la perfecutione in Canton diede ad unTrattato del P.Brancati.Solovi ag- giungc, che havendo un Padre Gcfui- ta, afferito eflfcrle ftato detto, che li noftri Padri tenevano lTmagine del Crucififlo sii la porta della ftrada. \ QVefli le rifpojfe- ro.Padremao noi non efponiia- niamo 1’ Imagine di Noftro Signo¬ re , chc nell'ime- riore delle noillc Chiefe, e fopra igl’ Altari ( indi Jwg- giunge ) Quefte fo- no le interroga- tioni, chefccero quefti due Padri alVice Provincia- le de Gefuiti. (Gli hà tutti norninati da principio) e le ri- Ipolle , che le die¬ de REfponiieronlc» My Vadre, no tenemos la imagens del Senor fino dentro de nuejlas Igl eft as co¬ locado en el Mltar : (puis il a\oute:) eftas fueron las pregmtas que higieron los dos TT.a el V.Vice-Vro- i>incial.( 11 les a tons v.omès an commence¬ ment) y lo que refi pondio a cerca de eflos puntosl los qual- les luego eferivieron los dos, por que no fi¬ les olvidajfen,y jura- ron
  • di Lionne'. 155 desiiquefti Arti- coli: quali inter- rogationi,e rifpo- fte ícriffcro nei medemo tempo per non ícordar- fele, gi arando ml» verbo Sacerdotis d’ haverle intefe lo¬ ro medeini dalla bocca del P. Vice Provinciate; e per confegucnza non íi può dubitarne, ílante la qualità de Teftimonj,che 1’hanno confer- fermato congiu- ramento. Io me- definio l’hò udito à raccontare pin volte al P. Gio: Battiíla Moralez, quale ne ha lafcia taferittura fatta, efirmata dl pro- prio pugno , lo di cui Originate íi tro- ron in verboSaccr- dotis,que,fc lo avian oido despir a dicboTa- dre de cuja fidelidad no fe puede dndar pues los tefligos,eran tan abonados ,yfuc- ron confirmadss con juramento . Lo que oi referir por vetoes a el T.Fr.yuan Bmtifia , y lo dexo eferito , y firmado de fu letrcl» cujo original ejla en Fogan. f . - ✓ L 4 QiLiri
  • 15 6 Letter a. did Sig.^ibbate trova nella Città di Fogan. ^wm la Quindi voi potrete offervare , che berufru {e vi è al inondo attcftato, di cui non porta- P0^1. dubicarli, egl’e quello di quci rút}Non Domenicani,e Franceicani>par- dubito ticolarmente quando atteftano qual- quinma chc cofa con giuramento; poicheè ximun^j certo chceglino fi fono foventecf- ZcuiZ * inorirc per la Religionc, con_> confptfru unzelo quale li Gefuitidichiararono pretiojijjl piii infocato, chc pm den re. Qualfmtto mo Junt de'loro travagli hc.nm bavuti (diccva, d’ef- vincula, íi,un Padre Gefuia) lo non dubitogid, ch’ Ztc&trã e&li n°n ftaSrandiJUr^° dvanti Dio, alia di choncu Clú prcfinga, le eaten, le carceri, le derifto- noprtu a > gl’c/igli > v tan altrc pene fojferte co- lioru dif ftantemente per Gesu Cbrifio fono pre- pendio tioftjjime . Md no altri non vogliamo L0S.n‘!)tat quefte corone , chi s' acquiflano con al- tyc-pec-tn (imno • K0i ftchiamo una Jlradoj, catorum c^e v‘£ti il pecare , noi fchiviamo admitti- di lafeiarfene prendre l' occafione , e_s dor a oc- per quejia parte noi habbiamo trovata una 7u°hnus ftraiia P*àficttra > e m'no perigliofa,e quejia è -tgtmus. queiia> c)jenoifeguhimw. Tutiori via mino- ribus
  • di Liorine. 157 ribusnempc miraculis obnoxia incoLmius. * Che il zelo, côa cui quei Padri ri- ferlti s’efponevano àpatirc perGcsii Chrifto, al dire dc’Padri Gcfuiti fuffe ecceffivo, ciònonfà chenondebba crederít àciòche dicono; pofciachc non è naturale, che perfone già difpo- fte, & avezze à patire per la fede, vo- leííero atteftare con giuramento una calunnia conofeiuta per tale, quale fora frata, l’imputare al P. Hurtado la rifpofta da me riferita,quando egli vc- ramenfe non 1’havefíe fatta. Non è quefto il luogo deíaminare, fe quei primi Padri íiano ftati cosi impruden- ti, come cc li dipingono i Geíniti. Vi dirò folo, che li PP.Brancati, e Fabro ne’loro Trattati hanno con ogní dili- genza àloro poíTibile,fcrutinato, c con non minor rigore rimproverato à Domenicani ciòchc hanno crcdu- to di piii colpevole nelie loro pretefe imprudenze. Ma fe li Domenicani fanno comparire alia luce una brieve, e mo- *%Queila’ftrada è qtiella , che unifee le fu- peftuioni de’Cinefi con la Religione Cliri- íliana . Per quefta fi ponno fugire molteper- fecutioni, ma psrò cila conduce all^mone^ ••
  • 15 S Lettera del Sig.^ibbate c modcfta rifpofta fatale dal P. Varo, l’accufa caderàpiu fopra gl’Acciyfa- torl, che fopra gl'Accufati. * V a* * Dalle feritture, che hi riferite fin’ora 11 Sig.de Lionne, e dalle prudenti rifleflioni, ch’egli vi hi fatte fopra. fi ponno Inferir*-» evidentemenredue cofe. La prima è.che fen- PagintL-} za ragione 11 P.LeComte nella Lettera ferit- 78. e>' taalSig.Duca dl Maine ha pretefodarli ad 118. Intendere > che 11 Gefultl fuo't Cpnfratelli nonhavevano mal [permeffo àChriftianl quel¬ le cofe. che noi halbbiamo lette nella dichia- razione del'P.Hurtrado &c. Piaceffe à Dio , che non glie I’havefler® gli mil permefie; e quel ch’è piu> non le vo- leifero foftenere.il tutto farebbe In Pace.Noi non farellimo coftretti d’efporre al publico fatti, quali non pionno non ricadere fopra tutto il loro corpo •• Ne li Mlftionarj Francefi fi trovarebbero obliigati à fare,come gii ilPa- dre Gio'.Battifta Moralez, il giro ditutto il Mondo, per vedere, le alia fine le replicate--» voci del Paftore univerfale faráno valevoli à richlamarli.Perche iin’ad ora la vita fanta.lo fpirito, la Teologia e tutte le arti del Padre Moralez > e de’Miflionarj, e Vicarj Apoftoli- cichePhanno feguitato, non fonoftati vale¬ voli per fiffarli nel bene fopra quefte materie lepiucommuni del Catechifmo . Li Deere ti medemi degl’anni 1645.0 1659. non hanno giovato ad altro , cheifarle cambiarearmi ” .r meglio dlfenderfijcon dire prefentemente
  • ui Lionne. 159 Un’altra acione refe pure fa mofo nella Compagnia il P. Hurtado; efu quella di dare alie fiamme il Libro del Padre Longobardo fecondo Su- periorc Gencrale della mcdema.Quel Libro fu, à giudicio di piu Miifionari, il migliorc di quanti ne feriveffero i Padri Gcfuiti nella Cina. Mà la mala forte , cheincontròindifapprovare_> ccrte cofc che pratticava la Compa- gnia, c cagionavano 110a poco feru- polo che gl’Idoli jfacrificj> Sc adorationi non fono Idoli, factiiici,& adorationi, concrocíò che loro medemi hanno confeflato, e feritto nelle loroLettere • La feconda cofa che s’inferifee chiaramen- te è, che il Padre Le Comte à gran torto im« pegna tutta la forza de’fuoi artificj per ol- traggiare il P.GiotBattiila Moralez, e publi. carlo per Huomo imprudente , di poco fpiri- to,e calunniatore. Sono quefti i termini,a cui s’inoltra la paílione à danni d’un Religiofo, di cui il Mondo tutto , e fino li medemi PP- della Compagnia hanno confeflata la fanti- tà, e virtu? Iddio ifteíío autorizo il fuo viag- 5;io àRoma con grazie evidenteméte miraco- ofe, che le fece nelto fteifo , come fi legg« nella di lui vita • E la di lui memoria merita tantebenedittioni preflb al Mondo Chriftia- 110, quanto la di lui vita fu piena delie virtu piu eroiche d’un’Huomo Apoftolico •
  • 16o Letter a del Sig.jíbbate polo à chi lc leggeva, lc fervi di graa coipa per foggiacere ad un caftigo, i cui la Compagnia non ne hà condan- nati tant’altri, che lo meritavano plu di lui.Tuttavia pcrò,pcrcheli Gefuiti non ufarono la diligenza di dare alle fianime tutti gl’ efemplari, uno d’ cfli, non sò fé à forte, ò per dif- grazia ne capito in mano del Anto¬ nio di i>. Maria,quale lo publico,e fuf- feguentcmete il.P.Navarrcttc lo dicde alle ftape. Ciò è: ftato di gran difgufto alia Compagnia , per molte co/e, ch’ egli contiene. Mi ritotniamo al P. Lc Tcllier, e pafliaino à materie piii im¬ portant! , e che ci faranno fcmpre piii conofcere il talento che egli hi in_» perfuadere Jefalíità. Per render paghc lc co fcicnze di quelle Perfonc divore , che po- trcbbero inquietarli in fentire , che li Gefuiti permcttono nclla Clna_» ridolatria, nonci hi mezzo à mio credere piii proprio fenondi leggere nel Libro del P.Lc Tcllier, che ilPadre Pagir./i^ Martini nelfuo prim arrivo in !{oWiprc- xH8. fent'o le memorie autenticbe, cbe bayev fortate dalla Cina ; Cbe qncflc ftirono com li¬ nk ate
  • di Lionne ’ i6í uicate a quelli, cbe foflenevanq It parti del T.Morale£ cbe la S.Sede doppo d’haver intefa l’taut, e I’altra parte, fece an Decreto , quale dc?e confiderarfi come an giudicio fatto in contradittorio su le materie cojitrovertitc della Cina,Che quel Decreto palefa I’lnnoceu- ya de'TT.Gefniti, e diftrugge tutto ciò cbe Ji è detto contro di loro ; e cbe doppo ungiadicio diffinitivo fatto in lorofavore , qual'c qucflo, non banno piii bifogno d’apologia , poicbe il folo nominate il Decreto del 16 5 6.c lo fiejfo, cl/ajfolverli 5 quando non fi voglia nello jlef- fo tempo fare il Trocejfo alia Sac, Congrega- tione,& al Tapa , Veramente, queftohà gran forza, Mi refta folo una piccola diificoltà; & c, chc di tutto quanro hò riferito (in’ 01a, non ve n’e una foia paroia, cho íia ycra: E ben poco, una fola parola j e pure io vi ailicuro, ch’ella non vi è. Può cflerc mi prenderanno per un_>’ Huomo.ma io non pretendo, che ne voi, nc qualfiuoglia altraPerfona fia obligata di credere alia mia parola. Entriamo nclla ma¬ teria, . Primieramcnte egl’e falfo, ch’il Pa¬ dre Martini habbia propoftc in Roma me- Pagina-Jt ;oo. Pag! k.tuj I 9b’«
  • I ó z Lett era del Sig.^ibbate memorie autentiche. Dirò di piu. E' gl’c evidente, che non ha poruto pro- porle. Quelle memorie non potevano effere, che atteílati, ò dc Libri Cineii, ò di Cineii vivi, ò pure d’Europei,chc foffero neila Cina; c quefti, ò de PP. della Compagnia, ò d’altri Religioii. Quanto à quelli de Libri, ò Perfono Cineii, dovendo queili effere in lin¬ gua Cincfe; nc t.rovandoii in Roma_> Pcrfona che li p da Gcfuiti. Per queft’ifteffo motivo dunque non potcano credcrfi auten¬ tiche; Poiciachcoltrcall’effcrc quelle tradutioni di feritture Cineii in cui è facile I’ingannarii, non può effere autentico qucllo,che non riceve altra fede, che dal Teftimonio d una dclle Par-
  • âiLionM. 163 Parti; e per confequcnza neffuna me¬ mória Cineíe preíentata in Roma dai P.Martini, ne ncl fuo originate, ne_> tradotta in lingua Europca, hà potu- to eíTcrc autentica. Moita meno lo hanno potuto eflere gl’atteftati Eu¬ rope!, quali, à caufa di ciò chc or’ora dirò, non hanno potuto eflere d’altri, chc de'Gefuiti; e per confcquenza è falfiílimo ciò chc dice il P.LeTellier, che il P.Martini prefentò memories autentiche in Roma: Certo non v’è Perfona di quelle, che accufano in_> quefta matéria li PP.Gefuiri, che non conofca, ch’egli hà torto, quando an- chcil Teftimonio di queíti PP.fufíe una prova baftantead ifeufarli, e íl fuffe in obligo di crcdergliclosú ia íua parola. E quando anchc foífe vero, che il Padre Martini havefle cfpofta in Roma la fola verità (il che è falfií- íimo) non perciò il P.Le Tellierha- verebbe lafeiato di dire una falfità, condire, che hà propofte memoric autentiche; perche altro è, che una_» cofa fia vera, altro ò, che fia auten¬ tica . Mà quella Propofizionc, oltre all’ die-
  • 164 Letter a del Sig. e fe cila ne prefentò ll'originale alia Sagra Congregatione , íipuò piamentc cre¬ dere , che n’havera confer vat e le co¬ pie ben collationate.Ove farebbe quel Governo cosi prudente della Compa- gnia ? Ciò fuppoflo•> non è egli un_, grand’inconveniente, cheil P.Le Tel- lier il affatticaffe tanto, come cidice d’haver facto,inradunarc da tuttelc Parti del Mondocerte mifere, e debo- li prove cflcriori, che non hanno al- cuna fodezza, e che come vedrete in_> nulla fervono per giuftificare la Cora- pagnia, mentre l’è cosi facile di mo- ítrare à tutta laChicia l’ingiuftitia de’ fuoi Accufatori, con dare alia luce que-
  • it Lionne. 165 qucfle mcmorie au tentiche, cheprc- fentò in Roma il P.Marrini ? AlToIu- tamente parlando, può eflerc che fuflc prudenza de’PP. Gcfuiti 1J non mo- ilia re ad alcuno la rifpofta, chediede à quel Dubbi il P.Hurrado.PuòcíTere, ch’clia nõ.Vàlefle nulla; c può anch'ef- ferc,ch'egli non Phabbia fatta. Mà che paura hanno? Che põno incontrare di fmiftro in moftrare le rnemorie autê- tichc, chc giuilificano la Compagnia? Qiial maggior inconveniente, di non havcrle giamai moilrate à Milliona- rio alcuno della Cina ? Inconveniente tanto maggiorc, quanto che non_> tutti convengono ncl fentimento del¬ la Compagnia, come fembra,che fup- ponga il P. Le Tcllier, benehe appa- rentenierite fappja il contrario ? Qual maggior inconveniente, che tuttili Gcluiti radunati dodeci anni doppo in Canto a, non habbiano rifpofto ai P. Navaretre, fe non con altri in- convenienti, come poflo far vedero ogni volta, ch’io voglio ? Se veramen- tc hanno mcmorie autcntiche in loro favore, qual roifore non deve recare à ao.PP.Gefuitiragunatinel t66s.,il M non
  • Pre/aifa, ne ’ 166 Letter a del Sig.^íbbate non haver ofato d'impegnarfi à mo* ítrare à Domcnicanh che il P.Mardni haveva detto ii vero, e dcíTerfi riítret- ti à dire, ejj'ereprobabile, ch'egli baveJJ'e_? detta. la veritd) come fu poco dirò? Di- temi in corteíia: Se li PP.Gefuiti han- no veramentç qucftc memorie auten- tiche, non ie çorre un’obligo rigoro- fodifarlc palcfi? Come? VedraniiQ calunniata la Compagnia loro Ma¬ dre ; Haveranno in mano il rimedio , cnon vorranno ífervirfene? Come non temerá, il P, Le Tcllicr (per fervirmi dcllc fuc parole ) (bela di fui riputatione fia grayemente feria dal vergognofo rim- provero che le far anno, d! bay cr tradita la^ propria canja ? Egli fu Jlegu ente mente ci fà fapere, çhe quelle inllgni autcntiche memo- ric furono communicate à quei, che fofteneftano il parrito del P, Morajez, Lo che ferve di piccolo preludio alia Propolítione chcíicgue, in cui aífi- cura, che il Decreto del lojó.çftato fatto in çontradi torio. Mà,non folo ç falfo, che le memorie fudette fuflerq communicate à Parteggiani del Pa¬ dre Morales 5 mà è anchc falfo, civil Pa-
  • di Lionne. 167 Padre Moralcz lafdafle in RomaPro- curarori , òPerfona che agiffe per lui. 1. II P. Le Tellier, ch’è cosi ben informato di rutto ciò che dice, ci fa- rebbe egliilfavore di direi il nomedi qucfti Procuratori del Padre Mo¬ ralcz ? 2. II Padre Moralezera andatoà proporre alcuni cafi in Roma; Ne ha- veva ottenuta la rifoluzionc: chebi- fogno haveva nel ritornarfene alla_» ína Miífione di ílabilire in RomaPro- curatori, quali come dice il Padre Le 1 cllicr íofteneflero le fuc parti ? 5. Io hò interrogati molti Do- menicani delia Cina, fe ciò era vero ? e tutti mi hanno detto, ch’era falíif- fimo. 4. Quando ii Domcnicani ,
  • i<5$ Letteratlel Sig.*Abbate Procuratore dei P.Moralcz. Sarei cu- riofo diíapere, fe la 'Compagnia hà 1’obligo di quefta bella fcoperta al P,Le Tellier. 5. 11 Padre Sarpctri, che cita no li Gefuiti da per tutto con grandcnco- mijtuttoche fecondo illoro principio doveffcro coníldcrarlo per 1’Huomo, piu ftra vagante dei Mondo , ci ragua- glia, che nell'anno ióóâ.cioè ia.anni doppo il Decret
  • di Llonne* 169 dre LeTellier habbia volutQ iníinuar- lo quando foggiunfe infine doppo bxver’ intefo I’una, e l’ultra parted cioè à dire la_> parte del P. Martini * c quclla di quel Procuratori. Sicome dunque, al dirc_> del Padre Le Tellier , le memorie del P»Martini furono communicate à quelli che faccvano ie di lui parti , cosi fembra ragionevole, che le me¬ morie di quelli Procuratori foflero communicate al P. Martini. Ora in-» quclto cafo cgl’è ccrtiflimo, che la-» Compagnia non le haverá lafciate_> ímarrire» Chi nõ haveffe notizia alcu- na di ciò che prattica in materia di fcntture, la CÕpagnia, può dal la fola lettura dei Libro intirolato Lt Difefa de’nuovlCbrijliuni, argohientare la rigo- rofa attenzione che hãno li Gefuiti à raccoglierc, e confervare con sõmo riguardo íino le minime Lettere che le vengono feritte, e 1’artificio mera- viglioío che pratticano in fervirfene * Ciò íuppofto il Padre Le Tellier, i cui la Compagnia non negará in con¬ to alcuno le memorie diquefti Pro¬ curatori del Padre Moralez, vorrebbe prenderíi 1’affunto di moftrarle. M 3 7«Wi
  • 170 Lettera del $igt*Abbatc 7. Mà, do die mi accrefce la dif- ficoltà è, che il Padre Le Tellier fem- bra di dar in dò un’Idea del Padres Moralcz affaidiverfa daquella, che ne dà nel fuo Libro; mencre lo rap-, prefenta da per tutto, per un’Huo- mo, che almcno quando andò à Ro¬ ma non haveva notizia alcuna del- le cofe delia Cina. Sc ciò ò ; quando anche haveflê havuto la caufa miglio- redel Mondo, qiaale informazione_> poteva dare à qucllli, che ftavano in_» Roma, e che nulha fapevano del le co¬ fe della Cina, in virm della quale po- tefl'ero parlarnc à propofito, & en- trarncin difputa con il Padre Martini? Aggiungo di piix. Quando anche il Padre Moralezfofle ftatoil piu favio Huomo della Cina, non haverebbej potuto in quel poco tempo che ri trattenne in Roma, metterc li fuoi Procuratori in ftato di difpurarnc con il P.Martini. Non poteva, ne meno darlc una minima iftrutione partico- lare fopra Ja di lui propofta, poiche_> non poteva giàfenza eflerc Profeta^ vndici anni prima indovinare, che il Padre Martini dovefle venire in Ro¬ ma
  • di Liotinè. I f i hiaàpropõfvi ilcafodcUá.Cina in_> tinâ manierd totdlmente UiíFércntc dalla fua k Nonèquefto illuogõ di riferire ie falfitàj che íi tròvano neila pròpOíR del Padtré Martini. Bafta di far Vedere, ch’almeno quefto Padre era in iftato di darne quante voleva,fenza che que* prétcíi Procurator! (quando vi foííerO iiati) haveíleroarditóoppOrki che dleeva il falíb * Le prove principaii > ché adduce íl P.Martini j fe pure ne adduce > di ciò ch’dfpofc in Roma* crano foridate fo- pra 1’iritcliigehza de'Ljbri Cincín Ora io notl credo già* che il Padre LcTcl- lier Jiabbiâ volúto íuppónerc, cheil ' Padre Moralez » nel tempo che íi trat- tenne !n Roma» iníegiiaffe à iuoi Pro¬ curator! preteíi la lingua Cinefc; im- peròche vi farebbc gran diííicoltà à farlc concedere > che il Padre Moralea la fapeíie à baftaliza per fe i Diicà forfe il Padre Le Tellier, ch*è fuperfluo 1’atfattlcaríl tanto in cerca- rcchifoffero quefti Procutatori; ch' egli hà parlato cibttamente,e che non hà altrimenté detto, che il P» Moralez M 4 nei
  • 17a Lett era del Sig. Abb ate nclpartirii da Roma inftituiffe Pro- curatori, mi folamentc^ii detto, chc lcmcmorie del P. Martini eranoftate communicate à quelli, che foftene- vano le Part! del Padre Morales, cioè à dire a quci Domenicani ch’erano in Roma, quaii potino giuftamentc effere confidcrati come Parteggiani del P.Moralcz; e che per moftrarc la fua efattczza.di fcrivere,hi à be!la po- ila iicanzaro quel termine diProcura- tore, qual’cra natu rale, & hi fciclto quel di Parteggiano dcIPadreMoralez acciò conveniffe à Domenicani, ben- che il Padre Morakz non liavcfle ifti- tuiti Procurator!. Afiuti ( baverebbe_> detto il Teretitio) fed ufi.na.rn , & fmcerè . Non è gii quefta, una rifleffione acrca. Non v’hi Pcrfona,che rifletten- do à ciò dice quel Padre, non conof- ca effere ftata quefta lá di lui intenzio- ne . Hi fapnto molto bene, cheil Pa¬ dre Moralez non haveva lafciati Pro¬ curator! j e pcrciò non hi ofato di af- íicurarlo. Mi ciò non oftantc, era di gran confequenza per la Compagnla il far comparirc, come contradittorio il Decreto del iósó.Quefto eracolpo di
  • di Lionne. i>73» di rífcrva. Mentre pcrò non vi è ftatd chi habbia parlato peril P.Moralcz come poteva quel Decreto 1'pacciaríi per contradittorio ? Diaíl al piii bravo Procuratore del Parlamento di Pari- gi;fi troverà egli molto imbrogliato. Mà il Padre Le Tellier hàrrovatoil punto. Vi fono in Roma dc’Domeni- cani: cfercitano ivi laearica dell’In- quifizione 5 è dunque infallibilc, che qualcheduno diloro haverá veduto parte di tiò, che rapprefentò il Padre Martini. Non ponno già dolerli, ehe íi dica, che !i Padri Domenicani ten- gono le parti del P. Moralez, poiche ciò (i può dire dun’huomo intereffato nel partito dell’altro, benche non íia íiio Procuratore. Ecco dunque la pa¬ rola propria , di cui eonvcrrà ferviríi 5 poiche con dire, chele mcmoriedeL Padre Martini furono communicate à quelli, chefojlencrano le Tartidel Tadre Moralenon íi dirá coía, chenon_* poffa diríl In vero fenfo; e cosi nclla_. maniera in cui ciò farà intefo, non vi íarà períona in Francia,che non s’ima. gini, che il Padre Moralez habbia ha- vuto,vcri,e reali Procurator!, che ícp- pero
  • t74 letter a id Sig.^fbbatê pcro it tutto> e che parlorono per tiii< Imperòchcchi artdarà à fore i’anoto- mia à qucite parole difojlenere le parti del 'Padre Morale^ ? £ cosi * à feconda di quefta parola a mbigua, il Decreto del 1656.fi fará paflare per contraditto- rio * Egli è evidente > Che non 1’havercb- bero potuto f.re fenzá di quefto < Di- temi caro Si'ttot Charmot, cellar qiieítá ia buona fede, che deve pratti- care un ReligioftPEt in un’a flare qual è quefto; in un Libro > che di ai Pu¬ blico; in una canfa, ch’egli medemo pretende eflei canfa della Chicia, of- lèrvate rardhiehto, 6 per cosi dire l’intiepidezza > con cui accuia gl’iltri d’ingmftitia, e di doppiezza > come li fuoi rim prover i non cadelTero fopra lui medemo. In tanto,íeun poverõ Miflionario, che cíò vede, e deplora, fe ne querela ancheleggicrmentc , cíòègiudicato itrano. Eecovi in tin’iftante tutti li Gcfiiiti fcarenati contro di lui , a dichiararlo fciiza efarrrte, un’intriga- tOreVun ftravagante, un forfenato,uri Huoiiicffenza ccrvcllo, capace di ro- Vina-
  • di Lionne. 175 vlnare il tutto,di guaftar ogni cofa;un Gianfenifta j-anzi un'inimico di Sua Macftà. Si, un’inimico di Sua MaeiU. Cosi un giorno mentre accompagna- va M.De Fermanel io medcmo fentii, che diceva il P. L.C... . Di chi cre- derefte? Di Moniignor d'Eliopoli> di cui doppo molt’altre invettive,quefto Padre arri vò à dire, che il Rè faceva uicire da Roma certe perfone quali non opravano tanro contro lo di lui fervigio, quanto Moniignor d’Elio- poli. Dà tutto ciò, che hò detto, íi può giudicare, con che verità, c íincerità aggiunga il P.Le Tellier , In fine doppo haver intifoil tutto dall'una , e dall' dlttaa partem cioè «à dire dalla parte del Padre Martini, e de’ Partigiani del P.Mora- lez. A parlare cfattamente doveva di¬ re . Doppo d’ havere intefo il tutto dà una parte, c niSte daH’altra.Quefto fembra piii colpevole che ciò hò rife- rito poco fà,poiche almeno in un fen- fo moltoofcuro, potevaeflfer veto, ove all’incontro eíTcndo certo, che li Tartigiani del "Padre Morale^ non han- no potuto rifpondere, come Parte, à f
  • 17<5 Lettera del Sig. ^tbbaté ciò chc diceva il Padre Martini, noiU hi il P. LcTcllierpotuto direcon_> veritàin alcunícnfo, ihefúintefa, e_> 1’una, e 1'altra parte. Mi per fervirmi deirifteíTe fue parole Cgiàcheil Signor di Brifacicr Ioda la dolcezza, e mode- ratione del Aio ílile) ciò non loperjnette- ya l’on ore, elabuonafede: un intereffe pià potente lo richiedeva . Peròchc folo con ilfavore di queda mafchera poteva_j porre fui tapeto una fentenza contra- dittoria à fawore de’Padrl Gcfhiti. Ciò che hiò riferito An’ora del Pa¬ dre LeTeUier, non era cheun prelu¬ dio à una propoAtione principale, la piu importante del fuo Libro con cui ítabilifce particolarmête la giutlifica- tione delia fua Compagnia; Ôc à, chcj il Decreto del 1656. fu un Decreto contra- dittorio . Queílo è quello, chc ripete in venti luoghi, e su di cui fonda piu confequenze, chenoi efaminaremo doppò. E quello è pure il punto , nel quale per fcrviríi delle fue parole dol - ci, e moúcftc,palefa ma cecità , cbe noru, puòfiufarfi, ò una inala fede, che non_» può didimularfi. Baftarebbe ciò che hò detto fin’ora per
  • di Lianne’ 177 per dimoftrarlo, poiche mentre il De¬ creto del 1656. fu fatto i'enza chc li Domenicani della Gina lo pcnetraiTe- ro, e chc il P.Martini hà detto rntco ciò, che l’è piaciuto,sêza che fiavi da¬ ta perfona alcuna,che le habbia rifpo- fto per l’altra parte, anzi che habbia^ potuto rifpondcre, quando anche lo haveffe voluto farejeonie ponno chia- mare il Decreto del 1656. un Decreto ufeito in contradittorio contro di lo¬ ro5 Mà v’è di piu. Poiche fi trova,chc quel Decreto, da cui il prefume, ch* tglino iiano ftati condannati in con' tradittorio , decide folo ciò che non-* è mai ftato in difputa fenza toccarej» ciò che íi controverte. Io non durarò gran fatica à moilrarvelo. Il Decreto del 1656. determina ib- iamentc, chc li caii propofti dal Padre Martini ii ponno permettere à Chri- ftiani. Ora, ne li Domenicani, neli Franccfcani, od’altri, chchannoac- eufato, & accufano i Gefuiti di per¬ mettere l’ldolatria à Cineii, hanno mai dubitato, che quel caii, nella ma- iiicra che furono propofti dal Padre_j Martini,non doveffero eflere decifi in
  • 173 Letter a del Sig. yAbbate quella guifa in cui fono ftati deciH dal la S.bede. Non fono gii que'Padri, come voi vcdcte,cosi ignoranri, che-> non fappiano, che à Chriftiafli li pon- no permettere certe cerimonie inven- tate da Filofoíi , purche llano de¬ purate da tutre le iiiperftitioni che_> vi ponno incorrere. Per convinced! di ciò,non era d’uopo, che il Padre Mar¬ tini andaííc à proporre quefti call alia S.Sede. Lo Cteifo io dico di tutto ciò, ch’egli ihà propofto circa Confu- lio > & i fuoii morri; Perche pare hab- bia havuto paura di proporre à Ro¬ ma cafi troppo diflicili; tanto hà ftu- diatodi togliere da quelli tutto ciò, che haverebbe potuto fade un mini- mo contralto. Mà eccovi lo llato della queilione, che fit, e verte ancora trà Domcnica- ni, e Gcfuiti, c la maniera in cui ha- vria dovuto proporia il Padre Le Tel- lier, fe havefle havuto unoncia di buona fede.Havendo li PadriMora- lez, e Martini efpofto alia S. Sede di-. verfaraente un fatto ifteíTo, cioè à di¬ re, quello che vera mente 11 prattica_> nclla Cina circa Confulio, 5c i De- fon-
  • di Uonne . 179 font!, ne ilcgue neceflariamente , chc uno di loro hi efpòíto il falfo. LiDo- menicani prctendono, che qucfto fia il Padre Martini, e li Gefniti foftcngo- 110, chc ila il Padre Moralcz, Eccovi precifamcnte, & efattamente la con- uoverfia, ch’eftara, & ancora è tri qnefti Padri. Ora il DecrctQdel 1656. non decide cofa alcuna di çiò. Si rc- ftringe foloi dichiarare, che liegii propofti dal Padre Martini il ponno permettere , nella maniera chc il De¬ creto del tó45.havcva dichiarato che Ji cafx propofti dal Padre Moralcz ii dovevano vietare; ma non decide aL- trimente, che il Padre Moralez habbia propofto il falfo, ne che il Padre Mar¬ tini habbia detto il vero’; E per confe- quenza decide folo ciò, che li Donie- niçanipon hanno mai difputato fen- za toccare piito di ciò,che difputano . Rccgjri forfe maraviglia ad alcuno, che jo paragon! il Decreto del 1645. àquello del 1656. quail chc io li fup- ponga amendne d’uguale autorità, e tanto piu, doppo che il P.Le Tellier , che gia ii compiacque di chiamarc il Dccrcto del rójó. unGiudicio contradit- torio,
  • I So Liter a del Sig.^fbbate torio e difinitpo , chiama qucllo del 1645. Decreto conte Provifionale fino à maggiore-3 information,quale, chi haverá letto lo dilui Libre, non haverá à mio cre¬ dere dubitato, che fofle l’informazio- ne, e le memcrie autentiche, che di¬ ce eifere ftate prefentate in Roma dal Padre Martini, eflendo quefto ciòche chiaramente palefa divoler dare ad’ intenderc il P. Le Tellier, il che però nonfembra dibuonafede, come or’ ora vi moftro. E'certo, che nelfine del Decreto del 16+5. approvato da Innocenzo Decimo, e con cui S. Samira ordinò, chetutti i Miilionnrj, etiam Societatis yeftt doveflero contormarli alle rif- poile, c'rifolutioni date à Dubbi del Padre Moralez; Egl’è cerro, ciiíTi, che vi íi trovano qucfte parole, donee San- clitas Súa,vel Saneia Sedes ^ípoflolica aliui ordinaverit. Quefta claufula nonvifii altrimentepofta, perche íx dubitafíe, che il culto di Confuíio, e de’defonti íecondo ch era íteto efpofto dal Pa¬ dre Morálcz non fufle illeclto ; In ciò conviene Pifteííb P.Le Tcllier. Mà fe- condo ogni apparcnza vi fu pofta,per¬ che
  • di Lionne . 181 chc trattandoii in quel Decreto di nioltecofe, la di cui prartica poteva_» murarii, per cfempio, chz la Santa Sedes dijpenfajfe li Cineft Chrifiiani dauna partes dt'digiuni della Chief a, e dall’obligo di fan- tificare lefefte-, Sua Santirà giudicò i à propollto d'aggiungervi queíla_» claufola,acciòche quella difpcnla non foííc creduca perperuj, ma concefifa_> foio, per quei tempo che faria piaciu- to à Sua Santità di continuaria. Un* altra ragionc di do ne adduce il Padre Le Tellier, mi da queilo fono per dirvi, voi vedrete ch’cgli non hi uct- to il veto. Come, chc dunque, in quel Decre¬ to non lx efprimeva il morivo di quel¬ la claufola , li dava con ciò occaiione di fpiegarlo in diverfo fenfo ; e II Ge- fuiti non lafciorono d’interpretarlo nel fenfo, chc fdmarono loro, piit fa- vorevole . Poiche doppo che, fopraj un’efpofitione totalmente diverfa^, hebbero ottenuto ilDecreto del 1656. pretefero > fondati su quella claufola 7 ch’eilendoil Decreto del i645.11ato folo provilionale, & ad tempus,fin à cbe la Santa Sede barejfe ordinato altrimentes, N do-
  • 18 2 Letttra del Sig.^ibhate doveva cOfcr creduto rivocato dal De¬ creto del 1656. con cui parve, che la Santa Sede determinaíTc pofitivamen- te tutto il contrariodi ciò che have- vadcciionell’anno 1645. Equeftoè cjuello, chevanno ripetendo vfquead tiiujeam que'due Apologifti dellaCom- pagnia, íi Padri Brancati, c Fabro, li¬ no á dichiararii qucft’ultimo d’ha- vere ferupolo dipiu controvcrtirc.^ queíla queíUonc doppo il Decrcto del 16 soottanto fono fcrupololi li Ge- iuiti, ove ill tratta dci loro interdfe_? , 10 hò ancora al prefente* nolle mani nna Lettcra dd Padre Antonio de_> Govea, chc è fiato piu volte Superio- re della Compagnia fcritta al Padre Varo á 10. Agolto dell’ anno 1660.> neiia quclla egli, doppo d’haver rife- rito cio chc diceva à Chriftiani circa 11 Decretc del 1656. aggiunge time per diftefo quefte parole, Venneuiuu Holla, (queftaèil Decreto del 1656.) quale riferendo il Decreto 01 taxi to dalles qtialche annifono, I’ba rivocato iru, termini cfprejf ( che iníigne fallità!) Io fbiamo qttejla Bollajus novum &c, Oiier- varetc, che li Gefuiti della Cina , di- cen-
  • di Lionne. 18 3 ccndo quefte falíità; &accufandoi Domenicani di difubbidiêza à gi’ordi- ni del Papa, non hanno però mai vo- luto moilrarle alcnna copia autenti¬ ca del Dccrcto del 1056.. Ciò che rimproverò à medemi il P. Navarret- tc nel Trattato, che fece in Canton-, ; &un fegno evidente della cerrezza di ciò che diceva , ll è la rifpoita data- le dal P. Brancati. Eflo Taternitates Vc~ ftra( le difle) non viderint Hind (parla del Decreto del 16 5 6.); nec eratmeeft'arium, tit Mud viclores Feftris Taternitatibus often- deremus. Humiltà amirabile de’Padri Geliiiti! E poco doppo aggiunge. Cum certum ejfetTT. Dominicanos, pro noftraL» fententia Into Dccrcto,minimi affenfuros fuif- fe, fit ins fuit ad contentions evitandas (Ò grand’ainore della pace!) lllis, Deere- turn non propriis manibus offeree, fed relin- quere, vt alia via illius Decreti not it i a per- veniret. Un’Huonto lofpettofo, ne ar- gomentarebbe un'altro motivo poco favorevolc all’cfpofitione del Padre Martini; mà io, ne con voi, ne con il Signor diBrifacier voglio diicorrerc di quefte congetturc. E' ccrto, che la pretenfionc di quex N z Pa-
  • 18 4 Letters, del Sig.^bb ate radriGcfuiti della Una era mal fon- data, eche quelle ultime parole del Decreto del 1645. non lediedero ra- gione alcuna à pretendere, ch'cgli fof- fc Uato annullato dà qucllo del 1656. poichc quellultimo, in cui quel pri¬ mo vicne riferito in particolare, non contenevaalcuna claufola rivocato- ria del primo 5 e fc Sua Santità haveflc havuta intetione di rivocarlo,ve 1 ha- verebbe fàtta inferire di porvcla. Scmbra do, per cost dire evidente ex raturarei, & materia; perche non ef- fendo altro, il Decreto del 1656. chc una femplic Decifione del cafo pro- poftodalPdre Martini, come può chi chc iiaimaginarfi, ch’ egli hab- bia annullrta la Decifione degl’altri cafi totalmcnte diferenti, che fervo- no di mataia particolare al Decreto del 1645. nentre che la Santa Sede non dcciddn conto alcuno,quale de’ due PadrijVloralez, ò Martini habbia detto il vcd ; e ne tampoco la Sacra Congregatone nel Decreto del 1656. hà rilpoítcgiàmai aífolutamcnte; mà con accemare efpreflamente in tuttc lefuc rifp*ftc datealP;Martini, ch’
  • di L'mne. l S 5 ella rifpondeva conforme allakpro- pofta ? Turtavia però, come chc li Gefuiti fanno farli valere anche le minimo apparenze dclle ragioni > chc ponno havere, come voi havete ycduto di frefco nclla ridicola preteniioncdel Padre Monteiro, non lafciano di rina- proverare acremente li Domenicani, e Franccícani, perche doppo il De- cretodel 1050. (quale però non vo- levano farle vederej non fi conforma- vano alia prattica della Compagnia . E quefto fu il motivo , per cui li Do¬ menicani rilolvcttcro d’cfporreilca- fo alia Santa Sedc> e di domandarle, feveramcntell Decrctodel 1645. era ftato annullatoda quelio del 1656.? Alla quale domanda,la Congregazio- ne dcll’Inquliitione generate, rifpofes nell’anno 1669.con un’altro Decreto approvato da Clemente IX. cheque- gli non era altrimente ftato rivocato, mi che reftava nel fuo vigore, cdo- veva eflere oftervato in tutte le fue circo ftanze . fee nudum tunc expo fit a itu> Dubijs, ejfe in fuo robore, neque per Deere- turn Sacrx Congregation^ S. Ojficij fuo diejt N j
  • I $ 6 Lett era del Slg. ^fbbate Zf.Martij 1656. ftiijfe circumfcriptum , fed omninò fecundam qudfita, circumflantias, omnia, in diCiis Dabijs cxprejfa, ejfe fervati- Cina havevano torto nclla loro prc- tcnfionc. 2. Che la Claufola, guai’eneJ fi¬ ne del Decreto del 1645. ( donee Sanila Sedes aliiid ordnaverit) lino che la San¬ ta Scde ordhi diverfamente ( non fi nulla al noilro cafo.) 3. Cli io non hò fatto torto alcu- no à Padri Geiuiti, inparagonare il Decreto del 1645. a quello del 1050. ntentre la Santa Scde ifteffa, con un_> terzo Decreto,mette ii due prinii nel- la ftefla Categoria, con ordinare cioè, che amenduefiano ofiervati in con- formità dcll’cfpofto . Mà come che le due cfpoíitiõni fono contradittoric, egl’c ancora evidente, che una fola_j poteva efl'er '-era, c chc una delle due do-
  • di LÍome. 187 doveva neccffariameiite efler falia_>. E'alrresi evidente, per la rifpofta data nel terzo Decreto (quale rende ugua- li i due primi) che la Santa Sede non ln mai ítitefo decidere, quale deile due efpofitioni fotíe la vera;& in con- íequenza , che il Padre Martini noiu há riportato vantaggio alcuno fopra il P.Moralez.. Doppo di ciò contcntatevi> ch’io mi ferva ancora di quello ílile dolce , e modefto del PdeTellier,e dica,che il Decreto del 1609.è baftáte àconfonderlo, e cõvincerlo d'uni malafedeydi cui non fi tro¬ va efempio . La chi a mo in quefto luo- go maia fede,e non femplice ignoran- za; perche quanto à Geíuiti delia Ci- na , tal’uno può in qualche maniera_* feufarli, con dire, che íl fono ingan- nati, e che almeno la Santa Sede non g’era ancora fpiegata in quefto parti- colare, comehàfatto doppo,conil Decreto del 1Ó69.; Mà che che fia di que’ Pad ri , PApologifta pero delia Compagnia non può fenza bugia pre- tendere caufa d’ignoranza di qual De¬ creto; poiche, oltre che non li frpreb- be dubitare * ch’egli non habbia vedu- N 4 ti
  • l S 8 Letter a del Sig. ablate tliLibri chenc parlano, eglimede- mo nel Aio primo Tomo della Difefoj» de’novelli Cbriftiani cica queilo Dccrcto di Clemente IX.del 1669. in cui vcn- gonoconfermati, equcllo del 1645. fopra iDubbi del Padre Moralez, c Suello del iójó.foprai qiieiiii del Pa¬ re Martini. Non pare, chc qin pofi'a elTer luogo à domandarc quali llano le I{egole di cotfcitmg, chc queilo Padre-» può haver íeguitate ? Hà trovad nello fleiTo tempco tre Decreti; HÀ veduto , chc il priimo, ordina à Padri Gei'uiti fottopenadifcommunica rifervata al Papadl ieguire 1c Rifpolte date alle_> domandedel Padre Moralez. ChciL fecondo, èunafemplice DecilIone_> dccah cheun Padre Gefuita hà pro- poili come hà volutoi echeil terzo dichiara efprdTamcntc, che li due pri- rni devono eflere oiTervati, fecondo l’cfpoixdoni fatte, lenza darcalcun_> vantaggio al fecondo fopra del pri¬ mo . E, ciò non odantc, qucfl'Apolo- gifta non ccfla di dire , che il Decreto del 16 3 6.e contradittorio,e decififo in far ore della Compagnia-, c fá tutto chc può, per dar’ad in tender c, chc queilo del 1645. non t
  • di Llonns. 189 non era chc provilionale, c clic noru doveva luíííftere, i'e non in find tanco die la Santa Sedenc havefle havuta informatione maggiore,quale rnoftra tiiiaramenre cflere quella del Padre Martini. Voi vedete da ciò, quanto fad! mente potrei profeguirc ad appli- carecontrodiUiiquelle due, 6 tre_> pagine d’invettivc, che fà contro li Moraliili, quali ii convcngono piii à lui, cheadaitri: mà ciò farebbe un_» dare â voi,St i me troppa noia.Pailia- nio pernio ad un'altra propolizione. II Padre Lc Tellier, doppo d’have* re fodamente provato, come fin’ora vedeftc, cheil Decreto del 1656. è un Decreto contradittorio, conchiude. Che palcfa l’innoceaq;a della Compagnia. Che diflrugge tutto ciò che banno potato dire à fuo disfavore in materia d'l dolatria ; e che doppo d’tma fentenga definitiva, qual’è quella, li Gcfuiti non hannopiu bifogno d'apologia. Non ÍI può negare, che il Decreto del 1656.11011 dichiari, come permcifi, c tolcrabili alcuni calx propofti dal Padre Martini; Et in ciò può, e deveii confiderare come mu fenrenza deci- fiva.Mà come deciiiva?D’una queftio- ne,
  • 190 Lettcra del Slg.^Abbate iic, che non è ancora difputata da chi chc íiaílo confcíTo, che no sò vcdcre, corne quel Decreto paleficosl appienol‘ innoce^a dcTT.Gs[uititc diftrugga tutte I’ac- ciife fatte contro ejji,in materia d'Idolatria . Qnando perefempio qualcuno di¬ rá a Padri Gcfuiti, effete vero, che lc propofte fatte dal Padre Martini ibno ftate ottimanientedccife,nelIa ftefta maniera,in cui li detti Padri non pon- no negate, chc la Santa Sedc non hab- bia altresi dlecifi li call propoili dal Padre Morallez; ma chc il fondamcn- tache ft hi
  • di Liome. jçr Sede unldea totalmente diverfa dalla vera; c che fe egli c vero, com’è verif- íimo,chc il P.Moralcz abbia propofta il vero alia Santa Sede, ne fiegue per neceflària confequenza,che li Gefuiti, con pcrmettere à Cincíi ció che le permettono circa Confuíio, c De- fonti, permettono veramente 1’Idola- tria-, e che, finalmente, à nulla ferve il dire, che ilDccreto del 1645.0011 dice cos'alcuna de Gefuiti, bensi quello del 1656. (come fà olfervare il Padre Lc Tellier per gettare la polvcre negP Qcchi, tutto che fappia, che ciò nulla apparciene al cafo); Imperòche quan- tunque il Padre Moralez non habbia voluto nominareli Gèfuiti; fcperò le coíc,che hà efpoftc circa Confuíio, &imorti fonovere? fehà propofto veridicamente il fatto, è ccrtiííimo > che li Gefuiti permettono à Cineíl ridolatria;& eglino non negano pun- to queita conlequenza. La fola ma- nieradunque ( dirà un’Huomo fag- giojchc poífa reftare à Gefuiti di giu- íliricaríi da una íl grave accufa, íi è di far coftare, che il Padre Martini hà propofto U vero, c cosi acciò che il De-
  • 192 Lettera del Sig.yXbbate Decreto del 1656. ctecideíTe inticra- ramente queíta queítione, e palcfaflfe la pretefa innocenza de’Gefuiti, have¬ ria dovuto dccidcre, che il Padre Mo- ralcz hà efpofto il falfo, & il P.Marti¬ ni laverità; ilcheíí nega. Mà quel Decreto del iójó.non hà puntodeci- fo ciò, effendoíl contentato di riípon- dere femplicemente à caíi del P. Mar¬ tini, come quello del 1645. havea rif- poâo à quei del P. Moralez . E che la S.Sede non habbia voluto decidere, chcil Padre Martini habbia cípoâa la verità , íi prova evidentemente dalla dichiaratione che fece nell’ anno i669.che èà dire ij.anni doppo il Decreto de. 1656. cioè, che amendue liDecrcti íi doveííero olTervare lecon- do rcfpofitioni íàtte. Io non parlo punto in aria. Ciò che dico , e quel- lo che dicono, epretendono ancora tutti li Domenicani delia Cina.Quan- dof dico io) un’Huomo dirà quefto à Padri Gcfuiti, io prego il Padre Le Tcllier, ò li Signori fuoi Approvato- rldi far vedere, chcil Decreto del l65ó.difl:rugga quefto difeorfo , c di fuggcrirmirargoincnto dicuiio po¬ tro
  • diLionnc. 193 trò fervirmi per provarle, che il Decreto del 1656. faleja. I'lnnocewga della Compa- gnia, e che li Gejuiti doppo di queflo Decreto , non hanno piu bifogno d’Apologia . Mail P.LeTcllier non íifermaJ qui. Giungc fino à dire, che 1’accufere li Gefuiti, e lo Jlejfo, che formare nel medemO tempo il Trocej}o alia Congregatione , & al Tapa.E neceflario di fervirfi quividcl- le fteffe fue parplc per dire con lui, che gl’animi piumoderati nonponno trattenerfi diejfere commofi allavifla di quefle loquaci ingiuftitie. Tuttoche quefto Padre non fi contenti d’accunaulare falfita à fal- fità per giuftificare la Compagniad’ un’accuia, quale per difgrazia grande dei la Chieía è pur troppo vera, ardi- fee ancora di mettere in compromef- fo-la Santa Sede, e di faria dipendero da una caufa tanto cattiva, qual c quclla de'Padri Gefuiti in una mate¬ ria, che concerne l’ldolatria. E cho ? Li Milfionar] della Cina, qualircíla- no períuafi , che li Gefuiti permetto- no 1'Idolatria, faranno creduti, cho vogliano fare proceífo alia Congic- gationc, & al Papa? E di noi pure, che conveniamo nel medemo loro fenti- men-
  • 194 Letter a. del Slg.^ibhate mento ÍI crederi, chc vogliamoiin, ciò condannare il'Papa ? £t ii PadreLe Tellier fenza una minima apparenza di ragione, ò fondamento, crederi di potcr accufarh d’una (I pazza, e fcioc- ca temerità,qual’è quefta. Dico fenza nainimo foiidnnento ; poiche io vi prego di dirtni qual’unione, òlega_, maggiore hè iJ panito de' PP. Gefuiti con la Santt Sede, che perefempio quclJo de’XJomenicani ? Avanti, chc tornafle in Canton vi era noto il loro fentimenro, & 11 no- ilro circa Vepoflo dal P.Martini. Vox fa pete ciò cfc ci havete feritto haver- ne inn fo di Padre CommiiTario de* Francefcani. e dal Padre di S.Pafqua- le. S'cgli è dmque vero, che ii Padre Martini habia cfpoftoil falfo , &il Padre Moraíz II vero, come preten- dono HDoienicani, nc fiegue per coftantiiTim , che li Gefuitipernxet- tono nella Gaa PIdolatria.Eciò ftan- te , chepono eglinoccnchiudereda ciò contro It Santa Sede ? E per parla- re con i ternini del Padre Le Tellier chc proceiTo ponno fare fopra di ciò alia Sagra Gngregatione a & al Som- mo
  • di Lionne. 195 mo Pontefice ? Non II tratta già qui di queftionare qualche diffcrenza rrà Cattolici, «Sc Erctici, comc fà il Padre Le Tellicr per inibrogliare le cofc.. Per porer accufare la Santa Sede, bl- íognarcbbe poter dire, die hà decifo male i call propoftili, eflcndo evi¬ dente , ch’ella non íi è fatta malleva- dricc delia veritâ, dalla propofta fatta- le. Ora prendali 1’Erctico pin invipe- ritocontro la Chiefa Romana ; íclt> facciano vedere i Dccrcti ufeiti dalla Santa Scdesudi queílc materic $ co- noícerà egli di buona fede, chc íono â perfettione ragionevoli,c chc decido- no i call, come devono cíTcrc detiíl ; e chc cosi, ò permettano, ò non per-, mettano i Gefuiti PIdolatria nella Ci- 11a, la S.Scde reíta immune da rini- proveri. Mà non vi è nè Cattolico, nò £rctico,che bilanciando pefatamente la cola, non dcbba ídegnaríl contro la cattiva fede, che in ciò hà dimo- ftrato 31P. Le Tellicr, e contro Pin- giuria che hàfatto alia Santa Sede, confondendo della maniera fenza mi¬ nima apparenza di ragione la Caufa_» deila Congregatione, e del Papa con quella dc’Geiuiti. Ec-
  • 196 Letters del Si?, aibbate Eccovene afl'ai, &, à mio credere, di pjudiquello fofl'c ncccfldrio iopra il primo articolo del quarto Capitoio delfuoLibro. Nientedimcno ionon polio trattenermi di farvi ancora of- fervarc la fciocca , c ridicolofa vaniri con cui loconchiudc:Perchc effendo- ii rifoluto d’impicgare gl’altri artico- liiriterire nioiti atteftati de’Dome- nicani, per far credere, chefono con- venuti nei fentimento della Compa- gnia , non pretende però di fare do per giuftificare li Geíuiri appreffb à C a 11 o li c 1. T> ff /r/; £> f d i c ’ eg 1 i) í// quale apo¬ logia vifarebbe pin di bijogno , doppo v.na.j fentewga contndittoria data a loro favoi e_j ? Mà li rapport a? à (die’egli) acciòche il Mi- r.ifiro Ittricu non habbia ilguflo d/poterc-j rhnproverare alia Santa Sede, the babble con un'efprejfo Decreto approvato il Culto dcllefalfe Divinità de’CincJi. Vuole ccn_> ciòtarfi merito apprefib la Santa ie- de, & à Cattolici, come fc difendefie la Caufa della Chiefa, cnon già iem- pi icemen re la peffima cauia de’Gcfui: ti, in cui la S.Sede non è punto into- fjflata. Per prova di quell o bel penilere,in- okra
  • diíionne. 197 oltra due Proportion!, una delle qua- li c falfa, e I’altra vera, ma la vc- ra dà fegno di piu cattiva fede, che la talla. La prima, cioè la falfa, è, che li Gefuiti non havevano permejfo nella Cin/u cos'alcttna di quelle che furono condannatcj ialla S.Sede nel 1645. Mà quefto egli non lo prova in luogo veruno, tutto- cheíi dichiari tenuto d dimoflrarlo coru prove autentiche. La feconda, che è una dclic piu artificiofe propofitioni, che fi poifano fare è , che la S.Sede non ha ap- provato cos’alcana nel 1656. chenonfiaap- provato da quclli, che vogliono opporfi d Ce- juiti. Ella c vera. Ciò che approvò la_, S.Sede,fit approvato altresi da Dome- nicani. Dirò di piu. Perfona alcuna_> giamai no há dubitato 5 Poiche; che cos’approvo la S.Sede nel 1656. ? Li cafi propofti dal Padre Martini, cioè à dire 5 Hàrifpofto, che li tali ctali cafi, lecondo che erano propofti li potevano pcrmettcrc .jChi è, che vo- lefle, ò potefie dubitarne ? Mà in che confifte dunque lamalitia diqueila propofitione ? Ella confifte in quefto, che quefta propofitione fi vera, il Pa¬ dre Le Tcllier non la dice, fe non per O dar’
  • I çS Letterd del Sig.Abb.ite ciar’ap intendcre una talíità, arm due gran talíità. La primaè,ch’il Papa habbia approvato cio ch’efpofc il Pa¬ dre Martini, cioè à dire, cheP habbia dichi arato vero: Lo chc non hà altri- menre tatio; c pure da queito folo di- pendeva la giuftificatione de’ Padri Gcfuiti,& il vantaggio della loro cau- la iopra li Domcnicani. Ora , la pro- pofitionc parla aflòlutamentc di do chc il Papa hà approvato per dar’ad intendcre, che la S.Scdc hà non folo approvato li call, mà anche idpolio; c the hà detto, che li call it potevano permettcrc, e che 1’clpofto era vero» il chcè talfiffino. Parimcnt- vuolc dar’ad intendcre, che li Domcnicani, non folo hanno approvata la rifolutionc data dalla S.bcde à cafi propofti dal Padre Mar¬ tini , raa chc hanno anche approvato, c riconofciito per vero, lo elpoilo dal P.Martini, il chc c falfiilimo , come or’ora faròvcdere. £ certo il, Padre Le Tellicr non può ncgarc, chc noiu habbia avuta intcntJone di dar’ad in- tcndcrc quelle due falíità , poiche lcn- za queft’intentione, la di lul propoii- tiouc,
  • di Lianne. 199 done, tut toe he vera, (arebbe aflai ri- dicola , mentre il fenfo vero , ch’ella hà, nulla importarebbe al fuo cafo. II Padre Le Tellier impiega li ducj ultimi Articolidel quarto.Capitolo del fuo Libro in riferire atteftati di di- verii Domenicani della Cina à favore de’fentimcnti della Compagnia. Lo che fa, non folo per provarc, chc que’ Padri gl’hanno abbracciati,mà ancora per dar’adintendcre, che tutri gl'altri vi concorrono .Ne potrà ciò negarej mentre lo dimoflra in piu luoghi del fuo Libro. E ccrtamente, quando an- chcli Domenicani che cita, folTcro entrati nel fentimento della Compa¬ gnia, non pcrciò quefta farebbeap- pieno giuftificata, come pretende di fare lo di lui Libro, mentre molt’al- trireftaffero perfuali, che liGcfuiti permettono l’ldolatria nella Cina . Perche ii poifa formare miglior giudicio della veritá di ciò chc dice su di quefto punto il P.Le Tellier, lo cominciarò à riferire quilatto giuri- dico in Latino, chefccero alia voftra prefenza due anni fà ,ii Padri Triguc- 10s, e Magini, di cui può eflere, che
  • 200 Letera del Sig.^bbale 1 vol non ne hbbiate diftinta, eparti- colarc mcmtna. L'Anno d Gc- l su Cirifto i69i.adi 16 De- ccmbre 11RL.PP. Emanuelc T ri- gucros, e M.g'mo Vcntallot, Rcli- giofi ddl’o:dinc de’Padri Prcdica- tori> AntichiMif- ilonarj delU Pro¬ vinda diFociieu, comparfi taito à loro nomc, che di tuttl gi’altrl Miifionari del me demoOrdine ncl- la Cina , avairi il Revcrendiis Sig. Carlo MaigntV i- cario Apoiblico della Proviiriadl Fochien,& ii pre- ienza del Sij. Ar- thusdi Liome,e A7^o 1691. die I ó.Decembnis j\eT>erendi^idmodum Tatres EmamelTri- giieros , & Maginus Vcntallot , Ordinis •Prtdicatorum, anti- qui in 'Provinda Fo- kjenfi Mifjionarii , prtefentibus modittn Dominis ^fr- tho de Lionne,&"Phi- liberto de Rlanc ,Mij- ftonariis poftolicis, tarn fuo , quant exte- rorum eiufdem Ordi¬ nis Mijfionariornpu tiemine convencrunt Eeverendiffltnum Do¬ minam CarolumMai- %rot, Vicarium oipo- flolicum Fokienjettu, eique obtulerunt li¬ bram à Reverendo V. Le Tellier Societatis J’-fn
  • di Liotine. 2oi del Signor Fili- berto leBlanc,Mif íionarj Apoftoli- ci, lehannopre- fentato il Libro, che hàcompofto il Padre Lc Tel- licr delia Compa- gnia diGesiijin di- fefa de’MiiHonarj e denovelli Chri- ftiani di quella_> Miflionc, in cui dice, che li primi Miffionar) Domenica- ni, che cntrarono in> quel Ifcgno, nonef- lendo ancora hem in- formati delle Cerimo¬ nie tanto Heligiofcj, quanto civili, cbefi pratticano da Ciueji, difapprovarono, co¬ me Idolatro il Culto , cbtquella T^ationc-f bà per coflume di ren- dere à Confufio,e fuoi Antenati Defonti , qua¬ ff efu, pro defenftonz-> Mijjionariorum, & Chriflianorum baruttt Miffiomm, fcriptum? in quo babetur, eiuf- dem Ordinis Mijjio- narios, qui primum in Sinicam MiJJionem ingr efji funt, nondum pcrfpettam babentes notitiam caremonia- ruttt, tarn \digiofa- nm, quâm civilium que inter Sinas funt in ufu,ut idolatricunt improbaffe cultmtu Confucio , & proge¬ nitor! bus à Sinis ex- biberi folitum, quem Vatrcsffefuita. Chri- fliar.is permiferant > pofleà vero, eiufdem Ordinis MiJJionarios rebus maturius per- penfts niutajfe fenten- tiam, & pnecipuos faltem eorum quipo- flea venerunt, in So- O 3 cie-
  • 20 2 Lettera Gio:Garzia, Domenico Na- varrette,e d qual ch’altri, che íono morti, come pu¬ re dclRcvercndif- íimo Padre Pie- Sig.iyíbbati cietatis fententianu) venijfe ; ad cajus rei probationer»» adducit teflimonia plarhno- rumejufdent Ordinis Mijjionariorii, nomi- natim Rfvesend.VT. yoannis Baptiflx des Moraleg, Jocmnis Garcia,DominiciTia- varrette, & alieruttt vita funiioru»), nec non \evcrtndi *Ad- modum T, Tetri de ^ílcala, etiamnunc fuperftitis ,
  • di Lionne. 20 3 tro d’Alcali , che vive ancora. A caufa di que. fto, li Padri Enu- nude Trigueros, e MaginoVcntal- lotdichiarano, c proteítano, ch’il Padre Le Tellier hà feritto il falfo, & in pregiudicio della loro Miílio- nc, c delia Reli- gione Chriftiana, quando hà detto, che i Miflionarj del loro Ordinc, qualiàpenagiun- tihavevano difap provato il Culto diConfuilo >ede gli Antenati, ban- no doppo cangiato pa- rere, e qtielli cbe fono fucceduti r.ella Mif- fione btnno figuitato ilparere della Com♦ pagnia 3 EtinprO' va differnnt autenu pr focietatis fintentiam Venifse ; in cu'jus rei teflimonium exbibue- runt, tdquam autben- tica documenta, quit fiqumtur« Q 4 i .Seri-
  • 204 Let era del Sh.vAbbate va di queftafalfi- tà,hanno podot- tc le ferittue fc- guenti, cone tc- ftimonianze au- tcntichc. i. Una iciit- tura in caraitcro Spagnolo del Pa¬ dre Gio: Battifta_> Moralez , quale atteftano eiTere di ilia propria ma¬ no , in cui an- chc doppo ilDc- creto del 1656. ufeito fopra que¬ lle Conrrovcrfie, dichiara, e prova di non poterem_> cofeienza .unifor- farii alia prattica dellaCompagnia. 2. Un Ttrat- tato compoftol’- anno ió95.datrè Mi/Honar; dell’ Ordinc de’ Prcdi- ca- I. Scriptum quod- dam\.T? atris Joan- nis Baptijht Mora¬ le^, & ut afsemnt propria ipfuis rnanu, HiJ'panica lingua feri ptunt, in quo etiam pofl Dscrctum anno 16 56.fuper bis con* troverjiis edition de- clarat, probat fe in confcientia noru pofse conformar e J'e^> praxi Societatis. 2. TraPiatum â tribus Ordinis Tr.t- dicatorum Miffiona-, riis , Fr. T\aymunio del Vallet Fr.Joanne Gar-
  • di Houre. 205 catori, cioeda_.’ Padri, Rai mondo delia Vallc, Gio; Garzia, e Francef- cp Varo, firmato di loro própria-, mana (c quello, di cui io hòpar- latodifopra) ncl quale dal princi¬ pio fin’alla fine-? inipugnano, co¬ me illecita 1’opi- nione deila Com- pagnia di Gcm circa il Culto di Confufio, e dcgl’ Antenati. 3. Una rifpo- fta, che diede il Reverendifs. Pa¬ dre Francefco Va¬ ro,Vefcovo nomi nato, adunTrat- tato del P. Bran- cati Gefuita. pila è firmata di íua_» mano, c/critta_j cgl Qarcia, Fr. Francifco Faro, anno 16Ó5. editum (c’cftcelui dont j’ai parlo ci delfus ) & ab iifdem propria mann fub- feriptum, in quo à ca¬ pite ai calcem opinio 'Patmm Societatis circa cultum Ctnfucii & progenitontmfm- pugnatur ut illicita. 3. Hefpenfionem quandam advcrfmí{. T.Francifcum Bran- cati, à Beverendijfi- mo Tatre Fr.Francif¬ co Faro Epifcopo de- fignato editam e]us manu,I{everendi(fimo DominoF icario^ípo- ftolico, & Reverendo %Ad-
  • 206 Lettera del Sig.Abbate col fuo carattera, quale è molto be¬ ne conofciuto dal Reverendifs. Sig. Vicario Apofto- lico; c dal Sig,Fi¬ ll bcrto Le Blanc { L’ho altrcsi ci- tata di fopra) In_j efla vi fono le pa¬ role fcguenti. lo potrei giurare', che final prefentc ncjfnno de’nofiri Bfligiojibà permejfe I'oblttioni > the fanno li Cincfià loro moYti Injedeli > & al loro Comfufio, tie la venera'.fiontLj) delle T avolette,eccet- to il T.DomenicoSar- petri, quale non ardi- rei d'ajjicurare che le habbia permefse j'k_* prattica, tutto che le habbia fojlenute in fpeculativa, 4. Una Let- . rcra Admodum Domino Thiliberto le Blanc probe notâ, integrè exaratam}& fnbfcri- ptam> (Je l’ai aufli citèc ci-deffus) in qua Pjvcreridiffimus T. Fr.Francifcus Va¬ ro inter alia ita lo¬ quitur . Todre jwar que hafla agora no ha. permitido Jfeligiofo algttno nueflro, las ofertas a los difuntos infieles,ni a el Confu- cio, ni la veneration de las tablillas ft no folo el Tadre fr. Do¬ mingo deSanpetri,y a un efse a un que en la efpeculativa lo defen¬ de no me a trevere a afirmar lo aya per¬ mitido en lapracliccu 4. Epifiolam l{e- ve-
  • di LtOnne. toy tem del Reveren- verendi Tatris Tetri diflinio P. Pietro d'Alcala fcntta_> daLanki li jo.Ot- tobre dell’ anno 1691.al P. Salva¬ tore di S. Tomafo Vicario Provin* dale del medemo ordine di S. Do- inenico in cui por ta il fegiienteat- teftato. Etanto'piu, che gValtri Tadri, di cui fono ajjicurato, che citano le Lettere, come la. ml a, ejsendo nell’altra vita, non fono in iftato dirif- pondere. Certo che lo {arebbero di miglior inchioftro, epiuper- fett ament e di me.Vo~ flra \.habbia la bon- tâ di giudicare , doll' argomento eh’ to fac¬ eio. Se il T. Domeni- cctno Sarpetri, che li Ta- de^ilcala in Civita- te Lankfi 30,Oãobris 1691. inftriptanu Fjev.Adtnodum Ta- tri Fr.Salvatori a S. Thoma Ordinis fui in China Vicario Tro- vincialijin qua etiam bxc legmtur. T por quanto los otros Ta- dres cujas cartas di- •gen fe citan con la-» mia, eftan ya en Icl> otravida nopuederL* fatisfager, que a buen feguro lo higjeran de mejor letra , y mas adequadamente qut~i yo. Haga V. efte argumento.Si dichoT. Fr. Domingo Sanpe- dro, que fiempre fue citado por la opinion de la Compania, cfla- va en ell a tan poco firme, como diferen¬ tes veges tengo expri¬ me»-
  • 208 Letter a del Sig.,4bbatc Tadri Gefuiti citano fempre à favore della loro Compagnia, vi era do non oftante ft vacillante, come io I'h'o ifperimentatopiu volte, e fentito dire, kit Deus, quod non raentior; co¬ rn è poffibile, cbe i noftri Tadri, quali fono morti, eta.nto fo- no fempre ftati coftan- ti nella loro opinio- ne, cbeftno Je tie fo¬ no dicbiarati nefcrit- ti, cbe banno lafiatv, h.ivefsero fatte Let- tere cost contnrici Io mi perjuado cbe qitelli, cbe vcd.rano la violenga Lettrau,, fatta alia mia : non haveranno bifogio d' ultra prova. Dipiu 11 duo Padri nominatidi fopra, proteihno tan- mentado, y refpondi- do. ( Scit Deus , quod non men¬ tion) Como es pof¬ ftbile que los otros Tadres, ya difuntos que ficmpre fe mon- ftraron conflantes por fit opinion, y en algn- nos manufcriptos que dexaron fe explica- ron bien, efcriverian cartas de tan contra¬ rio fentir l Quicn lle- gare a entender [lcl» violência que ala mia fe ha htcbo bien me perfnado no ba mcne- ftcr argumentos. Infuper duo . "PT.tàm fuo, quàm aliorum ex fuoOr dine qui
  • di Lionne. 200 tato a loro conic à nome degPaltri Miííionarj delfuo Ordine,che ritro- vãfial presetenel. laCina,che fono,c fcmpre fono ftati dl quefto fcnri- mcntOjdoè, ch’ il Culto che ren- dono li Cinefi à Confulio e loro Antenati, e fuper- ftitiofo. II detto Revc- rendiifimoSignor YlcarioApoitoli- co hà riconofciu- te, e dichiaratej tutte quelle fcrit- ture, e teftimo- nianze,per autcn - riche, c dcgnedi fede. Tutto que¬ fto II è fatto in_> prefenza de Tefti- moni nominati qui d baffo, che_? han* qui in Sina nunc ver- fajitui nomine,teftan- tur fe omnes in bae efse, & fetnperfuifse fententia,fcilicet, cul- tum à SinisConfucio, dr progenitoribus ex- biberi folium efse fit perfiitiofum. Qtue omnia tefii- monia tanquam verí¬ dica , dr fide digna.) pr
  • 210 Letter a del hanno anchefot- tofcritto queft’ Atto.Iu Fochcu à 16. Deccmbrej l’anno 1681. Carlo Maigrot Vicario Apofto- lico di Foquen. Fr. Emanuclc T rigueros.Fr.Ma- gino Ventallot , JVii/Iionar/ dell’ Ordine de'jPredi- catori. Arthus deLion- hcSacerdote,Mif- iionarlo Apofto- lico. Filibcrto dcBlanc Sacerdote,Mi/Iio- narioApoiblico. Giovanni 3aflet, Notaro A)ofto- jico. Sig.Mubate Carolus Maigrot Vic.Mp.Fokienfts. F.Emanuel Trigueros Ord. Tried. Mijjion. Fr.Maginns Vental¬ lot, Ord.Tmd. Mifs. M.de Lionne, Sac. Mifs.MpoJl. Thilib.le Blanc,T. Mifs. Mp. Joannes Bafset, J^ot- xApoft. Se doppo di quefto io dicefli del P. LeTellier;che fe la mentita,quale iPa- dri Dome nicani dcllaCina li iono ve- duti
  • di Liame. zn duti in obligo didarlc publicamcntc non hà forza di farlo arroííire ,íi dcvc credere, che cgli babbia la fronte apparcc- cbiata à tutpo,cbe non babbia piu niente d per- dere; e che fe quefto fcoppio di tuono non è va- levole ad ifvegliarlo,conviendire, cbe ilfua [anno pigpficbi di letargo . Se (dico ) io fa- ccíTí quefti dolci rimprovcri àquel Padre, che ne penfate ? Non redete, che mi farebbero. lo fteífo favoredi chiamare ciò m fepararefença paffione il vero dalfalfo, e difarmare la calmnia fervia, ferire la carità-,c che per ciò fofte lodata la dolcezza, e modeftia del mio ftile? A me pare , che ne fariano iiu obligo pcrisfugire direndcríi colpe- voli del pondus, &pondus. Perche alla_» fine qucfte parole non íono mie , & ii medetno P.Le Tellier fe ne ferve, co¬ me di molt’altre in una occafione mcno confidcrabile diquclladi cui qui íi tratta. lo non prendo alcuna parte in ciò che concerne 1’Autore delia Prattica Morale, c dctefto il Gianfenifnao; Mi non credo gii, che quell’Autore me* ritaffe piu qucfte dolci parole per ha- vcreattribuito à Monfignor Arcivef- covo
  • 212 Letter a del Sig..Abbatc vefcovo di Malega il Teatro Gcfuiti- co, di quello lenieriti il P. Le Tellier per haverc voluto fpacciare li Domc- nicani della Cina, come appro v^atori diciòche concernei’ldolatria .Cer¬ to , che queft’ujtima falfità , non è meno pregiudiriale alia Chiefa dell’ altra, e quanto alia buona fede: con_> cui hanno dette quelle due falfità , io temo, chenchabbia avutodipiuil P.Lc Tellier, che l’Autorc della Prat- tica Morale. Da ciò che dirò inap- preflo potrette giudicarc, fie il mio dubbio, fia bene, ò mal fondato. Màpuò cflere, che voi haverete anche gulto di fapere qualfia fopra di ciò il ienrimento de’ Domenicani di Manile. Ne intenderctc qualche cofa da ciò, che ibno per riferirvi circa la ferittura firmata dal Provinciale, ch* hanno mandira queft’anno nella Ci¬ na , e di cui jò già parlato di fopra. Eccoviil titao del fefto Gjpitolo.
  • di Lionne. 2 U RIfpoíh alPImpofture, quali diconp cheil PadreLeTellicr habbu ícritture contr.o i noítri Religioíi. HAbbiamo in tefo , the li Padri delia Com- pagnia hanno ftã- patoin Parigiun. Libro iu Lingua_, Francefe, in cui hãno riferitauna 1'crictura delPadre Domenico Sar- perri, quale pre- tendono íía favo- revolc à ciò cbc pratticano i Mif- llonarj dellaCõpa gnia; & una parte delle Rjfpofte da¬ re dalP.Ciio:dePaz à i iVliifionarj di Tonquin;equat- tro Lettere deli* llluííriífímo Na¬ va r- LJl noticia que^pt aremos tenido que en un Libro que at Língua Fr an- ftjfq cftantparon los TT.de la Compartia en T iris, imprimie- ron tambien un tra¬ slado que di cem que cl V. Fr. Domingo Sanpetri de efla Tro- vincia eferiviò cru apojo, confirm ao de la prattica de los Mif- jionarios de la Com¬ partia cn cl \eynode China, y de lasrej- puefias del T. Fray yuan de la Ta% a los MiJJionarios deTun- kin.Efiamparon tam¬ bient las que fon afa« P vor
  • > 2T4 Lettcra del Sig.^bbate varrettc, trcdellc qualifono fcritte al noftrollèCat- tolico,c la quarta alVicegcrcntedcl iiio Artivefcova- to dl S. Domeni¬ co , neHe quali Lcttcrc vogliono ch’ egli parli af¬ iai bene dcll«_> Compagnia . On¬ de prctendiono , che habbia ritrac- tato tutto ciò che fcriiTe contro d’ c iTi ncl Libro de’ fuoiviaggi .Con- vicne be cõifcífere che quefti buoni Padri ft vautano di poca cofa. Si dice ancora, die hãno copiatoncl medemo Libro quakhe periodo di Lcttcrc dc'no- firi antichi Mif- íio- vorde ladicba. fra¬ il lea. , y juntamente quatro cartas del Se¬ nior T^avarrette, la primera eferita al Governador Ecclc- ftaflico de fit Oibif- pado de la islla de S. Domingo, y las Mr as tres a T^ueflro I{ey Catholko.En las qua¬ le s cartas fed'v^t que habla de la Compa¬ rtia dejefus , for lo qual divert fer efim una revocation de lo queeferivio cn fu Li¬ bro de viage . Com poco fe content an los TT.Tantbicn fe dife que an ejlampado cm dicbo libro algunas claujnlas de cartas de nueftros Mifjionarios .Antiguos dcCbinm, que divert fer les fa¬ vorable^ . Y del Ta- dre Erffuan Bautifla de
  • di Lionne • 215 fionarj, qua li di- de Moraleaquien cono Cllèrlefavo- nohallaron cartas ni revoli j cpcrche_> nonhanno potti- to trovarc.nèLct- tcrc ,nè fragmcn- ti dei IV Gio:Bat- tiíia Morai ez.han- no detto,che pria di morirc haveva mutato fentimê- to , c feguicara la prattica deGe- fuiti. Mà iungi da qucfto,è certo eh* cgli hà sepre per- iiílito ncila prat- tica,c femimento dei P. Longobar- di,ediqualch'al- tri Padri ícníati delia Compagnia, qaall, avanti chc il P.Moralez cn- traffe in queílo Regno, havevano predicara ia legge diDio come lx de¬ ve. claufnlas que eft.im¬ par, divert que antes de morir tnudà de pa- rcçcr , yftguc la pra- clica de la Compauia, lo cierto es que ftrt» rnúdar de parecer ft- gftia ftempre la pra- ôiica del P.Longobar- do , y de los de mas acertados de la Com¬ partia que antes que el Padre de Morale^ entraj's: cn aquclPpy- tie avian enfeitado y publicado la Ley de L)ios como fe devei Tambien jedigeeru aquel libro que tres PP. Trovinciales de cfta Província Fr. Carlos ClementeCan. Fr.Francifco de Pau¬ la , y Pr. Philippe Pardo mandaron mu¬ ch as veges a fits Mif- P 2 fto-
  • 216 Letter a del Sig.^ bbatc ve. Dicono altre- si in quel Libro, chetrc PadriPro- vinciali di quefta Província, cioc \l' PP.Clcmcte Gan, francefco di Pao- ]a,e Filippo Pardo ordinarono à lo¬ ro Miffionari del- iaCIna,di cont'or- naarfi in tutro al¬ ia prattica de’Gc- fuiti, c le proibi- reno di fetivero cola alcuna in., contjrario.In pro¬ va di chc, citano una Lcttera del Padre Sarpetri in- drizzata al Pro¬ vincial , & à Detinitori dciia_, Província. Inli¬ ne, nel medemo Libro,s’inoltrano àdire, chcrutti li Dcmcnicani che fo- fionarios de China in virtud dcla autori- dad (jue tertian fobre elhs ft conformafen en todo co la praclica de ht Compahia, pro- hibiendo les eferivi r cofas cn contra ; y que cjlo confia por carta del "Padre San- petri dirigida al Pro¬ vincial , y difinidores de efta Provinda . T ultimamente fe dige en aquel libro que to¬ dos losDominicos que oyeflan en China fi- guen la praclica de U Compania, y entre el- los nombran con cfpe- cialidad al P.Fr.Pe¬ dro de uCicala que oy es el mas antiquo de los nneftros en aquel- la Mijjion . Tfi cfso es verdad yo no hal¬ lo otro remedip que que marles a todos, y
  • - di Lio line * 21 f" fotlO hoggidi nel - y efloy cierto deque J.i Cina ícguitano ejia ‘Provinda no los !a prattica delia defender* entale afo* ioro Compagnia, c trà gl’aitri no- mlnanoil Padres Pietro d’ Alcalà, ch’è il píu antico de’MilEonari, che habbiamoin quel Ia Miííione. Sej ciò foffe vero , Io non trovo altto rimedio, che di brugiarli.tutri. E 1'ono certo,che in tal calo non tro- varcbbcro in que- fta Província put’ uno,chc gli difen' detTc. Qujtntunque le ínforinationi, cho quefti Padri hanno havute in Ma.niic, non fetnbrino del tutto ginfte, rtrente- dimeno il loro linguaggio ci aflícura* che loro non íono altrimente perfua- fi, che li Domenicani delia Cina con- • P ven-
  • 21S Letera delsig.^fibate Vcngano nclfentimcnto de’Padri Ge- iuki. Andarii troppo in lungo, fc ri- feriHi quivi ditto ciò che ft leggein_j quel feritto opra quefta materia. Po¬ tro folo addurnc qualche parte in oc- cafione d'eiaminarein parricoiare gl’ atteftari, checita il P.Le Tellicr. II primo è del P.Gio: Battitta JVIo- ralcz, quale egli pretende, chc ncl fuo ritorno da Roma habbia mutato pa- rere,e conoiUuto d'eifere ftato ingan- nato . Io potrei ;ad virtu, almer.o dò non lo fan no fem- prc,& in tutte Icloro attionijLa fair- tura è in Latino tutrochcrozzo, cf- fendo jo. anni, che nou it ferviva di quefta lingua. Eccovck. Trat-
  • di Lionne. TRattatocom. pofto fopra divcrfe materie per dichiararc l’o. pinioni,c conrro- verfie già infortc, c che tuttavia in* forgono in que- fto gran Regno della Cina trà li padri della Cona- pagnia di Gcsu, e li ReligioH delSa- gro Õrdine dc’ Frati Predicatori, raccolro,e dato in lucecõ tutta iin- ccrità,e verità dal PadreGio:Battifta Moralez del me- demo Ordinc dc’ Predicatori, anti- co Miifionario nclla Cina l’anno diNoftro Signo¬ re Gicsu Ghrifto 1663. 2ã9 TI\aclattts ex di- verfis materiis compofitus, adcxpli- candas, ac clucidan- das opiniones,& con- troverfiat, que inter Tatres Socictatis Je- fu, & Rjeligiofos Sac. Ordinis Trxdicato- rum,in hoc per magno Sinarum Bfgno ort* fiterunt, & adhàc 0- riuntur. TatreFr. loanne Baptifla de Morale^ejujdem Or¬ dinis 'Prxd.alumno, & in Sina antiquo Mijjionario collecius, ac omni fidditate me¬ rit at eque in lucent editus anno Cbrijlt Domini i$6j.
  • 220 Letter.! del sig. uibbate P II O L O G O . Difpenfatemi da rifciirvi il Prolo¬ go, quale intende Tolo di moil rare, ciic la. difeordia, quale regna tr.i li Gefuiii, e 0omeuicani, non è di vo- lonrá,mà d inteilctto;e die vi e ncccf- lità della decifione della S. Sedcpcr togliere lo ícandaío à Cinefi. Tavola di time le matcrie, chc ii contengono in quel grail Trattato. I* T ’OpBnio- -Li nc„che da lungo teinipo hanno tenuto !i Padri della Com- pagnia, cyclic non doveano tolcraic li Religioii dcgl’ altri Ordini, chc ii trovano co lo¬ ro nc'Regni deg l’ In- i I. f~\"Pinio TT, Soc. quam ab antiquo ufq-, nunc tenuerunt, de non ad- mtteniis I{el.'gioJis aliarum J^eligionum juxta fe in I{eg:iis in¬ fidel inm ubi funtTree dicantes, & Sacra¬ menta adminiflran- tes. Et opinio oppo- ftta
  • diLionne. zzi Infcdeli, ove pre- dicano, e mini- ítrano li Sacra- menti . L’ opi- nione,chc foílen- gono li Fr. Pre- dicatori è contra¬ ria d quella. Trac.i. II. L' opinio- ne dcPadri delia Gompagnia è,che Kung-Cbug. ( cioè Confuíio) che li Cineíi riconofco- no perloro Mae- ftro, hà conofciu- to il vero Dio. Li FF.Predicatoriío. ítentano,eprova- no il contrario . Traft.a. III. Sixnoftra- no lc opinioni de Padri delia Com- pagnia ne’ punti delia Dottrina , cõcerncnti il cul¬ to ftofita Vatrum Tned. Trail, i. 11. Opinio TT>: Soei et a tis, quod Kíí g- chu (idefl Confucius) Sinarnm Magijler co- gnouit Deumverum. Et opinio W.Trxdi- catorum afferens, & probans contrarium • Trail.Z. 111. -OpinionesVP, Soc. circa ' diverfas matérias dogmatka• les de cultu /{eligiofo qué tribuunt Sinenfex tdm Kmg- cbu, fu? Ma-
  • 222 Letter a del Siç. ^ibbate to Religiofo, che liCineii rcndono, tanto al loroMae- ilro Confufio > quanto à loro An tenatidefonti. E Popinione dc FF. Predicatori, chc fono di fentimen. to contrario. Traã.j. IV. ChcliPa- dri ddla Comipa- gnia, eliFF.Pre- dicatori fono di fentimento diver- fo in molt’altre materie dogmati- che della Cina. V. Lc propo- iitioni de’ Padri Gefuiti cavite da Joro Libri ftarn- patiin carattcre_> Cinefc, quali non faprebbero appro* vare li FF.Pred. Trad. 5. Magijlro, quant Tro- genitcribus defitnilis. Et opinio TT.Tradi- catwum contrariutn fentientium. Trail. 3. IK. Opinio VP. Societatis circa di¬ ver fas matérias dog- maticales; cujits op- pofitum fentiunt VP. Trxdicatores. Trail. 4. V. Opiniones di- Verft TV. Societatis, qtuc in fuis libris ca- raileribusSinicis prat lomandatis reperiú- tur; qua non placent TV.TradicattSibus'. Trail. 5. . C.AV.
  • di Dionne. 223 CAP. I. ’ C./ÍP. I. Spiegatione d'nru, fentimento , in cui fo- no fiati da lungo tem¬ po, c fono final pre- fente li PadriGefuiti, contro tutti li Miffio- narj di nualfifia Or- din e, e ftato chc fia- no. Egl’e certo,che li Padri della C5 pagnia, in qualft- voglia luogo, in_> cui li trovano à predicare trà gli Infedcli, non vo- gtiono tolerarvi alcuu Rcligiofo dcgl’altri Ordini, diccndo, che loro baftano ad anun- ciarcil Vangeio> 6c atniniftrare li Sagra mcnii 3n_> quc'Regni. Noi In quo exponitur qmedam opinio, qua TT.Societatis ah an¬ tiquo ufque nunc ha- buerunt , non foliinu contraI{cligiofosPr&- die atores , fed adhitc contra omnes aliorunt Ordinum. 'Pro certo tenen¬ dum efl,quòd TP. So- cktatis ubicttmquej Junt in omnibus Infi¬ del inm I{egnis predi¬ cant es Evangelism , & Sacramenta admi- nifir antes, nullate- tins volant ut \eli- giofi cn)ufcumque al¬ ter ius fieligionis fintj ajfocientur sis. Di- cunt ,fe t ant urn fuf- ficere in illis i\(gnis * adprxdicandum, & Sacramenta admini- firart-
  • 224 Letter a del Sig.^ibbate direm’in appreffo ilmotivo dique- ilo loro fen time- to. Per ora fa- remo folamcnte vederc, efre 1’han- no fernpre prat- ticato,e lo prova- remo con icrittu- re, eiibri, quail non porramnoin conto alcuinone- gare. Prim iera 111 ente nel tempo,cíic rc- gnava nellaS.Sede Apoftolica Gre¬ gorio XIII.; li Pa- dri Gefuiti lolup- plicarono à non_> perniettere, che altri Rcligiofi. di qualunque Ordi- ne íi foilero, alia rl- ftranda, dr ita noita indigere aliorum Or- dinutn Heligioforufit aliquo aijutorio.Cau. fam verb,prop ter qua ita fentiunt TV. So- cietutis, pofied in fuo loco explanabimiis . Igitur, probat ur pint- fatam opinionê fern- per effe fecutam à di- Ms TV. Societatis > quod d pluribus cxe- plaribus, quec TV.- Societatis neg.ire ne- quibunt, comprobabi- tur. Trim'o: temporeu quo fcl.record.Grcgo- rius XIII. Ecdefiant regebat, TV. Socie¬ tatis ab eo impetra- runt, ut adj.iponiit Imperium nulhis I{e- ligiofus cujufcumque Qrdinis fuijfet , ad pnedicandum, dr Sa¬ cramenta a dm hú(Ira¬ da
  • di Ltoune’ 225 rifem di loro,cn- traflero à predi- carc il Vangelodi Gesu Chriíto, Sc áminiftrare li Sa- gramenti nel Re¬ gno dei Giappo- ne.Condcícefe al¬ ie loro fuppliche il Sommo Pontc- íice, e vietò fotto penadi ícommu- nica ad ogn’altro Religiofojfuori di loro, d’entrarein quell’ Impero . Qucífo fu cagio- nc, cheardironp di trattare da fcõ- nmnicati alcuni Santi Religioíi dell’Grdine di S. Francefco , quali dall’Ifole Filippi- neíicrano porta- ticolà per predi- carvi Gesú Chri¬ íto, e cheeíTendo ftati dt accedcret,nifi TT. Societatis dumtaxat. Trecibus eorum an- nuit Summits Tonti- fex, & Pracepto, & Cenfura excommuni- cationis latic fenten- tix mandavit omni¬ bus Bfligiofis (TV. Societatis tantummo- dò exceptis ) ne tran- firent a d prxdiíluttui Impcrium . Etcúrtu ex InfulisTbilippinis aliqui exfamiliaMi- norum fe transferred adjfaponiam, &pro Cbrifti nomine cruci afftxi fanguinem fuutn Judijfcnt, non defuit qui dixiffet fratres illos excommunicatos cbifse, cúm eospofled Drbanus Fill, in* Beatorum catalogo ad/cripfifset. Ecccj quomodo TT. Socie¬ tatis verè opinionem ha-
  • 2 26 Letter a. del Sig.^fbbate flan pofli in Cro- habit, I{cligiofos dies cc , & havendo qnofcumque non cle- ipario il loro Ian- here ingredi in 1{e- gne per il íuoSã- gna ubi cxiflunt prtc- to Nome ,furono dicantes, &■ Sacra- dichiarati Marti- menta adminijlran- ri, e Eeati da Pa* tes. pa Urbano VIII. Ciò fà vedcrcjchc li Padri del".a Cõ- pagnia hanno se- pre havuta quefta mira à non per- rnertere, chealtri fuori di lo:oan- daflero in quc’Re. gni, ove cili fo- no.* Si Sed * Que’Beati Martiri erano in numero di fei. Erano Eat chiamati dall’Imperatore del Giapone Traicofama ad illanzadel Ven- P. Giovanni Co>o Domenicano , ch’era llato snviato Ambaciadore à quel Monarca dal ViceRèdelle ?ilippine l’anno i$92.o chefu cosi ben veduto da lui> clieottenne, che Ii Gcfurti , quali erano ilati fcacciari dal luo Iropero con Edittopublico>fuflero richiamaci « le loro Chiefej ch’erano Hate diftruttejfuf- fero rifabricate.
  • di Lianne Si oppofero pc- ròàqucfto fenti- mcnto de Padri Gefuiti,liReligio- lidell’ Ordine de’ Predicatori per le feguenti ragioni 11 Vicario diGe- su Chrifto, come PaftorcUnivcrfa- le della Chicfa è obligato dal pre- cctto divino di procurare àtutto iuo potere, chc per tuttoil Mon- do íia publicato il Vangelo, ed’in- viare à tal finea_» Gentili, tanti Mi- niftri Apoftolici, quanti ve ne ab- bifognano per if- truirli;e fopra tut- toquelli,che fono deftinati à quelle Miilioni , quali i'ono li Religion Men- 227 , SedBfligioft Or di¬ ms Trxd.bitic opinio¬ ns contradicuut bis rationibus. Cum, Vi¬ cário Chrifii > ut imi- vcrJalisEcclefHcTr mitterel{digiofos(ma ximè mendicantes) ut fufficiant, quantum* fieri potefi, ad pradi- cationem Evangelii in omnem Civ it at em, & l{egnnm-,fimulque p recur are, quantum* in fe efi ,ut fuo tem¬ pore adimpleatur pro phetia, queficait ,
  • 228 Letter* del Slg.^ibb.ite Mendicanti,à fin- chepcr mezzo del la lo ro predica- tione, non vi fia altro, chc un Pa- iiorc, & un’ovile. Oraegl’c eviden- tiilimo , the li fo¬ il Padri Gefuiti non baftano per fupplircà qu efto, nè nelGiapomo, nè negl’altri Lle- gni Infedcli. E du¬ que neceffario , che il Sõmo Pon- teficc provegga à Í[ucfta ncceflità, e òccorra qucllo povere Anime, che le a'.zano le tnani, c perifeono per mancanza di Miniftri Evange¬ lic]. Dal chc fivede chiaro , die fc Gregorio Xlli.fof Erit unnm ovile , units pafior. Et cum certiffirnum fit, & evidens, T V. Socie- tath nulla modo fuf- ficere ad hoc mums perficiendum in Ja- ponia, & in aliis I{c- gnis Infidelium, con- fequenter Summits Tontifex ex officio Taftoralis {{cgiminis Vniverfalis tenctur buic perntagnee tiecef- fitati fpirituxti fub- venire, ntpote qv.ee in, ahxiliurn animxrum («e pereant)tcndit. Ex quo colligitur, quod ft Çrcgor.XIII. non in cotrarium ba- buif-
  • di Lionne. íc fhto bcn infor¬ ma to , õc haveflc havucc ic vcredç- Jazioni nonhave- reboe victato à Miilionarj degl’ altriOrdini d’an- darc ncl Giapone. Chepcrò Clcmê- teVlLI.e PaoloV. cífcndo ftati me- glio informa ti,die dero un’ampia ii- bertà à IVeligioíi Mêdicami dãdar nelP Impero del Giaponc, con ciie paffaílero perPor- togallo. Noi non fappiamo la ra- gionc, ch’ebbero di mettervi que- fta conditione di paífare per Por- togallo, Iddio la conoíce. Mà finalmcnte Urbano VIII. di fel. bni/set Informationet & felationes, nulla- tenus l\eligiofos alio<- rum Ordinum accede- re ad {{egnurn 'Japo¬ nic prohibuifset. Co- firmatur hoc dittitnr, quiapofleà à fuccef- foribns fuis, Clemen¬ te V11Í.& Taulo V. melius, & verius in- formatis, ampla far cultas cone eft a fuit Frahibus QrdinisMç dican. accedendi ad jf.iponi.t \egnum-, fed von per aliam viam, quàm per yiam Lufi- tania. Cauft, propter quam Summi Vonti- fees afsignarunt via Lufit.mix, non nobit efl not a. Deusfcit, Dentum tempore. fel.rec.Vrbani Vlll, iffe
  • A ZiO fel mcm.informa- to scpre piu dello ftatQ dellc cofo nel i63 3.ft%e un Breve in cui di- chiarò çfpreíTa- mcntc, chc ii Pa- dçi della Compa- gnianon potcfle- ro pretcnderc d’ andarefoJiàprc- dicare ii Vamgelo nel Giaponc. E pçrmcttèàturti li Miffionarj, tanro Regolari, quanto del Clero fecola- jre inviari legiti- maxnente da loro Superior!> d’an- jiunciarc il Van- gelo , & ammini- ílrare i Sagraméti tanto in quel Re¬ gno, quanto in-j qualunqnc altro, che pofla cflere, ç di andarvi per QVÇ Sig.^bbate ipfe Tontifex gravif- firuis verbis in fuo Brevi, anno 1633. expedito, affrmatTT* Societatis non [office- re inffaponia ad prtc- dicandum Evangeliity quaproptcr excertru fcientia,& motu pro- prio amplifsirnam fa¬ cilitate™ concefsit orrt nibus Beligiofis tint Mendicantium,quàw non Mendicantiums, Clericifque fecttUrU bus, ut non folumper viam Lufitania, fed per quamcuwq-,aliam viam , pofsent ad jfaponiam, & alia-» B^egna Jc tranfmitte- re ad prxdicandums Evangelium, & Sa¬ cramenta admiuiftrá* da,ità tamen ut prius a fuis Superioribus efsent approbati, & admifst , & idetru> Ton- Lettera del
  • diLionne. 231 ove voleflero 5 4i- Tontifexinfuo pra- chiarando fcom- fato tírcvi fub pariam numicati quelli, excomunicationis ma che ardiflero di dircttamente , ò Indircttamête,per íe medemi, ò per altrui mezzo im- ped’u'li. Non oftante , che quel Breve fofle publicato giuridicamête an- tlic neli’Ifolc Fi- lippine, li Gcliiiri pcríifterono nella loro opinione , cioè che liMiííio- narj dcgl’altri Or- dininou doveíTe- ro entrare ncll* Lm- joris lata fententix flrittè pracepit, bo pr&fati I{digiofi, fe in Japoniam exalia l\egna transferences à quocumque cu)uf. cumqne gradus, di¬ gnitatis, & conditio- nis fuifset,direíic,vel mlireclè, per fe, vel per aliam ab accefstt ady.ipov.iam,fen alia l\cg.ta, impedirentur, Toll Vrbani Bre¬ ve expeditum, & in Infalis 'Pljilippinis j uridicè public atum TT.Societatis adbàc remanebant in fua_> opinione fuftinendcus fcilicet, quod non ef- fet conveniens, Bjeli- giofos aliaram Jfeli- gionum ingredi Sina Rcgnnrn,& in eoper- ma-
  • 232 Lett era del Sig.^ibbate Impero della Ci- manere ad predicati¬ ng, ne fermarvi- dun, &Saramenta íi à prcdicarc , ò amminiftrarc li Santi Sacramem ti. II Padre Dida- co Moralez della Compagnia diGc. su, chc haveva in. fegnata pcrqual- ch’anni la Teolo¬ gia ncl loro Co- leggio di S.
  • di Lionm. Maggior nttmero d’ isinime convert its . 10 me demo hò veduto , e letto quelTrattato me. tr’ero nel Mcili- co, poiche ii Pa- dri Gefniti non il arrifehiorono di publicado in Ma- nile , ben certi, che noi havercííi- mo con ragioni fondatc provato 11 contrario. 11P. Bucras, ch'cra fta- to lofoProvincia- lepoch'ani avãti, lo porto nella no. vaSpagna,eloprc fentò à Monfign. Palafox Vefcovo d'Angelopoli, e e quelto Uluftre, c degno Prelato fubito me lo co¬ munico . fucrit magna cõ- verfioAnimaruni in Sina potcrunt venire exaliisHe- ligionibus.i/ScTra Static T.Morale^,ego ipfe vidi, & legi in* PKegnoMexicano quia TT.Socictatis nalla- tenus attfi fitnt, butte in Thilippinis publi- carefeientes > qtteuji in publicum exiret, non defuifsent, qui in multis quç in eo con- tinctur apertè in cor.- trarium probarent. Ideò eurfidem TraSta- tum V.Bucras Socie- tat.qui antea aliqui- bus annis OfliciurtLs ‘Provincialatui cxer- cuerat in Vbilippinii fecutn tulit , & ÍTL» nova Hifpania Illu• flrifsimo, ac I\eve- rendifsimo D.]oanni de Valafox Civitatii Q^J .An* In
  • 2J4 Lettera del Sig.^íbbate Mngelopoli meritif- fmo Epifcopo obtulit, &cx efus manibnsad In fccondo luo- go io provo, c piu invincibilmcnto con cafi partico- lad fuccedutii ncl- la Cina, chc ili Pa- driGeiuiti nuetto- no in praittica quefta opiniionej benchc quando anchc ellla fofse probabile, nõpcr- ciò doverebbero iicacciarc li Mif- ilonarj dcgl’ altri Ordini dali Impe¬ ro della Cina. E pure è certo , che nehanno diicac- ciati piu volte ta¬ to li Frati Predi- caton , quanto i Minori quantuh- que nondatutto il mens trãfmifsus fuit. SecHndb,adbuc ma gis probatur , quòd b?c opinio â TV. So- cietatis fit fecuta , ex fingularibus cajibus qui in hoc Sina\egno evenerunt. Dato quod TT.Societatis opinio fit fundata ( nefeinms in qua rations proba- bili) non pofsent pro- pterea ejicere de fe- gno Sinarum I{eligio- fos aliorumOrdinumi Mbipjis tamen TV. Societatis non femel, (quamvis non totali- ter extra tot urn R^e- gnuniSinp) tametu de Trovincia in Tro- vinciam ejufdem Fjt- gn'htam FratrcsTre- dic. quàm Minores , rcpnlfam ac exiliru pafsl
  • di Vonnc 4 23 il Regno > ma da Provinda in Pro¬ víncia per mezzi, e bandi crudeli. Queila è una veri- tà r che inbuona coícienZa non_> ponno negare li Padri Gefuiti, fta- tili fatti par tico* lari»che fono per raccontare 4 II P. Antonio diS. Maria Mn. traprefc il viag- gio di 30. giorna- tc di ítrada, che vi Tono dalla Pro- Província di Fo- Kien ove íl trO- vava, à quella_. di iQng, ove an- pafsifuerunt; quam Veritatem nec PP. Socictatis ( auditis caftbus quos narrabi- miis) fana confcientia negare potcrunt . "Primo».sinnoDo* mim 163^4 ex Pro¬ vinda de FoKien_> hujus í{egni > R. P• tr.iAntonius de San¬ da Maria,Ord.Mint- rit, iter arripuit 3 o. dierum,& fe contulit in Provindam dtj NanKÍng»ejK/
  • 236 Lett era del sig. ablate andava con inten- I{egni Sinarum , in- tionc di rcndcrfi tentione quiàem ad- fempre piii pram- difcendi lingu.im,qua co nella iingua_>, Mandarinam vocant, chc chiamavano feàlinguam univer- Mandarina,ò uni- falem, & lit: cm o* verfale . Giunto, run. Medio in itine- che fu alia mctà del fuo viaggio, fuad inconrrarlo i 1 P. Emanuelo Diaz Vice Prowin- ciale dc Gefu-i-iri, con chc contri¬ buía farloarriva- rc piu prefto ndla Città Capitalc di quella Provinda. Ivi giunto il Pa- dreAntonio fu ri- cevuto con gran¬ de allegrezza dij Chriftiani di qud la Città, quaii li affatticarono per infegnarlc la loro Lingua,Mà poco tempo doppo,iiP. Vice re obviam ei fuit f{. T.Vice-Trov. Societ. Emanuel Diag, qv.i 'P.Fr. *Antonio attxi- lium praftitit, ut ad Metropolim illiits Trovincie accederct. Tatrem intoniurtu illius Civitatis Chri- fliani benignifsime fu. feeperunt > docentes eum Linguam Sinen- fem.Tofi aliquot dies ipfe Id. Vice- Trovln- cialis cum in ipsãMe- tropolim vcnijsetf.ni- to confilio cum Socio fuo ejufdem Socitta- tis, ambo fttnul con- venerunt, ut T. Fr. xAntonius ejicerctur, &
  • di Lionrte. 2 37 Ixpelleretur ex il- Provinclale eífen- do rirornato nclla Città, c confulta- to col fu o Gom- pagno,detcrminò difare ufdrcilP. Antonio dalla_> Provinda diNan- King, è rinviario à quella di Fo- Kicii d’ond’cra^ partito; c che in_i cafo non volcífo partirne di buona voglia, ne fofíc_> sforzato da alcuni Chriíliani fuoi confedcrati. Ciò fu cfcquito la not tcícgucmc , poi- clie ricufando il P.Anronio di par- tire, que’Chrirtia- ni lo gettarono in terra, lolego- rono, e conduiíc- ro fuori ddlaCic- ri la Trovincia dcT^an- King, ufque ad Pro- vinciam de FoKien, unde cxierat\& ft vo- luntariè exire noluif- fit, vi eumtrahercnt Cbifliani PP. Socie- tatis') quod, & fece- runt noEle . Cum au- tem dittus Tater Fr, sintonias exire re¬ pugnarei , Chrifliani ilium ligaverunt, & ligando eum in terra projecerunt, demum traxerunt extra Ci- vitatem. Et comitan- tibus eum duobus Cbrijiianis PP. Soc. duxcrunt eum, tran- faíiis duabusTrovin- ciis, ufque ad Fo\ien Vrovinciam, undcJ exierat. Et
  • Letter a del Stg.^íbbati tà . Due Chriftu* ni de’Padri Gcfui- ti non iabbando- iiarotio niai ílru à che lo conduf- fero nclU Pro¬ vinda di Folded faceildoli traver- fare dite Intierc provinde * lo fui rtraM- inertte forprcfo, quando un gíior- ho di Sabbato, in ufcirc da celebra- íc la Mcfla, viddi cntrare in Chicfa UP. Antonio ac- compagnato da_, due Chriftiani in- cognlti i Lé do¬ na andai pcrcao trattavano cosi quel Padre, com ducendolo come íh eíllio. ^fpofe¬ ro i cbe cio face- 'Pano per ubbidir&j d Et in die Sabbath Sacro d me peraão > ccce T.Fr. oínton. in comitatu duorú Cbri- fiianorum ÊccltfianL» Fratrum Tr tile ato- rum intraPit, & càm d me preeditti Cbri- fliani interrogati fuif fent> qua de exufa in ixilium miffum tra- berent eum\ refponde- runt,quod obedic- tes prcKcepto PP. Soc.hoc fccerunn Et notandúm eft,quòi quando in Metropoli de T^ankjng ligabant Cbri*
  • di Lionns. 2 39 à comandi de' Ta- dri delia compa- g nia t Sopra di che, íi deve oflcr- vare, chcil P. An¬ tonio vcdendoíi legato, c maltrat- taro da que’ due Chriftiani, nclla Città diNanKin_> gliripreíc, & in¬ terrogo del per¬ che comettevano qucl facrilegio; 3c eífí le rifpofero piangettdo , che iru ciò rendevano uru gran fervigio à Dio . Daqucfto íi può inferire di qua li ragioni , e dif- coríi íi fuíTero íerviti li PadriGe- fuiti per perítia- derc cficacemcn- te quc’Chriftiani, cheraaltrattando in quclla maniera íi Chriftiani eundtm T. ^intonium, & eurtu vitrahebant, repre- henfi àprctditto Ta- tre5 quart illud facri- legium comittebant ? lacrimas ejfundentcs refpõderunt,quod in illo opere magnú obfequiu pnefta- bantDco.l^zífc col- ligipoterit, qudlitu 'perba,&‘rationesChri flianis illis TT. Soc* dederunt, qua tanta pcrfuaftonis efficaciá habuijfent, ut Chri- fiiani ílli exiflima- rent , fe in expellen- do T. ^intonium iru exilium, maximum auxilium Deo prA< flare. Toft
  • 240 L ettira del Sig.^í bbate li Padre Antonio cooperavano à di fcgni di Dio. Alcuni uni dop* po,cffendo lo ftef- íò P. Antonio di S. Maria nelIaCit- tà Capirale diKan tung, riçcvc una Lettera del fudet- to P. Emanmclc DiazViceProvin- cialc,in cui Ic feri- veva cosi . Mio i[. T. Io mipongo àvo- ftri piedi, e vi chiego perdono di cio che vi i accaduto gl' armi paffati nelU Cittâ Ca¬ pitate di Han K.ingj ciòfu, petche li Cbri- fliani volcvano afpet- tare un tempo piu op¬ portune>, perche y.I{. potejfc trattenervifi. Se li P. VicePro- vinciale non ha- veífc fentito àri- mor- 'Vcfi aliquot verb annos, exifiente V. Fr.yAnton.in Metro- poli Trovincie t/c_> Xantung, mifit ad efi Epijlolam prtefatus T. Vice Vrovincialis Emanuel Dia%, iru> quainter aliafic a\e- bat: fiev.Tatert Ego proftratus ad pedes Ft fire Taternit. ve- niant peto à V. T. de fuccejfu illo contreu V.T.in Metropoli de Thanking minis ela- pfis. Volcbant Cbri- fliani,& expcãabant opportunnm tempus > ut V. P. illic pojfet exiftcre, H*c illeÚa- ter . Si prrediclus P. y ice- Prov. non ejfet flimulo conjcieutice flimHiatus, necejfu non
  • di Lionne. 24I: inordcrfi la co- fcienza, íarebbe egli lia to neccíla- rio, c,he doman- daflfe perdono ai P, Antonio del fuo eíiglio , e de’ jjcílimi rrattame- ti licevuti inNan- Xing? SecondariamS- re nelPannoiójp. eísêdo andatidue Religioíi del mo¬ derno Ordino di S.Francefco*dai- la Província di FoKien nella Cit- tà ilcalc di PeKin ( vi lono trè meíi non ernt à P. ^ínton. veniam petere dzj exiliOf Cr repulfa. Secundò. otnn» Domini 1 uo \eligiofi etiam Ord, Minoram, ex eadem Provincia de Fokjen profeeli fuerunt ufqi in Civitatem Regiam de Peking in hoc I{e~ gno , iter trium men- [turn t intentione illic fra* * Quefti erano il P .France fcodellaMadre dí Dio , & il P- Gafpare Alenda . II primo íerifle egli medemo quefta Scoria in una Let» tera>clieinviò al fuo Superiore à Macao fi» tnata da fuoi due Compagni. Li trè Chriftia- ni Cinefi , çhe furono unicamente feco mal-, trattati, ne fecero una Relatione, quale fot- tofenífero con giuramento,che non content va.cofij che non foil'e vera.
  • 24 3 Letteraiel Sig.^íbbate di viaggio) à fine pradicandi Evange- di predicarvi il Hum , vel tranfeundi Santo Vangelo,ò dipafíare dàcolà ncl Regno di Co- rèc,iiP.Gio;Ada- moGefuita,ch’cta in gran credito nclla Corte,evi¬ ve ancora, e da molt’anni è Prc- iidentc del Codlc- giod'Aftrologia, li viíitò, c le diiife, chc non poteva- no fermaríi in_» quella Citti Re¬ gia. Do ppoi ellcn- do ritornato i ca- fa faa, ordlnò chc que’Padri foflero aliogiati nella_> Chiefa, ò cafa,che haveva potTeduto ilVenerabilcMat- teo Ricci della_> Compagnia ; Ri- tiratiii ivi quci due in CoreaEegmm.Sed T.Ioannes Mdamus Soc.Jefii in ilia Re- gia Civ it ate in ma¬ gno bonore apud lie¬ ges, & Magnates ha¬ bitus , qui adbuc vi- yit, & à multis an¬ uis ^iftrologia Colle- gii prxfidens eft) cum vifttajjet pradiftos dnosFratres Minores jlatim dixit eis ntdlo paSiopoffe eos in Ci- yitate i{egia habtta- rc,propter aliquas ra- tiones quas ipfe attu- lit. His dictis rever- fus eft in Domum fud. Et cum de mandato ejus illi duofratres in Domum, & Ec cl eft a, nbi bumatus eft V.T. Matthaus Ejccius ejufdem Societatis de- clinajfent, & affift e- rent
  • di Ltonne, 243 due RcligioíI,duc Mandating alme- no ii ipacciavano per tali.) v enU'4- rono, e poftili à federe, comein_> atto di giudicaro fecero comparirfi. avanri quei duc_> Padri Francçfca- ni çon trè Chri- iiiani, ch’ erano venuti in loro compagnia daFo- Kien. Ciii rifpofe- jo con gran fie- yezza; fecero por¬ re in ceppi li trè Chrift;ani,e chiu- dere li due Reii- gioli in una ftun- za, dicui, figillo- rono la porta. Ciò fatto eflendo an¬ cora, prefenti li duepreteil Man- darini, comparvc un PadrcGeiuita, il rent ibi,ccce duoTra•* fecli ,feu Gubernato• resfutfe oftendebant) ingredientes iliac, & fedentes pro Tribuna- li,Fratrcs Minor es ad. je adduci fecerunt fi- mul,& tres Cbriftia• nos qai er Vrovincix de Fokjen comitaban- tur eos~,& acritèr re- prebenfos prteçeperitp prafebii ifti,Juos il'.os I\i'ligiofos in Came• ramrecludi> & por¬ tam figillis fitis dtu forisfigillarif C briflia nos verb catenis fer¬ reis conflringi fece¬ runt. Htsperxiiis,& duobus Trxfectis ad- buc pr&fentibus, eccç qitidam Soc. Tater (Lccejfit, & tarnquam poteflatem habeas im terrogavit ubi effort illi duo Fratres MU voritec-, irpfemet fufht- lit
  • 244 Letter* del Sig.„i bbate il qual’ interro¬ gando con autto- rità quei due Mã- darini, ò Gover- natori, ie doman¬ do , ov'erano li Padri; tamquam po- leflatem h.ibcns in- Urrogavit&c. R.U p • pè in loro preien- £2 1 iigilli, die ha- vevano poltiaHa porta, & apertrala nc fece ufeire li Padri biaiimando il fatto, fenza die quei prereix Mm- darini rifponceC- íero una fola pa¬ rola, elcfacelfe- ro reliftenza veru* na.Dal chc li pro¬ va evidentemen¬ te, che tuttociò era ftato fatto per comando, ò dif- pofitione efprefla de'Padri dellaCõ- pa- lit fig ucula Trxfe¬ ci one qu.-c figillabant portam, & ea aperta traxit eos foras con- demnandofa£lú,Vre- feiiis nihil omnin'o loquentibus, ant reft- flentibus . Vnie evi¬ dent èr colligitur hoc totum dimanafse, & fattum fuifse ex mx- data, & ordinations W. Sic. Si enim il- lud negotiant tanturn modò dependifset ex aucloritate Trafetto- rum Sinenfium, nul- Utenus Vatres Sscie- tatis rejiflere potuif- fent, nee aperire por¬ tam , & jolvere I{e- ligiofos lllos,nihil re- clamant ibns illisTrtc feclis. Ela-
  • di Lio me, 245 pagnia. Peròche fc gl’ Au tori di quel fatto fpflero ltati veri Manda¬ rim, òche non-» foflfc ílato prima^» concertato trà lo. ro, e gl’è eviden¬ te , die li PP.Gc- fuiti non havereb bero potuto reli- ílerle, come fece- ro: Non havereb- bero ardito d’a- prire in quellsLj maniera la cár¬ cere, rompere i íl- gilii, c fame uíci- re i lieligiofi. Al- nieno non 1’ ha- verebbero potuto fare , fenza chc quei Mandarin! 116 reclamaflero, e face flero del ru- more. Pochi giorni doppo venero pu¬ re -1 Elapfts p tHcis die* bus, ecct aliqui Cbri- K JiUz
  • 240 Lcttra del Sig.^dbbale re alcuniChrftia- fliani TT. Soc. (qui ni de’ Padri (clla Compagnia, che fifingevano nfc- deli,&unodi bro come fuiTe d au- torità, pigliarono quci due P;dri Franccfcani,: li conduiTero,ccmc fefoflero iteripri. gionieri,faccndo- li traverfare cin¬ que Provincic di- ferenti fin alia Capitale di quel- la di FoKien . Li alloggiarono ivi in una cafa, dan- doli in cuftodia à quei veri Chri- ftiani , & infe- deli finti; cdop- po portorono à un gran Manda- rino del luogole Lctrerc, che l’era- n o (late configna. te fefingebant efse Infi- deles , & unus inter illos, quafi potefla- tem babens) accefse- rnnt ad i{eligiojosOr- din. Minor urn >& tan- quam vindos duxerut & pertrafeuntes quin que Trovinciasy per- venerunt ufquc ad Civitatem Metropo¬ lis» Provinda in Fo¬ Kien. Eos bofpitave- runt in quadam Ho¬ mo ( Cbriflianis, feu fid is infidelibus eos cuflodicntibus ), & Epifiolasy quas exl{e- gia Civitate fecurru portaverant, cuidam magno CivitatisPra- feftotradiderunt. HU
  • di Lionne tc nella Città Re- giJ. ij Padre Ema- nuele DiazVkc- Provindale de’ Geíuiti, da me ci¬ tato di íbpra,ven- ne la fteflfa notte à dire à quei Re- ligioíj. Vadri miei, iomani voi havete adefsere crudelmen- te frufkiti nell' V~ dienga del gram Mandarin o , S ignite ianque il buon (onji- glio ch’io vi do,dim- barcarvi quefta notte con fegretegga, ed’ etndarvene all’ Ifola Fomoft. ln quejltu mniera potrete sfu-< gire il fupplicio pre- paratovi per dom mi, lo vi fervirò volon- tieri in queflo. Quei buoni Rclígioíí non voilero ac- cet- 247 Jllavero notle ve- nit ai illos duos Re- ligiofos T, Emanuel Di.igSocietatis fupra relatus, dixitquç il~ lis . Tatres mei, era» Jlina die inprxtorio illiits magni Trjtfe- £1- , F, Taternitates crudelitèr vapulabi• tis. çonfiliunt bonum trtbno nobis,Jcilicèt, ut b-ic nocte furnatis naviculam, & in ln- Julam Formofant trâ- fretetis, & Jic evade' re (raftinim fuppli- cium valeatis. ^íd hoc agendum erovo- bisin adjutoriuvu * Renuerunt tamen Re- ligioftfillius T.Socie • tatis cor,filio fubjici parati potiuf pati, aut mori pro Chriâo, quam à facie Tiranni TrxfeBi aufit gere . Tofleà vero Prxfc- R 2 Hui
  • '24* Let ter a del Sig. Mbbate CCttarc lc offertc, Elus ille,I{c!igicfos ad ne íe liberta àqueiduc Rcligioíi qualife nc ritornarono nclla Chiefa dc’ PadriPredicatori, con Itaque duo RjtUgiofi rcverfi funt in Do- mum , & EcclefuwL* Fratrum Vuedicato- rum cum quibus mo- rabantur alij Fratres Minor it se (res. El
  • 249 di Lionne. con cui dimora- vano, c vivcvano cõ grand'unione gl’ altri trè Fran- tefcani. * Queila parola Trè era l'ultima [del primo ferirto, e deve effere la prima , del fecõdo. Mi non mi hanno cornu- nicato,che queilo. Foríe perche gl’al- R 3 tri * Era il giorno della Fella di tutri i Santi, quando furono polti in liberei > come dice il niedemo Padre Francefco della Madre di Dio nella fua Letcera,in cui aggiunge le or- tibili crudelti , che furono practicate contro di lui, & i fuoi Compagni. Quelta Lettera ii può vedere nel fecondo Tomo doll’Arcivef- covo di S.Domingo alia pag.477.con I’atte- ftationi di trè Chriíliani Cinefi. Il medemo P.Gio:Battiila Morale! hi pure fcritcotuçco quelto farto nella Relazione, che fece in lin¬ gua Spagnola in Sivigiia I’anno 1645. Da_> ciò I’illeffe perfone prevuuute dall’ingegnnfe fottiglieaze del P- Le Comte potranno co- minciare i prendere qualche motivo di du- bitare s’ egli nella Lettera Tcritta al Signo* Duca di Maine hi parlato giuilamente , di- cendo , cbe Ii G ftiiii banno eooperat» all» flabili- mint» degl’altri MiJJionurj nella Cina , t cheat miem» bann* fatrijieat» li lm partistbri i»‘ (trtjji.
  • 550 Letter
  • di Lionne. 251 alcun Moralez Domcnicano, quale nemcno per un momento folo della iua vita fia ftato delfentimento della Compagnia circa Conáiíio, e gl'^vo- //, ò ctieliabbia fatto uu Libro intito- lato, Dichiaratione, della. Santa Legge, dell’ Vbbidienga de'Figli Verfo àfuoi Cenitori, Ò che habbia detto à Chriftiani, chcnon era à propofito d’ojferire facrifiq dChing- Hoang, à Confuiio See. Queftc foggie di parlare farebbero pin tofto dc’Pa- dri Gcfuiti, quali fccondo ciò che c’ infegna uno de’loro famoii Apologi- fti, vietano à Chriftiani ex Conftlio d’af- ftftcre alle grandi offerte, che ft fanno à Confufto, e non del Padre Moralez, che ne parlava in altro ftile. Ciòche fembra anche pin convin¬ cente ft è, che il Padre Varo, che hi dimorato una ventina d’anni conil Padre Moralez, & effendo ftato da lui coadotto colàgiovine dali’Europa, veniva conilderato, Sc amato, come proprio iiglio,rifcrendo molto diftin- tamente lopre, che havevano com* pofte li Domenicani nella Cina ful deftderio di rifpondere i diverfe co- fe fprezzanti, che haveva detto mal x R 4 pro-
  • 252 Letter a del Sig. bbate propoíito cõtro di loro il P. Brancati, •criportando in particolare l’oprcdel P.Moralez, nõ fcceuna minima men- tione del Libro, che lui attribuifee il Padre Lc Tcllier. Eccqví lefue pro- pric parole, QUando not non havcl- fimo ftampati de’ Libri nclla Cina, ciònon farcbb«ej ftato per diffettto d'ignorarnc il lim- guaggio, nc tam- poco per la nc- gligcnza incom- porli,menrre hab- biamo gli manu- feritti compiti . Nientc dimeno noi li eonfervia- moper daclialla luce, quando pia- cerà à Dio , che_> habbiamo con_> che farlo.il Padre CioiBattifta {que- fto El no aver nor o- tros imprefso li- bros en China no a fi¬ do falta de faver len- gua,y letra-, no fhxi- dad en bacerlos,pucs los hemos hecho, fino ntucha probrega dej> imprimirles . Tero eftan guardados pa¬ ra quando tengamos, con que hagerlo, cl Tadrc Tr.ffuan Ban- tifla C e’eft le “Pcre de Moraleg) higo hhj libro para mover la voluntad al amor , y defeo dcla virtud , otro de la vida dc.j nuefiro T. S. Domin¬ go, y ofí-o de la expli¬ ca-
  • diLiome. 25$ floèilTadre Mora- cation de la Litania* lei) hà fatto uru» de Senora el Va- Libro per eccitare dre Fr.Juan Garcia il noftro cuore_> hi\o m Cathechjfmo allamorc di Dio . de la Dochma Chri- Nè hi fatro un_>’ aliro, della vita di S. Domenico; & ii tcrzo in fpiega* tione delle Lita- nie di Nortra Si¬ gnora. II P. Fran cefco Diaz hi cõ- podo un Tratta- to fopra laPaífio- ne di Noftro Sig. II Padre Gio:Gar- zia hà comporto un Cathechifmo delia Dottrina_. Chriftiana: Si ftã- pò, hà partori- to gran frutto , non ertendo fatto folo per li Chri- ftiani, mi anche per li Gentili r di cui impugnava_> fiiana; y lo imprimia y (e b'^o macho fruto con el porque no folo era para los Chríflia~ nos , fino para los Gentiles , confutando en el con uneftilo,y rabones claras los er¬ rores mas comunes,y pareç e tambien qucj el P. idnton.de Go- yed que eflava en* Focheu lo bolyio â imprimir enjunom- bre-,y abrio otrasta- bias. Sin averle ana- dido nomas de dos, ò tres ra^oncs en el er¬ ror del Fungxus, y no di^e en el "Prolo- go, hno que es fujo, y lo hi^o eli,fendo aff., quees todo ad pedem lit-
  • 254 Letter a del Sig.^fbbate gl’errori piuuni- litter* fin differentia verfali t con un_> alguna, no folo em» ftilc dolce, & evi¬ dential me ragio- ni. IIP> Antonio Govca lo ftimò tanto, ch’effendo à Focbetb lo feco ftampare fotto il fuoNome, met- tendoyi un’aitro titolo,fenz’haver- lc agiunto altro> che duc,6 trè pic- cole ragioni con- ccrncnti 1‘crrore di FungChu. Nella Prcfationc, chc le fa,dice sfaciatamé te, ch’è fuo, tut- to chc in vcriti fia lo ikfifo fcnza diuario veruno> ò ne’ difcorfi, ò nclle marerie, ò tiellc parole,ò ne’ cararteri. Doppo quel tempo alcu- ai las racones, fi no em» las palabras,y letras, y defpues en otrasVro vincias abrieron al- gunas tablas otros Vadres ,yfe bolvio à impremir en nombre delT.Govea.Defner- te que el folo libro que hemos impreffo en China fe loana- propriado ajji losTa- ires de la Compahia . Tam-
  • di Lionne ui di quei Padri ne ftracciorono do'fogli intieri, e Ji fecero ftam pa¬ re in altreProvin- cie lotto il nomc del medemo Pa¬ dre Govea.In gui- fa, che li Padri della Compagnia íi hãno appropria to quel Libro,che noi habbiamo fta pato nella Cina. L’iftelTo Padre Garzia compofe_> pure un Trattaro dell’ Oratione men- tale. II Padre Co¬ ronado tcce un_> Libro,qual’e inti- tolato Scald delCie- lo-, in cui fà cono- fccreDio per mez zodelle Creature. 11 Padre R.aimon- do della Valle h.i fatti trè To mi dell’ *5 5 Tambien higo tl T.Fr Juan CargitL» un Tratado de Ora¬ tion mental.El T.Fr. Domingo Coronado bigo un Libro, que in titulo Scala Cali don¬ de dava à conocer â el Senor fubiendo for elconocimento delas Criaturas . El T.Fr. Eaymundo del valde tiene becbos tres to¬ mos de anima y uno dt
  • 2 $ 6 Letter a del sig. tbb ate minima, eir unodel Corpo aninuto, chc fono curioiiflGmi. Hà purcfattialtri trèTomi, iacui impugna ecccllc- temete tutto quel lo,ch’il noihonc- micoyaag, K.Hung, Suen , hà fatto ftã- pare cõtro la no- ftra S. Legge. Se 1c fuc Opere 11 da- ranno una volta alia luce, faranno un grandiifimo fruttò. OItrcciò hàlafciati pronti per la ftampa di~ verii cccllétiTrat- tati fcrittl in lin¬ gua Cinefe , mà con carattcri Eu¬ ropci. * II dc corpore, muy cu- riofoi otros tres to¬ mos donde cor.fntcL» intenfamente todo lo cue nueflro enemigo Yang.Kuang Sue> imprimio contra nue- jlraSantta Ley. Si Jalen à lui' andejer demncho fruto. Fuer x de efto tiene pueflo en la lengua dunqueno le d eferito en letr/ij China otros tratados y opufculos muy bue- nos. El * Queflo P. Raimondo della Valle era-» un Huomo di grand’oracione, che ordinaria¬ mente in ufeendo da eelebrare la Santa Mefla andava in ellaiij e convtniva portarlo nella_>
  • it Lionnc. > 257 El T.Fr. Doming* T^aratrecte bi^odos Tomas de Nominibus II P.Domcnico Navarrettc hà fat- ti due Volumi fo- pra il Nome di Dio, d’una grand’cru- ditione,ed'unjfo- levatillimo ftile, in cui impugna con gagliardera- gioni gl’ errori piucommuni de' Gentili. Compo- fc ancora un gran Catechifmo, pu¬ re in due Tomi per riftrutioni de Catecumcni, in_* cui rapporralera gioniTeologiche de’ Mifterl della noftra SantaFede. Qucfto Padre ha- verebbe compo* fte altre Opere, fe foffe ftato piu lun so Dei, que ejlammuy doclos, y bié trabaia* dos: donde con rago¬ nes may efficaces ini- pugna l*s errores co* munes de losGentiles, y otros dos de un Ca- teebifino muy copiofo para los Catecumenos donde con ra^ones Theologicas praebas los Mifterios necefsa- rios de tiueflra S.Fee, y otros mas abler as hecho ft fe ubiera que¬ dado en efto Feyno porque fuera de fer tambien Theologo, avia penetrado mu- cho la letra,y lengua China,y leido muchos Libras fuyos. In*
  • 25S Lettera del Sig.^íbbate go tempo,ai quc- íto Impero, per¬ che ne haveva pe- netrata perfetta- mente la lingua, & haveva pure molta lettura de’ loroLibri.Nepor tò uno feco inJEu- copa,quale havca ‘ arricchito con_>. fentenze, e coiu l’opere roigliori de’Cineii, Lofe- icc ftampare, & in titolò; II Mae fir o Gentile. Iochefo¬ lio 1’ultimo di tut ti,hòfatti quatro Tomi intitolati; cbu. çhiao, Ming, ching. cioè à dire, Trove facili dic'd, che condene lanoflr.i Legge, cavate da ragioni di S. To- mafo, fimilitudi- ni, &argomenti ad Europa llevò uno que imprimir facado todo de las [entendas , y libr os [micos , que in¬ titula , Governador Gentil, yo omnium.» minimus tengo hccbo Af.Tomos que in titu¬ lo Chu - Kiao - Ming-Ching, id ejl pruebas claras de lo que condene nue- ftra S. Ley con rago¬ nes de S,íhomas y [i- miles, y argumentos ad Iluminem,De[uer- teque lo pueáan en¬ tender los Let ados,y los que nolo[on.Tam- biei< otro tratado,del juygio umver[al, Kftas
  • di Lionne. *5> H omine m\\l\ gui- ía, die non lolo gl’ Huomini Let- tcrati, tnà anche i non Letterati le ponno facilmen¬ te intendere. Hò altresi comporto un Trattato del Digiuno Vniverfa¬ le. * Quefte fono le Eflas fon lasom• Opere,die hanno bras que lun hecho, fatto li noftri Pa- y compueflas en letra, dri in lingua Ci- China hafia el pre• nefe. Noi le con- ^ente los B^eligiofos íerviamo in de- de mi Orden en ejlcs poixto . Non ci l{eyno, yefian todas manca altro, che en depofito. S£ue no il dinaro per far- falta mas que plat tu le para * II P. Francefco Varo non foloè ftato un perfetto Religiofo , & un digniflimo Vef- covo; mà è ftato cosi doeto nella Língua-», e Cerimonie delia Cina , ov*è ftato 4o.annl, che il P. Pilippuccio Gefuita hà detto piu volte di lui , che non vi è ftato alcun Miflio- nario,ne della Compagnia, ne degl'altri Or- dini, che le habbia íapute con tanta perfet- tione •
  • 26o Letter* ielSig.^íbbate le ftampare: Tc nc para queJb imprimir havcíltmo havu- y mas fe ubieran be¬ to il Comodo» à cho ft fupieran aver queft’ ora nc ha- pocibilidad para im- vcreífiino com- frimirlo. poftc di piu. * Eccovi come parla in Canton il P. Varo ,cioè à diredoppo la morte del Padre Moralez; Io non conecpifco, com’egli non habbia faputo, the il P. Moralez habbia ciompofto il Libro,di cui parla il Padre Le Tellicr, eper qualragione non lo riferifcc tràPal- tre Opere. Ne tampoco sò concepire come li Padri Brancatí, c Fabro, che hanno ícritto contro à Domenicani, e che ne dicono il vero, & il faifo,non habbiamo parlato di queíto Libto del Padre Moralez; «entre ciò po;c- va fervirle d’un argomento, che non dovevano lafciaríl 1'capparc. Può efíe- re ciie lia quefta una nova ícoperta del * Li Religiofl diS. Domenico di Manile hanno compofte molre altre opere in caratce- reCinefe per 1’Iílruzione Chriftiana de me¬ dem! Cineh , che trafficano nell’Ifole Fijip- pinc • St ne può vedere il Catalogo nell’ Apologia de’Domenicani.
  • 4i Lionne. 261 del Padre Le Tellicr. Micomunqno iia , egli non paria punto con vc- rità, e buona fede ncl fuo Libro, fcrche íidebbadar crcdito alia iua_> parolas fopra il tutto havendo avanrl f;l’occhi tanti feritri delvero Mora- cz, quali fono apertamenre contrarj al Moralez di cui parla in queito liao- go del fuo Libro . * Noi vedremo doppo,con che buo • na fedc il Padre Le Tellier hi voluto dar’ad intendere, che il Padre Mora- lcz fiaft uniformato al fen time to dei- la Compagnia, S Con * Doppo d’haver feritto > fi è rlcevuta una Lettcra dallaCinadel P.Pietro d’Alcala Vi¬ cário Apoitolico , in cui quel Santo Huomo attefla avgnti Dio,che per quanta fatica hab- bia fatta per trovarc queilo pretefo Libro del P.Moralez,non hà mai potuto fapere, che ve ne (ia alcuno: che quando anche quel Libro fotlenella Cinq non può in conto alcuno ef- fere del P.Gio:Bactilta-La d.Lettera è data—, fotto li 4. Octobre del 1699. & è ilampata di novo nelia vitade! P* Gio:13attifta Moralez . Doppo di cio li difenl'ori di Confuiio , e del culto _de’Dannati ardiranno ancora di pre- fentare al publico le loro Rèplichesh di que- fto punto fenza poríare prova alcuna , ch
  • z6 2 Letter a del Sig.^ihbate Con granragione Iofteffo Padro Le TclUcr,ail’attcilato del P.Moralez unifcc quello del P.Antonio di Santa Maria , poiehe quefti due Rcligioíi fono fempre ilati uniti, non folo col core , e con l’affetto, mi aricora nel fentimento, c parere, che gli Gefuiti permetteifero l'ldolatria nella Crna. Vi refta folo luogo ad’iftupirii, chc_> non habbia intitolato qucft’Artico- lo, ( Toco couto, cbe dtve farft del fentimen¬ to del T,xAntonio di S.Maria ) chc è quan¬ to pretende prov arc; e che l’habbia_> intitolato al contrario ^itteftato del Ta- dre ^Antonio di S,Maria giiche riconp- fcc, chefino alia morte eftatodi pa¬ rere contrario á quello della Compa- gnia; tutto chc radolcifça la çofa piu che può, con dire , correr voce, che que- JloR^eligiofo habhia fempre havuto fopra di cib qualcbe difficoltà , nonpotendo toglierfi dqlla mente , che trà le circoftan^e, che batteigano per indifferéti ye nerano ancora alcune fuper- flitiofe, ò almeno fofpette.Qucfto ii chiama un’indorarc la piliola, poiehe ciò non ci moftra affatto, che ii P.Antonio di S.Maria fofle fodamentc perfuafo,chc li Geiuiti perrr.ettdTero l’Idolatria_>. Mi
  • di Litnne, t 363 Mà c ancora affai, chc il P. Lc Telliet habbia dctto ciò, chc hà dctto. Quefto Padre però > quantunque^j artihcioío à indorarc lc píilolc, noiu* hà lafciato di dichiarare feuza pcn- farvi il ycro fçntimeoto del Padre Antonio di S.Maria. Egli è nclla Let- tera, die riferifee del Padre Sarpetri feritta alia Sagra Congregarione, in_» cui íi duole , chc il Padre Antonio di San~ ta Maria tace ia difaljfario il "Padre Martini, diccndo, chehaycva ingannata la_» Sagu Congrega done con cfporle fal- famente li tail deiiaCinat£ccovi dun* que il vero 1'cuiimento del padre An¬ tonio di S.Maria. LiGçíuiri, cheíi trovaronoin numero di ao. alia di lui morte, çchenon ignoravano iíuoi íentimenci, quali le haveva fovente-» cfprcífi, feccro ciò che poterono per farglicnc ícrupolo, c farlo ritrattaro inqucll’ultimo punto. Mà le loro iftanze altro non ottennero, jfe non di fade dire ciòchevihanno riferito li Padri Franccfcani in Canton. Doppodiciò, voinon ílupircto gia, çhe il Padre Le Tcllier quale ne_> fapeva piu di quello ne dica, habbia^ S 3 fatto
  • 264 Letter* del Sig, bbate fattotutto chehà potato per diml- naire il credito di quel Padre, the nci tempo della iua vita è ftato confide- rato, come Santo, anche dal Padrej Sarpetri, tutto che, per compiacere la Compagnia,«e dica tutto U male, che PUO 4 Per conofccrc In partlcolare, quan- to il P Sarpetri fufle çapacedicon- fermare tutto ciò, che le veniva infi- nusto da’Padrt Gcfuiti, baila nflettc- rçà ciò che dice nelJa Lettcra dalul feritta alia Sagra Congrcgatione rife- rita nel fuo Tonto dal Padre LeTel* lier, in cai parlando del Padre Intor- CCtta, dice ejjere ur, í{eligiofo»che per il fuo meritofingolarc èfidto cktto all* prefem'*j d'altri Heligiofi dedue Ordini per andare 4 fyrn in qualità di Trocuratore, non fila¬ ment e i nome didfuoi, m* di tutti gl *ltri Miffionar'). Un’Huomo, che fenza la_, minima apparenza di ragione» òdi verità è ftatocapacc dii'erivere alia S.Sede, che il Padre Intorcetta anda¬ va per Procuratore non folo de’Padri Geiuitj, mi dc# Padri Domenicani della Cina, mi pare, che può con fen- damento ftimarii capace diferiveraj
  • áiLionni, . 265 tutto ciò» che vorranno li Padri Gc- fuiti, ò vero, ò falfo» che fia, Et io non trovo altro à dire per cfimerlo daila formaie bugia fe non che, fico- me dice di non haver ícritta ■, mi Tolo finnata la detta Lettéra,iiGcfuiti glic- U faceflercv firmare fenza che lui l’ha- vefle letta. Mà da quedo la bugia ca- dercbbe fopra i Gefuiti. Dal che voi potrete oílervare, non eflere verifimile, che il P.Lc Tcllier, qualc Ioda tanto il Padre Sarpetri, habbia ignoratc le di lui qualità, ef- fendo difficile, the il Padre Couplet à cui qucgl'èra molto ben noto, noiu gliene habbia data qualchc relazionc. Egli non è gii biafimevolc per noiu havernedetto nlalc, mà altneno me* ritabiafimo per haver voluto accrc- ditarc ladi lui autorità, come di gran pefo , fopra il tutto per iíereditare un’Huomo fi degno, come II Padrej Antonio di S.Maria. Egià che fiamo in diícorfo del Pa¬ dre Sarpetri; Viè grand’apparetua, che molti di quei ícritti, che i Ge¬ fuiti leattribuiícono, c fanno ftampa- rc in piu parti dell’Europa, íianode' S l me-
  • *66 Lettera. del Sig.iAbbate mcdcmi Gefuiti, c ch’cgii non vi hab- bia fatt'altro, che imprcftarvi ilfuo nome. Già il Padre Gabbíani hi con- fetTato al Signor Maigrot, che li TciU Cincfi, ch’cgii cicá* glieli havevano trovati i padri Gefuiii; & il Padre Sal¬ vatore, attuaimcnce Provinciate de_>’ Dòmenicani, cb'è veriutb dã Spãgna à Manile còl Padre Sarpetri, atteíla, chegli non era capace di parlar íi bc- ncin língua Spagnola, cohic parla in Un certo feritto, che le viené attribui- to. £ quando io le diccvò,chc li ícrit- ti diqueílò Padre,erano fatt con_> grand’artificio, c finezza, mi dife^che dà ciò fi conofceva per certo,cie non erano fuoi. Sia conieíi voglia, poi- che ciò importa poco al caio roftro, feli Gefuiti non voglíono ricoioíce- íe lidi kii fcritti, come parti delia Compagnia, quando peròvogliano impegnaríi à foftenerc, che le prove, quali porra à loro favore fon buone, hon farà difficile di far vedere, che fe benc hanno qualche piccola apparen- za preffo á perfone Europec non in- formate di queíta materia, non han- Iío pero in fe medeme forza ver una a.nzi
  • dl bionne. z6j anzi ia piii parte di loro porta ia fron- re ii carattere d una cattiva fede . Che íepoi li Gefuiti non vogliono impe- gnaríi à foftenerle, faria un’impiegare malamcnte il tempo 1’applicaríi ad impugnarle, mentre ciò non fervireb- beadaltro, che à far vedere, cheil P.Sarpetri s'è ingannato ; lo che non ci torna à conto. Doppo ciò, che hò dettú del Padre Sarpetri, io mi credo in obligo di dire à favore del P^Antonio di S. Maria , che íc il Padre LeTcllier hà geniodi fcreditarlo deve cercarc altro Teíli- moniofuor chcil P.Sarpetri, quale cífendo di si poco credito non è capa- ce, nè di darlo , nè di toglierlo ad al- tri. Mà lafciando quedoda parte, i me íembra cofa afiai indegna , che il Padre Lc Tcllier tnoífo dallimmo- derato deííderio, che hà di dar’ad’in- tendere , cheil Papa habbia decifoà favore della Compagnia, non íiaíi ar- rofiito di voler far credere , che uoj Huomo, come il P. Antonio di Santa Maria habbia havuto difticolti d’ap- provareil Decreto d’Alelfandro VII. Dal chcfipuò dedurre, che quedo S 4 Pa-
  • 26S Letteradel Sig.^fbbate Padre noa havefíe Ia demita ubbi- dienza â dccrcti del Papa, come fe ia ciòíi ttattafle dei Decreto d Alcffan- dro, e non di ciò, ch’ cfpofe il Padr? Martini, dal fudctto Padre giudicato falíiffimo . E pure doppo quefte pro¬ ve chc dà delia fua doppiezza, ardifce ancora d'accufarc glaltri di mala fede. Quanroall’opera, ch'egli attribuif- ceal Padre Antonio di S.Maria, cioè la Conformità della legge di Dio con U Dot- trina delia fetta de'Letterati delia Cina come d’un ftgillo con ilfuo impronto , come chc io non liò mai udito à nominate tal Libro, non nepoflb dir nulla. Giache voi fietc in Canton potrete informar- vene voi medemo da Padri Franccfca- ni, chc vi feno . Io folamentesò , chc hò nolle mani una certa opera Cinefc fatta dal P.Antonio diS.Maria, chc è come una fpccic di Tarallelo trà la no- fira S.Bjsligione, ela fetta de’Letter ati, in_i cui notando ciò in chcconvengono, e dileonvengono, fà vedere la nota bi¬ le diíferenza delluna dall altra, «Sc im¬ pugna gPcrrori delia fetta dc’Lettera- ti. Queíto Libro c veramente del ve¬ ro
  • di Lionnè. 260 ro Padre Antonio dl S.Maria; c vi dl¬ l'ò per pa rented, che havcndolo uno di noi moílrato ad un P.Gefuita, chc palia per uno de piu prattici della lín¬ gua Cincfe della loro Compagnia (íc ío Io nominaíTi, il Padre Lc Tellier, non me lo ncg.ircbbcjquel Padre,che all’ora non ne fapeva l’Autore,lo giu- dicò per II migliore di quãti ne have- va Ietti sú di queíta materia, aggiun- gendo niente dimeno, che haverebbe havuta diíficoltà à farlo ftampare per¬ che combatteva con troppo ardorc la Sctta dc'Letre.rati. Se quel Padre hà fatto il migliore dc’Libri , cheíiano ftati compofti su la detta matéria, mi pare, chefenzzaraccia dimprudenza lx potrebbe far conto del fuo fenti- mento nellc materie, che fi contro- vertono . Mà il Padre Le Tellier era troppo in ter dia to à fereditario, c qucíto inrerefle doveva in eflo preva* lere à tutto il reílante. Io vi confeffo, caro Signor Char- niot, che quantopiii rifletro al Libro del P.Le Tellier , meno sò compren- dere, come un Religiofo voglia feri- vere con tanto di cattiya fede. Ecco" venc
  • 270 Letter a del Sig.^ibbate Vene un’altra prova ncl principio di qneilo articOlo; può ( dic'egli ) cominciare meglio quejta viluttione) cbedal Tadre singelo,cb'è il primo Domenicanó , che habbia predicato nellaCiaa. L'ljloria della Trovincia dellcj Filippine flampata in Manile l’anno 1640. ci infegna, che egli nel fuo arrivo cola, ritro- vòin una piccola Città di Fokjen cbiamata.> Fogan io.ChriJliani quali leparve, chz_3 valejfero per centinaja ; Che due d’cjji, fra gl’altri, erano cosi ben’ijlruiti nellanoflra-> S.Fede, che glifcielfe per Coadiutori 4 cate- cbigare, & ijlruiregl’altri. Glib aver ebb cj egli fcielti à quejlo efercitio, fe li havejfe tro- Vati meggi Idolatri, che non havejfero mat udito à parlare di Giesu Chrijio Crocifijfo,che non havejfero notitia de’ commandamenti della Chiefal . ; . . £ nientedimeno queftifono que'^eofiti, che alcuni Mijjionar j irovorono, per quanto dicono, due, á tre anni doppocaduti . . . come s’accordano quejle due cofe * Quefto pafíò, chc hò voluto riferi- rc tiitto aliungo moftra, che il Padre Le Tcllier non mcrita feufa per have- re pofto I’ingrcifo de'Padri Domeni- cani nclla Cinal’anno 1633» poiche
  • di L'mne. *71 iii vcduto in quefto luogo del Libro, die cita, chc quefto Padre, quale al fuo dire è ft*to il primo dc’Domnicani, chc predico .iclla Cina v’entro il prhno gior- no deli’ anno 1631.; mà quefto c nulla; Convienc,ò cheil Padre Lc Tellier habbia l'perato, che alcuno non folic mai per vedere il Libro, che cita,ò ch' egli mcdemtí fu caduto in uno di quei ftordimer.ti, che rimprovera à luoi averfarj indiverii luoghi del fuo Libro. Cita due, ò tiè parole del P. Angelo quale dice, che trovo alcuni buoni Chrifiia.- ni, e due, trd loro,, ft bene iflruiti, chel'a)uta- rono ad’iftruiregl’ul trr, d onde cochiude eflcr’impoflibile, che loro non parlaf- fero à fuoi Chriftianij di Gesu Chrifto Crocififlo. E pure non hi voluto vc- dere, chc nel medemo luogo, lo ftef- fo Padre Angelo ii duole della pdea cognírione, chc havevano li Chriftia- ni del Miftero della Croce. Non per¬ che, in battezzandoli non glienc par- laftero, mà perche ddppo non glienc pur lavamo,chc dirado,come che fup* ponevano cfler quefti un Miftero uop-
  • 27* Lettera del Sig>..4bbate troppo follevato per gente, non am cora ben fondata nclla tede; e io ftef- foPadre,che noa approva queda con- dotta atteda di volerne prendere un_>’ altra.Cer ta mente convien’clTere il Pa¬ dre Le Tellier ,per ferviríi doppo di ciò delle parole di quedo Padre per dare ad intendere, cheii Chridiani crano ben’idruiti nel Midero delia Croce» Si dolga fe vuole di quel Pa¬ dre» Lo tacei d impodore delia Gom- pagnia ; mà non lo citi altrimcn- tc per tedimonio favorcvolc à Padri Gefuiti» Nõ c già ncceflario un minore dor- dimento in efleríl fervito d’un Libro dell’lflorico delia Trovincia delle Filippine per provarc,che gl’idedi Chridiani dfi‘ Gefuiti non pratticavano 1’Idolatria. Imaginatcvi, che lo dedo Libro, qua¬ le tratta dc’principj deiringrcíTo de’ Domenicani nella Cina, dice, che il Padre Angelo, allora quando arriva- vato in Fogan vi ritrovò alcuni Chri¬ diani,che le parvero benc idruiti,non haveva ancora notitia alcuna delle fuperditioni, che pratticavano vcrlb à morti.Doppo poi, il medemo I ibro
  • diUonne. 27 i rifcrifcc, chc II Uomcnicani, trà quci Chriftiani, vifcopnrono dell’Idola* trie, e non folo quelle, çhe li Dome* nlcani foftentano eflere veve Idola- trie, e li Gefuiti fpadano per cerimo¬ nie civili} mà anche ie fuperftitioni, che pare che funo riprovate da me- demiGefuiti, come l’abbruggiarelc carte, Edò lo riferifce quel Libro sii 1’atteftato di due Religlofi, çhe lha* vevano vedutoco’ioro occhi proprj. Giudicate, ve nc prego, con qual fac¬ eia ilP. Lc Telierpuò fervirfi della teftimonianza diquei Libro perim- pugnare ciò chcdicono dell’Idolatra de'Cinefi, e per provare, che gl’Infc- dcli battezzati da Gefuiti crano buo- ni Chriftiani, e non pratticavanoP Idolatria. Io non sò gii, chc giudicio nefarete; Sòtcne, chc quefto folo può baftare p
  • 174 Lett era del Sig.~ibbate Í1 Ius poiitivo Ecclciiaftico. Tutto ciò contribuirá non poco à farvi ve* dere, cheio non no pnnto ecccduto in chiamare quel Libro un RáftrettQ di falíità; & haverei anche potuto ag- giungere, che la maggior parte qi quello hà un gran carattere di mala.» fede. Doppo i’atteftato del Padre Ange¬ lo , ha il P.Le Tellier ftimato troppo favorcvolc alia Compagnia, ancho quello del Padre Garzia, per nonad- durlo fovente. Egli meritarebbe tantj rim prover i, quante volte firenderi- dicolo in addurre à fuo favore 1’at¬ teftato di detto Padre; mi io le rifpar- mierò volontieri quefta confuiiono in gratia di quél Signore, che appro- yòTo di lui Libro. Doppo quello del P.Garzia,adduce in fuo favore, il Padre Timoteo di S.Áutonino. Come che non ègiunta à mia notizia la Lettcra, che il Padre Le Tellier riferifee, io non polio dime nulla. Solamente sod’havero veduto ilrifultaro nell’Aflemblcaj, che fecero li Domenicani congregati in Lanki l’anno 1661. Eccovi il pri¬ mo-
  • di Lionne. 27 5 mo cafo, che vi íl propofe à 20. d’A- prilccon lariípoíta. SI ccrca ; íe noi OE preguntafi efta- fiamo obligati tòmos obligados fuinrosde parecer cxa turta ladiligenza ninadas çon toda di- poíTibilc efamina ligencia las di]Ji:ul* ta quefta queftio- tades del cafo propue* ne|, pefate, e cofW fio, conferidas las ra- íiderate le ragio- cones,e viftos los fun- ni, e fondamenti, damntos, que eftaba- e le difficoltà, che mos obligados en con- vi potrebbero na- fcientia à avifar, y íccre, d’unanime, declarar à los Cathe- c cu-
  • 276 Lettera del Sir. .Abb.tie c commune con- fenio habbiamo conchiufo, che_> fiamo tenuti in_> cofclenza ad av- ycrtire, e dichia- rarc a Catccume- ni, the fono dif- pofti à ricevercil Batteiimo, chej tutti li facrificj , quali nonfioffe- lifcono à Dio fo- no illcciti;che fo¬ no un Cuito abo- minevole dc De¬ mon; degl'Idoli . . . echetut- to ciò, che li con¬ cerne, è falfo , e contrario allaFe- deChriftiana.Chc fe il Miniftro di Giesu Chrifto do¬ po d’ haverli in_> cio general mente iftruiti, vede che ilCatccumeno uo há amenos paratis ad Baptifmum, que to¬ dos los facrificios que no fe hasten a folos Dios fon illicitos, que es culto de los Demó¬ nios, y de los ídolos cadad . . . y quej todo lo que conciernt atai culto es falfo y repugnante a la Fee Chrifliana, y que fy coji la generalidad de efla doclrina )ufgare al Minijlro que elCa- thecumeno no fea en¬ ter ado cavai menteu que los facrificios par ticulares, y fuperfli- tiones , como los que hasten en efle^eyno àfits difuntos , yafit nKaefiroKung.fú ebu y otros Jemejantes fon repugnantes à la Lty de Dios, deveen con- feientia declararle cn particular que los di- ebos
  • di Liottne. 277 hà tanto di lume chos facrificios fon il- per conofccrlqin lícitos, y como tales particolare , o les deve dexar el B-t- conilderare, che gli iacriticj , e iuperllicioni, one il pratticuno in_> quel Regno ad onore de’ loro Defonti > e del loro Confufio fo- no conao laLeg- ge di Dio^deue n cofcienza ipcciii- çarli le eofe , c di- chiararle, che li detti facrific) fo¬ lio illecui, e che prima di ricevere il Battefimo de\e rinondare à me- dçmijenõrinon- ciandovi, non de¬ ve barrczzarlo. In fine per evitarei grandi inconve- nienti, che fucce- dono, come 1’if- pe- thecumeno antes de recevir el Baptifmo, y no queriendo defiflir de ellos no dçve fer amitido al Baptifmo, y que para evitar los graves inconvenien¬ tes que tiertamente fe faba,y experimenta ft figiicn de degir (os Minifies el culto, que nuga la Ley de Dios callando lo aue manda y permite acer çade la veneration^ devida a los Tadres, y Mac fir os, de ben_> los Miniftros decla¬ rar a los Cathccumc- nosen particular to- do lo que manda /<*_> Ley de Dios> y tedo lo demas , que fe les pudiere permittir en honra, obfervancia T pie-
  • 27% Lettera del Sig.*Abbite perienza c’ info- piedad,veneracion,y ona, à caufa, che obfequio de fus proge- fi Miniftri,in fpie- nitores,y Maejlro af¬ eando ciò che la ft vivos comn difun- diDio proi tos,y aft lofirntams bifce, non dichia- en io. de fibril de rano ciòch’ella_» 1661. commanda circa jl rifpetto cheii dcvc portare àGe- nuori,faranno te- nutili Miflionarj à dichiarare ii^» particolare à Ca- tecumeni tutto do che permettc, & ordina su di quefto punto la_> Legge diDio,doe à dire, l'onore, il rifpetto , 1’ oflc- quio,la fervitu, e la (lima chefegli dcvc in vita,e dop po morte. Cosi habbiamo deter¬ minate in quefto di 20.Aprilei66i. Fr. *r*
  • ii Líonnt. 279 Fr. Francefco Fr.Francifco Var* VaroVicarioPro- roVice Trovincidl s vlnciale,Fr. Gio: Fr.Juan Bautift ade Battifta Moralez, MoraleFr.^ay Fr.Raimõdo dei- mundo de Valle, Fr. laValie,Fr.Timo- Thimoteode s.^ínto- too di S. Antoni- nio, Frijuan Talan- no>Fr.Gio:Polan- co, Fr. Domingo dc co, Fr.Domcnico S.Tedro. di S.Pietro. Qucfta deternainatione fembra non poco divcrfa dalla Lcttcra, che citano del Padre Timoteo,e nello fteffo tem¬ po fà vcdere, c;hé non ft deve fempre preftar Fede al dietto de’Geiuiti; In ol- tre lo fteffo Padre Brancati > à cui di- cono, che fia indrizzata quella Lette- ra, e da cui è riferita nel íuo Trattato, dice quefte propnc parol e. — d IL R. Padre Su- TJ Everendus Ta~ periore della_» XV. ter TrorincU Provinda (parla Moderator (II parle del Trov.nciale de' du Provincial de Domenicani)hà fcrit Dominicains ) to Ta TV.
  • 280 Letter a del Sig.^i bbate to à Padri,che fo- no nclla Gina, ch’ erano venuti de- creti novi dà Ro¬ ma , e chc procu- raffero di confor- marvifi ♦ Cosi hà detto pubiicame- te il Padre Timo- teodi S. Anroni- no in prefenza del Padre Pietro Ca- nevari, cjuale at- teftò, che potreb- bc giurarlo. (£ piu â bajfa ) Io creda dice ) che il Padre Provinciale deFF. Predicatori hab bia ordinato a-» Miffionarj del fuo Ordine di legui- tare nella Cina la prattica della Co- pagnia. Tanto hà atteftato di pro¬ pria bocca il Pa¬ dre Timoteo di S.An- PT. inter Shi.ts de- gentibus feripfit, Rp- mavenijfe nova De¬ creta , proptered cu¬ rar ent TV, ut illis Decretis fe accommo- darent, quemadmodii V, Tbimotheus a S’^intonino clariffi- mis verbis teftatus efi coram V. Tetro Çanevari, qui vel ju- ratus dicitfje hoc pof- fe afjirmare (c piu à ba fl'o )Tuto^.T,Sac, Ord.Trtedic, Trovin, cialem I{. Tatribus, qui in iftaMiJJione de, gunt Inffijfe, utin Si- narií cçverfione fequá tur praxim,Soc.Jefu, ficut os ad os clarè,& diftinftè I{.T.Fr. Ti- motbeus d S.jtntoni- no narravit T, Tetro Canevari noftrts Soc, Mijjion ario per anti- quo in TrovinciaFo- ç hien
  • diV.onne. 281 S.AntonlnO alP. cbien ChrifHanam re Picrro Canevari procuranti; addens fe Miífionario vec- proyirili aílurum, chio delia noftra vt fibi fubditi focii fi Compagnia hèlla contigeritfe aliquatt- Província di Fo- do in Superior em pro- kien; aggiungen- do di pin, che fe egli mai veniva ad eiíerc Superio- re, farebbe, chc li jfuoí Frati fegui- taíTero la pratrica dellaCompagnia. Ciò mi hà raccon tato íl P. Catie'va* ri, mcntre attual- mentc Io fcrivc- vo quefta rifpo- fta* Un’Huomo, che legeffe in Eu¬ ropa ciòche dice qui il Padre Bran- cati del P. Tinio- teo, non potria o-ià imaginaríi, chefofle falfo.E pur eccovi ciò, che tnovendit fore feque- rentur Societatis pra- xim, UtT.TetrusCa- nevari dum bane te- xo refponfionem,mibi narravit. 1 ff 3 Di-
  • 282 Letter a del Slg.^bbate che rifpondeii P. Varoà quefto pu¬ to del P.Brancati. IlP.Brancati ri- ferifce, cheil Pa¬ dre Timoteo hi detto di propria bocca al P. Cane- vari, che il noftro Padre Provinciale c* havcva fcritto cflere venuto da lloma un novo Decreto, e che dovcifimo con- formarvici; Ag- giunge,cheilme- demo P.Canevari I’M aflicurato , che lo potrebbe giurarc. Et in ol- tre,che ilP.Timo- reo ilera dichia- rato, che s'cgli giàmai foflc Su- pcriore nclla Ci- na non havereb- be lafciata parte ai- Dixe el P. que el P.Fr. Thimoteo diro coram y os ad os, a el Padre "Pedro Cit- nevari que nuefiro Provincial nos avia efcrito que it Foma avia venido nuevo Decreto y nos mando nos acomodafemos d el, y dig? que el P. Canevari juratus di- cit Jc hoc pojfe affir- mare,y en el otro que le avia affirmado el P. Fr. Thimoteo que fi en algun t'tempo fueffe Prelado avia de procurar con todo cuidado, qué fus Jub- ditos fe accomodajfen a la praxi de los Pa¬ dres dellaComp.ignia, De•
  • di Lionne. alcuna per obli- gare i íuoi Suddi- ti à feguitare la prattica de’ Padri dellaCompagnia. Io iftupiíco cer* tamente, che il P; Canevari habbia detta una cofa ta¬ to lontana dal ve¬ ro , e con tanta frnchezza d’arrif- chiarll à giurarla. Perche quãdoan- ch’egli l’ haveffc giurata, io le pro¬ varei evidentemé- te, ch’egli haveva giurato il falfo, come vi ditno- ftro. II primo gior- no d’Agofto deli' atino i ó49.noi ar- rivamo in fette Religioíijtrèdell’ Ordine di S.Fran- çeíco, e quattro 2tÍ De cierto ts que me efpanto que el T, Canavari diga una cofa tan agena dela verdad y tan afferti- re que fe atreba a jur rarla pues ft la avia )urado le probare yo aqui que avia \urado falfo con evidencia , como fa vera * El anno de 1649. porprimiero dtMgo- jlo llegamos a el puer- to de Tung xe en Chi- cben , Siete I{eligio- fos de Manila tres del $,Francifco ; y qua• T 4 tro
  • 284 Letter a del Sig.Mbbate de’noihi da Ma- tro de la Orden de lot nilcncl Porto di Tung.xe * in Cbiru- cheu, e v’era tri queftiil P, Timo- tco di S. Antoni- no# Pochigiorni doppo il noilro arrivo, il P. Pietro Cancvari vcnno dalla Città dlchan eheu per vederci * Noi lo rlcevemo con tutta confo- lationc> e cordia. lità dovuta alla_j carita Rel'giofa. II P.Gio:Bartifta_> Morales lcdiede zo.pegog. * Et il P. Antonio diSan- ta Maria *gliene diede 15. oltro al vino per leMef fe quales era mo el V. Fr.Timotheo de San¬ to Antonio. De alii à unos dias vino de la Ciudad de Cban-cheu el T. "Pedro Cantva- via à vijitar nos, y le tratamos con la bene- Valencia, y «gaga yo que pide la caridad B^eligiofa , y el T.Fr. Bautiftafe dio 20.pe¬ gos , y el T. Commit- nio Fr. ^Antonio dej S.Maria le dio 15. demos le vino deMif- fas» y otra cogas por eflar tntonces muy necefjitado. Mill via yhablado con el V. Fr.Tbimotbeo, def- pues de dos mefes nos venimos los qua¬ tro * Qucfta c una fomma di denaro . * Erano _li due Superiori de* Miffionari Domemcam, e France/canf, quali eranu ricntrati per Ia fecoada volta nella Cina
  • di Lionne. fe , & altrc cofo di cui egli íi tro¬ vava in gran ne- ceífirà, e noi lo rega Iam mo .Iviil PadreTimotco lo vidde, e lc parló, Due meíi doppo noi altri quattro Domcnicaniven- nimo nel Territó¬ rio d! Fogan. Il Timorco diS. An¬ tonin o dim oro fempre mecofin' ail’anno 1657, in cui fu mandato dali’ ubbidienzij nella ProvincisL» di CbeKiang.ln tllt- to quefto tempo il Padre Canevari non l'hò malvc- duto, non eflen- doegli venutone à Fogan , nc à lan- K». E vero, che ii Pa- 285 tro l\eligiofos de mi Orden a las aparda- des de Fogan , y cfltt- bo en mi compartia el T.Fr. Timotheo de S.sintonia hafta el annõ de IÓ57. que le embio la obidiencia* à la "Província di CheKiang > yentodo effe tiempo no levin con el T. Canxvari porque ni el T\ vino à Fogano à LanKJ. t ■»-» Que am no avia ve*
  • 28 6 Letter a del Sig.^ibbate PadrcTitnoteo fil venido el permiffo â à render la viíita nueflra noticia fues al Padre Brancati a Xang, bayyfe vio ncila Citti diXan- ycon el V.Brancato , ga-hai, e.chencl y quando bolvio pajjo íuo ricorno pafsò por la Iglefia deVag- per la Cited di then donde no efiava Hang. Chen, mail el T.Canavari, y def- Padre Canevari pues eftubo en las non era in quel Iglefias de T^in-hoa Pacfe, & all’ora y Lank} bafla que-f non li fapeva cos' nturio, que fue el aiio alcuna del Deere- de 1662. y en todo to b di quelle pre- ejfe tempo no pajfo tefe conceilioni. por Lanhj ni fue d Doppo quel tem- Che-Kiang el T. Ca¬ po ilP. Timoteo nevari, porque como non fi è partito à qui digs el T.fueji dalle Chiefe di fiempreMiniflro en la Hin-boa, c di Lanki, Trovincia de FoKien or’e reftato lino defuerte que quando alia fua morto, fe vio el T. Fr. Thi- che iuccedetto moteoconelT.Cane- ncll’anno 1662. vari fue el ano de & il P. Canevari 1649. por 16. mi no andò mai ncl- de +4gojlo. El defde la en- a Delia Província di Nankin • fe Quefto w il Decreto del
  • diLlonne. xty la^ Província di entonces bafta que Cbc-Kiang, per an* murio no fe vieronj darlo à vifitare. mas i0s dos , y por Imperòchc,come ferc/la verdadtan, diceil P. hrancati cierta no lo juro yo cgli ftette fempre aqui. Ejlo fuppueflo nclla Provincial avia defer entonces di Fo\ien j di ma- quando coram, & os niera chc il Padre ad os le dixera al T. Timotco nonha potuto vedere, ne parlarealP.Canc- vari, fe non nel tempo de) noftro arrivo, ch’ò à di¬ re nel giornio 16. diNovembrc deli' anno 1649. incui egli venne à ren¬ derei la vi fita . Quefto è cosi cer¬ to, cheio potrei giurarlo, bcnche non lo faccia.Ciò fuppofto , folo quclla volta ha- veva potuto il P. Timoteo dirc di pro- Canevari lo que aqui fereffiere, y que nos dixo entonces ni erx pojjible le dixejfe lo que aqui fe refere lo pruebo con eviden¬ cia .
  • 288 Letter a del propria bocca al P. Canevari, do die rapporta il Padre Braiicati. Mi chc all’ora non fhab- bia detto>ne l’hab bia potuto dire > iolo dimoftro. Perche, primie- ramente, nell’ an^ no 1649. il Padre Martini non era andato à P.oma> çra per anco nel- la Cina, & il Papá Aleffandro V1L non era ancora flato fol leva to a I Trono per poter fare IlDccreto del 1656. Non v’era dunque in quell’ anno altro De¬ creto,che quello d’Innoccnzo De¬ cimo dell' anno i645.quale have- vamoportato cõ noi, Sig. Ablate to primiero por¬ que el ano lóç^.aun eJlaVa el T. Martino eu China ,y no av'ut-> ido d I{oma ni Mle- xandro era Tontificc ni avia d quel aho otro nuebo Decreto de Upma Jino el que tru- ximos nos otros que era el de Innocentio, y el T.Fr.Juan Bau- tifla dio entonces mo autbentico a el mef * mo T.Canevari. Tru- ximos entonces los l{eligiofos que veni- mos tres praceptos , y obediencias , partz_> obfervar lo que alii fe determinaba.El unit
  • iiLionne. 289 noi, e di cul il Pa¬ dre Gio: Battifta Moralez dicdcal- 1’ora una copia autentica al Padre Canevari. All ora havevamo trè or- dini,che ci obliga vano ad‘ oflerva’ re quel Decreto. II primo eracon- tennto nel Breve del Papa.Ilfecon- do ce lo haveva dato ii P. Reve- rendidimo Do¬ menico de Mari¬ nis Vicário Gene- xale delPOrdinc, 11 terzo e'era fla¬ to intimato dal P. Clemente Gan noftro Provincia- lc delle Fiiippinc. Com’ è dunque poílibilc, chencl medemo tempo, il P. Timotco ha- vef- la confulta papal el otro del í{everendifs. T. Fr. Domingo Ma- rines Vice Gener. de todonuejlro Orden,y el otro de V. 'Pro¬ vincial de Vbilippi- nas Fr. Carlos Cle¬ mente Can , “Pues co¬ mo es poJJible,y dixof ft entonces elT.Fr.Ti mofbeo queclT.Trov. nos efcrivia-,que avix mÇVO Decreto de I{p- mael nos mandava^ nos acomodaremos i la Vraxi de los "Pa¬ dres, pues entonces no avia tal Decreto ni lo ubohafta dieg anos defpues. Lo contrario fi diximos à dicho T. Canevari, y vifto el Deareto dixo que la Compania avia que informar la Silloj ^fpoflolica luego fi el T.Canevari inven¬ ta
  • 290 Lettera de ♦cise dertoal Pa¬ dre Canevari, che il Tadre Trovinciale ci fcrijfe, che Vera.> un novo Decreto di J{oma, ecbecicom- mandavx di confor¬ marei alia prattica éeTT.Gefuiti.mctl- tre all’ ora quel Decreto non era emana to, c non èufciro,cheio.an ni doppo in circa? Noidicemo, e íi- gnificaífimo al P. Canerari tutto il contrario,e per- ciò havendo egli Sig.^íbbate talo que àqui dige le dixo el T. Fr. Ti- moteo no dixera U verdad, y jurara lo falfoffaltem materia- litèr ) y cl der echo le penara per perimo. vcduto ilDecreto, ci rifpofc, cheia Compagnk# ha- veva di che infor- mare laScdc Apo- ftolica.Se dunquc ilP.Canevari ha- vefle detto al P. Timotco ciò che \ e Lo * i
  • diLionne. 391 è rifcrito ncl Li¬ bro del P.Branca- ti, non haverebbe detto il vero, mi haverebbe giura- to il falfo falter tnaterialitèr, emc- ritarebbe la jpena di fpergiuro. * Secondariamê- Lofeguendo bietu tc, il P. Brancati "Pedia el T. Br arietta po- quart- * E dunque falfo , cheil Padre Clemente Gan habbia cornmandato di ieguitare l’opi- nione de’PP-Gefuiti, & è veto , che il Padre Gio:Batdfta Mioralez le hà communicaro il Decreto dell’ainno 1645- E pure quefto è quello che al prefente ardifeonodi negarc-/. Le haveva già fignificato quefto Decreto con tutte le forme migliori,in Goa> in Manile,& in Macao. Etun Letterato Cinefe chiamato Bernardo > lo di cui merito era beniffimo co- nofeiuto da PP.Gefuiti» moftbdal folozelo della falute de’fuoi fratelli ne piglíò un’e- ftrato tradotto in Cinefe , quale andò publi¬ cando da Chiefa in Chiefa>per un’anno in- tiero j dichiarando nel ritorno che fece à Tingteu > che ciò non era ftato fenza frutto > mentre haveva difingannato su di quefto punto mold Chtiftiani. Hiji* tarte s.
  • 292 Lettera del Sig. uíbbate poteva ben vede- re, che queíto at- tcftato del Padre Canevari nõ s’ac- cordava con ciò çhc eglimedemo ne fapeva > poiche non ignorava,che il Padre Timoteo foíTc ftato di reíi- denza nclla JPro- vincia di CbçKiag, avanci çhe no| haveffimo havu- tala minima co- gnitione del De¬ creto, cheotten- ne doppo il Padre Martini, ne tam- poco ignorava , che quel padre fl foíTc fermato in_> dcttaProvincia fi* no alia morte, sê- za mai ufclrne, nacntre íi ícrive- vano fo vento j.’ uno con 1' al- tro * quando le dixo efso d P.Cinevari reparar, que non erat conve¬ niens teflimoniim por que bien fupo dicho T.que el P. FrTimo• tbeofue à Cbe Kiang antes que tubieramos noticia del Decreto que truxo cl P.Mar- tino , y que ejlttbo en a quella P. ovineja Jin falir de ellabafta que murio , puts fe carteaba muy ordi¬ nário con el P.Fr.Ti- rnotbeo, y tambieru fabia que el P. Cane¬ vari no avia ido à Cbe-Ydang. "Pites co¬ mo era pojjible, que os ad os le dixefsclo que a qui refere. Con-
  • 293 di Lionne ♦ tro, ^Sapevaiiij oltre, cheil Padre Çanevarí non era andato in quella Provinda di Ke- Kiang,vec|eva du¬ que bcmilimo , cílcre affoluumê- te impoífibiie,che il Padre Timoteo havcffe detto boç ba > a. bocca , os ad os,ciò chc ncrifç- riíce. COn quefta parricella di Scritto , fot.rcce conoícerç al Signore di Lrifacier (già çlie jo ve nc hò da molto tempo pcríuafoj il poco conto che Ci puòfarc di çiòche diconoli Gefuiti â favorc delia Compagnia. . l^0Jppo il Padre Timoteo produce il P.le l eliier,il P.Coronado 1c di cui V pa- * Erano.yenuti amendue dallTtalía , efi amavano di tnolcoj epercíò cartegiavanç fpeflo •
  • 29 4- Letter a del Sig.xAbbate parole non iono altro che vnpuro complimento, e conaplimentoaltre- tanto mal' applicato , quanto cho quando verrà alia luccil Trattato del Padre Brancato, ft conofccri con_> quanto poca ragionc quefto Padre hi moftrato di fare tanto conto del fuo fentimefojonde pafliamo al iegueme. Sarebbe difficile (aggiunge doppo il padre LeTellicr) ditrovare maniera di tnaggior edificatione, e cofian^a di quella,cht bdpratticato il Tadre Tietro d’^ilcaU ligi'jo dell’ifteffo Ordine , per dimoflrtre, tb' egli era unite à fentimenti di quelli, cbehi uomnati; In prova di che riferifee una Lcttcra feritta da lui al Padre Intor- cetta , in cui pretende, cl»e fi moftri totalmcntc del fentimento della Co- pagnia nella materia delle controvcr* fie della Cina , che fono fill tauo- liere E nenefiario diconfeiiarc, che il Padre LeTellicr in quefto fiafi fgra* tiatamentc ingannato . Non ha fapu- to , che il Padre Alcali è ancor vivo, cfi è imaginato, ch’egli fia morto, comemoítra evidentemente ncldirc di lui cl/era€ non che c unito à fenti- men-
  • .' di Lionne. 295 menti della Compagnia . Hà perciò çreduto di potcr Ipicgare quella I et- tera ncl lenlo piíi favorevolc à fc ftef- fo,fenza tema-.di eíTcrc dali* Autpre taçiatp di bu^ia. Quefto pcrò, chc la Dio mercê vive ancora, havendo in- tcía la intcrpretatione, çhe dava que^ íio Padre alia fua Lettera, há havuto gran gufto di dichiaxarç, ch'egLi era_> molto lontanoda quel fentimento, chequei Padre le attjribuiícc. Io vo- glio copiarvi parola per parola una_j Lettera , ch’egli íçrifle su di queíto Soggetto ai Padre Salvatore fuo Su- periorc nella Cina, quale qucílo Pa¬ dre cihà corninitmicata congraogu- ílo per toglierç lo ícandalo delia íini- lira interpretaripne dei Padre Le Tch licr.
  • 296 Letter a del Sig. ^fbbate Rcverendiífimo Muy J{.V.y.G. P. Vicar io. B Enche io vi habbia già fcritte dueLettc- re,nientedimeno, perche può cíTere íianfi. fmarritc, & importa affai,che giunga alia noti- tia di V.R.ciò che chcfono perdir- le, fcrivo ancora quefta, in cui re¬ plico quello hò detto nell’altre^ due in torn o al motivo , e legiti¬ mo fenfo d’una_> Lettcra, chc nell’ anno 16S0. fcriffi al P. Intoicetta , quale di íicuro è afl'ai diverfo dà quel- AVunque tenge eferitas otras dos contodo ejfopor la contingência dej que a quellas fe pier- dan como por lo que importa lleguc eficu noticia a V, T\ ago efia por tenet otrtu >ia repitiendo lo que cn las otras ia tengo eferito acerca de la verdad,y motiboque tube enla carta que eferivi eliAnnouij 16SO.al T.Trofpe- ro de Intorcetta,yno fer corao faleimpref- fo en Taris am* dc-f 1687. endetefiation de la opinion que la Grden d frguido, y pro-
  • diLionne. 297 quello, che Jc vie- propuejlo alia fianti- ne dato in un Li- dad de Innocencio X. bro llampatoin_> Parigi l’anox687. cioc,che ciòfuíTc iatto In detcfta- done, c riprova deiropinionc,chc il noltro Ordine hà feguiwta dop- po ia propoila fat ta al Papa Innoc. X.dellecofc con- cernenti Uriel cõ cui li Cineii hono rano ]i loro> An¬ tenati Defomti . Nel priiucipio dell' anno 1680. capitorono in_> quello Regno le prime novc del Libro, che l’lllu- ilriilimo Sig. Na- varrette hà fatto ílampare, à V. R. moltoben noto. 11 Padjrç lntorcet: u acerca de los ritos con que ejlos Chinas veneran fits progeni¬ tores, y abuelos. Tor pritnieros de anno 16So. llegaron a efle B^eyno la pri¬ mer as noticias de el Libro qne mprimio el Senor TS^avarret- te,y queV.\.no igno¬ ra. Dicbo T. Intor- cetta con la deque fie diçia contem a dicha libro calurnnias con- Y i, tr*
  • Í9$ Lettera del Sig.Abbate • ta diccva , che quel Libro era rh pieno dl càlurlnic contro laCompa- gnia, ed’altreco- fe ingiuriofo * Ne diede awi- íò à due Reli- gioíi Domcnica- ni, che le ftàvano piu da Vicino,cioè al Padre Domeni¬ co di S.Pletro, & à me, & aprendo il fuo core íi sfo- gò eori dogliari- zeaffetrive derta- tele dal fuo rifen- timento. iddio cí pagará ( diceVa ) li buOni uffic) i che le hà refo la Compagnia in queflo gegno ^mentr* egli hà corrifpofto fi male alia noftra cari - tk, con publicare per il Mondo fuccejji fa- Volofi, Quanto dif- fiaco’ traia Compahia t y cojfas en defdoro fu- yo, mirando ados lot dos Dorninicós qutx tenia a qui immedia- tos el V.Fr. Domingo S."Pedro ,y yo , y de faogando Jupecho lie- no de amargura . Cori las amoroffas quexas que le dedico el fenti- miento a la pluma . íA cuer dome decia pues pague not Dios [ai caridades que la compania le higo en e(le l\cynoj que agra- “Piaba la caridád ef- parciédo por el Aí un¬ do cuentos, y chifmts corno fe de fia , conte- nia fu Libro,y quanto fe defagradaba Dios de femeiantes cojfas mas que folo impri¬ mia lo que podia ges der en deferedito, cal- Undo lo que en U Mif-
  • diLionnc. 290 piaciono à Dio fimili cofe C aggiungeva) mentre egli non bà detto al publico fenon ciò, cbe poteva ejfere pregiudiciale allaCo- pagnia,e che bà vedn to haver ella fatto di lodsvole in quefta Miffione. EccoviR. P.il punto princi¬ pal á cui íl ndu- ccvano le Lcttcrc dl qucllo Rd igio- fo. II Padre Do¬ menico ini íliimo- lò à nfpondierie, fecondo che po- teva permettereil tempo, e lc con- giunture: Io lo fe¬ ci, con dimoftrar- le, ch’entravo à parte del fuodif- gufto; che in con- formità di quan¬ to eglidicevanon era conveniente, di Mijjion vio digno de oiUbança. Ejio es por major à loque fe- reàucian las cbartas de diebo "Padre; a las quxles el T. Fr. Do¬ mingo me encargo ref- pondiera fegun el tiempo y y circunflan- cias permitian y ajji lo bige dando a en¬ tender quanto fentia fu pena, y quan de fu diftamé era en Orden a que no fe bgraviara la cbaridai , y que eftaba, yo tan lex os de el parecer contra¬ rio que ft fuera pojji- ble lo borraros io con mi fangre . Pedia al Seitor union en las voluntades para evi¬ tar femejantes arma-, gurasyj ntejor empleo de los traba\os,y eflu- dio que cuentos, y chi fretes ft eflo con- y 4 con•
  • 3 OO Letter a del Sig.jtbbate di offendcre la ca- contenio tal Libro, rltà > e the io per me ero tanto lori tano dall’ haVcre un fentimento limilc i che fe_> fofle poffibiie lo cancellarei con_* Í1 propria fanguei Che pregavo con-1 fcgucntcmentcld. dio ad unirc li no ilri cuorl j in gui- fa, clle isfugiflimo iimili incontri, & impiegaffimo il te po, 1c fatiche, e lo iludlo in tutt’al- tro, che in fcrive- re cole frlvole, e favolofe; fe pure era vero.che que* flecofc fi trovaf- íero nel Libro di Monfignor Travar* rette . A ciò che dice* va,d’havere il det- to \Al aver occultado loque podia ceder ert, glQ-
  • di Liojine. 501 to Moílgnorc ce- gloria., y ímprefso lô lato ciò chc po* que era en defer edito3 teva ridondarc à dtp a que por lo que loro gloria, e pu- a mi tocaha, los mu- bliçato, ciò che chos trabajos de U poteva riufcirle, Compania en efUMif- di poco decoro * [ton, fus mncbass, y io rifpondcvOjChe igleftat, y perfifrerí- à me erano mol- cia de tantot anos lo to ben note, e per ifperienzâ, epcr fama le fatiche grandi fatrcdaPa- dri delia Compa- gnia in queíftaMif fione, il nuimero delle loro Óhiefe, e la lorò perfeve- ranza doppòtan- ti anni. A ciò íi riduceva la mia Lettera.E tutto il di pin, che vifarà flato aggifnonel Libro ítamparo inParigi, ionon lo conofco altri- «aente per imioj mon tenia efcrito tomo ver d.-tdes mantfefias. éfto fe reiucia mi car¬ ta , y loque a eílo cn la imprenta fe le ubie re annadido no lo co-* nocèrt por mio , y aviendo fido el moti- bode mi carta refar- cir quiebras de la ca- vidad agraviada co¬ mo fupponia dichoTa dre en las fujas infie- ra V\\.quanto agra- via la caridad,y vcr- dad d pramio coiu que di^en fale impref fa baefiendo como pa¬ ra que nipor elpen* fí:
  • Í02 Lettera del Sig.1A.bb.1te Aon havendo ha- vuto altro fine in fcriverla > che di medicare le. pia- ghe > quali il Pa¬ dre Intorcetta fu- poneva cfícrle fia- te farte contro la carita. II piccolo preludio, con cui intendo, che la_> mia Lcttcra fia fia ta ftampata > non può efiero ftato per altro,che per far cadcrc il difeorfo fopra 1c controvcrfic del¬ ia Cina.fenza che io vi habbia in_> manicra a leu na penfato. Iddio mi èTcftimonio Te- 'fits eJlDens,che tut- tô ciò che hò feritto hà havuta tutt’altra inten- tione, che quella. Pal famiento me pajf-iban Teftis eftDcus, lo que eferevi co>u intcncion tan longè diver fa. Cum accspif fet dige unum ex con- fociis inquodam Li- bro aliquid priorunt» controverfiarum re¬ novate hoc modo fu- per ea re fcripfit ad unum è focietate, qui Vocatur V. Intorcet¬ ta. 7qo me perfuadie- ra à tan fophifUca-j quimera fi con tanta evidencia no me con¬ fiara; Dexo à V ,\.fa ponderacion.
  • di Lionne» joy l}alchc V.R.ve- drà come eglino hanno pcccato, c contro la verità, e controla carita. Havendo faputo (di¬ ce quefto Antorc cioò il P. Lc Tcl- lier ) che uno de'fuoi Compagni havevari- trovata in un certo Libró qualche cofa.j delle anticbe Contro- verfie,fcriffe ini\ut~ [la manterá ad rnnVa- dre della nofird i Com- pagnid. cbiamatto "Pa¬ dre htorcettd. .Non mi farci giamai potuto pcriuiadc- rc una inuentio- nc it mile per in- ganflarc, fc none fiiifi ftato cosicvi dentemcilte con- vinto, comcncj fono. Ne lafeioil giudido à V.R. Mà I. > • * l Efi
  • $04 Lettera del Sig.vibb.ite Mà perch’ ci¬ la rclU maggior- mcntc convinta della falficà di do chc mivicnc in>- putato, fi eompia- ciadi ridurii alia mcmoria le do- glianze, che le fe- ce, nel fuo primo arrivo in quefta Proiiincia l’anno 1681., il Dot tore Cbu-Cafimir à Cau- fa chc io non vo- levo amcttcrlo al Sacramento della Penitenza tutto ch’egli fuffe trà gl’altri Ncofiti il piu partia le,Sc ap- •paflionato per li rid controvertiti degl’ Antenati . Eglidiflcil vero, perche in fatti quando io nel li¬ ne dcli’ano 1699. af: En confirmation^ pues de quan es faijo lo que fe me imputas acuerdefife V,\.que_j, el ano de 1681. qua- do vino d efila Tro- vincia fe le quexoel licenciado Chu-Cafi- miro qne io no le que¬ ria admitir â let Con- fejjion por fer el Cho- rifeo de los demas Chriftianos en tales tontroverfiias,y ritos de abufos 5 yfueaffi, que por ultimos flc_> 1679. fiendo repiens entrado en laMiffion, y informandome del faõio , y como proce- dian quando fie a)u- Claban à fus ofertas , entre en muebo eferu- polo por cofas, quc~> fttpe, y averigúe, Us quales conferidas con el T. Fr. Domingo S. Tedro, y enter ado Hi
  • di Lionne. 505- arrival novello in quefta Miííionc, c reftai informato del fatto, e della jvtaniera, con cui facevano le loro offerte, confeflo, ch’cntrai in un_> gran feru polo, fa- pendo lc cofc,chc jfapevo , e di cui jfempre pin miac- certai. Ne confc- rii con iiP.Domc- nico di S.Piettro, quale eflemdofi bene acertato),che lecofe paflavano in quella manic- ra, nc hebbe tan¬ to difgufto, chej per non opporro veruna cofa didc, che rnutarebbo condotta . Et in_> fatti io viddi la JLettcra , ch’egli Pc rifle al P. Intor- cet- paffaba affl lc k'nat¬ ron tanta difficultad que para ir mas fegu- ro dtxo mudaria de¬ rum bo , y Vi cartaj fujaeferita almifmo P.lntorcetta en 1 qualdefia queballa- ba muchts inconve¬ nientes en permitirá los çhriflianos con¬ cur rir con los Infieles à fits ofertas en el Jemplo de fits "Pro¬ genitores > y que fu- pueflo que la S.Siila tenga mandado Jetes probibiera>y los Pre¬ lados , que eflubieran por à quella opinions qttç adelante la ba- ria ( ce qui eft fort a ff uri Mr. Cbarmot * ç"eft que lesjefuites neferont pas impri¬ nter f a Letre ) efto ef- ferivio el P. antiguo en la MiJJion, y qtte te-
  • 306 Lettera del Sig.^ibbate cctta . Diceva in_> tenia controvertidas efl'a , chc trovava molti inconve- nienti in permet- tere à Chriftiani di concorrcrc con gl’Infcddi all’of- ferte fatte riel Tê- pio dcgPAntena- ti, c ch’eflendole itato fuppofto , chc v’era ordino della S,Sede,e dc’ Prelati di proibir- gliclo, ii applica- rebbe all’ora inu avanti à quefto partito, & libbi- dircbbc,(C/ò ch’e af- fiei certo S ignore bar • not Jt è J eke li Gefui- ti non faranno altri- mente ftampare la di lui Içttera) Eccovi ciò chc fcrific, c pensò su qudlo inatcric quel Pa¬ dre vccchio in_> qucl- las mattrias iy es de entender que io tutu nuebo en la cbintu avia de detefiar U opinion que dicboTa- dre reconociapor cier ta , y yerdadera, y poruna parte ejlark praticando como V. J{.vio por majodes 1681 .yporotra par, te deteftarla en mi carta del u(nteceden- te, Bien fe >e quarts abfurda confequenc'u fuera . En pantos de tanta confequenciaj deteftabanfe cbifmes, ft era que dicho Libro los contcniaícar vous remar quer eg qu’il n avoite pafmeme véu lele livre dont ile- toit queflion ) Lo de¬ ntas que Je dixiere es ungran Cbifme dar- le tale aplication. Y
  • ii lionnc. quell a Midi one. Da qucílo può chichc fia giudi- care, lc io, die al- J’ora cro novello nella Cina pote- VO deteftarc l'opi- nione, chc quel Paure riconofcç- va per terra,e vc- raj Jb fe potevo da ima parte iegui- tarla, tome V.R, n’cftata Teftimo- >! nio nel 105S1, c dall'altra pairte di fapprovarla icon-» la mla Lettcra dcll'anno antece¬ de te^quefta fare b- be ftata unacon- dotta molto aifor da, e mal rcgola- ta inpuntidi tan¬ ta confeguenza, lo dunque in d. Lettcra cõccrnê- teil Libro dclP, Na- 3.07 r
  • 308 Letterct del Sig.^ibbale Navarrette non_> difapprovavo al- tro, chc le falíltà fcpur ven’erano. Tcrcbe, fe voi of- fervarete, egli notu haveva ne meno re¬ duto il Libro, ch’ era in queflione-,8tç una gran falfità d'ap- plicarle a cofc , che vogliono,chc 10 habbia dette. E tanto piujche 11 Noftri Padri, di cul hò intcfo, chç habbiano citatc lc Lettcre ailiemc con la mia, eflen* do morti,non fo- no piu in ftato di rifpondcrc, conic al ccrto farcbbc- rodi migilor in- chioflro, & aiTai megliodi me) fe fuflbro in vita. V. R.però habbia la bon- T par quanto los otros Tadres cujas cartas difen citaru con la mia efiau ja en la otra vida , y tit pueden refpondcr$ que abuen feguro lo bigje- ran de mejor letra , y mas adequadamentc que yo aga V. I{. efie argumento ft dicho T. Fr. Domingo fiendo fiempre citado for la opinion de la Cojnpa- niaejlaba enellatan poco
  • diliome. 309 bonti di giudlca- poco firme como ve+ 1C fopraqueíla ra. ges experimente, y gionc, ch io por. tengo referito ( Te¬ to à loro favore. ííis cft Deus) como Sc ii Padre Sarpe- fepueden bager crei- tri, chc li Padri bles las cartas de Gcfuiti decanta- los 'PV.iifuntos puts no per tanto fa- es confiante eflubiero vorcvole alia lo- fiempre por fu opi- 10 opinions} ccâ tiioYi a y cn ãlgunos nie ntedimeno co. manujcript0s que de- si vacillante in cf- xaron le explicaronj, fa , come ioPhò bien, ífucn llegare piu volte ifpcri- a entender la violen- men ta to , ôc iiuç- cia que a mi carta fe fo da lui nnede- à echo, y Sinieflra a- mo; Iddio m
  • 3 X O Lett cm del Sig. uibbate fittc lettere ii con caentablada, quando trarie à quclla ? Quelli, clic con- iidcrarto la vio- ienza ch’c ftata fatta alia miaLct- tera,non haveran- no bilogno d'al- tra prova perco- noCccre do chc devono credere» E quando anchc vi fofíe ftato qua! che d’uno dc’Pa- dri citati, che ha¬ ve fife tolerata in_» prattica l’opinio- ne della Compa- gnia fecondo il tempo , e circo- ftanze , efoloiru qualchc luogo particolare, ovc quefta prattica era radicata avan- ti chc vi arrivaf- fero li noftri Mif- fionarj, & ove v’ era [a Religion entro en ellas , y de propones lòs lo contrario ntas fe teme ponerlos en ma¬ la confcicncia que pre fumir vcnàran en nue- Jlra Dottrina pero na por efilo le ha'ge crei- ble que eficriyierotij cartas detestando fit opinion de la qualfii en algo fie apartanes amas no poder, y con- dolor de fit corapon *.
  • Di Lionne, era piu da temere di rcndcre quci ChriíKani coipe- voli, chç à fpcrarc di ridurli al no- ftro fcntimentos non però ne íic- gue da eiò che dcbba crcdcrli, che habbiano icritta Lcttcra al¬ cana , che folíc contraria alia no* fíra opinione;poi- çhe fe 1’ hanno abbandonata in qualchc parte nel- la prattiça, 1’ han¬ no fatto con eftre- mo difgufto,e per¬ che non hanno potuto fare altri- mente. Quanto al pre- fente V.R. sà an¬ cora , ch’entfati, che furono lino- ítri Signori Vica- r) T aí prefente fabe. V.^que las TT.Vic. fpojl.luego que en¬ trar on en efle J{eyito los Miniflros les pro- X. 2 pá-
  • 31 z Letter a del Sig.Mbbxtc t) Apoftolici, in_> propwgieron quanto quello Regno, li púj: efa efpina rnand- Miniftri Apofto- aronla tolerar hafta liei le iigniftcoro- que fe bigiera)un. no te punturejChc ta( voits remarquere- quefta fpina li da- \e que cela s'enteni va ai core.Vollero tout au plus de MM. che fi toleraffe, d’^irgoli, e de Baft- fin à tanto , che ft le ,
  • di Lionne 3U Coinpagnia. In tine Rcvcre- diís. P. Vtcario io non voglio oltre paflare ciò che mi iono propofto > ch’e di dichiarare con tutta linceri- tà ciò che hò fcritto, (i come ho fatto, e al pre- fente vi è noto. Del redo dico- no, ch’e da.ta fta- pata à mio> No¬ me un’altrai Lct- tera (qual è in una Scrittnra Spagnola ) ch’ è data data dallaCitti di Chi- ysn-cheu nell’anno i68a.V.R.sà,che quell’anno, & U feguente, noi fu¬ mo fempre aflle- me nella Provín¬ cia di T ehc- Kiang, e nclBorgo diLã- En fin mi V. Vic. no quiero divertirme inns demi intento que es depcir Con todaj finceridad, y verdad to que eferivi, y aque propojito i y Con que fin. T confie a V. otra carta dicen fe impreffo en mi norn- bre(c’tfl dans un ecrit Efpagnol) fit feeba de la Ciudad de Chiuen- Cheu de el Anno de 1682. A quel anno y el figuiente eftubo V.\.en mi Compania en efia Trorincia de Thc-Yiiang, y Villa de Lanl^ fin falir, ni linger viage â Chi¬ le encheu que efix en Ftckien, y difia de X 3 uqui
  • 314 Letter a del Sir.^fbbate Ki, fenza mai pd- tirne,nc Fare viag- gioaJcuno à Cbi- -pectlcbeu > ell’ è di- ftantc piii di 200; leghc. Non mi pare hecéflario di dir’ altro'j fo- lò mirefta di prC- gareil Signore à darei patienzà , come Jo prego, pare à confervare V. R. quanto io deiidero. LanKi 20. Decern bro 1691. Di V.P. Revcrcn- difsima. Humilif- iimo Suddito,che dimanda la lua_> benedirrione ’&c. Fr.Pietro d’Alca- là * * . aqui mas de edir^ien- tas leguas, y ajjino es noceffario dteir mas fino pedir alSenor nos de patiencia grandes à tomo dèffeo . LanKi y Decenbrtj 1691, De V. I{. SiMit» que V.M. B. Fr»Te- dro de sílcaid. (.. .. .. v . .. . Ec- * La modeíHa, la buona fede, c la fermez- za,che palefa la Lettera di quefto Domeni- cano > danno molto bene à conofccre eflerii egli meritato il Nome di Santo, datole da_» quelli, chehanno viflucocon lui nella Cina,
  • diL'mne. 3X5 ECcovi quello al che non sò come potrà accoinodaríl 1' Autorej delta Difefa de’nuovi Chriftiani, e che può fervirc per far conoícere al Signor di Brifacier la poca fede , che deve daríi alfinterpretatione, chedanno li Ge- fuici alie Lettere , che raccolgono in tutte le parti del Mondo per arricchi' rc il Teforodclla Compagnia, quali fo- lo ponno fervirle di fondamento delle loro ijtpologie . Doppo il P.Alcalà, feguita il Padre Gio;di Paz TTeologo di Manilc . II Pa¬ dre Lc Telliter dice, che nuoflo Tadrenelle rifpofle , che ãiede ài Dubbj de'Miflioxar\ di Tonquin fopra le qucjlionit che fotio flate agi¬ tate nella Cina concerncnti la pretefa Idola¬ tria ( quali die’egli riguarda no pure il Tonquin ) havendo detto ilfuo parereto- talmcnle conforme à quello de'Gefuiti , Q pià toflo al Decreto d^l 165 ó.aíficura, cio, ch cgli rifpãde,cflere fõdaro fopra diverfe relation! di Keligioft del íuo Or dine X 4 nel- e la dignità di Vicário Apoftolict*, à cui l*hà oromoflò il noftro S-P-Innocenzo XII-
  • $i<5 Letter a del Sig.^íbUtc nella Clna . Hocmibi conftat ex variis rc- lationibus \cligiofemm noflri Ordinis in \c- gno Since affiflentium. # Vi fariano molte cofc à dire fopra di queflo, parte dclie quali io tacerò, per ifparniiarne il P.de Paz. Perchc però il Padre Le Tellicr fi fonda affai ncl iuo ientimento, c su la ftima , chc ne fanno i Domcnicani diManile,non poflo trattenermi 'di dire, chcquan- tunque quell! Jo ilimino pei*un’Huo- ino dotto j non laíciano però ncllo ileflo tempo di confiderarlo per un_* Huomo rilaflato, à fegno tale, chc il Padre Gencralc de’ Domcnicani hà ordinato, che non fi lafei mettcre alia flampa neiluna dcile fue Opcre,fe non far a nno approuatc da un Confe* glio, che chiamano Definittorio; E cio bafta fenza dir’altro} perche uoi > cò noflri Signori vediate, che li fuoi Religiofi di Manilc non fanno gran_> cafo delle decifioni di detto Padrc.Di- CP, ^ P-digiofi di Manile, poiche per- cio chc concerne la Cina , io íono an¬ cora piu afficurato, che cola non fi fi conto alcuno delle decifioni, ch’cdi na dato à Dubbi del Tonquin, c chc' à ri-
  • di Lionne. 317 à tiguardo dclle doglianzc fatte dagl’ iítcíii Rcligioíi delia Cirxa, il P.Gene- ralcordinò, ehc íl impediffe 1'efito del Libro del P.de Paz ; c che in fine il Supcriore, che haveva data liccnza di ftampare il Libro fenza la rcviíionc de’Miifionarj della Cina, è flato biafi- mato dalla Província. E cosi mentre* che il Libro del P.de Paz non hà híf vuto alcun efito, anzidi piuè flato biafimato da i Domenicani delia Ci¬ na , come voi medemo havete poruto conofceredai fentimenti che have- tc veduti, ne fiegue, che 1’argomento del P.Lc Tcllicr fondato nell’opinio- ne del P.d
  • jxS inter*, delsig'^bbm be da’ ciò che il P. Martini habbia cfpofto il fa lfo. 3. 11 P.dc Paz condanna come il- lecite cerje cofc, che li Gefuiti foften- gono efler lecite; E pcrciò il Padre Lc Tellicr non dice il vero, quando di¬ ce, chc l’avifo dclP.de Paz ètutto conforme à quello dc’Gcfuiti. E vero, che due Domenicani poco tempo doppo il loro Ingreffo nella Cina,per¬ che diedcro troppa fede à ciò chc lc differo alcuni Chriftiani, fcriflferoal Padre Paz lc cofc , che di lui rapporta ncl fuo Libro il Padre Le Tellicr ; c da ciò egli hà prefo motivo di conce- pire idee falfc dclle cofe della Cina, di cui difeorre maliflimo, per non ha- vere le notizie neceflarie i ben difeor- rerne;mi è anche vero, chc li Dome¬ nicani della Cina non hanno fatto conto alcuho di ciò che quei Padri venuti di frefco lchaveano propoitO fopra la fede di quei CIneii, che gliel’ havevanodetto, come apparifee dall Atto, chc hanno fatto li Padri frigue- r os, e Magino , chc hò riferito di fo- pra. 11 Signor di Cicè brontola pcrchc ci
  • dtLionne. fij». ci mancará l’occaíione\ VI fcrivcrò 11 rimanente con il primo Ordinário, chefarà 1’anno venturo. Egià tanto tardi che hò motivo di tcxncre, che ciò che io vi ícrivo non rrovi partit* il Vafcello. i4.Novembrc 1693. 11 FINE. ( ■> , . 1 ' X ■ j. AVI-
  • 320 AVISO DELLO STAMPATOR.E. NEl mentre fi terminava quefla fecondtu edi^ionc della Letter a, fi è intefo, cbc li Tadri Gefuit] banno pojlo nn novo averti- mento nel principio del Libro intitolato, Trc- giudicj, in tui riconofcono finalmente que fit Lettera del Signor di Lionneper autentica,& infallibile, e cio non oflinte, vanno ancora fo- fifiicandofopra ilparticolare delTadreGio: di Garcia, bencbe fen^a ragione : Et in un'al- tro fcritto ufcito difrefco alia luce intitolato, Parallclo dellc Propofitioni del Padre Lc Comte c it ano unpajfo caVato da iou> Libro falfamente attribuito al Vadre Gio; Battifla Morale^ . Si hà con cbe difingannare fempre pin il publico fopra quefii due articoli, e ciò con I’atteflatione del TadreTietro d'Ml- talà, che ft i ricevuta in {{oma poco tempo fi. EccoveU con la fua tradutione. Mtte-
  • 321 .sttteflato dei Vadre Tietro d’Mlcala Vica- rio Mpoflolico nella Cina, fopra un Li¬ bro falfamente attribuito dal Ta- dre LeTellier,al T.CioiEat- tifta Morale^DçmC' nicano, IO Fr. rPietro d’ AlcalàRcligio- fo dcll’Ordine de’ Predicatori, e Vi¬ cário Prrovincia- le deila .Miífione delia Cima, atte- ílo, ch’dfldidomi ílato comimanda- to di acxcrtarmi fc nella cUetta Mif- ílone vièqualche notitia, fia fràRe- ligioíi/u fràChri. ftiani Cincíi , d’ un Libro, che di¬ ced eflcir (lam pa¬ to in carrattereCi- IKÍC F\.Tedro de al¬ cali del ordçru de Tredidadores , y Vk.Troy.de laMif- ftoride China digo. , que ayiendofeme in- cargado averiguar ft entre los J^cligiofos dedicha mijfion , ® ÇhinasChriftianos ay noticia de un Libro itnpreffo en caraíle- res Sinicos intitulado Explication de la S. Ley dela obediência de Its hyos àJusTa- dres, y Madres el qual Libro fe cita en le def
  • ycfe intitolato , Spiégatione della. S. Legge e ubbidiengyca de’figli verfo li loro Tadri, e Madri &c. qualc ncl Libro della diffefa de'nuovi Chriftiani &c,* tra- dotto dal France- fe in Spagnolo, fí fuppone, the fia flato fatto,c ftaitt- pãtó dal fl. Gio: Battifta Moralez. di ían. merh. atte- flòj dieo, c certi¬ fico, che doppó d havere fattç lc pih efatté diligen¬ ce in quefta Pro¬ víncia di FoKien. tanto appreflfo di npi Miífionarj , come apprcíTo i Chriftiani , non hó potato haver- ne notitia alcuna, ne * QiJefto è il Libro Dejfenjfa de los Chri-. flianús dejapon , y China traducido defi¬ ances en Caflellano , y Suppone falido y fido imprejfo por el V. Fr. jfuan Bautifta de Moraleg de buena menforia, certifico que aviendo echo la ave- Hguadon pojjible en efia Chiftianidad ile~> FoKibtt, ajfi entrcj nuefirosB^eligiofos co¬ mo entre los Chriflia- nos nofe ha bailado noticia de tal Libro ni quien lc aya ri¬ flo, ni de las tablas de fit emprenda,donde fe fepa abrieron y don¬ de fe guardan . ~ r del P.Le Tellter.
  • 323 ne trovarc períb- iia, çhe l’habbia_> YçdutQ,ò che gia- niaihabbia potu- to ícoprirnç le_> ta vole delia ítampa , fia net luogo ovç lo intagliano, fia in quelli , ove lo çonfcrvano. Anzi che cofta eviden¬ temente a tutti \ Religioíl di que- fla MiíTione per li ícritti, che d hà. laíciati il detto P, Moralez , come egli in tutto il té- po della íua vita è ftatq oppofto al fcnti mento, & o- pinione, :he per- mette le :erimo- nie, ôc obationi, che T como de otra_» farte confie à todos los B^eligiojos de efif Mifiion de los cfcrito que dicbo V.Mor í/èsç nos dexo quan averfo fue toda fu vida al Jentir y parecer que aimittelas cerimonias y ojfertas a los proge¬ nitores Sinhosy Con- fucio. Como lo predico fiempre y perfuadio à los Bpligiofos, los quales y los que defo pues los ban figuida praêlicandolo como en Dias de oylo praíli• can. Cau-i * Li Cineft ftampano su le tavole , die fo¬ lio intagliate con Scarpelli che íiconfervaoQ fempre .
  • 33.4 che fi fanno à gl" Antenati Cineii, c Confuiio ; hi fempre pred icato contro quelle,ÔC hi fempre per- fuaíi i R.eligioii fuoi Compagni ad impugnarle . Quefti, & i loro Succeffori hanno ioftenuta la di lui opinione, & hanno fempre ha- vutoil ientimeto, c la prattica, chc noi habbiamo og gi di. Certo; faria ben da maravigliarfi, chc il Padre Mo- ralez ha vcíTc farto quefto Libro per ifearico della fua cofcicnza, e per ritrattazione del ílio primo fenti- mento intornoi que- Caufa Admiraçion y efpanto , que dichi Libro • citado por re¬ tractation del T.Alo- rale^de aquel fu pri¬ mer fentir y como def. cargo dc fu confcicn- cia en aver tenido à quclla fradiça, que efla fatisfacion la fue ra
  • quefte cerimonie, cche nel mentre havefle fatco pu- blicare quel Li¬ bro in tutt’altraui Provinda,chc nel la fua di Fokicn, ov'c viffuto, & hà havute lc fucChic fe, & ove hi prin- cipiata l’oiTcrvan- za dc’punti, chc al prescte vi ÍI of- fcrvano. Di quale fodisfatricone do- veva cid tdTere al- I'altre Provinde, e non à quefta? Di piu, come non haverebbo difingannato, co minciãdo da iuoi proprj fratelli, cõ fignlfi carle lo pre- teiu della fua fe- conda opinione^ efleado fratoegli medefinro, cht_> SU ra à dar â otras Tro- vincias y publicar efio Libro en a quel- las Chrifiianidades , fin publicarlo en efla de FoKien dondc vi- vio ytubo fus Igle- fias , y principio lo queaora eneflepan¬ tos fe obferva. ? Si1 Como puts es dej entender no qttifo co¬ municar d fus Her¬ manns efle fu ftgundo fentir aviendojido el queles impufo en el primicro.Como quien con tanto cuidado mi¬ ro , y averigúe hafla. ir aver en los Tem- Y pios
  • 326 glihavcva indot- ti alia prima , co¬ me cffendoil prin cipale, checon_> diligenza partico- larc haveva con- iidcrate, e veriii- catetutte lecofc fin con andare lui medcmo ne’Tepj pervedere l’offer- tc, che vi faceva- no, ecomelefa- cevano? lo hò nclle ma- ni un fcritto del P.Gio; Garzia in_j data del mcfe d’ Agofto dell’ anno 1661. cioè à dire poco tempo dop- po la mortc del Padre Moralez . Qucfto Religiofo in quel icritto prova, e convince con buonc auto- ritàcavatc daLi- pn ploscom ,yque ha-
  • bri Cinefi, chc le oblationi, cho fanno i Cindi a’ loro Antenati paf fano i iimiti di po litiche,e ch’effen- do fuperílitifflfo, comefono,non_> íi devono permet- tcre. Qucíto Pa¬ dre ddiderava di trovarc qualche- duno, ch’havcffe rifpofto allefue_> diíficol tà,per tra- Ípillare in ciò ia ua coiciienza. Sc dunquç *ora hãcfle jnntato fentimen- to> íicome non 1'havcrebbc fatto fc non indotto da qualche ragio- ni, cosi havereb- be fcnza dubbio potuto partecipar lo al P.Garzia per íodisfarc alie fue dif- politicor, y que por fuperfliciofos no fede. Viapermittir queria efie T.bailar j quietL, le refpondiera aeflas dudas yfacrara dcj Jus efirupuloi y ji fuera verdad que el T.Morale^ avia mu¬ dado defentir cierto el juebo raçoites, que le convencieron,y con ellas podia quietar, y confiliar àefloTadrc y* losotros que por 4 quel Miniflerio arL» dubieron con las mif- mas dificuldades ma xime vieniofe tan 4 rnenudo pues el Mo? rale^eflaba eu la Ciu dad de Foiling donde mrio, y el T,Garcia afiftia en Fogan dia y medio de cami- na de di (lane ia. Y 2 Hi
  • }2S difficoltà, e darlc coníiglio, &àgli altriRdigiofifuoi fratdli ch’erano nel mcdcmo mi* niítero, & have- vano 1’iftcffe dif- íicoltà. Ciòcra_> facile, perche cf- fcndo all’ora in.» Foning.ov’e mor¬ to, & il P.Garzi*-» in Fogan.non v' era, chc una gior- nata, e mezzadi diftanza . Non (ipuò già dire, che il Padre Moralez habbia prodotto quefto pretefo Libro di ritrattationc, che citano doppo que- fta ferittura del Padre Garzia. Non fepuede dec ir que defpues de efte ef- ferito del T. Gatcíhj faco el T. Morale^ fu Libro de retaliation que citan, efio no hà lugar por que deflej eLAnccitado de1661 bafta eldefumuerte ■vi è luogo certo quefue dos ahos poc$ á quefta_j tnas defpues,eftubo di- Id ea, ebo Tadre enfermo, y para-
  • Idea, perche dal íudetto ãnoi66i. íino à quello del¬ ia di luí morto, chc fu il fccondo, ò in circa, V.ftsi cheegli ftette pa¬ ralítico inunlet- to Ciò è coílan- te, c da tutto ciò convienecõchiu- dere, che il Libro pretefo non è del Padre Moralcz, c chetanpoco non gl’è entrato in pè- fiero di ritrattarfí dal fuo primiero fenti mento. Anzi di piu l’hi irattificato nella_, fua morte,perche all’oraprego il P. Francefeo Varo, chc 1’ aífiftè in_> quell’ultima hora di comporre qual che Trartato fo- pra 3Z9 paralítico en la cama como es confiante. De todo lo qualfe conclu de que dicho Libro no es del "Padre de Mo¬ raleni la paffopor el penfantiento ba^er retraãacion de aquel fintir. En el qual a la ho¬ ra de fu mnerte le ra¬ tifico pidiendo al 7*. Fr.Francifco Varo , que le affiftio , hi •^ie- raalgm trabaxo fi¬ bre efiospuntos que faria muy del fervido de Dios , y fintara Y h en
  • 350 pra di quefti pun- ti, in c lii racco- gllcííc li Tcitf , & autorità de’Libri Cineíl, che con- cernono quelto matcrie, aiíicurã- doio, che inciò rendptebbc un_« gran fervigio a_, I)ío. Lo che hà poi fatto il Padre Varo, & al pre- fcnte quel Trat- tato è palcfc à tutto II Mondo» Noi, che fíamo inquefta Miífío- nc, c tutti qucllí, che fono ítari co il P. Varo, Ihab- biamo udito a_» raccontarc ciò, di propria bocca. EíTendodunque vero ciò chchab- biamo dctto ora, comen’c Tc- íti- en uno los textos, y autboridades de los Libros Sinicos, que conciernen efias ma¬ térias, como lo hi^o > y al prefentc and,o pra manibus, y los que ejlan cn la Mif- ftonque alcancaron.> al P. Varo lo oyntos ajfi de fu mefma bo¬ ca 4 YJiendo ejlo ver- dad como fare el S e- itor que lo es fe con- clujeque fitai Libro ubo
  • 331 , ftimonlo ilSigno- ubofuè dealgunChi- re Iddio , biíogna no que lo imprimi9 conchiudere, che cofa que en China co- fe pure quclLibro fla muy poco ylo proi- c comparfo, farà byoal V. Morale ftata opera di qual Fecha en efle Hpyno che Cineíe , che_> de China Trovincia 1’haverà attribui- de Fo\lcn y Villa de buito al P. Mora- Hyyen en 4. de Octu\ lez. Fatio in que- bre de 1699.anot. fto Rcgno della_» Cina nella .Pro¬ víncia di FoKien ncl Borgo diHi- ven.I14 .del Mcfc d’Ottobrc 1699. Fr.Pitetro d’AI- Fr.Tcdro d-Mlca- calà Vicário Pro- U Vicário Trovin- vincialc. * ciai. * II P.PIetro d‘Alcali non have*» ancora rlcevuce le fue Bolle di Vicário Apoftolico * mà li è íapucoj che doppo l’hè ricevuee.
  • 332 Li Punti principali di queíla Lettera. i TL fcntímento dei Sig. di Lion- . —• nc> & Miflionarii, fopra_» iJ Libro del P.Lc Tcllicr, e fopra le_> cerimonie Cincli pag. z n* IngreíTo de’ Domenicani , nclla Cina > e loro modo di vivcrc pa- gina r 5 3. Lefuperftitioni, chc li Dome¬ nicani , e Francefcani cominciorono ad ifeoprirvi per mezzo degl’Infedeli convertiti da Gcfuiti pag; z6 4. Sc li due Vefcovi dcllc Filippi- ne habbino ritrattare le doglianze,che havevano farte ai Papa contro la con¬ doera de'Padri Gcfuiti delia Cina pa- 5*ma . 4+ 5 . Se il P. Maeftro del Sagro Palaz¬ zo habbia approvate le falfe relazioni del Padre Lartoii Gefuita ftampatcin Roma pag. 7S 6. Apologia del Padre Giovanni Oarzia contro 1’accufe dateli dal Pa¬ dre Le X ciiier pag. g+ 7. Sc
  • 7. Sc 11 Padre Gio: Battifta Mora» 'cz merita biaíimo per efler andato à proporre lc fue difficoltà allaSanta_» Sede pag. 116 8. La condotta, c fentimento de* Padri Gefuiti dlchiarati da loro me« demipag. 14O 9. Sc il Decreto d’AlcffandroVII. del lósó.fiacontradittorio pag. 17Z 1 o. Oplnioiii de’ Dom enicani an- tichi, c novelli Miífíonarj nclla Clna circa lc fuperftitioni, che fi contro- vertono pag. 200 ii. Sc il Padre Gio: Battifta Mo- ralezhabbiia max mutato fentimento , e fia 1’Autcore d’unLibro, cheliPa- dri Gcfuitri 1’attribuiícono pag. 218 12. Sc li Padri Gefuiti ftano con¬ cord alio Iftabilimenro dcgl’altri Mif- fionarj nellla Cina pag. 250 13. Di quale fentimento íiaftato il P. Antonio di S.Maria Francefcano pag. 262 14. Del Padre Angelo Domenica- no, e de’Neofiti de’Padri Gefuiti pa¬ gina 270 ij. Ditfefa del Padre Timoteo di S.Aatoniino, e dei Padre Pietro d’Al¬ cali
  • 33 4 ealà contro lc falíità del PadrcLcTcl- lier pag. 274 16. Sentimento del Padre Gio; di Paz pag. J15 ,1 !
  • Degl'atti autentici riferiti dal Signor diLionne . RElatione del Padre Gio; Battiftju» Moralez d’un iagrificio, chc vid- de offeririi da’ Chriftiani dc’ Gcfuiti a’fuoi Antenati pag.ad Lettera del Padre Clemente Gan-» Provincial: de’Domenicani al Padre Einanuele Diaz Vifitatore de'G efuiti con la rifpofta 4* Lettera del Padre Gio: Garzia con_> l’cftrati di due altre Lettcre del mede- mo Padre 9S Relatione del Padre Franccico Va¬ ro Vcfcovo, c Vicario Apoftolico di Canton 154 Le rifpofte del Supcriorc de’Gefui- ti a’Padri Domenicani, e Franccfcani, fopra )a condotta della Compag.ua-» nella convcrlione de’Cincii 140 Atteftati dc’ Padri Gio; Garzia, c Raimondo della Valle, concerned ie rifpofte del Superiore de’Gefuiti 173 Altro atteftato dell' IUuftriftimo Fran-
  • 3j6 Franccfco Varo fu'l medcrao fog- getto 182 Depoíltionc giuridica dc’Domcni- cani, quali fí tr ovano al prefente ncl- la Cina 200 Dichiarationc dcRcligioíi diMa- nile fopra il Libro dei Padre Le Tel- iier 212 Trattato principiato dal Padro Gio: Batti fta de Moralez 219 Catalogo dell'Opere del PadreGio; Battifta de Moralez, e diqualch’altri Domcnicani compofte in lingua Ci- neíe 220 Deter minationi d’un’Affemblea de’ Miífionarj Domenicani fatta in Lan- Ki 275 Eftratto d’unTrattato dell’Illuftrif- liino Franccfco Varo per dimoftrare ia mala fede di due Geíuiti 282 Atteftato del Revercndiflimo Pa¬ dre Pietro d’Alcalà Vicário Apofto- lico nella Cina, íòpra un Libro , che il Padre Le Tellier Gefuita attribuifcc falfunentc al P. Gio; Battifta de Mo¬ ralez Domenicano 296
  • LETTERA A M A D A M A Dl LIONNE SOPRA IL L BELLO DE’GESUITI Contro a Monfignore Vescovo di Rosalia fuo Figliliolo. 'A K»ma il di ie. Fcbrsrt 1701» EGli è giuftoil voílrodolore, ò Madama : averc voi ben ragione di avere un vivo riícn- timcnto di quel chc contro alia ripmtazione di Monílgnor V*$co* A vo
  • 2 Lcttera va Di Rosaiu van divolgando pel Mondo i G e s u ír i. Piíi che l’af- fetto materno , tai fentimenti deve iípirarvi la Religione . Gli Autori del cattivo libello, che da pochi meíl alia luce è venuto, fanno in un rac- defimo tempo ingiuria ad un'uomo veramenre Apoftolico , che ,calpc- llando 1c prerogatiue tutte delia For-- tuna, e del Sangue, ha dato 1’Anima íua a Gesú Criftò per la falute degl’In- fedcli 5 ed al fagsoMirçiftero, che efer- cita nel caricO, col quale ha voluto, adifpetto delia lunga fua refiftenza, la S. Sede onoratlo. Ma quando a me voi ricorrctc, o madama , aífinchè vi confoli col ragguagliarvi-di tutto qucllo chesò degli íconvolgimenti delia Chiefa_>, da Moníignore voftro figliuolo nella China, guari non ha ftabilita , in_» ifeambio di rifaldarc la prima , aprirò íorfe nel voftro cuor nu ova piaga; nel proceder tenuto verfb Monligno- rem Rosaiu, vi ícoprirò una in- gmftizia fenza dubbio non conoíciu- ta- da voi , avvegnache fin’ora eraíi pro-
  • a Madamct di Lionne. 5 procurato occultarla; e nd volero ii cordogllo voitro addolcirc mi ef- porrò a vie piii ii difdcgno voilro ir- ritare. Ma iicte Criftiana, cd io fare! torto grande a prender cauteie con_> voi. Saprete voi fenz’altro iniieme- mente accordare quel ohe al zcio del* la Giuftizia, quel chc alia tenerezza di Madre, e quel che alia dilicatezza del¬ la Carita è dovuto. Quindi confcf- ferò ingenuamente, che non cost di leggieri poffo canccllarc I’impreflxo- ne che mi perturba la mente, su I’im- pruden;za di cotali uomini, foliti a voler jpaffar perfapienti, liquali in- teçnam.ente fappiendo, lo chepuote dirii contra di loro , fopra capi di gran rilievo, uno dc’quali farebbe la Chiefa, lor mercê, nella fuaruina_* piagnente, non per tanto lafeiano di eflere i primi a parlare, ed a feriuere; i primi a pungere, ed a morderc ed in un motto i primi a fvcgliare l’ad- dormentato Gigante, fenza riflettqre, ch’allo deftaríi può opprimerli. £gliino per avventura, nel ritegno A 2 de’
  • 4 Lettetá dc’Signori dellc Miilioni ftraniere di Parigi ÍI fidano, per aver di coftoro la modeftia, e la tolleranza già lungo tempo provata. Egli è vero, che quefti Signori fon molto riguardati, e voglia Dio noiL> iian troppo. Quanto a me lc ragioni della lor condotta io le venero, ne di giudicarle a me tocca . Sò però, che quando a parlare co- minciano, odonfi parlare, e dir verità ch’alla CoMPAGNiÁ dan faftidio, ne può la Cgmpagnia ributtarlc. Genti ftuzzicar che fan tanto, e che fopra il timore, c la fperanza delle eofc del Mondo fatto han già loro pruovo: Maflima Criftiana non è, non è tam- poco politico - Faranno quefti Signori come mc- gliò a lor verrà in piacimcnto. Per me, Madama, ch’altro non hò che fa¬ re, fuorchedar fifpoftaalla lettcra, che Ci c degnara di ferivermi, le dírò in una fola parola, ma in una parola, che il tutto abbraccia, in una parola, che farà frcmcre ogni anima, a cui ri- manga qualchc fentimento di Reli-
  • a. Madatna di Lionnc , 5 gionc, e di onore , che la total difgra- zia d cila Chicfu di NIEN-TCHEOU, non è altrondc vcnuta, chc dal Padre Grimaldi Gesuita Preíidcnte dcllej Matematiche delia China 5 poichè in- terrogato dal Supremo Tribunale_> delle Cerimonie (a) fe il Sig. Abbate di Lionnc (b) conofceva,riípoíc fran- camentedi non conoscerlo,nc difapcrchi li fofife, quando veduto 1'avca. e gli avea ícritto.e con cui egli viaggiindo aveva conferito, ed avea- gli da:e frefche tellimonianze della_» fua amicizia. Breve, efenza confuíiond’inci- denti è’l racconto. Monlignor Ve- fcovo di Rosalia, di quel íanto zelo ripieno, che voi lapetc Madama, dopò di avere con gli altri Vicarij Apoftoiici il difegno luo concertato, credè, comeíli, di fare alia Rcligione un gran bene, col fondarc una Chie- fa nella Cjttà di NIEN-TCHEOU nella Provinda di CE1E-KIANG . A 3 S’in- (a) Que [lo Tribunate in Cbinefe fi chiama LI TOV. (b) In Cbinefe LE^G-HQT^G GII^,
  • 6 Lettera S’incontrano delle difficoltà. II Vice- Rè che pur'anco lo favoriva, pcnfa_> per vincerle un’cfpedientc, quale fti- ma infallibile, e che in effetto, fecon- do lc regole tutte della prudenza,eiTer tale doveva; ed è,per liberarlo d'ogni imbarazzo, che Monfignor di Lion- ne dai Tribunale de’ Riti lia cono- feiuto, affin d’eiimcrlo dalle veflatio- ni de’Tribunali inferiori. Si prende egli medefimo il carico diottencreil Vice-Rè quefta grazia, purchè un’uom di ftima il truovi ch’ al Magiftrato del LI-POU affernaidi eflere Monlignore di Lionne Euro- peo,c da lui per tal conofciuro . Scri- vc pertanto alia Cortc in quefti ter¬ mini Vnuomo, il qual ji dice Ea>opeo, tbiamato LEA.NG-HONG-GIN(e que- ftoè il nome Chinefe diMonilgnnr di Lionne ) venuto dapoco in qua a dimo- rare a NIEN-TCHEOL^. Io non truovo alcuna difficoltà di permetterglielo. La fola cofa che mi trattiene, c di fapere, fe vera- mente è Europeo, del che non boperfett/u certegga . Voi avete diverfi Tadri all/u Corte, ehefannoquello chefia, ^tbbiatcj U
  • a Madam a di Lionne. 7 la bond di darnti fopra di cio i vo/lri orditti . S(vivendo ii Vice-Rè in coral gui- fa,(apeva, che Mon (ignore era perfet- tamentcconorciuto da’Gtsurri, chc dimoravano in Corte. Si fe dunque ricorfo al P. Grimaldi Gefuita, come a quello, che in qualità di Pre- fidente dclle Matcmatiche fra quci Padri il maggior luogo occupava , c che poteva non Í0I0 aver contezza maggiore di tuttigli Europei, cho neU’imperio trovavanii , ma altresi darne una teftimonianza piu auten¬ tica . Imdirizzata cosi la cofa, chi non_j la pre;gierebbe di un fortunato fuc- ceffo ? £ pure alt'ramcntc vd lafac- ccnda . Contro Paípèttativa del Vice- Re, e di Moniignore di Rofalia, anzi d’ogni umano antivedimento , il bu on Grimaldi, per motivi, che iolo Dio puol conofcere,Niega Mon- iignor di Lionne, portandoli un Ge- suita con un Miniftro di Gesii Crifto nella Corte delPImperador della Chi¬ na, in quella guifa, che nella Caía del Ponteificc col medefimo Gesu Crifto A 4 gid
  • 8 Lettera già íl portò un íuo Difccpolo . Tofto i’ordinc del Ll-POU fit fpc- dito, la nuova Chicfa abbattuta , e Monfignor di Lionnc come ingan- nator rcputato. Ma tutto ciò farcbbe poco íean- cor piu non vi foíTe . Staífenc lunga pezza il Rever. Grimaldi, íenza che’l fali o fuo riconofca, e puol can¬ tando sfiataríl il Gallo a fua poíla per fare ravvedcr il colpevole, chc le la¬ grime amare mai non gli grondan-j dagli occhi; onde di lui dir íi puote , come di Pietro íi diííe, non novit botni- nem, ma non íi puol pofcia aggiugne- re, flevit amarè . Un cosi bello eflem- plo, e gloriofo fu feguitato dal Padre Laurifice pur Gesuita, che nella Provincia di TCHE-KIANG dal Governatorc delia Cittàdi NIEN TCHEOU domandato, fcnza prcn- deríi briga di far ricorfo 3 gli cquivo¬ ei , francamente riípofe che 1’uomo del qual íi parla, non conosceva. Pongaíi , pure una volta per vero, ciò che vero non è, cheniu- no di quefti PP. PaveíTe mai cono- fciu-
  • a Madxtna dl Lionne. 9 fciuto; Dunqiic non gli bailava tra t- taríi di un Criftiano,di un Sacerdote, di una Chicfa Oriftiana, per dovere il loro g>iudiz.io , la lor rilpoila fofpcn- dere? Dunque nondovevano alme- no alnneno domandar dilazione per informiarfi del farto, pria di dare 11 colpo fatale ? Eranfi addunque di- menti cati della riprenilone, chc fcce Crlfto a’Difcepoli,perchè aveano ina- pedito, che nel fuo nomc an ccrt’uo- mo i Demonj fcacciaffe , (otto il pre- tefto, chc della lor Compagnia egli non era ? E non avrebbero cglino queili Padri dovuto con S. Paolo ral- lcgrarlfi piu tofto, che Gcsu Criilo folíe aannunziato, poco importando chiumque colui fl foiTe, che i'annun- zialTc:? Edl ora ben m’avveggio Madama, che m’ingannai a partlto fin dal prin¬ cipio , dicendo, chc per confolarvi avrei durato fatica. Ecco per voi ana folida confolazione nella virtu di queflo a voi si caro figliuolo degno di tanto rifpetto, cosi indegnamente trattato. Non
  • lo Let ter a Non gli è malagevole allcgc- rirfi in un punto dalla confuiionej, colla quale l’han caricato coftoro, ma conciofliccofache iarebbe alla_, Religionc dannofo , ftima egli pm agcvole iniitare anche in queilodel fuo Maellro il illenzio, come a Lui íàtollandoíi di umiliazioni, ediob- brobr). Ha Monfignorc voftro figliuolo nellc iue mani le lettere, che il euon Grimaldi gli ha fcritte,ed in que¬ lle fe gli offeriice fervirlo in qucllo af- farc medeiimo, nel quale abbandona- tol’avea. Nulla poi giova agliAu- torl dell’infame Libello , per iicufare il Confratello lor gir dicendo, che il nome Chincfe di Monfignor di Lion- nc apparentemenre ignorava, poichè queíto nome Chinele non íolamente fovra 1 plico ícorgevafi, ma una , e_> due volte nelle lettere ílcíFe ancor replicavaíl . Non illarebbe, che a Moníignore di Lionne di portare quelle lettere al Vice-Rè, al quale il Ll POU mandò la flrana rifpoíta munita col Suggello dei
  • a Madama di Lionne. 11 del TiibunaJe íupremo; al LI-POU il Vice-Rè mandar le potrebbe, U LI-POU far venire il Grimaldi, e ponendogli la propria foferizione fotto gli occhi, ed in un baratro di confuiion fprofondarlo.Ma che fcan- dalo, che abbominazione , che vitu¬ pério farebbe mai fra Gentiii! Nò nò tolga ciòDio; e meglio fia tollerare, eflere cacciato via_>, meglio ha morirc, e tacere 5 ed è que* flo appunto ilpartito, acuiMonfl- gnore di Rofalia incontanente s’appi- glia. _ M;a dall’altro canto confiderando poi il (caratterc , del quale ha 1'onore d’effer; veiliro, ed il lnogo ch’egli oc- cupa, e lo fconvolgimento che fufei- tarpotxebbe ne’novelli Criftiani, fe conlentilfe a paflar per un’inganna- tore,e per quel deflo che gli ha ingan- nati, r'corre al faggio efpediente, del quale a fua modeftia,ed ilzclo fuo lo fornifee, cioè, quel che pofifa ag'.’ln- fedeli nafeondere, ed a’GEsum rno- ftrare
  • 12 Lettera A’Gbsuiti Franccíi, cd al P. G R i m a i. v i egli mcddimo fcrivc, per dar loro l’avvifo, chc fe trafanda- no di rifarcire, quanto prcfto pin fia poflibileuna ingiuftizia chc fciaml, una Ingiuria si atroce, farà,a mal gra¬ do loro, coftretto, per vie ch’a lui mancar non potranno, far, che dia- no al fuo onore una riparazion con- vcncrole. Quci Reverendi chc ben com- prefero a qual fegno s’indlrizzava lo ftralc, determinarono di andare a dire al Tribunalc de’LUti tutto l’oppofto di quel che il P. Gumaldi avea detto, almeglioche fupofltbile, il Co'nfratello feufando, e paliando per ignoranza quel che non fenza grande obbrobrio palfar potea per malizia. Di qualunque credenza quefli mid parlari onoriate, mi farebbe molto difearo, chc in quefti fol vi fermaftc. Quando lx avvanzano limiglievoli fatti, altresi fanno d uopo pruove piú incontra(labiliJ& evidenti. Lc ho, Madama, e 1c ho nelle let- tere autcntichc di Monfignorc voilro figliuo-
  • a Mad/itna di Lionne. 1 j figliutlo , c di Monfignorc Vcfcovo d’ARGou, echepreffo di melecon- fcrvojaiui quando vi fia in piacimcn- to, dopo avervi fatto oflcrvarc, che i G e s u i t i nella relazione loro ftam- pata convengono del fallo, a colorir folofono imbarazzati delle lettcrc, che confcrvo, a darvi fedeli eftratti mi acringo. LET-
  • ii-' ^ • l« .... ihl.: ", " , :,>5. ^ : . 7 c bn; tp '-*ni r‘„. 7 >n t r i •• -: j*. •. >V1 bi-c ifíli n -■ * * • ; ,j ,w/'Jt ’
  • LETTERÀ V- •DEL SIGNOR ABBATE DE LIONNE • .1 vST: r. WESCOVO Dl ROSALIA AL P. GRIMALDI GESUITA, S.critta da T^anquin a' trc di Febraro dell’anno 1699. o . o v. •: '. ’ REVER. PADRE, IN quefta Metropoli di Nah- qjun jeri riccvei la rifpofta, chc circa 1'afFare delia Chicfa_. _ di NIEN-TCHEOV ha dato il Tnbunadede'Riti, e confedero alia Rev. Voftra, non íenza granmara- vigU#i
  • i6 Lett era del Sig.^fbb. di Lionne viglia aver letto , come Voftra Rev. da quefto Tribunalc di me interro¬ gate > rifpoftoaver di non c o n o- s c e r m i > cofa, che in fe ftefla cosi lontana dal vero mi parve , che_> fe l’atto mandatomi, in cui quefta_> rifpofta chiudevaii, non foffe ftato traferitto da un’altro atto autenti¬ co > co'l fuggcllo del Mandarino di NIEN-TCHEOV fuggellato, l’avrei jftimata una fallità evidente j ma non potendo, a cagion del fuggcllo del Mandarino dubitarc, che tal rifpofta del Tribunalc non ila} e quefto Tri- bunale medeiimo in termini efpreili accertandomi, come Voftra Rev. ha rifpofto,chepunto me non con#- sce, a me piu luogo, c poílibilità non rimanc da poter porre in forfe, fe cosi íia , ò non iia la faccen- da . Avendomi fatto il Signor Iddio tant’onore di chiamarmi alia predi- cazione del fuo Santo Vangelo, o Voftra Rev., fccondo tutte l’umanc conghietture aflai benfapendo, che la Santa Sede già la feconda volta_» aveami
  • tl V. Grimaldi Gefuita . 17 aveami cletto per Vefcovo, con-j grande ftento a creder mi faccio, ch’eila liafi pur perfuafa farfi d i s o- n©re in conoschrmi: quan- do non ignorava per altro, ch’cra in mie mani il far vedere cd a’ M a n- DARiNi di NIEN-TCHEOV, ed ai LI-POV medeíimo la fallità di una cotale rifpofta,-con prefentar loro le lettere, che Voftra Rev. mi ha feritte. Amcndne fenzapiu am* mirerebbono, come Voftra Rever, nelle letterefue atteftandomi diiiderj ardenti di favorirmi, e particolar- mentc n.ell' affare di NIEN-TCHE¬ OV , con ailicurarmi di non effervi cofa alcuna, che 1’impediflc, ammi* rcrebbono, dico, che Voftra Rcvcr. rifpondefle al LI-POV di n o n co* noscumi, 1 Innanzi Dio avendo efaminata la cofa quant’ ha potuto la breviti del tempo permettermi, c commu- nicata con Monfignor Vescovo d‘ A r g <0 l i, c co’i Rev. P. Bafilio nominatto Vefcovo Apoftolico, co¬ me a Voftra Rev. è palefc, abbiamo B giudi-
  • 1$ Lett.dell’ jíbb.di Liorne at T.Grim. <úudicato per prima diligenza di ícri- verc a Voftra Rever, c pregaria a di- cbiarare, fcfipuote, le ragioni, che ha avute di dar si ftrana rifpofta_,. Qiiefte forfe potrebbonci dar qualche lume; c noi in quedo affarc, fecondo che ci parrà eiTerc a Dio piú gradevo- le, confecutivamente opreremo. La priego di grazia di fifpondere quanto prefto piú fia pofiibile, avve- gnachè cffendo afiai malagevok, chc differir molto pofia a prendere in ral negozio partito, avrei a caro per tan¬ to diaver, fe fofic pofiibile, da Vo¬ ftra Rcv rifpofta, pria di determinar cofa alcuna. Se però nel tempo di un Corricre avvifo alcun non ricevo, a prendere altro cam mino farò coftrct- to. Sono per fine con rifpetto Di V. J3L 'pmilifs. ed Obligatifs. Servidorc A. di Lionne, cletto Veicovo di Rofalia. LET-
  • LETTER A DEL SIGNOR ABBATE DE LIONNE VESCOVO DI ROSALIA A* GESUITI FRAN2ESI Miflionarj nella China, Scritta da Tfaquin a' fette di GennçrQ dell' annt 1699, PU:c alia fine la rifpofta del II-POV ho ricevuta trafcrit- ti da un’autehtica, co’l fug- gello del Mandarino di NIEN TCHEOV fugellata, nè deviar mi permette dalla verità, che contiene. B 2 Coil-
  • ao Lett era del Sig.*Abb. it Lionne Confcfferò ingenuamente alio Riverenze Voftrc, che a qualunque ecceflo i Voftri Padri Portoghefi, c loro aderenti, fianfi fino al di d’oggi portati, intorno a’fctti nclla Moral prattica contenuti, (della veritá de’ quali io non credo, che dubbitino le Riverenze Voftre al prefente) non mi farei giammai perfuafo, che di me, ed in una tale occafionc il P. G r i- h A l d i dal LI-POV interrogate), folle ftato capacedi rifpondcre di T^on conofcermi, come daJ la rifpofta di que¬ llo Tribunale incontraftabiimento appare aver fatto. E' inutile, che per efporrealle Riverenze Voftre la malvagità di tal* azzione, fopra do mi diftendo. Volenticri perdono al Rcvcr. Padre Fontanei, che ferivendo di tal materia a Monfig. Vefcovo d’ A r- coli, ha occultata l'eaormiti di un’Uomo, che portandofi in manic- ra cotanro oppofta non folo alio fpi- rito di Sant’Ignazio, ma eziandio alia Profefiione Criftiana, non pertanto il nome di Çefuita egli lafeia. Padri miei can,
  • a' Cefuiti Trance ft. 2t cárí, c cgli eflernimico della Compa- gnia l’avcr iimili azzioni in orrore i fc per avventura ciò è, ardifeo dire, chc il Voftro Fondatore, il quale là m nel Ciclo, nc ha fenza dubblo mag- giore orrore, di quel che aver ne po?- fiamo noi giufo in terra, fia il phi grande inimico della fua Compagtiia, Sono io poi ben perfuafo , chc il Pa¬ dre Grimaldi, c i Padri Porto- gheii, dc’quali fenza parlare con te- meritâ, ò con aftio, puole affermarfi, che 1'abbiano coniigliato a far quefto paflfo, non mancheranno al lor folito di addurre ragioni a fafeio, per pro- vare c’han fatto piu che bene, eper foftenere ad un bifogno, che la Rcli- gione perdevafi, íe il buon Reveren¬ do una tal bugia non díceva. Ma voi non vi ammirate delia cecità , c dell’imprudcnza del Padre Grimaldi nel voiermi far pafíare per ingannatore, quando egli sà molto bene, che ho in mano le di lui lette- re, piene di offerte, c di cíibizioni a me finte ? con le quali poífo me dif- colpare,,çlui di confuíionc coprirc. B l Non
  • 22 Lett era del Sig.^ibb, di Lionne Non vi hadubbio però, che in quanto a quefto punto, ragioncvol- racntc puo crcderli,, non cflerfi 3m- maginato, che il LI-PO V avrebbc ac- clufa la fua rifpofta ncll’ atto, (a) che fu trafmeflo, e con quefto forfc fpcrava di nafcoftamente godere del¬ la foddisfazionc, di avermi fatto un si buono uffizio . Ma fe per quefta parte pare che l’azzionc abbia mcn_> d’imprudenza, cpntiene dall’altra_> parte maggior viltà, e codardia. II Padre Laiuifice ha pure anch’egli dal Padre Grimaldi im- parato; imperciocchè avendogli (b) ilGovernatore di NIEN-TCHEOV, un’Uomo della fua Udienza inviato, per aver di me informazionc, gli ha in quclla fteffa guifa rifpofto, che al LI-POV rifpofe il P.Grimaidi, cioè a dire Non lo conosco. Cosi appunto ha rapportato ad uno de’Miilionarj l’Uomo medeiimo del Jvlandarino, a NIEN-TCHEOV ri- patriando. Ed il P. Laurifice fi è (a) InCbinefeVVêTiXú (b) InCbinejeCHl-FOr
  • a Gffuiti Frnn^eft. z j ii c per Homo di cosi poca vcrgogna appalefaro, ck’ciTo mcdefimoal moi¬ ro Reverendo Padre Astudillo Domenicano l’ha derto, com’cgli poi a me 1’ha fubito riferito. Io fpero ncl- la grazia di noilro Signor Gesu Cri- ilo, che fopporterò con pazienza, c tranquillità il difonore di non eflerc daila Reverenza fua conofciuto: ben- che fratanto non iia lieve motivo di dolore, nonib fc dica, ò di confuiio- ne per noi, rinv#niril Predicatori Vangelici, che colie loro azzioni dan íaggio di non Paper quel che lia la Religlone, che promulgano. Ond'e j cJhc ardentemente deiidcro di andar bem toílo a naícondermi nel fondo della Província di SV- (a) CHVEN , cd ivl paflar folingo mia vita da tai miferie lontano. Ma alia rifpofta del LI-POV rirornanco, fembrami molto diifc- rente l’afhre da qucllo, che per let- tera del Fever. Padre Fontanei l’avea giàftimato. Noi dobbiamo, B 4 vaglia (a) jQuefla c la Trovincia, della quale U S.Sede I'avea fatto Vicário
  • 24 Lettera de! Sig.^íbh. di Lionnc vaglia il vero, lagnarci del LI-POV, pcf non aver fatta menzione dell'ul- timo Decreto dato alia Religione fa- Vorevole; ma dall’altra parte fa di mefticr confcfíare, che nel rimanente gran moderazione ha oíTervato 5 e fe il Zelo del Rever. Padre Grimaldi avefíe contro di me íeguitato, il che di leggieri potea temeríi, íi farebbc di gran lunga avanzato, quando altro non a, che mandate i Decreti, e la rifpofta del Rev. Padre Grimaldi, ordinando di conformarvifi, fenza_» nè pure aggiungcrvi una parola dei fuo. Non mi ftupifco, che il Vice-Rè fiaíi moftrato fortemente determina- to a prenderne cõfíglio dal LI POV, mentre ncliâ maniera, con la qualc ha prefo quedo configlio, avea luogo di cíTer convinto,ch’era il vero modo di riufdrc, e con quefto contentare il gran Mandarino, che gli avea si altamente raccomandato l affarc; pofciachè non favellava di ftabilire una nuova Chiefa, ma folamcnto proponeva di prender informaiione
  • a’ Gefuíti Frawgefi. 2 s dal Grimaldi, qual io mi foili i Onde cvidcntemente ftimava , chc la» decifion dell’affare in tutto dipende- va dalla rifpoftadel Padre, renduto certo per la cognizione ch’ egli ha dell’opcrar diquclTribunale, chea quel tanto fi farebbe appigliaro, ch’ei proponeva. Se addunque, come do- vea , rifpoflo aveffc il Grimaldi, ne farebbe feguito un’immenfo bene alia Chicfa. E pure i Mandarin! del LI-POV » non men di quegli del CHE K.1ANG, ed in particolare del NIEN-TCHE- OV, doveano per ingannatore paf- farmi, gli uni su lc parole del buon Grimaldi fondati, gli altri fopra quelle del Grimaldi, c del Lau- RiFicE. Confidondlamifericordia del Signore lddio, chc lc Rivercnzc Voftre porranno al tutto riparo cunt fuo fummo merito, & gloria.. Con tutto il cuor le ringrazio di quel che han già operato, c quanto sò, epoffo della continmzione lc fupplico . E dopo averle fempre mai pregate per l’inte- rellc, cjic ci avevamo ancor noi, ch' altro
  • 26 Letter a. del Sig.Abb. di Lionne altro per la Dio grazia non fu giam- mai, che quello della Religione, e di Dio ; Oggimai vi aggiungo l’onore, c rintcreffe capitale dellaCompagnia; pofciachè non mi farebbe forfc im- poilibilc di rimediar da me fteiTo al male oprato dal Gisuita Gri¬ maldi, c fopra quel che pin im¬ porta , che un Vcfcovo ,quantunquc non conofciuto per tale da’xVlanda- rini Chineii, nonpalli agli occhi lo¬ ro , e del volgoper un nial'Uomo che gl inganna. Mi terrei obbligato a tor di mezzo un talc fcandalo a coiio an- cor della vita: ma duolmi, che fiat* no’l poiTo , per non far conofcerc al Alondo le malignc difpollzioni de’ voftri due Gesuui . lo nulla di mcno fon fempremai difpoftillimo a render loro,s’addivien che pur poffa , il ben pel male . Anzi una dclle ragioni, che mi fa dciidcra- rc, che dalle voftre mani venga il ri- medio, íi è,che troveranno mezzi pin foavi 5 e piu dolci, di quclli, de’quali mi troverei coilrcrto a fervirmi. Quello addunque, di cui 1c IU- verenze
  • a' Gefuiti France ft. %j vcrenze Voftrc ora fupplico, è, ad un gran male, un buono, c pronto rime- dio. Chc fe tale dal canto voílro non è, nonpoffo differir di operare ; po- fciachè, quantunque io íia ad ogni pcrfecuzione preparato, è nulla dl manco alia mia riputazionc un gran peio, che già un mefc tutto 11 PopoJo di NIEN-TCHEOV, comeinganna- tor mi coníidcri, fondato fu lc rifpo- ílc delia Compagnia. Mi raccoman- do a’ voftri Sagrifiz; RR. PP. 'Vmilifs. ed Obligatifs. Servidore A. di Lionne Vefcovo di Rofalia, e Vicário Apoíh di Su-chucil. A quede
  • 28 A queftc Lettcrc, che diligente¬ mente coniervo, fcritte di propria_> mano diMoniignorc voftro íàgliuo- lo, viaggiungo ancora dcll’altre di Monfignore Vefcovo d'Argoli, lc di cui autentichc fono qui prefenti, ò Madama. Moniignor Vefcovo d* Argoli nacquc in Italia', ormaifon vent’an- ni) ch’cgli è Vefcovo, c Vicario Apo- ftolico nella China. 1 Grfuiti han det- to di lui iniiie cofe buone, ed cgii per mille buone parole ha rcnduto a’Gic- fuiti mille buoni fcrvigi, e confegucn- temcnte per quel che tocca a tal fat- to,piu d’ogni altro Como è credibile. £ quel che piu attentamcnte dcve of- icrvarii, nellcfuc epiftolc, come Pa- ftorc favella, avendo fotto la fua giu- rifdizione laCittà di NIEN-TCHE- OV, della quale íi parla, ove Moníi- gnorc di Lionne habilita aveva la_> Chicía : Ciò, che il mettevain obbli- go di entrare in tal negozio, com’cgli fa, con prcmura. E ben vcdrcte voi con qual tuono prende la cofa, e con qual manic» di fcrivere. LET-
  • DELL* ILLUSTRISS. SIG. VESCOVQ D’ARGOLI A L M. R. P. GRIMALDI GEsyirA, COn mio fommo difgufto dali’ Illuftriííimo Sig. dc LION NE, elettoVeíco- vo di Rofalia, e Vicário Apoftolico di SV-CHVEN ho in- tefo, quant’ha determinate il Tri- ” bunal de’Riti lopra ii negozio dclr la Chicfa di NIEN-CHV, e vifta copia del Decreto, qual comej ( fuppoíta la rifpofta di Voftra_> Pater- 5» » 35 33 33 33
  • 50 Lettera di Moiifig.VefcA'iArgoli Paternità ) non moftra gran diiaf- tetto del Tribunale, fe non in_» quanto non fà memionc dcll’ui- timo Difpaccio del regnante Ini- peradore in favore della Santa Fe¬ de, cosi manifefta quanto (a’noftr’ occhi) ha mancara la Paternità V oftra in difconofcer tal foggct- to , mentre (aftraendo dall’incon- venicnte di difconortcre avanti a un Tribunal Gentile un Miniftro del Vangelo, anzi un Delegato della Santa Sede) co'l folodiredi conofcerlo, pare ch avrebbe rime- diato ad ogni difordine, e dovendo temere, co’l folo difconofcerlo, vi cfponevate a perdere quanto in_> fua aflenza ottenne la Compagnia in favor della Religionc . L'efler qucfto punto di tanta coniidera- zione, e confeguenze si prcgiudi- ziali, ó fia per la Religionc in Chi¬ na , ò fia per la fua Compagnia in Europa, mi fa fofpcnder ogni giu- dizio,c mi muove a romper il mio lungo íilenzio, acciò non íi dica almeno, che vedendo io co’mici occhi
  • al T Crimaldi Gefuita . 51 occhi corcre la China dietro al Giappone me ne refto infenfibile comefuílcquefta cola da fcherzo, ò che gli arenratl d'alcuni in non mi volcr ii quefta MiíIIone, máb- biano fatt> pcrdcre 1’affetto, che ad efti, ed cí cila io debbo, c come íuoVeíco/o, c come Sacerdote, c come Rdigiofo, e come Criftia- no , tantc pin, che non volcndo fupporre n Voftra Paternità mal animo in:ali matcrie, poíTo ípe- rare íl afaticarà in rimediarc al male , prima che ò faceia radiei, ò cauli eftetti ancor piu lagrimevoli, dei che iftantemente laínpplico: potendoíi Voftra Paternità perfua- dere, che íolo i sforzi, che a quefto effetro impiegarà fono capaci di rimediarc a’danni, che inconlide- ratamente temo abbia Voftra Pa¬ ternità addoífato ed alia fua per- fona, ed alia fua Compagniso. Refto io pregando il Signore gli dia la fua fan ta benedizionc , per fortir cola, che è di tanta fua glo¬ ria, e ndle fue íante orazioni me racco-
  • 31 letter a al T.Crmaldi Gefuita. raccomando . Man-King 4* Gen- naro 1699. Di V.P. M.R. Vmillimo Servo nel Signore Fr. Bernardino della Chiefa, Vefcovo d’Argoli, eletto di Peking, Vicario Apoft. &c.
  • EPISTOLA ILLUSTRISSIMI DOMINI ARGOLICEN. EPISCOPI A D RR. PP. MISSIONÁRIOS G A L L Q S Societatis Jeíti; Admodum RR. PP. POftrcmisR.P.Fontanbi literis 22. Novembris datis raonitus de triftl, &infor- 39 tunato cxitu negotii de_> ” NIEN-TCHEV àPro-rcge ad Ri- ” tuum Trilbunal, à quo ultimam-# C Reli-
  • 3 4 Epiflola D.*Argolictn. Epifcopi „ Religionis permeiem timendam-» aíferebat, delati, nil miratus à fidei hoftibus fidei contraria deçerni, ” ftatim refpondi, qux Dei gloria ab ” inimicis impetita eidem propagan- 55 dx à San&a Sede Prsefcdo feriben- 55 da didavit ? Qui enim mihi venire in mentem unquam potuiflet Dc- r> creta contra Euangelicae Prxdica- r, tionis libertatem lata non à Rcli- „ gionis Hoftibus, fed abEuangelii Prxconibus ortum habere ? Et ta- men paucis ab hinc diebus ex ipíi- uímet RituumTribunalisSenten- tix hue miffo exemplari innotuit, non à Pro rege, non à Rituum_> Tribunal!, non à VANG-PETRO »> (ut putabat R. P.) fed à P. G r i- jj MAiDipotiífimum refponfishanc „ inuftã Religionis libertati plagamj „ volebat Prorexin gratiam Mag-tla- tis illius, per quem, ut ei Dominus 33 de LIONNE commendaretur PP. VV. curaverant, & eidem, & Re- ” ligioni favere, ad quod obtinen- ” dum nil cfficacius fe excogitaro « pofle ratus, quàm ut rem P. G r i- M A IDI,
  • ítd MijJíotUrios Gallos. 3 5 malo i,cui hac in re fe pergratum „ tacturum arbitrabatur,Sequem ad- J} verfarjum nec per fomnium ima- ginari poterat, arbitrio permitte- ret,dedica opera petiit à Tribunal!” Rituum, ut,cum in Provinda^ 55 CHE-K1ANG, hac dcreipfemetJ» certiorari non poflfet, inquireret à 5» Patre Grimaldi Mathematices » Prxfedto, num verè didus Domi- ,» nus de LIONNE Sacerdos Euro- „ pams eflet j & num expediret cuin in NIEN-TCHEV relinquerc 5 an- nuit poftulitis Tribunal, à Patrc- que Grimaldi petens, quod ** Pro rex íuggeíícrat, quod tulicref- ” ponfum 1 Hominem non novi; Deus » bone, qualis coecatis i Hominem ?» Euangelii Prtcconcm, à Sanda Se- 3> de (quod ignorare non poterat) „ Apoftolicum Vicarium, Se Epif-y copum conftitutum, Pater non novit 1 Hominem, cui humaniiTi- mas literas dederat, omnemquej 5> tavorem in hac eadem caufa, ii ” poífíbilitas adforct, promiferat,»> Pater non novit I Hominem,quern C 2 nomi-
  • 3 6 Epiflola D.tArgolicen. Epifcopi 3, nominatim Paternitatum Veftra- 5J rum rogatu Mino K õ Laò Pro-regi commendarar, Pater non novit! £t tunc non novit, quando juridicè ab Etlanico Tribunal! in- ” tcrrogaturi tunc non novit, quan- 3> dò ex fuo refponfo ChriítianíE rei s> in hoc Impcrio íuramum pendcre j> vidct five emolumentum , five dif- 3, crimen ! Vcrè quid hic magis mi- ,, rer nefeio , an Religiofum in Gcn- „ tili Pro rege, & non inimicum in non amico Tribunal! aniinum, an (fi aliquis in verbis exceíTus exul- *y cerato cordi donandus ) gcntilein in Rcligioío Viro mentem, & non 11 arnica in non inimico homino » confilia. Modum excogitat Gen- 53 tills Pro-rex, quo Chriftianx rei, „ Euangeliique Miniftris faveat, ra- „ tionem init IVeligioi'us Sacerdos, qua Chriftianam rem, Apoftoli- cosquc Miilionarios in diferimen adducat. Quis poifit non mirari! ” Non hffic ita accipiant vclim Pa- 33 ternitates Veftrte, quafi malam_> w in Patre fidem fupponam, fed de re
  • ad Miffionarios Gallos.j re ago, proutinfccft, abftrahen- Jf do ab iutentione, operi forfao_> contraria,quam in eo lúbensíup- ” pono j aft hoc ipfum eft, quod ” rein magis reddit feniibilem, ma- ** gisque meum angit animum_>, ” fcicntis cmendationcm fruftrà fpc- » rari, ubi non agnofcitur culpa, Sc >> fuismet oculis videntis InSinenii Societatis J e s u regimine adhuc „ cum vigere fpirirum , quo priva-y turn nefcio quod , feu potiús fom- niatum Societatis, communi Ca-5> tholica: Rieligionu bono prxferen-3> tes, jamdiudum fibi, & aliorunkj s> Religiofoirum murmura, & San*»» dee Eccleiix indignationcm, & Ec- n clefiie hoftiutn irriilonis accerii- ■>* vere. Tantum Societatis probrum ,, ferre non poterunt Paternitates f> Veftrx. Si hxc fuerunt Paternita- turn Vcftrarum coniilia, dum has Miftioncs adieriit, ut fcilicet fuam Socierarem à calumniis, quibus’* impetitamcenfcbanr, defenfarent, ,5 nunc tempus eft, quo à probris, 55 C 3 quibus
  • 3 S Epiflôla D.^írgolicen. Epijlopi ,, quibus per íuosmet íilios miferè ,, inficitur, eandem exiniant. Quibus vcrò id mediis obti- neri queat, licct ego prxleribere 35 necvciim, necpodim, prcererire 33 tamcn nolo, quin fuggeram,quod 33 fendo. Duo íiintin LYPV Sen¬ s’ tenda , quibus fublatis non foi um ai tora cjus vis enervatur, fed de ad- 3, veria evadet propitia, qua;vc Pa- ,, ternirates Vemse facilè (meo vide- ri) auferre poííunt: Alterum eft Parris Grimaldi aífertum , fe, 35 fcilicet, Dominum de LIONNE 33 nonnoffe: Alterum eft, quod in 33 ea eirarur. poftremum Dccrctum, 55 quod in caufa Patris Intorcet- 3> t ae conrra Religionis libcrtatem 3, idem Tribunal dedcrat, quodque 3, Imperaror, ni fallor , íupprimi Vo- 3, luerat, nulla fada poftcrioris Pa- ,, terniradbus Vedris adnirenribus in Religionis favorem lati men- tione . Quò ad primum poífet 33 R.Pater G e r b i l l o n Tribunalis 5» Príelidem convenire, aíferereque Vir um,
  • ad Miffionarios Gallos. 3 9 Virum,qucmPaterGrimalbi, 3j utpotc ex alio Regno oriundus, fe non nolle dixit, iibi optime no- tum, eumque verè Chriftiamc Re- 33 ligioni» Saeerdotem die. Quo ad íecundum, amicè monere Scrip- ” torum incuria omiffum efle in la- ta Sententia poftremum Impera- toris Edichim, rogareque ut alias literae in CHE KIANG feribantur, „ quibus hie error corrigatur $ hoc „ ipib non asgrè acceptandum vide- tur, cum fupponcre poífit fi res ad Imperatores deferatur, haud diffi-33 cilè id iibi crimini vertcndum_». ” Aft non eft meum media prasicri-J> bcrc, per qua: Patcrnitates Veftra; » tantum negotium ad optatum cxi- turn perducant. Ab Omnipoten-,> te poicam ego Patcrnitatum Ve- „ ftrarum fanciis conatibus benedi- 5 cat, ipfequc media infpiret rei cx- pediendas magis idonea, quod in-53 dubiús à Divina dementia fpero,3> mcque Patcrnitatum Veftrarum , ’> quarum asternus Prasco futurus » C 4 lum
  • 40 Epiftola ti Miffionarios Gallos. íum, orationibus commendo. KIANGNING 6. Januariii699. PP.VV.adm.RR. j j i i ; • , M jU ■ . 1 Vmillimus in Domino Servus Fr. Bernardlnus ab Ecclcfia, Epifc. Argolicen., ele&us Pokincn. Vic. Apoft. &c. Con
  • 41 CO n queftc lcttcre quanto fi bra¬ mava di ottcnere tutto ii ottie- nc. Dopo la caduta.comc i noftri pri- mi Parenti,gli occhi aprirono i Gesui- ti,c pcrche videro che la vergogna.fo- pra di loro andava a cadere, non vi fu tempo di deliberare . I Francefi pun- tualmente efeguhono ciò che i Mon- fignori d’Argoli , edi R.osalia inii- nuarono loro. Parlarono al LL-POU: riveftirono la faliiti del Grimaldi; ediflero chemolto ben conoscevano Monfignor di Lionne . II LI-POU moftrolli pieghevole, nuove ordina- zioni fpedironfi, cd ebbc Monfignor di Lionne liberta diritornare a NEN- TCHEOU, edi riporre nel primiero ftato la Chiefa. Egli, e Monfignor Vcfcovo d'Ar- goli altro non bramando che paceo, • paííarono per lettere lunghiflimi rin- graziamenti co’Gesuiti. loper mo tengo per fcrma, che la condotta del P. Grimaldi recallc internamente una gran noja a'Franccii, quantunquo eftrinfecamcntc procuraffcro di fcu- farlo; credo altresi che a feryir Monfi- gnoc
  • 42 Si prnftepue la Letters gnor di Lionne eglino fofler molro difpofti, come lor buonoamico, per la corrifpondenzafempre mai pafluta con eflo loro. I due Prelati però non antivedevano, che pure un giorno fa- rebboniii Gesuiti abufati delle tefti- monianze innocent! della lor gratitu- dine. Ed in fatti han porrato li PP.quefte teftimonianze inlralia, cfc nefono ferviti in Roma, cd in Francia . In_, Roma , per tirare a loro quei com pi i- menti,de’quali fi fono avvaluti, oltre l’inrenzion di coloro, i quali le han_> loro fatte; ed in Francia per compor- re il libello che (otto nome del Padre Fontanei hanno già pubblicato. Ah ben lo sò.Quctlo libello c quel- lo che vi fix a cuore, o Madama , co- minciii adunque a far qiulche ridef- fione fopra di eflo. Io, io 1 hò letto, c con attenzione l’ho letro , c truovo, che tre foli capi comprende. II credito grande de Ge¬ suiti, egii è il primo; i fcgnalati fervi- gj renduti a Monfignor di Lionne, èíl fecoudo j la di loro tondotta a con- fron-
  • a Madama di Lionne. 43 fronto di quella dei Prclato,è il terzo; cd in quefto ripongono tutta la fapiê- za per loro, turra limprudenza per lui. Per quel che riguarda il credito grande de’Gtsum, io ftò cheto,c que- ito nulladimcno, conic fuol diril, del loro facco la porzione migliorc; dico la niigliore , non perche iia la pin adarta a far veder, ch’han ragionc-», conciofliacofache nel Tribunale del¬ la verira , non piit che in quel di Dio, il credito degli uomini a nulla ferve; o per cfprimermi co’termini niedefL- mi di Monfignore voftro figliuolo, ad un’uomo, che altro non ccrca, che il Paradifo, poco calc, che i Gesuití abbiano, o pur non abbiano credito : ma la niigliore, doe a dire, la piu uti¬ le al foftegno della lor Compagnia, & all’efecuzionc di tuttc le loro im- prefe. Rifpctto a’buoni officj a Monh- gnore prcdaii, mi fpiacerebbe coiij cflo loro d'alcuna cofa piarire. Odia il Signore Dio l ingratitudine, ovua- que rinvcngali, fa d’uopo il ben rico- 110-
  • 4+ Si projieguc la Letter a nofccre . Moniignor di Rofalia ha pur ci commcndato quel che han fac¬ to i Gesuiti France!! e per la Religio- ne, eper iui. Sonoii adoperati phi fiate appreifo a’Grandi, han oprato, cd hanno fatto oprare con caldezza gli amici,hanno ottenuti dal LI POU nuovi ordini,cherlfarciftono vantag- giofaniente i primicri. Se quirimaíi fen’foflcro, fenz’alrro difaminamenro, era duopo cpnfervar loro una rimembranza perpetua . Ma quefti buoni ofiicj richicdevano iulj buon fegreto . Perdono, conic i pro- fumi efalando, l’odore, e l prezzo. Aggiungaii chc in un mal vicinaro fituati, difgraziatamente trovavanii. L’azzionc caliginoia del R. Grimaldi, chc neceffariamenterichiedeva pron¬ to rimedio, faceva contra di cííi un faftidiofo contrafto , e buona parte di quelle renebre dilfondeva a loro mal grado fopra di cfli mcdellnii. £ per parlare cosi fegretamente fra noi, o Madama, dubbio non hà, chc il principal fervigio che i Gesuiti han renduto a Monfignore voitro iiglio è di
  • a Maderna dl Llonne. 45 è di avcrlo cavato fuori del pozzo, incui il lor Confratello l’avea gitta- to; ilmilca queilo de’figlinoli di Gia- cob, chc Giuleppc fuor traflcro dalla profonda ciftcrna, ove precipitato l’a- veva la gelofia de’Fratclli. Ma chc pro ? o Madama, data chc ficuna fol fiata lentrata alia rnali- gnità del fecolo, non cosi di leggier! pupl chiuderli. Oefe fapeftequel, che diradi pc’l Mondo. Diraifi, che i G e s u 1 t 1 fotto pretefto di feruireal- trui, han fatto a loromedclimi un_> gran fervigio . Che la gloria della Compagnia , che ad cm cotanto è cara, parve loro fovra l’orlo d uno ftomachevolle precipizio. Che la con- dottadclR. Grimaldi nonpoteagia- mai foilenerli . Chc Monlignor di Lionnc avea generofirade baftantej per facriiicarc la propria ripntazionc al bene della Santa Fede nella China, co’l non fame nè meno mmorej. Diralli, (ç forfe ciò anchein Europa) chc era uomo da venir diritramente a portarne le fuc ranipogne alia Scdc Apoftolica, echc clfcndo cosibeiu» fon-
  • 46 Si projtegne la Lettera. fondato, conforme egii era, non gli (I iarebbenegata una convenevol giu- ftizia. Che con quefto in tutti gli or- dini della Chicía,íòlleverebbonli (Ira¬ ni clamori contro alia Compagnia , cchequcftc, edaltreaffai piucirco- ilanze richiedeano ben la fatica d’im- piegarii a fupprimerlc fenza dilazione di tempo, come un negozio, che non poteva far giammai buon giuoco alia Compagnia. Ma prefuppofto che nella China_> per Monfignore di Rofalia , fofler quefti fervigj fcnz’alcuno mefeuglio,. c puriflfimi, perche pofeia in Roma, cd in Francia in tofeo peftilenzialej mutargliele ? qual bifogno correva di comporrc una ftoria, nella qualo rapprefentato venifle come 1’ uomo piix imprudente ch’ unqua fotto il Ciei ii vedefle, edisi poco cervello, che per non aver prefa 1‘opportunità nella fua condotta , abbia pofto su l’orlo del precipizio la Rcligione a cimento ? Pofciachè nel medefimo tempo, che nel decorl'o della loro Re- lazione gli fteffi Gesuiti, fcnz’altra_,
  • a Maiama di Lionnc. 47 cerimonia fui trono della fapienza fi pongono, ove con le propric mani fcioccamentecoronanil, Monfignor di lioialia qual inefperto Difeepolo fotto i pied! íi mettono: c quando danno inftruzzioni, ed infçgnano,che c una (a) difpofrçjon pin che pcfjjima per fare Criftiani in tin luogo, il follevare tutto il Mondo contro a’Miniftri Vangelici •, all’o- ra appunto il dimoftrano per uno va- gabondo indifercro, che per fare fta- bilimenti, vipaifando da un luogo all’alrro fenzavvertire che non faceva mai cos’alcuna,fe non di accordo con gli altri Vicarj Apoílolici, eçhela_> Città. di NIEN-TCHEOU, ove anda~ va a formare la nuova Chicfa,era una Aietropoli piena ai maggior fegno di popolo,e da moltealtre Città circon- data > e quel che piii riiieva, cd a’Ge- fuiti piu importa, non v’era ftata_> ancora Habilita Miífipne perannun- ziarvi N. Signor Gesii Crifto. Lagnanfi che iiaii indrjzzato ad un giovanetto Criftiano molto appiglia- tore, da lui alia fua confidenza porta- to, (a) I{ela%iooc del T. Font and pag, 10.
  • 48 Si profieguc la Lettera to,del di cui talento fi è ne’Magiilra¬ ti fervito ; Ma nondicono cheque! Criftiano fentendofi di aver credito fofficiente perottenere lc fpedizioni che a Monfignore blfognavano, avea da per fe fteilo a demandarle intrapre- fo; ed in diet to le aveva ancora ottc- nute. La ferie di quefta ftoria ft per¬ de fotterra, ed è forfe a propoftto,chc de’PP. Gesuiti fi perda. Dipingono con vivaci colori il pe- ricolo che v’era in portare un nego. zio di Religionc ad un Tribunale Pa- gano , e deftramente paflano lotto iilenzio, ch’era il Vice-Rè affezziona- to : che non oitante la repugnanza di Monfignordi LIONNE aveavoluto portarvelo; echcdopodi averprefe cosi ben lc roifure, era I’affare infalli- bile, fe’l maligno Grimaldi avelle fat- to la teftimonianza, ch'alla verità fi doveva. E qui non iilimo di ufar buon lcn- no, o Madama, con notare tutte lo falfitadi, che nel libcllo rmvengonfi. Una però dclle piu infigni,fi è quella, chc nel arringo del P. E o n r a n e i al Pre-
  • a Madama di Lionne. 49 Prefkknte del LI-POU iidifcuoprc allor chedice; Signore il (a) P. Gri¬ maldi hd dichiarato, che non conofce Mon- fignor (u) di Lionne, non bifegna flupirfene , fon di I{egni direrfi, nè giammai veduti ft fono . Io sò certamente che fi fono vedu¬ ti, anzi ne ho la pruova evidente, e fe vi è In piacimcnto di udirla, eccola-» pronta, o Madama . II Proyicario Apoftolico di CANTON ferive in una lettera , della quale 1’originaleè pur meco, che íi è trovato iiterzo con loro due in una barca. Giudica- te, Madama, da quefto elTempio , qual fede preftar poiliate a’GBsum. Ed eccomi prefen temente all’ufo, che delle lettcre di Moniignor voftro ligliuolo hanno fatto ncl luogho, hò Ponore di fetivervi. Et in do, fenz’al- tro l’abilitdde’RevercndiPP, vifem- brerà fingolare. Si avvedevano che l’affare de’Riti Chincii, del quale dichiarati ft fono Protcttori, effendoij un poco piu po- D fto (a) J\elagione del T. Fontanei pag.ij. (b) Leang-Hong-Gin in Chinefc.
  • jo Si profiegne la Letter a fto in chiaro di quel chc loro bramaf- fero, ponevagli contra cuorc di ogn’ uno. Odono oltre ciò una cenfura_> dclliAffemblea del Clero di Francia fopra la morale, un’altra cenfura del¬ la Sorbona fopra li loro libri. Quindi cch’almaggior fegno intrigati, per¬ che finalmente il Mondo potrebbo avvezzarfi a credere che hanno torto, ogni sforzo fan per riforgcre, Uno dc’mczzi de’quali i Padri Rev. ii fervono, il quale però in Roma, avuto non hà grand’erfetto, fcopren- dofi quivi piu da vicino lc cofe, ma che dubito che abbia potuto far mol- to in Francia, cd in qualche altro luo- gho, è, di procurare una Icttera del Sig. Card. Prefetto de Propaganda pel Nunzio di Francia, con la quale li faccia conofccrc, che farebbe bene di far fare un complimcnto al P. Fonta- nei, giunto nuovamcntc dalla China, in riguardo de’fervigj fatti in quell Impcrio a’Miniitri della Sede Apolto- lica. ... I Monfignor Nunzio ricevcndo ral lettera, mandò il fuo Segrctario al P.
  • a Madama di Lionne. 51 P. Fontaneí, a dirgli quello,che il Cardinal Prefetto fcrivevagli, quefto è il tutto, Madam,a,ma quefta goccia di acqua in ampio Mar li dilata. In ogni parte fi pubblica, che la Sa¬ gra Congrcgazione dc’Cardinali,altri dicono tutto il Conclave hà feritto a’Gcfuiti , dando loro 1c grazie del gran bene the han fatto ne’pacfi infe- deli, e fpecialmente prello l'lwapera* dor della China, per approvare, c ca- nonizzare tutta la loro condotta, e_> darle un prcgiudicio feliee della vit- toria nelle cerimonie Chineii, e per jncoraggiarli a tener forte contro tut- te le perfecuzioni che le ft fanno. Ma, vinca il vero, non è folamentc la gente fecolare, che ingannata ri* manga . Il medefimo Volgo de’ Gb- suiti, voglio dire, i Ghsuiti inferior!, che non entrano ne'Coniigli fegreti della Compagnia,cadono ncl rnedeft- mo laccio del Popolo . Prcndono quefta lettera feritta a Monfignor Nunzio per una lettera feritta alia loro Compagnia ; prendo* jio la Congregazione di Propaganda £> 2 ove
  • 52 Si proftegue la Letteri ove queft’aftarc noa agita, per Ja_> Congregaziotic del Sant'Offizio , ove qucfta Cauia fi tratta; prendono una fcmplice urbanità , per una ficurezza della bontà della loro caufa,e per una generale approvazione della loro condotta, ediSupcriori nonhanno adifcaro che rimangano in quefta_, confufione le cofe , perche è loro favorcvole, e vi troovano il proprio conto* Quello però che vi c di curiofo, o Madama, è, che non avendo i Ge- initi alcuna cofa nelle mani, con cui ia foftanza di qucfta lettera giuftifica- re, e la mcmoria confervare cfli pof- Cino, han macchinato di fame fcrive- re una coniimilc da non sò qual Ba- roni, che naícerà, fe a Dio place, non eflendo ancor nato, e ftampata nel fine della Kclazionc del P. Fontanel, l’hanno già inviata, e pubblicata per tutto. Oflervano poco mcno che il mede- fimometodo, tenuto nelle icritture ch’han prefentate q ui in lor difefa. Picono in alcuni luoghi tutro 1’op- pôlío
  • d Madama dt Lionne « 5 3 pofto dl quel chc altrovc hanno det» to, affermano le mcdeíime cofe, c lc negano; affinchè quaiunque partito dalla Santa Sede íi prenda, femprei Riti in pãcdi fi truovino , e poífano co’pafli de’ loro Hbri , quando fia_> d'uopo,provaro,che tutto quello ver- ràdecifo, non (aramai a’loro fenti- menti contrario«■ Quindi , fcrtza effer Profeta_> , poflb predirvi a colpo ílcuro, o Ma¬ dam a , qual perfonaggio íiano per farcodoro, quando condannati fa- ranno ; faranno tutte le diligenzo poífibill, e già íi affatkano perim- pcdire, che illornome nel Decreto non comparifca, come íe 1’Vniverfo ignorar potefle , che de’ G e s u i t i íi parla. Dimoítreranno allegrczza nel Giudicio, chc farà fatto, od almeno inapparenza loricevcran con riípct- to; e non oftante qualunque oppoíi- zione che poda eílervi alia loroin- tenzione, e dottrina, non deíiíteran- no di decantar la vittoria, e didir D 3 d*
  • 5 4 Si proftegue la. Letter a da per tutto, cheíièaloro prò giu- dicato. Se poi per avventura addivic* ne, che la Deciílone lia cost afloluta, o precifamcnte contra di eifi, ondo non poll'ano 'in maniera alcuna a lor vantaggio voltaria , pubblicheran- noallora, chela condannagione al- trove riguarda , che quefta non fu giammai la quiftione, e che non è ftato mica dcciib il punto, che fi agi¬ tava. Ah Madama , fe Monfignoro voftro figlioolo , e gli alrri Vicarj Apoftolici fatti Protettod li foilero di quefti Riri difgraziati, ed avcflero efaltati gli errori, ch’han loftenuti, e che oggi ruttavia i Geiuiri foftengo- no, è già lungo tempo , che piu non_> fuilifterebbero i Santi Vefcovi, cho contra di loro ogni uno congiurato farebbeil, che niuno avrebbe voiuto prendere la lor difefa , e che non ii ia- rebbero trovate fcomuniche baftanti perfulminargli. £glino non fono i Figiiuoli del¬ la
  • a Madama di Lionne. 5 5 la Compaonia , come il refto degli huomini . Hanno privilege) maggiori. SI credono di poter dire quel che vogliono , fenza giammai difdirfi di quel ch'han detto. Sembra a fentirgli, che lien due maffimo d'una egual veritade, che fuori della Chiefa non ci è falute, che fuori del¬ la Compagnia non ci è Fede . Dilatando le vefti con Farilaico fa- fto, affettano un aria non folo d’in- nocenza, mi di trionfo. Si follevano contra coloro, ch’hanno legittima- mente intraprefo a por la lor dottri- na in cfamina . Difcrcditano con_> giornali fatirici una facoltà, chc ve- nerare dovrebbero, la dicuirlputa- zione era ftata fino al prefente giu- dicata utile ed alio itato , ed alla_* Chiefa. Sembra che nulla temano, che nulla curino, ed ogni uno gli tol- lera . Ma, viva Dio, per Ientamente cite venga, non lafeia di venire ii gafti- go . Nel tempo che i Santi Vcfcovi veggonii feonofeiuti avanti i Tribu- D 4 nali
  • 5 6 Si proftegue la Lett era nali dcgli huomini, c che nc’fegteti pianti del lor cuore al Signore lddio cost dicono ? "Padre Santo, il Mondo non ciconofce; Lo Spirito Santo, che gli governa, e tienc di loro protezione, con gli oracoli della Scrittura rifpon- de ; Il Signor lddio quei, che fuoi fono co* nofee. Il VicariodiGesuCrifto pur gli conofce, e gli afcolta. Ondc in vano i Gbsuiti han fatto trofeodella_> cialtazione di quefto buono Paftore, vantandoii in ogni luogo della di lui amicizia, e protezzione, perche ben fi ricorda della rettitudine del fuo cuore, della fermezza del fuo fpiri- to, e della dilicatezza della fua co« feienza . Già hà fatto fentire quanto egli c fuperiore ad ogni umana impref- fionc, con far pubblicare la condan- nagione di alcuni librri de’G esuiti, edin particolarc del P. Le Thcllier, quel gran Difenfore delle fuperdi- zioni Chineil. lo fpero finalmento che ben tolto vedranno, che fc il Car- di-
  • a Madam a di Lionne . 57 dinale Albanofu loro Amico , CLE¬ MENTE UNDÉCIMO c loro Giu- dicc, c Giudlcc incapace dicfierein- gannato, e corrott o. Sono con gran rifpctto Madama y«flro umilijjimo , ed obbli- gatijjimo Servidore LET-
  • i
  • L E T T E R Â D I M A D A M A Dl L I O N N E ALLI G E S U I T I. tJMiei Rever. Padri. VOI rlmarrcre, fenza alcun dubbio, ammirati, che a dar rifpofta a’voftri Libeili oggi intraprenda una fem- mina. Ma pure è d’uopo che’1 fac¬ eia , non v’eilcndo Perfona> che’1 vo- glia
  • 6o Lettera ctTMadama di Lionne o-lía fare. Nonlafcicrò opprimcredel Figliuolo mio 1’innocenza, equcl, che piu mi è a cuore del mio Figliuo- lo medefimo, non permetterò, che trionfi delia Vcriu la Menzogna, nè che PumariÓ credito hnpunementc la Religione diítrugga . Credo, che di leggieri íicondonarà aduna Madre, fe parla per unFiglio, che íi ritrova nell eítreme parti dei Mondo,per pre- dicare colà 1'Euangelo, ma 1’Euange- lo puro, fenza Superftizione, ò Idola¬ tria mefcolarvi; poichc (c lapefli, che ve ne mefchiafTc un foi grano , e che nelTurribolo diGesuCriílo dell’In- cenfo di Confuílo un’acino foi vi po- neífe, non rifparmiarei fatica per im- pedirlo, e per obbligarlo a rientrare inceííuntemente in fe íleflo. Non amo nè la fua vita, nè la fua gloria, amo la fua falute, ed il frutto che far puolc nel convertirc gPInfedeli; che nel re- fto ftimarei per lui la maggior fortu¬ na dei Mondo, fe alcuno, chiunque fi foife, Martire un di lo facefle. Non vi Ha dunque difearo, Padri miei Rcvcrendi, che 10 qui la fua di- fcía
  • alii Tadri Gefuiti . 61 fefa intraprenda; egli è però vero frat- tanto, che qual’or riHetto al Perfo- naggio, che a ibdenere m’accingo fo- pra pen hero rimango, poiciie ben ri- conofco, che a pin d’uno darb occa- lione di ridere; una Donna, ton ven- timila Gefuiti alie mani I Ma io fpcro, che avanri Dio, non men che nel cof- petto degli Uomini piu per voi, çhç per me faran le ril'ate. Iddio il ferve degli ftromenri, che piu gliaggrada- no , e fccg’ie quel che è debbolc nel Mondo, per confonderc quel chcè potente; nè farebbe queda la prima volta,che con la man d’una Femmina troncato avefle una for/nidabilc Te¬ lia , e diffipato un poderolidimo Efer- cito; co’l nome dunque del Signore a Voi m’indrizzo. Primicramcnte, rnolto ftrava- gantc, e molto ingiudo mi fembra, che provochiate del mio Fjgliuolo gli amici la vodra Lettera ad edl in¬ ti rizzan do . Mi protedo, che fono io quella,che ho fcritto a Roma, che ne ho flvuta rifpoda, e che I’ho fatta_, ftampare. Sc in tutto ciò vi e difetto, a me
  • 62 Letter a di Madam a di Lionne a me li devc, e non ad altriimpu- tare. VI lagniate Voi dcll’Immaglne > che ho quivi fatto fculpirc , non per altro cio feci, fe non perche in un’oe- chiata il poteffe vedere tutta i’lftona* della qual ft trattava. Voi iapete ben, che le Donne,non men che i Fantiul- li, amanti fon dcllc Immagini. Non ofo dirlo; ma è vero,che a quefta Im- magine appunto i primi Perfonaggi di Corte hanno gli occhi voltato , cd a Voi fu di disvantaggio maggiore- Voi per avventura vorreitc , chc vi nominaffi colui, chc mi ha (crittot ina priegovidifpenfarmene. Dcvond confervare gli amici; rfè iarebbe trop- po ficuro, fe l conofcefte, non perche io vi ftimi di vendetta capaci; ma per¬ che del precetto della carita le lnter- pretazioni voftre pavento . Ho letto, non ha molto, certe parole nella pre- fazione della moral di Confulio ; Che i Crifliani medefimi obbligati non fono di amare co’l loro cuore i netnici; le quail parole, a dire il vero, molto mi dan che penfare. . Vie
  • alii Tadri Gefuiti. 63 VI c diipiacciuto, che la mia Let- tcra foi fofle allora ftampara, quando il Padre de Fontanei itava per porii in viaggio; maciònon fed conarte_>. Voi íàpete, che per ferivere a Roma, ed aver da Roma rifpofta vi è neccfla- rio un gran tempo; tofto che l’ebbi feci ftampare quefta Lettera 5 ma non piangete nò>, non piangete, lo vi ac- certo, che ill Padre Fontanei la porta feco, c che nel Vafcello,fopra il quale s’imbarco venefono molti efempla- ri, c forfegliene mandaftc voi fteili. Se prima di partirc le rifleflioni fue non vi fece, far le potrà nel viaggio, e rimandarle dal primo Porto, ove andará a prender terra . Dio voglia prefcrvarlo dalla tempefta ; mafegli ne veniil'e una bnona, che niun male gli faccfle, non nc avrei gran cordo- glio, allora forfe piit l'anamente alia Verità, ed alia cofcienza fua penfa- rebbe, non v’cffendo cofa, che pin faceia la Verità afcoltarc, ed il ri- mordimento della cofcienza fentire, quanto il vederíi giàgià vicino alia mortc. Ma
  • 64. lettera di Madama di Lionne Ma fe lui iolo, conic ha pur del probabile, foffe il Padre Fontanci in iftato di dare rifpofta alia Lettera da me qui fatta ftampare, corne infor- mato della maniera , con la quale lc coie paffatc fon nella Cina, e per aver «die mani lc Lettere feritte dal Vet covo a’Argoli, e dal mio proprio Fi- gliuolo, come voi, che in Francia ne fxete, e che di tali cofe non avete con- tezza, vi ponete a contradirc un fatto, che non potete fapcrc ? Voi mi fate rammentare d un tal'uomo, che in un grave congreiio ragionare voleua independentemente del fatto, e chc cominciò ad opinare, dicendo: Con voftra licença, Signori, benebe nonfappia di che ft tratti, non lafeierb di dire il miofinti- wento. In verità bifogna avere una oran frenefia di ferivere, cd una furi- bonda inclinazionc a voler tutto io- ilenerc, e difendcrc, come dalla Let- tera già da Vor data in luce ii puo chiaramente conofcere. E fe do che fi dice egli è vero, che volevano i Vo- ftri Superior! interccttarla, avrebbero fatto affai bene, Non vi baftava d> Vef
  • till Vadri Gcfuiti. 6 5 vcr protette le Superftizioni Cineii* non vi baftava di aver voluto mantc- nerc nclla Cina> fenza Gesu Crifto, una Religione per vcra? Faceva d’uo- po intraprendere anche la giuftifica- zione d'una bugia, per non dire d’un falfo giuramento, si manifcfto, come qucllo del Voftro Padre Grimaldi. Per ccrto non farà giudizio temerᬠrio il penfare, che Voi abbiate difte- gno di divenire Agnelli di Dio, e di le- ■vare i peçcati dal Mondo. Dchpenfatc pure una volta, vi priego, e con pon- dcrazionc peniate di quali mezzi Voi yi fervite per ifcufarc iL voftro Padre Grimaldi, allor che giuridicamentc interrogato per parte d’un Tribunalc Pagano in un’aifare di cosi grande-» importanza fe conofeeva Monftgnore di Lionne, (che non poteva meglio cono- feere) rifpofedi Non s a p e r chi si fosse. Voi dite, che in quell'i- flante da una diftrazione fu forprefo, c che per inavvertenza in cotal guifa rifpofe, fenza penfare a do, che dicc- ya; ondc a giudicare con equità al piu 3Í piu fi direbbe, che proferi una leg- E
  • 66 Lettera di Madam a di Lionne gier bugia , con ogni facilita pcrdona- bile, dalla quale per altro noníenza gian fatica difpenfar íi poteva, men- ire per piacere al Rè di Portogallo ei menciva, íapendo che pocoamava;i Vicarj Appftolici delia Francia. In verità , poveri Padri miei> ò delia Religione nulla intendo, ò que- fta è una ftravagante Morale. Altro non fon che una Donna; ma fc da ri- folvere mifi proponefle un tal cafo, crederei ben fondatamente rifponde- re , dicendo, che avanti ad un Tribu- nale Supremo , in materia di Religio¬ ne , una falfa teftimonianza, con la quale íi dà taccia ad un Veícovo d’ef- fere un’impoftore, e che cagiona la Rovina d’una Chiefa, è un grave pec- catomortale; rammentandomi d’a- vere intefo , che Sant'Agoftino aíTeri- va, che non dovrebbe diríl una men- zogna , benche leggiera , quando an- che íi trattaffe della vita, e delia íalntc d’un Mondo intiero. Che peròqua- lunquc rifpetto io abbia perilRccii Portogallo, c per tutti i Rè del Mon¬ do , fenza nc pure il noftro cccettuai-. nc,
  • alii Vadri Gefuiti. 6 7 ne > quale infinitamente piu di tutti gli aim dípcttOjinai mentirei per pia- cergli, Ma chi sà foil Padre Grimaldi, fenza dareunafalfa teftimonianza_>, abbia potuto il Figliuol mio difeono- fccre ? Forfe fit una mancanza di me¬ mória; forfe; una mancanza di fpirito, forfe a qualchc altro aft'are egli era_> tutto appiicato;forfe era gran tempo, che non aveva ferirto a Monfignore diLionne; forfe non fipeva, che it trattava di quel medefimo artare, nel quale aveva promefi'o di favorirloj forfe fu un’equivoco, ò un qui pro auo. Ecco, Padri miei, quel che vuol dire fare Almanacchi ò di Londra, ò di Afterdam , a’quali il Voftro Lettorej rimandate, non hannoforzailmiii, bagattelie contro pruove cost cfficaci, che vi ft adducono, nè contro allej lettcrc autentiche di duePrelati, e_> quali Lettere? Lcttere icritte a'Voftri Padri medeiimi, ed in par^icolare al P. Grimaldi, al quale non avrebbero ardito li Vcfcovi di dirgli in faccia ve- rità cosi forti, fe tali ftate nonfoflero. E z Veto
  • 6S Lett era dl Madama dl Llonne Veroè però, chccon un’artc a Voi propria,procuratc di rcndcrc tali Lcttere inurili, con dare un falfo fen- io ad alcuuc parole di Monfignorc d'Ajgoli* Eccole appunto : "On Sacer¬ dote , un Heligiofe , prende delle mifure per porre in cimento l.z J\cllgionc Criftiana , non fi faccino però a credere le Igeverenge Voftre* che to ci'o dica,fttpponendo maUfede in quejio Tadre, io folamente parlo della cofa, coin’d in JeJlejfa , ajlraendo dal la fu a intengione, che f.orfe era contraria dl’aggione efleriore, il che volontieripenfo di lui. L’unico fenfo di queftc parole fi c, che Monfignorc d’Argoli non vuol dire, che il Padre Grimaldi abbia avuto dirertamento intenzionc di por U Religione in ILo- vina: non vi è prctcfto,che potefife co- prire un si deteftabii difegno 5 ma che Jia potuto credere, foile bene per Ja lleligione, che tutti 13 Vicarj Apoito- lici, e turti li Miffionarj Secolari, e ilcgolari foflero dalla China cacciati, affine he i Geiuiti vi rimaneflcrofoli, ed ivi faccflero fenza oftacolo rurto quello volcflcro, che è la Chimera^, ddla quale fiete acculati> d’eflervi, forle
  • alli Vadri Gefuiti. 6$ forfc indébita men te, da si lungo tem¬ po , in ciò oítinari. Quedo è quello, chc puoL dirfí di piu favorevole per lui. Ma quando quefta intenzione_> folíc pure data buona, non bífognava pofeia adempirla con un cosi indegno mezzo, qualè lafalfa Tcftimonianza; chc è quelloappunto, che Monfigno- rc d'Argoli non trafetua farvi ofler- vare, quando foggiugne, che flange di veder co’proprj occbi mel governo della. Vo- Jlra Compagnia in meggp alia China regnar per anche qneflo fpirito, che facendovi prefe- rire non foi qual vantaggio particolare, ò per dir nteglie immaginario della Compagnia al bon commune della \eligione Ccatólica viJie- te meritate doppo si lungo tempo le dogliange degli altri I{eligiofi, I'indignagione delicti Santa Sede, egli fcherni de'fnoi nemici. Voi domandate per qual caufa il mio Figlio non abbia mandate le Lcttcrc, chcriccvè dal P. Grimaldi ? Perche nella China poteva avernc bi- fogno ; e perche non iiafpettava, che di ciò in Francia mai trattar li dovel- fe, come in effetto mi farei ben guar- data di far ftampare cofa aluina , feu» £ 3 l'ini-
  • 70 Letter a di Madama di Lionnt i’imprudenza del Padre di Fontanel» che per giuftificare il colpevole non ha temuto ingiuftamente incolpare 1’ Innocente, indotta a dò non mi aveife. Queito buon Reverendo non indovino, che lecopie delle Lettcre a lui dirette, a'fuoi Padri farebbonfi mandate in Europa > poiche per poco che fognato fol fe l’avcfie, averebbe ben veduro, cue era fcoperta la mina, c che pubblicare relazioni falfc non era bene per lui; ma doppo che le ha pubblicate, efparfepcr tutro, Voi di¬ re , che c contro la carita rivelare del Padre Grimaldi lacolpa. Benedetto iia Dio, Padri miei, vi è permeflo di difcreditarc un Vefcovo, che ha fatto il fuo doverc > ed èrepurato un grail torto indicarc un Gei'uita , che al fuo dovere ha mancato, e che è ftato d’o- gni difordine la cagion vera! Sarebbe, per certo > un bel vantaggio , che do- vefle pratticareil Mondo tutro la ca¬ rita verfo noi, e non eifer noi obbli¬ gati di pratticarla verfo d’alcuno. E quivi da un altro peniier fon colpita. Sembrami, che poco rifper- tiate
  • alii Tadri Gefuiti. 71 tlatei Vcfcovi, c chegli trattlatc co¬ me piccioli GarzoncelH, poiche non folamente Voi rifguardatc quel che palla fra d’eiii, ed un Gefuita, come un’aftare ira Pietro, e Giacomo, non, folamente ftimate la loro reftimo- nianza come dubbiofa, e fofpetta»,, non folamente non vi fcappa mai un cenno che denoti, che Voi gli conii- deratc come Voftri Superiori, msL* con facezie pungemi, che poco con* vengono a quel lamenrevolc tuono , che tal’ora ne’voftri feritti affettatej V oi gli fchernite fopra il zelo indif- creto , fopra la loro mente alrerata, e iopra la loro difpòfizione a morir piu tofto, che a ripigliare il prezzo dl unaCafa; chcfono tutti fuppofti, c ragiri della Voftra immaginazione j ond’io prendero motivo di dirvi, che alia Ventà,ed a’fuoi Miniftri perdete francamenteilrifpetto. Credete Voi in coícienza,che quando il mioFiglio reílificò di non poter confentire, ché foife un Vefcovo per impoftore ripu- taro, temeife folo di ripigliaril 31 prez¬ zo di una Caía comprata ? E 4 Non
  • 72 Letter a di Madam* di Lionne Non ècgli parimcnte menzogna do die andatc Voi pubblicando, che per una condotta in tutto oppofta_> alia Voitra, gli amici del mio Figlio abbiano dato alia luce ungran nu¬ mero di Libricciuoliintornoalle Ce- remonie Chineii, non oftante la proi- bizionc fatta dal Rè dl non pin feri- vere fopra cotale foggetto? Io ho una grandiífima cura di raccogliere nella mia picciola Libreria tutto ciò, che pro,e contro fi ferive di quefta famo- fa Contefa; nè mi íi deve recare a bia- fimo, come cofa all efler mio difdice- vole . Io fo a un dipreflo il tempo , che il Sig.Cardinal di Noailles,noftro degno,efantoPrelato, diiTe, cheil Rè bramava, the piu non il icriveflc pubblicamcnte in Francia i'opra quel che concerne alia Quiftionc di Con- fufio . Da quel tempo il Padre Alef- fandroè divenuto mu to , li Signori dellc Miflioni ftranierc hanno pure ©flervato il lilenzio medefimo, c Voi, Rcverendi Padri,chegli altri tutti ac- cufate, non ceflatc ancora di icrivere; le Stampe nc facciano fede j fc vi dà cuore
  • alii Tadri Gefuiti. 73 cuore rccatenc in mezzo un folo de’ Voilri Avverfarj, che io ventidue, ò vent it rè nehode’Voftri, che fono, per dire il vcro, fenza nomc dell'Au¬ to re . Cosi doppo di avere coranto biaiimato alcuni Signori,da voi poco ben villi, di dare Opcre al pubblico, fenza nome d’Autore, Voi gl’immi- tate, e sicome doppo di averc innal- zata la Sorbona fino al Cielo,quando quefta condannava li da Voi com- battuti, or la fprofondate per quanto potete neU’abillo, foi perche i Voitri condanna. Ma iinalmente quelli Libbretti, ancorche Anonimi, pubblicamcnte vendcvanfi in CafaVodra, i Voilri Portinari a tutti ne davano, che con monete venivano, ed averebbero po- tuto arricchirit, fe i Libbri foflcro ltari megliori, c meglio fcritti. Di¬ ced ancora, chei Voftri Magazzeni ne liano pieni, e che ve ne rimangano dellc intiereedizioni; me nedifpiace, poichc è per Voi una pura perdita: ma è oell’ideiTo tempo per me una_, gran pruova, chc dico il vero, e che E 5 fono
  • 74 Lettera di Madam a di Lionne fono Voftre quefte Opcrette. Sono cosiftomacata nelvedervi incolpare li Voftri Avverfarj di quel che Voi fatto avcte,che farei Donna a portare al Rè queíti ventidue, ò ventitrè Vo- ltri Libelli,pcr farli vedere con quan¬ ta poea eíattezza ubbidiate afuoi or- dini; mi ha tante volte fatta la grazia di benignamentc ricevermi,onde ípe- rerei ,\:he in una fimile occaíiono, nella qualc fi tratta e delia Rciigio- ne, c del mio Figlio , non ricufarcbbc afcoltarmi. Avvcrtite dunque bene alia Vo- ftra penna, ed alia Voftra lingua, poi- che in quefto liete di Voi medeíimi puoco padroni. Siete ítati intcfi Io¬ dar Confuíio fin nc’luoghi, ne’quali Í1 fuo nome nondoveva giàmaipro- nunziaríi-, ma ame totalmente non íl appariiene dentrare in quefti affari; ho folamcnte framefchiata la mia vo¬ ce , con la commune voce dei popo- lo,che nc ha teitificata la fua indigna- zionc. Abbiamo, per la Dio grazia, gentc, che invigila 5 e diced comtnu- ncmcnte, che Sua Santità abbia que-
  • tlli Vadri Gefuiti • 7 5 fro fattoin parcicolar rifaputo ,e che non cosi facilmente fe ne fcorderà. II reftante della voftra Lettcra_> aitro non è>cne un’aniniutinanienco. Vorrefte follevarc tutto 1’ Univeri'o controgli amici del mio Figliuolo; facendoli pa0are per uomini ingiulli, ed ingrain e mal non vi riefce,almeno ne’Monafterj di R.eligiofe verginelle, che quali tuttencllc maniVoftre te- nete, ed alle quali fpacciate tutto cio, che vi è in piacimento . Appcna ppl- fo giungere à veder le propric mio Figlie , poichefe li fa rifguardarc tut- toquello, che fi ferive in ditefa del lor Frarello, c lor Zio, come appunro fofie l’Alcorano; e fubito > che com- parifee uno di quefti Scrim ò in un-> Convento > ò in una Città dellc Pto- vincie, Voiglidarc con una lira va¬ gante forza la caccia. Chiunque lo guarda, chiunque lo legge , chiunque ancor ne favella, tofto ne vien dichiarato della Coni- pagnia nemico, e cento avviii a de- lira, ed a fmlitra riccvc, che a’fatti fuoi penii bene. Cost della Campa-
  • 76 Letter a di Madam.i di Lionne gna Voi vi rcndetc padroni j c quan¬ do foli'intcii Voi iietc, avete fempre ragionc. Procurate ancora d’irri tare la_> Congregazione de’Cardinali contro di coloro, che de‘Vicarj Apollolici il partito difendono, pubblicando, chc perdono il rifpettoad un cost Augu- fto Senato in uno de’Voftri poco ca- ritativi avvertimenti, dicendogli: %j- flettete Voi, che dc’V oftri Troteti ori, de Voftri Superior! , de’Voftri T.idri Voi par- late cost. Ma i Cardinali non fono cost fcraplici, da iaíciaríl si facilmen¬ te ingannare. Sanno quanto fiete alle volte mali interpreti degli altrui pen- ileri, eparole. Hanno teftimonian- ze iicure della vcncrazionc di quefti Signori, e del loro inviolabilc attac- co per la Santa Sede, c per la S. Con¬ gregazione; oltre di die non igno- rano , chc il rifpetto , non men che l’amorc ii riconofce dall’opre: Se Voi mi am ate, adempite i miei Commandarnenti. Quefta il è la difterenza , che è trà gli amici del mio Figliuolo, e trà Voi, che quelli ubbidifcono,séz’avcr fatto alcutt
  • álll Tadri Cefuiti. 77 alcunvoto, evoicon tutto il voro non obedite giamai. Ho voluro íchiarirvi fopra quel* lo, che eravi ftatofcritte da Roma, per cosi rendervi grazic de’ voftri buoni, c lodevoli íervigi, cd hò final- mente trova to, che quefto altro non era che un vero brogiiamini. Queila Lcttera a voi diretta non è Lettera_» diretta a voi. Queila Congregazionc non c una Congregazione. Quel complimento del Nunzio non c del Nunzio . Dicefi, che avete ípiati i mo menti fucceífi alia morte del de- fonto Pontefice, fotto del quale non avrefte azardato il plico, c che fccon- do l’idea di certi amici, avete fatto prcgare Monfignor Nunzio a nome della Congregazione, acciò qualchc complimento faceflfe al Padre de_> Fontanei, in tempo apunto che pin le Congregazioni non radunavanfi, c che erano i Cardinali occupati nell’ elezzionediquefto íanro Pontefice, che ci hanno dato . Potrcbbe effere, che non mi fpiegaifi , o che non bene quel che io dico intendeifi. Ma al manco
  • 78 Lett era di Madxmn di Lionne manco al manco a un di preffo quel che ho inteio dir riferifeo. Vaglia il vero, non poííb àpprovare il proce- dereincuiciè fempre molto di te- nebrofo, cd ofeuro. Queila però, ella è cofa di poco momento, c fe non erro, col tempo potrà piu facil¬ mente fcopriríi. Cofa maggiorc fi è, che voi vorrefte fi foceflero continua- mente orazioni per il buon fucceffo delle fuperftizipni, e idolatric Ci- neii, afinchenon foflero dichiarate hè fuperftizioni, nè idolatric. Vi com feifo , che non mi fénto punto di de- vozionc per quefto. Fo bensi orazio- ne al Signore, e di tutto cuore lo prego, acciò illtimini, c regga il no- liro fanto Ponteficc, per fargli vede- relaverità, e darli forza di mantc- ncrla: ma come io fon piit che con- vinracheavetetorto, enon avendo alcun moto di pictà perConfufio, nè minima volonrà di a lui inginoc- chiarmi, cos/ vorrei, che il Mondo tutto li volgeífe ancora je fpalle. Bel vanraggio , aggiungete voi, farebbe, che tanti Criitiani non fof- fero
  • alii Tadri Gefuiti. 79 fcro Idoiatri, die foflero tanti Ge- filin' innocent!, die non foflero tanti Popoii obbligati a lafciar tutti i riti da ioro nei Paganeiimo praiicati per convertirii i Buon per certo, fe cosi è, levatc ancora una buona parte di quel die refta di gravofo nel Vangelo di Crilto, edin tal guifa potri ren- derfi la converfione loro piu agevo- lc. Dunque io potrei dire il nicdefi- mo: Che felicita, fe fi predicafle folo Dio nella lua gloria , lenza parlarej delle umiliazioni di Crifto , e dclla_, Croce. Qtuanto facilmente converti- rebbonfi glli Infedeli, fe loro non fi parlafle uèdi digiuno, nc d’afti.nen za, nè di McíTe, nè di penitenza , ne di lafciar 1'ufura, nè di rinunziare la quantità delle mogli! Certo fe Dio ’volefle da tutto ciò iiberarii, niolto piii agevoli diventarebbero le cofe. £d in Francia, fe quello mi è ftato detro della probabilità, e del pieccato Filofofico avefle luogo , che niarauigliofo privilegio non farebbe per la falute d un’ inrinità di perfone 1 i pin induriti non peccarebbero piu. Ogni-
  • so Lettera di Madama di Lionne Ognl minima ragione, ò minima-# decifioncd vnfoi Callita baftarcbbe à porei in ficuro, e quafi tutti ftlvi fareifimo a poco prezzo. Maperfarvi ancora meglio vc- dere quanto iia improporzionara l’c- fortazionc chc voi fate, per defiderio chcle cerimonie di Confuiio fiano approvate > (non pretendo fare unL> paragone giufto ncU’elempio chc a qui darvi mi accingo, in a folamcn- te la fallità del principio voflro mo ftrarvi ) i prctcii Riiormatori degli ultimi fecoli non avrcbberoeglino potuto invitare tutti ;i Fcdcli a do- mandarc a Dio, chc le loro opinioni prevalcliero fotto il pretefto, cho una dedfione favorevole a loro di , moltiíTime anime impedita avrebbe la perdita ? O’ fe la confeifione de’ peccati con tanta umiltà non foife da Dio comandara! Se la fodisfazzionc di Gcsi'i Crifto fopra la Croce clla fo- la baftaffe per la falute! Se la Fedf_i aveffela forza di giuftificare fenza le opre! Seii credefle, chc gliuomini non hanno piu la liberta nè per il be¬ ne.
  • alliTadei Gefuiti. g j nc, nèperil male, chcprofondo ri- pofo par ie cofcienze iarebbe, quanta moln'tudine ai Popolo farebbe falva , chc fi perderebbero, fe il decideflc il contrario, comefièin efietto deci- ío 1 In una parola, Padri miei, vi di- chiaro, che io voglio ben diniandarc lume, erettitudine di cuore a Dio per coloro che giudicar qui vi devo- no; ma non dimanderò gianvai, che fia adorato Confufio, La voftra Letrcra cosi maravi- gliofamcntc come hà cominciato finiíce. Voi volete provare, che_> io non fia ftata confolata delia ri- ípofta a me mandata da Roma. Crederci, che niuno meglio di me_» faperlo poteffc, Non miiuranfi a_> palmi i íentimenti fnteriori delle per- íbne. Vi intereflate afiai per pcrfiia- dermi, che vi tenete dal partito delia verità, quandointraprendetc di con- vincermi à mio mal grado, çhe fon rimafta afíiitta, e chc dal doiore ri- marrà opprcíTo il mio figlio, quando verra a íapcrquello delia íua povera madre. Ccnameutevolto altrovei ave-
  • 8 z LcttcTd di Madatn.1 di Lionnc avevate il pcnfiero, quando fcrivefte coíe cosi a propofito per provocare il Mondo a rifate. A voi fon molto ob- bligata , fe non íono atiiiíta ri mafia, anzi ai contrario molto confolara, e contenta in conofcer che il figliuol mio avea ragionc, e che la lua con- dotta da voi rapprefcntata per pefii- ma , molto laggia, molto Apofto- lica, e di moita edificazione al Mon¬ do tutt o era ftata. Cosi appunto 1 fan ti Prelati ne giudicarono, c quel che voi chiamatc fpropofitatamente inuettive, chíamarono cjH coftanza,, c vigore degni del fuo Miniftero .. Nonvivcnga piú in mente, e vc ne íupplico, di provocado, almen che non abbiatc prove per dimoftrar, cheabbia torto; chefe per avventu¬ ra torto egli avcífe, quantunque 10 gli fia madre, mi porrei dal yofira partito ; ma fc di feriver cosi ingiu- ílamente, come avere farto centro di lui non celfate, io non ceflcrò di n- fpondervi, non per far verificare quel detto, che vogliono le donne à re- plicare eíTcre 1’ultime ; ma perche mi credo
  • alii Tadri Gefuiti. s? credo obbligara à difender per quan¬ to pcifo un liglio, chequanto puote diril, mi è caro; perche utiltnente_» ncila piu grande opera,che nelJaChie- íã fia , s’affatica, Sc dcllo ípettacolo che voi date ne pagate ancora le fpefe, peggio è per voi. Spiacemi ii fallo dal°Padrc Grimaldi commeflb; fpiacemi l’im- prudenza. del Padre Fontanel ; fpia¬ cemi l oftinazione, che la Compa^nia voftra dimoftra in foílener tutto quello,che tanno i fuoi; fpiacemi, che vogliate far paffare per una di- hrazzione , per un peccato veniale le piuenormi bugie; fpiacemi in una_> lola parola , che voi tanto feriviate, etanto male; e queílo ípiacimcnto vi íia di prova , che io fono veramen- re, e con riipetto, Midi RR PP, Tarigi 23. Virile 1701, Voítra um ilidi ma , cd ubbidiente Serva, Payen de Lionne.
  • V I . '
  • t
  • 進階搜尋|全站搜尋