A V V I S I DELLA CINA et giapone DEL FINE DELL- j/j.'k , ANNO 1586. CON L1 ARRIVO DELLI Signori Giaponefinell India. Cauati dalle lettere della Compagnia di Giestt. Riceuute il mefe d’Ottobre 1 y 88. IN ROMA, Appreíío Francefco Zanne-tti. 1588- Con Licentia dc Sttperiori,
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Ç *A V AT 0 Dl V V^ A letter a del P. Alexandra V alignano Rrouinciale dell India 5 fcrittd al R.P.Generale della, C ompa- gnia diGi esu da Cocino a 14. di Gennaio. 1587. troa terra ferma ndla nuoua refidenzadi Xau- chinojtrouarono elíi imeora gratia nei colpetto de' Magiftrati ò vogliamo dirc Mandarini j co¬ me iui fi chiam ano • di maniera chc furono ben riccuuti & pofti in compagnia de gli alcri:Vcro è chc fu loro detto da Mandarim chc non façef- fero venir piu Padrbpoi che quclli baftauano.Si che per la gratia del Signore habbiamo già quattro Saccrdoti de noftri ne luoghi meditcr- ranei della Gina; 1 quali dopo matura conlulta determinaronoj conlorme all ordinc hauuto di qua, di fepararfi per vedere la dil'pofitionc dc Cinefi à ric euere il Vangelo & procurarc di fare A a vna
4 Avvrsi ' vna Reíidcnza nuoua in vn’ altra Proúincia AI qual’effétto fi offerle vna buonix occafio— nc di vn principal Mandarino , che glihaueua molto aiutati ncllo cntrarc in Xauchino, il qua¬ le haucndoà paíTarcniu à dentro nella Prouin- cia di Nanchino, often loro il fuo fauore, accio che vi potcíTero pencnare eííi ancora, o almcno metterli nella Proúincia di Ciquione,che fe be¬ ne non c tanto interna come Nanchino , c non- dimeno moltc leghc piu à détro che non è Xau¬ chino, & c gouernata davn’altro Vicerè,chc cfti chiamano Tutano:&coíi rimanendo nella città di Xauchino i Padri Odoardo di Sandc, & il P. Mattheo Ricci, fc ne andarono i Padri Michel Rogério & Antonio Dalmeida acercar nuoua Itanza. Dituttaquefta Miflione rcfta fuperio- rcil Padre Odoardo di Sande, & ícriue che ha grande fperanza di copiofo frutto; & egli va molto bene imparando la lingua cõaiuto del P, Matthco Ricci,che in quella ha fatto gran pro¬ gress: fin’hora fono molto ben veduti in Xau chino,& vannopiantandoilfuo giardinetto di piante nouelle poi che haueuano già battezza- ti venti Cinefi,
DELLA CINA. * non haueuano loró data licenzá in fcriptis, tut- tauia c verifimile che non daranno loro diftur- bo,&rcftarannocomcgli altrigià naturalr del¬ la Cina &c da credere che N. S. il qual contra ogni opinione humana ii è degnatodi comin- ciarc ad aprirc quefta porta che ftaua tanto fer- rata,l’anderà anco allargando ogni di piti: Con tutto ciò vi è di niefticro di molta prudenza & diferetione per tirarc inanzi la imprefa,perche i Mandarini fono in eftremo cauti & fofpettofi,& fe non ii va con molta deftrezza, fenza dubio Ii manderà in rouina tuttaquefta Miftione. Et per quefto rifpetto ci rifoluemmo, di non mandar al tri l’Aprilc paflato, ma afp$ttarc nuoue di que¬ fto anno, & Taper prima che fucceifo haueuano hauuto i Padri Michael Rogerio & Antonio Dalmcida.Ec perchc col grã nomc* chc ha ii Rc- ono della Cina,defidcrano diuerfe perfone Rcli giofc,parte di quei che ftanno in Amacao,parte anco della terra di Luzzoni, d’entrar elft ancora in quefta vigna; ftiamo con molta paura che pet eccefliuo feruore di alcuni,chc nõ fanno che co- fa iia la Cina,ii venga à perderc & à guaftarc co¬ me ho detto quefta Miflione:& che vedendo tã to concorfo di Rcligiofi di varie parti, & mafti- mamente dalle Filippine; quefti Goucrnatori non entrino in grande fofpctto, & ci cauino dal paefe quanti Chriftiani vi liarno: tuttauia ftare- moà vedcre le nuoue cheverranno quefto an¬ no,^ conformed quelle íipiglierà partito. A3 Copia
6 Avvrn Copia cTvna del Vadrc Antonio Dalmeida fcritto daCiquione, cittànelmeigo della Cina, alV. Odoardodi Sande fuperiore diquei cbe fono nella città di Xaucbino delia - Compagnia di Giesà delli io. diFebraro i$$6. Da raguaglio del viaggio che il Padre Rogério & egli hanno fatto in due meu per mezzo della O’na. A T T O io hormai Cinefe pera- c* mor di chi per meíifece huomo ^ eífendo Dio,gli rendo molte gra fibr tie per hauermi in coli brieue té- po voluto concederc quel che altri per molti anni non hanno potuto ottenncrc,cioè la quiete del cuor miojdi cal forre, chcgià in queíto mõdo altro nó mi re- fta che deliderare che la cõuerlione mia & quel- la della Cina,&in quefta impreíà cfporre la vi¬ ta. Confefib allall. V. cheincominciandoà feri uere queftanon poteuo contencre le lagrime, imaginandomi che mi vedeuo hormai nel mez¬ zo delia Cina,& dico imaginandolo, perche an¬ cora nÕ finiíco di crederlo, & mi pare vn fogno, dalqualcvorrci che la R. V. preftò mi vedeífe fuegliato, & mi faceífe certo che già mi ritrouo in quel gran mondo,per il quale tanto fofpiraua il P- Fraiicefco Xauierdifantamemoria, &do- ueioperla conuerfionc dell’anime pollípatire trauagji & metterelavita,che farebbe il compi mento
DELLA CINA. 7 liiçnto di tutti i miei defiderij. Et perche V. R. alia noftra partita di Xauchino miordinòche le' fcriuelft minutamente il fucccflb del noftro viaggio,véngo à farlo in quefta. Alii 20. di Nouembredel 1585. partimmo della cittadi Cantonein vnanauedivnparen¬ te del Lancitano doe del Gouernatore di Xau- chino,lacui patriae la città di Ciquione, il quale pare ci fufle cõceíTo dalla diuina prouidé za guida per potcrfchiuaremoltipcricoli, che incofilungo viaggio doucuamo paflarc, come* diròdopoi, poi che eglidaic ftcfto s’offcrfea conduríi . Mille ducati promife il P. Macftro Francefco ad vn Cinefe, folamcntc pcrchc lo mettefle nella lpiaggia di Cantone,& con tutto ciò no‘l puote ottenere; & noi trouiamo chi ci priega che andiaino dentro per la Cina&che ci condurrà gratis: vegga V., R. fe quefti fono fegni che Dio Signore noftro vuole ricordarii di quefta gente miferabile, &condurla alia fua fantiilima fede. Incominciãdopoi il noftro via- giojincominciai ancor’io ad eitcrc in ogni cofa Cinefe,ma Cinefe bambino,poi che non fapeuo parlare,ne veftirmi,ne mangiare alia Cinefe.Cõ tutto chequefto Cinefe ci menafle volentieri, non però il Demonio lafeiaua di addurre impe- dimétijfacédo il terzo giorno della noftra naui- gatione, che s’attaccafle il fuoco al Nauiglio,& non manco chi dicefle,efíerçftati noi altri caula di tal’incendiojma volfe Iddio chc ft potelfe fpe A 4 gnerc
8 A V V I S I gnere con poco danno.Mcntre chc paflammo la Prouincia di Cantonc, ftemmo fempre nalcofti, nauigando ancor di notte, ne mai fmontando in terra lino ad arriuare alia Città di Moylimpor;& perciò altro non fò dire di quel paefe,fe non che vedcuamo città &tcrrc groflfe, &altiifime mon- ta^ne, tra le quail paifa quefto bcl fiume d’ac- qua dolcej lc cui braccia li ftcndono in varij Iuo ghi per la commodita del commertio} be ficurta del viaggio . Vedcuamo ancora da ogni parte belli luoghi & edifícij dedicati al culto del De- nionio.Trouammo infinita dc nauigli, & diucr- fe forte d’vccelli d’acqua vedcuamo le mandre de’Capri per 1 i bofchijfinoad arriuare alii lette di Deccmbre alia Città diModin douefinifee quefto fiume; il quale in alcuni luoghi per cflere rapido, & per andarc contra Ia corrente ci face- ua nauigarè molto adagio,effendo tiratala Na~ ue con la fune, aiutandoci ancora noi medeiimi a fpingerla con pali perle ripe . In quefta Citta haurerfimo hauuto qualche trauaglio , pcrclic nclla fua entrara tienevn ponte con due catcne di ferroj quali non s’aprono l'enza cõmandamcn to del Mandarino che ha la cura di quello ; ma per eftere la noftra guida parente del Lancitano intro fubito il noftro nauiglio,con afi'ai gran tra uagli.Oj perla grande môTtitudine d’altrcnaui che intorno à quefto ponte ftauano afpettando licenza per ciitrare. Smontammo su la porta dell’albcrgo, doue fuhinio ben trattaci per rifpe- ' -j f • * 19
DELLA CINA. 9 to della noftra guida: Quiui dicemo Mefla vna Domenica & il lunedi feguete: Martedi poi par. timmo per cerra alia volta d’vna città lontana ottolec'he; doue entraramo in vn’altro flume: tuttc quefte otto leghe fono d’vna ftrada filica- ta,& fl paifa vna montagna,nclla cui cima ftà vi» Arco cõ lettcrc che pare dichino il nome di chi fecc quella ftrada,per altri tépi molto difficile, ma adefto aifai facile da caminarc. La giornata fu di molta pioggia & freddo, per cfferc il pacie di mõtagnejnon ho mai vifto ftrade coll freque tate di géte,nc anco quãdo fi va à fiere grofle,co me era quefta, perche tuttc le mcrcãtie di Nan- quino & di tutte quefte bande capitano qua. In améduequefte città che terminanola ftrada, vi fofio i fuoi correfpõdenti, di lortc che la noftra quida nõ fcce altro che cõJegnare all’Hofte IfO baile dimcrcãtiachc portaua con tuttc !c baga glic cheieruiuano peril viaggio,&séz’altro pe- fiero ritrouãmo il tutto ncll’ allogiamento dell altracittà. Quefti ftclfi refpondenti hanno cura di ccrcarc cauálli per li feruidori, & feggic per i padroni:Ie feggie lono Ieggiere,& due huomini portanovno in leggia correndo ; & ancor che pioueifi molto , noi nientedimeno nõ ci bagna- mojdifendcndoci dalla pioggia certe ombrelle che portauamo in mano. Nella mcta di que¬ fta ftrada mutammo lc feggie , con altreche al« tri portauano,c quefti ci conduflero all’allo-i giamento, ne à loro fi da altro che la man--
to A V V I S I cia,il refto fi paga all’Hofte,confcgnate che egli hà a paflaggieri le loro bagaglic. Cofta l’cflere portato in feggia, quelche da noi fi da d’vna ca- ualcatura. L'hofterie pcrlc ftrade fonomolto frequcnthla fera arriuãmo alia Città di Faquen, douc ci fermammo Mercordi & Giouedi, ne’ quali giorni futantalagcntecheveniuaa vifi- tarci chc non poteuamo viuere,& per fuggire tal concorfo ci imbarcammoil Venerdiril Sabbato poi cominciammo anauigar pervn altro flume all*in giii,per il quale nauigammo quindcci gior ni in tre nauigli chc la noftra guidacondufle; in vno de’quali andauamo noi foli.Dali’vna & dal- Faltra banda del flume fi vedeuano groflc & bel¬ le città & terre tuttc murate , nonminori che Cantone. Andauo confiderando con quanta fa- cilità & commocHtàfi potrebbe difcorrerc per quefto Regno per feminare la parola di Dio, fa- cendofiil viaggio inqucftc naui con tanta quie¬ te,che fi puo orare,ftudiarc,&fare quel che fi fa- rebbe in cafa.Alli 17. di Decembrcarriuammo ad vna grofla & popolofa città maggiore di Cantone done rifiede il Tutano di quefta prouin ciadi Cianfi ; ediuila quefta città in tre parti tutta circondata di belle muraglie : il flume che pafla per mezzo fà le due parti,lopra il quale hã- 110 vn longo ponte di barche, che feme ancora per le gabellc che vi fi pagano . Quefto pontc ci fu íubito aperto per rifpetto del noftro compa- gno^al quale non íècero pagar e gab ella> negli «. -J -r ccrcoro-
DELLA C I N A. il ccrcarono lemercantiechcportaua, pereflere come He decto Fratello del Lancitano: &fe be¬ ne noi dubitauamo d’eflefe dhiamati dal Man- darino perfapere chi erauamo, & come andaua- mo; nientedimeno non ci fu dimandata cofa al- cuna y perche fuori della prouinciadi Cantone, non li vede nella Cina quella gran gelofia de Fo- reftieri, an2i tutti ci trattano con piii rifpetto> che nonfannoalle Retierétie Voftrein Xauchi- no.Mezza legadopo cotai ponte fi congiongea. quefto vn’altro bcl fiume>il quale da quella ban- da circonda la città, dopo feguitavna grofla terra che fari la terza parte di quefta gran Cit¬ tà: Delidcrai vederui vn Collegio, per eflere iui la metà della ftrada per Nanquino & il paefc abondante ded’anatemperata . Fattaquiui 1$ prouifionfc rfeJIe-coíc neccfíàrie fegui tammo la noftra nauigationc cinq, ò fei giornatc per quel fiuraetra'belliiFime felue,lu leciii ripeiivedcua- no grofle catafte di legha, quale è ben nccelíaria. perli paefi freddi che li trouano. Cofifeguitain- ino il noftro viagglo , paliando perfette ò otto città di gran trafhco & bellczza, lino alia vigilia di Natale, che ci fermammo apreflo la gran cit¬ tà di Cianfi, che èla maggiore di quefta prouin- cia. Quiuifacemmo quella diuota nottejma co¬ me il Bambino c amico de’trauagli, ci volfe eft, * fercitare con vna tramõtana che li Ieuojla quale ci feceftare tuttoilgiornodi Natale fenza poo terc hauerene manco acqua cbiarajperche la tra ' . ;.. ™ montão*
ii A V V 1S T montana, verfo la quale corre quefto fiume, lo turbo grandemente . II giornofeguente giun- gemmo allacitta,la quale fcnza però entrarui dentro ci pareua molto maggiorc di Lisbona. Vna giornatafotto Cianlurouammo la ftrada, che volta vcrfo Nanquino, in vna belliifima cro ce che fanno diuerfi fiumi: cofa checagiona am- mirationc di vcdere , come la natura fecc per mezzo di quefti fiumi cofibelle &cõmodc ftra- dc,peril commcrtio di quefto gran Regno, che per manco di quel checoftavna caualcaturada Coimbra à Lisbona,s’affitta vn nauiglio per ven ti òtrentagiornate, nclqual poflono nauigarc doi Gentilhuomini con f'uoi fcruitori& baga- <*Iie al coperto molto commodi . Da Cantonc fino à Moilin, naumatione di quindeci giomi, coftò il nolo del noifro nauiglio , qúal portaua circa duccto ballc di mcrcantia,noue lacs: e gli altri tre nauigli poco minori, quali ci hanno 'ifr&M&Ti cCu cõdotti circa venti giorni, coftorono fetteTàesf ytutuieu /«^'j^afeiando dunque la ilrada di Nanquino ò vero /'mw ■ Lanquinojche è dritta alia tramontana all’ingiu di quefto gran fiume, voltammo verfo Lefnor- defte, cioè Greco Lcuante,contro la corrente d’vn altro,maaiutati dal vento faceuamo quin¬ deci & venti legheilgiorno. Difcorrcmmo tra certecampagncgrandi, &pcrvna Cittàdouelt fanno 1c Pozzolanc che vanno per tuttalTndia. Sc Europa: paflammo quefti due ò tre giorni per belle felue, & tre ò quattfo città, II freddo aa-. daua
DELLA C I N A. i j daua ogni di piii crcfcendo, lino à tanto chcvna mattina trouammo ogni cola coperta di neuc; quefto fiumc andauadi manoin mano iceman-* do, En che alii tre di Gennaio mutate 1c mercan .tie & bagaglie del noitro compagno,che crano moltc, mnoue Ò died nauigli ininori, nauigam- mo doi giorni paliando per vna grande Città che ha vn pontedi quaranta ò cinquanta bar- che tuttc depinte di rofl'o, il quale ci fu aperto . “•bito-AIli cinque di Gennaio arriuãmo alia citta di Goiili, doue Hniua la noftra naumatio- ne per quclto flume,e quiui diccmomeíTafll có- coilo delia gente era tanto grande che non po- tcuamo difendcrei: yenne quiui ad inuitarci vn diuoto de gl’Idoli il quale faccua fcfta in cafa lua, hauendo grandi altari, & moJti Padri Ó ve¬ to Bonzi c,lc rccitauano & faceuano leloro ce- rimoniejei fece amorcuole accoglicnza, &dcli- nammo con quei Bonzi , quali ctiandio ci mo- itrarono particolar‘amoreuolezza;donammo al Lhorpi te vn libro &certe orationi j & tutti que- fti facihncnte fi conuincono. Quiui hòvifto co- jnc , Demonic imita le Ccrcmonic Sante del¬ la Chiefa caihohca . Di lá partimmo per terra in (epic, come J’altra volta, fei, o fccteleghe per (trade frcfchc & belle. I.ntrammo nclla prouincia di Ciquione,& ar- nuammo quella feia alia città di Cuixone, do- Jle/ummo bene albergati. Il terzo giorno dopo .n noltia arriuata non potcuamo viucrc pcr.il copcor-
14 A V V I S I concorfo della gente chc corrcua à vederci-AHi 12.ci imbarcámo pervn fiumcche mcomincia da quefta città, quale per tre o quauro gjornat eèd?poçaacqUa,coliandammo,&lmoalhiedici. di Gcnnaio paflammo otto o noue Citta, tro uammo infinità di mclangole, & grandi monta, gnc coperte di neue, tra 1c qual, paiTaqueftgbel Lmc eii coil groiTo, come quello di Cantonc, chefafl fuo corfo con molte girauoltc & con po ca corrente. Queftemontagne ieruono contra jl freddo per molte legnache quiui fi taghano &ilmandanopcrlo fiume in giu.Con tutto la Cina ècoíl abondante, trouammo ancora m quella k fronde di radici del Giapone, pcxcu* chc ner C.nque Ò fei giorm ch’io pati d vn catar¬ ro, non haueuamo altro damangiafeche certe fore di rape cotte in acqua co'l tifo & vn POCO di peicefalato crudo con aceto.Alh pio pcrvnafamola città maggioredx Cantonc vna volta & mezza, come ci veniua detto, per¬ che noi impediti dalla nebbia, & dalla neue non vedeuamo altro che alcune torri molto altc. La fera arriuammo ad vna terra, doue Pr«"£enj“° vn’alcro nauiglioallaHpad’vn altro fiume lun- vn auru .. o Ualeftra & hauendo na- Pi daquefto vn tirodi baleitia, « - S«,o ultra la nottc con lalamerna & mat da vna fune nauigando aiTai bene , Umatcmaciri- trouatnmo ill fa porta dcH'alloggiamellt°* adelfo ftiamo nclla città di Oqutonechcfu U fine ddnofttoviaggio , mcommciammo
DELLA C I N A. i* alii 20. di Noucmbrc &flnimmoalli di Gc- naio del if86. Per lepaureche in Cantone ci mettcuano, veniuamo preparati per patire pri- gioni & baftonatc; ma ionon meritai canto ho- nore d’eflere fruftato per amor di Chrifto Si¬ gnore noftro, nel quale confldiamo chc coll co¬ me fln’horaci ha condutto con facilita, profpe- rità,& grande applaufo di tutti,cofi anco non ci abbãdonerà quajido permctccrà chcpfuo diuin amor & icruigio patiamo delle tribulatiom. In quefta cittàche, come dice il P.llogcrio, èvn rnratto di Vcnctia, ci teneua Dio noftro Signo re preparata vna caia in buoniflimo lito, quale da vna banda ha vna porta Copra il flume, & dal- l'altrafopralaftradacon due camcre , cucina, horto, tutt’il refto niolto ben accommodato, ne mancaua buon Juogo per vna Capclla . Dal- 1’vn canto & dall’altro ftiamo circõdati da Bon- 2i , iqualitutti ci trattano amorcuolmcntc, & vengono ogni fera à ientire le cofe di Dio. Sin Loggi che liamo agl'otto di Fcbraio , non ci poifiamo diftcndcre dalla moltitudinc che con¬ corre per vcderci: alii piti principali moftriamo il noftro altare, & eglino fanno riueréza all’ima gincdelSaluatore. Tutti li Mandarini grandi & ietterati ci Cono ftati, & moftrano contentezza diccndo.chc non ci lafcierãno partircili piu gra- ui háno inuitato à pranfo il P-Kogcno & pur hie ri deflnò con vn Mandarino, quale è due gradi fuperiore al Lancitano, che per efterlt more* lR2 uiadre
16 A V V I s I madre mando perfuo ad inuitarci all’cftequie; ma il Padre rifpofechc le noftrc oratiom non niouauano a chi non feruiuaal Signore del cic- fo.Fecc quefto Mandarino grande honore al P. faccndolo federe à capo di tauola,& accompa- nnãdolo fino fuori della porta di cafa fua; & rc- itomolto fodisfatto dcllecofedi noftraS. Fe¬ de. In vn anno fínirà l’eflTequie,& nó ci negará la fua compagnia fino a Pachino douc fta il Re, le vorrcmo .^Trco quattro pcrfonaggi maggiort chc’l X-ancitano, fono vcnuti à vihtarci, & aim vc^ono a tal che nõ poifiamo refiftere. Li Bonzi nonfòchccofasetononcl cuorc, tuttauia cfte- riormcte cifãno tutti grata accogliéza,nc mãca chi dimandi dcll’acqua benedctta,ma fin tanto, che non ci rifoluiamo di quclio che dourcmo fa re,non conuienc concedcrglicla. La cofa c afiai acena dà confidcrarfi, cioc fe douemo rcftarc in vnacofi bella Città come quefta,douc ci muita- no, &puo eficrc che ci facciano vna bella Chie fa- ò pure andare,doue non iappiamo le ritorna- remo indictro: ma come quefta imprefanon de¬ pende da humana induftria, la raccommandia- mo caldamente al Signore accioche ci guidi a fa re il meglio.Tutta quefta grande città ii camina •peracqua & per terra: Il Padre hicri vil«° fettc, ò otto di quefti Signori principali: & funnno anco inuitati dal padre del Lãcitano, il quale c
DELLA C I N A. 17 Ic chc quelle di Cantone,tuttc con archi di pie- tra delieatamente lauoratirla gente è aflai diffe¬ rence da quclla di Xauchino &di Cantonc.-L’al tre particol arità fcriUerò vn’altra voltainon c in Portogallo cofa, alia quale fi poffi comparare* perche è maggior di tutte quelle città, fuor che di Lisbona. L'amorcuolezza di quefte gentidi quaemoltomaggiore;ilveftire &i coftumi pid graui che quelli di Cantone & Xauchino: è tan¬ to gran cofa la conucrfione di quefto gran Re¬ gno, chc vnavita che hò mi parcpoco, &neda- fei di’cci milia fe tante n’haucfli. Dio perfua in¬ finita bontà apralc vifeere della fua mifericor- diaverfo queíla pouera & cieca gentilità. C'auato dm altra del Tadre Trouinciale feritta at. Pguerendo Tadre Generate, da Goa dip. diDecembre 1587. > I Padri Michele Rogerio & An¬ tonio Dalmeida,che come Pan no paflato fcrilli,cntrorono per la Ci- na adentro piu di ducento leghe fino ad vna prouincia appreíío ■quells di Nauchino, fe bene per alcuni impedi meti'che occorfero,nõ íífermarono di là per all’ hora; niétedi meno furono bévifti &fentitiper tutto doue ándórono. Ritornati poi che furono alia loro refi^enza di Xauchino, doue hãno cafa . B &
i8 A V VAI S I & vna picciola Cfajefa, & fi Tono fatti quaranta Chriíliani, cbcpcrcflcrc dentro deIJa Çjnp. & in queíti principij fi poífoiio ftijnare poco man-r co che quaranta miiia iti GiaponcMi fçriífcro ehe erano per tentare vn'altra miflionc, dalla quale fperauano qualche buon iucceflo: &per adeíio ancorche altrononfaceíferoche darfi i conoícere per Ia Cina & riconoicere il pacfe,& potcre diicorrcre per quello íicuratnente, c coia ch’io ítimo tanto che non Io sò.dire; & íenza du bio pare che Dio Signore noítro vuol fare qual- chc gran mifcricordia per minifterio dc1 noítri •alia Gcntilitàdi quel gran Regno, poiche fonq • cosi ben riceuuti, con tutto che Ja gcloiia & ri- gore de’ Mandarini di Cantonc con foraftieri è maggiore di quelchc fi crede ,& però bifogna chc andiamo ancora con moita riferua nel man dar gente di nuouo; perche fe noi mandaflimo quaJche numerp íarebbc pericoio d’inconucnic te,tanto piu chc habbiamo inazi 1’eíTempio de’ Padri Scalzi, i qiiãli tentando d’entrare turono fatti prigionh&inJor prefenza crudelméte bat- tuto il loro Interprete, &c tutti poi fcacciati con prohibitioneche mai piii non ritornaífcro , con che pofero a grã rifchio li noftri & tutti li Porto • ghefiche ftannoin Cantone d'eflere fcacciati» Peril chequcllidella uatione Portoghefç del lacittà di Machone fcrilleroal Viccrèrifcnten doli molto di qucfto fatto, & fua Eccellenza ha hauuto à male, chç quei buoni Padri contra I’or dinc J
DEL GI AP O NE. tg dine che da lui haueuano, fe bene con buon ze¬ lo, habbino dato occaftonc à tal difturbo. Lettera delT.Luigi Froes fcritta per commijjtone del V. Gafparo Coetlio riceprouinciale del Giapo- 7W> alV. Ulefiandro Valignano Vrouin• dale deli’Índia delia Cotnpagniadi Giesu d’y-d’Ottobre 15 fcd. ERC HE il P.Viccprouinciale auuisòli Superiori di Meaco, Bú go & Ximo, chc di là taltnéte or- dinino le lettere Annlic ,.perla difficoltà che vi è dipoterft ac» coppiare, & cõcorrere daiuoghi íidiftanti à tempo , che di tutteftpoftaftirev.na ibmma, per tre vie,& vfare inciò tantadiíigcn- 2a,cheftpoftino mandate peril primo nauiglio che dal Giapone èper ritornare alia Cina; Nar- *erò folamétc in quefta alcunc particolaritàdcl viaggio che fcce il P. Viceprouincialcda Nan- gaíachi al Meaco, & d’indi à Bungo; per cfter quefta la prima volta chc egli vifitò quelle parti. Temeamolto il Demomo quefta partenza, co¬ me in cftettoftviddc dalligrandi impedímenti chc per tre volte machine; operando che nel pri mo anuo Fucafori nanico di Nangafachi, ruh- bafle lafuftanella quale il Padre era perpartir- ft: nel íecondo poi fece grande inftanza Don Prothaiio Arimandono che il Padre nonfipar' B 2 tide,
20 A V V I s I tiflc, perche volcua andafeàSafluma, dalchc farebbono potuti nafcerc alcuni inconucnicn ti, come cgli fteflo fcrifle à V. R. Ncl terzo an¬ no; perche non vi era altra via mandò il Padre à cercarcvn’ imbarcationc da Ximonoxcchi ,per laqual bifognò fpcndere da trecento feudi, & dopo di.eflfer gionta à Nangafachi,& meflefi tut te le vcttouaglie in ordine per cominciarc à far viaggiojarriuarono da Safluma dueAmbafciado ri conlettere, doue comandaua il Saflumanoal Padre,che per niun conto fi partiflein quel an¬ no, ne verfo Bungo,ne verfo il Meaco, per certi rifpetti: &haueuanogli Ambafciadorifecreto comandamcnto da lui,che le il Padre faceflc al- trimenti, o fofle giàpartito, lo feguitaflero, & che fe per ogni modo egli volelfe pafl'are auãti, cercaflcro d'ammazzarlo . Solpettauano efli che il P. Viceprouinciale non andafle per altro in Meaco,che per ottenere da Quabocundono Si¬ gnore dellaTcza,chc fauoriflTcBúgo,&deííc aiu to cõtra Saflfumanijch’e la gente pin ncmica che hoggidi la leggedi Dio habbianel Giapone. Confultò il Padre il negotio,& paruc à tutti che douefle afpettare due mefipiii, in terminede’ quali l’anno Giaponefe finiua; &che entratala primauera,potrebbe partirli i'enza tranfgredire gli ordim dan nelle lettere. Et per non tener fo ipefi h Padri del Gochinai con la tardanza, mando lá per terra,il frateilo Damiano nel cuo- re dell’inucrno. Parti il P. Viceprouinciale da - . Nanga-
DEL 'GIAP ONE 2i Nangafachi nella Quarefima à fci di Marzo di quefto anno 15 86. mcnando feco quattro Sacer doci c trc frarcili, cioc Ji PP. Luigi Frocs fuo co pagno & Coniultorc, Francefco Pafio chc poco prima era venuco da Sacai, pcrcõfultarc alcune cole d'importanza,FrancelcoCa]dcron,il quale andaua per llcttore del Collegio di Funay, Da- miano Marin che dal Seminário d’A rima anda¬ ua per haucr curadc giouani del Seminário di Vofaca; & h fratclli Gio. Nicola pitcorc che hauea da pingere li quadri del Collegio & Cafa di probacionedi Bungo, Damiano Giaponcfe & Andrea DoriaPortoghefe, compagni delP. Viccprouinciale. Partitifi per Firando, vilitò il Padre lungo la cofla, li Chriftiani clclle fortezze «.li Nixigata, quali vfciuanovna& dueleghe, con le mogli & figli, per incontrarlo con grade loro cõtento. Giyto à Firâdo vi trouò li Padri Gio.Battift» di Mõcc & Arias Sâcesgià vecchi & antichi oel la Cõpagnia, i quali ineffabilc allegrczza fenti- rono per Parriuo del Padre, & de51'uoi cõpagni. Molto temeuail P. Viccprouinciale,che il Fizo dl Firâdo per la mala fua inclinationc & auerfio ne alie cofe di Dio,non gl impedifle il viaggio, come già alcre volte hauea fattojma voile iddio mucargl’il cuore di talmaniera,che cõl'cnti,&fe ce al P. ftraordinaria accogliéza &honore ■, di chciChrilliani di Firâdo inrinitamctefirallcgra «ror.o.Comãdò che nõ foíTe ricercato da Gabcl- 4, B 3 lieri,
A V V I S' I ri, dandogli franco pa(faggio;Et perchc gid s’au uicinaua la fcttimana Santa, fece grande inftãza donna Elifabctta tnogliegiàdi Don Antonio, con li fuoi figli, che doppo il Fixo, lono li prin*. cipali Signori di quel paefe, che il Padre volcf- fe tratteneruifi íino à Pafqua, per vniuerfal cõfo latione che tutti li Chriftiani dellTfoIe di Firan- do ne potrebbono riceucrermà perche li negotij cheil Padre douea trattarc ncl Meaco lofpro- nauano, non fifermòpiu di fettcoottogiorni, partendofipoi accompagnato da Chriftiani che con barchom lo fegmrono vn gran pezzo per mare.Giunfero à Ximonoxcchi , che è vn porto come centro alquale ft concorre da Meaco, Bun go & Ximo, & ftà ncl Regno di Nangato, ch’e del Mori di Anianguccijdoue furono riceuuti da vn gentile de’ principali di quel luogo.Quiui feccro altare,& diflero Meifa la fcttimana Santa & la Pafqua, bcnchc il Padre delideraflc aftai di f aria in Gochinai, ma non fd poifibile per la con trarictà deventi. Quiui ancora trouarono vna fola donna Chriftiana per nomc Agnefe, laqua- legià vinticinqueanni craftata battezzata dal Padre Cofmo di Torres in Firando. Piangeua quefta buona donna di aIlegrczza,vedendo i Pa dri: veniua à fentir la Mefla ogni giorno,& nella feftadi Pafqua ft confefsò conaltri Chriftiani che dal Regno di Bugen crano di riefco venuti, pernotitiac’hebbcro del Padre.Partironod’in* di verfo vn’altro porto del Regno di Amanguc- ci
DHL GIAPO NE. 23 ci chiamato Caminoxcchi, difcofto dal primo -trentacinquc leghc ( cífcndo rimafti nel primo porto il P.Franccfco Calderon,cõ il fratcllo Ni¬ cola ammalato ) dal quale haueuano dapaflarc nel Regno di Bungorhebbcro per la Dio gratia il tcpo fauoreuolc, col quale in due giorni in cir ca arriuarono à Funai. Dopò di cllergiunti in Caminoxcchi verfo la mezza notte, all’hora che tucti fi ripoiauano s’auicino al noitro vn’altro vafccllo dicendo che vi eiano alcune gcntildon nc parenti del Capitano dellafortezza,che de- fiderauano di vcdcri Padri, i quali fubitofile- uarono,&acccfii lumi vi cntrarono due molto to venerandc vecchic di ottanta & piuanni, ognuna delle quali portaua il Rofario in mano, à cui vcniuano ciictro due Aipcefche cjuaii dcll’i-* ftefla età,& vn Chriftiano anco cglivccchio lo¬ ro fcruidore,che lc guidaua, & proftrandoii lino al toccar col volto m terra, alzarono le mani at Cielorendendo gratie à Dio N. S. per hauer lo¬ ro fatta tanta gratia che poteflero vederci Pa¬ dri auanti la loro morte; & eíícndo addrman- datc chi foffero, rifpofero ch’erano Chriftiane di Amangucci battezzate dal primo Padre che venne ncl Giapone Maeftro Franccfco Xauiero già trentafette anni: &pc-rche fubito dopo di ef fere battezzate foprauenne la morte del Rc di Amãgucci Vocidono eísédoitatoammazzato; eflfc cheeranofiglic di padii nobili reftarono in eíilio , Sc haucuano patito per infin dall’hota B 4 grandi
24 AV VIST. grandifngiurie &fcorni da’Gentili,perche pro-. feíTauano di cíTcre Chriítiane,ne ii erauo partite giamai dallanoftra fanta Fede, &che adefíbíi crano ritiratc fotto I’ombra del Capitano di quclla fortezza parétc loro,fe ben Gentile.Con tinuandoíi il ragionaméto fu loro moftrata vna bclliffima imagine di Chrifto Saluator noftro, la qualc efle adorarono con grande vencratione & humiltà:&perchc fubito alio ípuntar del gior no doucuamo partirc,acciochc non rimaneliero fenza alcuna iftruttionc, con la quale piiiii con- fermaíTero nellc cole delia noftra lede, predico loro il fratello Damiano Giaponefeper ilpatio di mezz’hora, infegnandoà qucllc ciò chefar doueuano per lo auuenire, & dando loro i Padri alcuni Agnus Dei,imagini,&grani benedetti fc lie ritornarono con grande lor contcntezza & edificationc di tutti i Chriftiani & Gentili ch’c- rano ncllanauc con i Padri. '/ Di là li partirono perXiuacd,porto molto no minato nel Giapone, doue perche già nel Sacay li fapeua dcll’andata" del Padre Vice prouincia- Ic, Yacurodono Agoílino haueua mandati alcu¬ ni 1'uoi feruidori cõ nauigli à riccuerlo: arriuati íinalmentc à Muro porto celebre del medeíimo Signore li vfciall’incontro vnfuo fratello chc tien quiui in fuo luogo,douc in vn’alto, bello & gratiofo fito era vna Cappclla, nella qualc tutti i Padri diflero MeíTa; &pcrche’l tempo cattiuo cralorimpedimeutoperfarviaggio , ordinòil Padre
DEL GIAPONE. 2y Padre Viccprouinciale,chc liprcdicaflc alie mó li dc piú principali feruidori di Agoftino,ch?c- rano «ià battezzati,accioche anco clíe li faceífe- ro Ghriftiane; & aflinche con maggior diligen- za fentiífero la parola di Dio, volfc anco la mo* glic delfratello di Agoftino fentirla. Continuaroníi le prediche, & poi li battezza- rono dicifertc donnc principali. Fra le altrc che sétirono Ia predica,vna ch’era molto diuota del li Camis & Fotoques,quando fu altépo di bat- tezarli,fe n’vfci di cafa del marito che era Chrl- ltiano,dicendo che nonvolea battczzaríi ,L’al- tro giorno doppoilbattelimo andarono curte le Chriftiane à lentirMcífa,&quefta donnali pofe nafcofamente fra loro:predicandole poi vn Padre per iípatio di vn\hora del beneficio chc. da Dio haueano riceuuto, colei ritornò tanto in fc fteíTa , & reftò li marauigliata dellc cerimonie che vidde delia Meífa, che fubito fcce grAnd’in- ílãza che la volellero battezzarc; li predico à 1 ci &ad alcunc altrc chc vi crano concorfc di nuo- uo, quali dopo alcuni giorni li bactezzarono.. Da queílo porto di Muro, li parti il Padre ver fo Acaxi, che ftà nelnuouoftatodi Giulto V con dono, quale Quabacundonogl’haucua dato in, ifçambio diTacazuchi. Iniqueílo luogo d’Aca- xi riliede Dario padre fuo, & Maria fua madre Sú tutti i Gçtilhuomini & altrc perfonc nobili che feruono Vcondono:Quiui crano ancora li Padri Orgãcino Sc Gregorio Cclpedcs con ajcunidç’
16 A VVISI principal! Chriftianidi Sachai ch’erano venuti per riccuerc il Padre Viceprouinciale : Et ben- cheli Gentilhuomini diAcaxi fi trouauano al- I’hora tutti in Vofacacon Vcondono, occupati oclle fabriche di Quabacundono, nondimeno Dario con tutti gli akri vecchi di quel luogo, & molta alrra gente vennero à riceuerlo in com- pagniadc’Padri noftri allafpiaggia con eftraor- dinaria allcgrezza & contento. Andaronopoi tutti in vna nuoua & grande Chiefa che Dario all’hora fabricaua a fue fpefe, douchaucaancor fatti alcuni appartamenti perli Padri, quali deft dcraua cheiui celebraflero la Pafqua. Maper- che il tempo era molto fauoreuolc &commodo pcrnauigare,non fvi poifibilc tratteneruifi piu di due hore.In qucll’ifteflb giornoprefero porto in Feõgo,& ncl feguente sbarcarono in Sachai, ha uendofpefi cinquáta giorni da Nangazachi per in fin li. Cõcorie alia riuicra gran numcrodi Gc tili per veder !i Padri, &non vi fi trouòpurvno che facefieò diccfieloro alcunavillania, tanta è la lor cortcfia Sc rifpetto che portano à fimili perfone. Fecein quel luogo il P. Organtino vnabella caía, chefopraftà da tutte lebandc alia citrà di Sacai, & quãtunque nó iia molto grade per man eamento del fito,è perómolta polita,& di bella architcttura. Sopra del tetto ha vna belliiiima & grande Croce,che fi vede per la parte del ma¬ re aiTai di lorn ano, & quelta fii la prima bandic- ■ -!rw ra
DEL GIAPONE. X7 ri di Chrifto che in cjuella popolofa città fd collócata contro il Demonio fra quattro mona* ftcrijdi Bonzichela circondano.Quiui iifermò iJ Padre da vrt mefe in circa, si per parlare alii Chriftiani-che da tuttc lc parti concorreuano, come per ifpcdire altri nCgotij che haueuapeP le mani. Tre giorni dopo d’eflcre ftato il Padre in Vo- íãca andò à vilitare il Ré QuabaCundono,chc al l’hora era in Sacai :Et perche V.R- hauera a card intendere Vaccoglienze & fauori grandi che Quabacundono li fecc; farò qui prima vna brc- ue narratione del fublime ftato,nel quale quefto Signore lí troua, perche di gran lunga auanza it fuo Signore & predcceftore Nobilnanga in grart clczza tii ftato, potenza, honorc &ricchezzci perche egli hà molto pin gente, & c feruito coil molto maggior apparato & maeftà. Signoregià & fottomefi'c all Império fuo molto piu Signori & numero de regni che Nobunanga. La digmtà & honor fuo c tanto che giamai Nobunãga con^ tutto il fuo gran valore & grandezza hebbc pof fanza d’arriuarad eifere Quabacundono. In pos¬ ter fuo viene quail tutto l’oro & l’argcnto del Giapone có tuttc 1’altre cofe ricche & pretiofe: etalmctc étemutoSíobbedito, chenõcon mi¬ nor facilita di quellachevn padre di famiglia difpone delleperfone dicafafua,eg!i commaiv da alii principali Ré & Signori del Giapone,mu tandoli à ogni momentous ipogliandoh de’Pr0 prij
*8 A V V I S I prij regni li inãda in diuerfe parti, talmente chc à nifl'uno Iafcia gcttar profonde radici. Li prin¬ cipal Signori & Principi li fanno adeflo molco fontuofi edificij in Volacacittà fua, laquale già dalla parte del Sacai verfo Tcnnogi fidiftende quattro miglia continue, & adeflo li comincia à fabricare vn altro tanto dall’altro lato. Lc mura glie, torrioni, paIàZ2i, & altri edifici grandi di quella fono tanto magnifíchi & fontuofi, che di gran lunga auanzano tutta la fabrica che fecc Nobunanga in Anzuchiama. Et accioche V. R. inttda il tutto megliojhà da fapere che per ilpa- tiodi tremeli, ncl quale il P. Viceprouinciale ftettenclGochinai,&molto prima per iniinad bora lauorauano continuamentcnclle fofle chc fono intorno alia fortezza, feflanta milahuomi- nijfrai quali li ritrouano molti principal! Si¬ gnori del Giaponc, per follecitar 1’opra.Sono lc muraglie di grand’ampiezza & altezza, tutte di pietra.Et accioche la molti tudinc non fofle ca- gione di confufionc, s’era talmcte ordinato chc ogni maeftro hauefleilfuo luogo determinato doue lauorafle occupandoli gran numero di gen tc la nottc in votar l acqua chc di continuo for- geua nclle fofle. Quello che c cagione di molta ammiratione in quella materia, è il vcdcre d’on- dcliiia cauato tanto gran numero di pietre d’o- gni forte di grandczza,eflendoui di quelle gran mancamcnto . Per quefta cagione comando alii Signori, yenti & trema leglie cuconuicini chc
DEL GIAPONE. 29 che gliene madaíTcro barconi carichijdi manie- rachc alia cittàdi Sacai folafii impofto chc o- gni giorno nc mãdaífe da 200. Si chc da caía nò ura vcdcuamo cal volta cntrarc con lc vele fpie- gatc & con bell’ ordine da mille iníieme . Alio sbarcarc poi íi riponcuano cõ tanta cura &
30 A V V I S I grand’induilria li pigliauaperricreatione'trattc neríidicci ò quindici giorni , afliftendo allc fa- b riche, hora in Meaco,hora in Vofaca. Lafecon da coia evil ricco, bel'o, &fupcrbo palazzo per il Re che chiamano del Giapone, chc pare no ef fer punto inferiore à quclli chc anticaméte li Re del Giapone haueuano . La terza cofa è vn gran tempionclla città dí Narà, il principio del qua- Je V.R.vjdde ncl regno di Iamato, vicino à quel tcmpio,doue fono mille & piu Fotoques indo- vati,non perdigotione chcegli moftri di haue- rc a l'uoi fall! Dcj,ina come già diííc per oftenta- tione &grandczza del fuo nome. Quanta fia la bellezza & maeítà di queftu tcmpio,toccarà al¬ ii padri di Meaco feriuerne à pieno, come tcili- inoni di villa, perchc quello che li dice, par cofa jncredibile . Oltre à ciò çomandò íi (pianaíTc la forrezza, cbe V.R.viddc di Aquccci vicino al la godi Vomi alpie di Frenogiama, per nome Sa- camoto, facendo paflar la gente ad vn’altro Juo- go chiamato Voceojdouc V. R. albergo alcune yoltc, quando dal Meaco palTaua in Anzuchia- jna.Fecç ancora milurarc tutte le campagne chc /bno jntorno al Meaco, nelle quali li raccoglie- uano J’entrate delli Bonzi, chciui intorno hãno Jj loro Monailerj ? & di mold altri particolari di quella città, pigliandofelc tutte perfc. Aflerma Aydono Segretariodi Quabacundono ched’v- jia parte del iifo, che fanno quelle campagne & /jyciideificauano ogn’anno danouccento milia Go-.
I DEL GIAPONE. 3I gochus , chc l'onoin argento nouccento milia Tarris, ch'c piu d’vn milion d’oro . Etfe yolefll far mencione del refto chc fa quefto Signore, c<5 difíícoltà farei fine . Molco4dubitauadalli noftri & da Chriftiani del Gochinai del modo col quale Quabacun,- dono folic per riccuerC il Padre, petl’arrogauza dello ftato fuo, & grande opinione,nella quale ,c apprello di tutti; Ondc pochillimo è il coco chc fa etiamdio delle pcrlone Regie, quando tal vol ta vengono à vifitarlo. Ma comelddio noftro Signore cqucllo che mutai cuori de’Principi ne lecofe che toccanoalluo ieruigio;li raolfe can¬ to lanimo chc giamai Signore della Téza hari- ceuuto i noftri con tãta amoreuolezza cõ quãta egli li riccuc. AIJi quatfro di ^VÍaggio anda jl P. V iccprouincialc alia fortezza di lui,menando in fua compagnia alcuni altri Padri, & giouani no- bili Giappnclj del Seminário cõ alcuni alcri pur Giaponcii. Furouo condotti à Quabacundono dal iuo Segrctario Simone Aydono Chriftiano, & dal Medico inaggiore anco Chriftiano perfo- fia niolto accctca al Re, hauendo prima manda¬ do lccõdo I vlanza del Giapone vn prefente per io Re & per la Regina, qual fu da loro riccuucd jitolto cortclementc, & con fegni di clfergli fta- lo grafo. Mcntrcchc il lie vcdeuail prefente, afpettammonoi in vna ricca lala, laquale eraa- dornata d’ogni intorno di lpoglie di Tigri, &d’ altri bçlli animali, £t di paramenti ricchi, il cut- to di-
3a A V V I S I to difpofto con fibell’ordine che in vero mo-' ftraua granmaeftà- Auifato poi ilRedcl no- ftro arriuo, trattennc feco alcuni Signori molto grandi, tra quali erano Matazaimoà Signor df trc rcgni , il Re di Tango & altri Ambaiciadori del Mori & d'altri luoghi, a’quali diflfc chcfifer maftero che volcuamoftrar loro cõ quãta acco* glienza riceuclia noi altri,& a quefto effetto co- mãdollí checi deifero pervn poco tratteniméto in quella Tala douc crauamo , & dopo vna nicza hora richiamolli : & mettendofi tutti in ordinc con gran maefta in vna belliiTnna fall adornata d’oro & vaghe pitrure; entrò il Padre Viccpro- uinciálc faccndo al Rè profonda riucrenza, & il fimile fecero gfaltri che crano infua compa^- ania.Andaua auanti il fuo Segretario, & con vo cc alta diccua chi fofle ciafchcdu de’Padri : Lc- uatici pot tutti ci ritiramino adietro lin alia por ta. Quabaciidono era come in vn Trono, & tan to danoilontanochcappenafipoteuano diftin 'guetc Itfattezzc del volto.All’hora ci comman do chc ci auuicirtaflimo al fuo Trono faccndo ri tirar da vna parte tutti quelli Signori, eccctto chc Giufto Vcondono il quale volfc fteffe ap- preflb di noi, dicendo che poiche era Chriftia- no s’auuicinafle anch’cgh.Fu quefto vn gran fa- uore à quel nobiliftinio Chriftiano per eifagli ftatc dette qucftc parole in prefenzadi tanti al- tri gran Signori. Appreflofeceil Re venire m due come bacini alcuni fratti&altrc cefe da r - - ~ oiangiarc
DEI GIAPONE. mangiare, mandategli da diuerfi regni, &C’in- uitó a guilarli per farei vn fingolar honore. Li bacini crano portati da due Chriftiani, vno era il Segretario, Paltrovn giouane moltofauorito del lie chiamato Quinofuquedono: Guftarono iPadri d'ogni bacinovnafolacofa. Leuoffi di- p°i Qrabacundono dal fuo luogo & li pole a fe¬ eler vicino al Padre Viccprouinaalc,&ragionò con cilo dimoltecofe che haueua in animo di fare . Pol tratto in particolare col Padre JLuigi Froes chc era Pinterprete,conbfciuto già da lui riduccndoli in memória altuno cofc. Lodò mol to l intentione có che i Padri veniuano nel Gia pone,non pretendendo altro chemanifeftarc & -ampliaria leggedi Dio,repetédo ciòpiu volte: diílc ancora che egli-era venuto a termini ch* haueua foggiogato tutto il Cíiaponc : onde no :voleuap l auuenirenc piuregni,nepiuricchez 2c,pcr hauerne a baftãza;ma íolamcte immorta Jarii col nome & fama del íuo potere: al qual fi¬ ne determinaua cõporre & flabilir bene le cofe del Giaponc, & ciò fatto, darlo in mano al l'uo frateilo Mindono, & egli pafiarfene alia con quiitadi Correa & Cina , per la qualimprefa mandauaâ legar legnami da far duemilavafeel li,neili quali paflaílèPefljírcitó: Et perla perfo¬ rm l'ua altro non volçua dalli Padri,eccctto chc gli faejeifero hauerda Portogheli due naui gra- di.& ben preparate, che egli hberalmentc paga tebbe ogni cola, dando entrata di buoniflin-» C paga-
54 AVVI--SI ’ pagamchti agl’vfficiali di quelle, & chefe ben raorifle in tal fattionc nicnteli curaua; pur che fi dicefle.ch’cgli era ftato il pximo Signore del Giapone, che hauefle tentato coral imprefa:& fegli riufciua,& i Cinefi gli rendcllero vbidicn- za,non toglierebbe loro il regno, nevi rimareb be,perche folovoleua che lo riconofccilero per Signore, & che all’hora fabricarebbc in tutte 1c parti Chiefc, commandando à tutti cheiifacef icro Chriftiani & abbracciaflero laiioftra ianta íegge. Soggionfc che ancor adelfo era per ridur re mezza parte del Giapone al Chriftianefmo. Si che moltrò tanta familiarità fuori del fuo or¬ dinário modo di trattarc,che con grande amnii rationelo riguardauanoi circonitanti. Com¬ mando poi che incontanentc s’apriifero le por¬ te & fineflredalla fua principal fortezza, per¬ che egliíteíTo m perfona celavoleuamoftrarc; & mentre ciò íifãceua , entrannno dentro vna falla bclla menati da GiuftoVcondono per alcu nc tartiere riccliilíÍQiámcnte addobate,& bcllif fimi giardini. Aperta la fortezza, difeefe Qua- bacundono con vna lola Buconin,che è vna donna rafa,di profiflione come monaca,la qua¬ le portauale chiaui : &poftoii in mezzo della porta commando che tutti li compagni del Pa¬ dre faliflero perche volcua che anch’dfi per ti- fpetto delli Padri vedclfero la fortezza. Chia- mò ancora Giufto Vcondono,loachii«o Riuea padre di Agoítino Siguorc Chriihanq* con vn* altro
DEL GI A P O NE. 3.5 altro chiamato Xinza,marito di MaddalenaJe- gretaria deliaRegina, donnadi rariííimc parti & di gran fcde.Et cícludendo tuttele altre per- fonc iiic fauoritc,v’entrarono folamétc li Chri- ftiani,vedendo li luoghi piuintimi &piufecre- tj delia fortezza. Guidauaii il Re con tanta pia- ccuolezzacomefe egli foííc ílato qual ii uoglia perfona particolare: Et paliando per alcuni lup ghi diffiçili ii trattencua, auuifando cjafcunp che paifafl* cõ cõlidcratione, acciòchcnõfi fi¬ celle male, Ét in quefta manieta montarao lino ad ptto fpÍari,trouando camere piene di piaftre d’orp & d’argento,drappi, vefti pretiofe, arma¬ ture ricchc,& in vn luogo vedcmmo tanta quan tità di calfoni chc rimirandpci l’.vn l’altro in fap ciarcftammo tutti ftupefatti. Et non eífendo vfanza del Giapone dormirc in letti, nc tro.- uammo iui due bellilíimi guarniti d’oto cõ tut- te le altre cafe belle &ricche che fonoiniftima in Europa,
Í6 A V V I S I do chefareflimo forfiftracchi,& cheperquefto beuelTimo vnpoco di Ciaa, quale fece cauarc . da piu pretioli vafi,& di maggior ftima che ha¬ ndle . Salito alia fommita del la fortezza ci fer- mammo vn buon pezzo à vedere co’l Re alcu- ne belle campagne che di la su ii fcorgeuano. Alpic della fortezza lauorauano 1'dTaiua mila huomini; i quali vcdendoci apprefloil Rcchc ci trattaua con tanta domcftichezza , & piacc- tioIezza,reftaronopicni di marauíglia. Aldefcé der poi poftofi il Rè à federe & tutti nol intorno f c* dilfccothe egll deteiminauadi diuidere li Rcgni auftraJi, fceinãdo à tutti li Signori qual che cola dello ftato loro,& chiúque nô gfobbe dille,lo diitruggerebbe & rouirtatebbe convn froiTo cfTercito. Moihaua quefto Signore quan o diceua queile parole&altrefimih cole, tan¬ ta allegrczza nel fuõ volto,& tanta lchiettczza, che fenza niun dubio conofcemmo che non ha- uea ombra ne fofpctto di noi. Et ricordandofi ègli quiui di vnàdifputa che nel Meaco hebbe- ro il P. Luigi Froes & il fratdlo Lorenzo Giapo liefe, trouandofi prefente Nobunanga, con vn Bõzo chiamato Nici Tozomiri, neíla quale il Bõzo vedendoii vinto , venire in tanta furia che tnefl'e inano alia icinii tarra di Nobunanga per amrnazzare il fratello Lorenzo ; dilleà quefto propoiitojlo ini trouai prefente all hora, & pro dell iifclfo parerecon voi:&lcuãdofi 6:auuicinò al fratello Lorenzo,il quale è già vccchio,&po- “ nendoli
DEL GIA ONE. 37 ncndoli la mano fopra tefta diflc, Quefto sàbe- niftimo tutto quel ch’io dico:&fc cofi e,pcrche taci &non parli ? Aggionfe poi, che fe tal cofa accadefl'e in quefto iuo tempo, con la morte fi pagarcbbe fimil difcortefia. Piii abbaflo fi pofc di propofitoà federe nellafua guardarobba, & diedc licenzaaile donnc che vfcifleroà vcdere li Padri chiamando nominatamentc due Chri- ftianeSignore principali,cioc Maddalena,della quale già di fopra parlammo, & Donna Giouan na,moglie del Zonque parente del Dairi.Quiui cidiedero vn’alcra volta dabere, portandocile tazzele due Signore Chriftiane, 1c quali prefe dalRe,egli ftefl'o ce le porgeua di propria mano, prima al P.Viceprouincialc, & dopoi à gli altri Padri & f ratelli noftri. Fin qui arriuò l’cftremo fauore chc quefto llé ci fece: jmperoche dicano che non fecc giamai fimilc accoglicnza, ne pur la terza parte di efta ad alcun Re che lo venifte à vifitarc. Soggionfe anco chc nclla diuifione del Giapone volcua dare à Giufto Vcondono, &àRiuea padred’Agoftino, quali prcfentifiri- trouauano,il regno di Figen,lafciaclo alia Chic- fa il porto di Nangazachi, & di ciò farebbe let- tcre patenti; ma che quefto fi doueua intenderc dopo ben cõpoftc le cofe del Giapone & prcfi gli hoftaggi:perche voleua talmentefare il tut¬ to,chc nõ foflero li Padri odiati dalli Signori di Figen:&voleua ancora che intendcflero effi che egli faccuaquella donationcdi proprio moto & v ‘ Ç 3 non
38 A V V I S I iron à perfu^fionc d’altri. Paftate già due o trc hore in qucftc accoglienze, ci liccntiò, coman¬ dando à certe donríc chc portaífero lç chiauí di vna porca fccrcta,per la qualc fivfciuanellaftra dapiii vicina alia noftra caía. Vfcitidi palazzo mandò il P. Viceprouinciale vn altro prefcntc à Minocauidono fratello di Quabacúdono,che con "li altri Signori ftaua allafabrica ; & cflen- dogh detto che veniua il Padre à vifitarlo, fali con gran fretta,pcr mezzo di quella moltitudi ne, & incontratoíi co’l Padre,pofe lc mani in ter rá chinando il capo : dopo lo ringratiò del pre- fente,vfandotuttele altre loro cerimonie . Iljfeguente giorno vencincafa noftra Toquun medico maggiore di Quabacundono congratu landoíicon noi delbuonlucccílo che hcbbe la noftra vifitajvedcndopoi il Seminário douc era no tanti giouanetti nobili > diíTc al Padre che quando confidcraua la lontanan2a de i^ rCgni d’onde eraúamo venuti in Giaponc, pacle à noi tanto ftranoj & douc patiamo tanti trauagli,co mealeune volte haueavdito, &cheoltreàciò faceuamoin Volacacosi groftc fpcfein allcuar tanti giouani, &foftentaraltra gente con zelo fòlanicnté di ampliare la noftra legge; non pote ua huomo niuno ti rato da fimili niotiui, non fa- uorirci moltoj&che egli fteflopcrtal rifpctto dal canto fuofvofteriua di faria fempre quanto gli Fofle poffibile. Incompagnia di quefto gen- tilhuomo mandò il Padre Viceprouinciale fe- ■ condo
DEL GI A P O NE. i9 eondo I’vfanza del Giapone vn Padre à ringra- tiar Qpabacundono de i fauori che harueua lo¬ ro fattoil giorno precedente; il qual entrato al Rèfu daluiaddimandatocomes’era il P.Vicc prouincialepartitofodisfatto delle accoglicn- ze fattcgli;rifpofc il Padre, che tutto quel gior¬ no, & parte delia notte fpefero i Padri nclla Chiefa in ragionare delia grã fcruitii &obligo che portauano à S. Macftà per tanrf fauori: de! cheilRe molto li compiacquc, & lo licentiò amoreuoltncntc. Habbiamo pot faputo dalle Signore Chri- lfiane che íono nclla fortezza, come Quabacun dono gran parte delia notte haueua ragionato di noi & delle cofc noftre con la Regina in pre- fenza delle Signore Chriftiane, Sc d’altrc-Gentili che lo feruonOp diccndo alia Regina, che li pen- tiuadi nonhauerla fatta vedere dalliPadri; al cheellarii'pofeche non le parueciò ftrano, ne credeua eííerli venuto tal peníicro, non eífendo ella fohta veder huomo alcitno nelfuo palazzo: ma il Re ioggionfe che non farcbbe ílato incon uenience alcuno, perche noi erauamo foraftieri, buona gente , &diffcrente nelli coftumi dalli Giaponcli. Et per che molto lc piacquc vn Do- bucu cioèvna forte di vefte che il Padre gli of- fcrfe,lafece veftire alia Regina, & voile che cofi vefti ta palfcggiaiTe vnaò due volte perlafala, il che fatto rimafccoli veftitamentre che duro il ragionamenro. Habbiamo>ancorfaputo coirifc C 4 la
4o A V V I S I la Regina diiTcqueftc parole al Rè . Con gran paura ion ftata chela Maeftà voftra non riccucf- le quefti Padri con quella piaccuolezza ch’io defidcrauo, per efler cííi forafticri, & perche coii lo richiedcua I’honor della lorleggerma fcnten do poi con quanta humanità li habbi riceuuti; molto mi fono rallcgrata & ne ringratio la Mae ltd voftra. Queftofauore della Regina &glialtri che poi ci fccV,fti vna fingolargratia di Diojper che fin all’horaellafieradimoftrata auerfa alia leggedi Dio & molto poco inclinata alle cofe Noftre. Domando iioltre Quabacundono alle Signore,che git erano prefenti,s’era ftata quella la prima volta che haueuanvifto il Padre, &fe dcfidcrauano di vedcrlo vn’altra volta in Chic- fa noftra.Rifpondendo eife di sfilodò il Re il lo¬ ro buon defiderio &gli dette licéza: Ne fu que- fto fauore di poca ftima ; imperòche rarilTime volte la dà à donna alcuna d’vfcire della fortez- za.Diccua poi alle Signore Chriftiane, come no lo ringratiauano delle carezze & accoglienze, checi fccc; &vltimamenteriprefedueChriftia- ne poco diuote,per non eflerfi trouateal tempo che egli porle la tazza à bere alii Padri. Il giorno feguente, ftando il Rè in conuerla- tionc con molti Signori di diuerfi regni; venen- do inragionamentodinoi; dili'e Soyequi Mae- ftro di Chianoyu, che nella Chicfa noftra di Vo facha era vn fratello per nomc Vincenzo , il qual’era di gran lapere & diferetione naturalc;&
DEL GI AP O NE. 41 chc percuriofità volcua imparare in vn monafte rio le cofepiucflcntiali &occuItc delia fecta dei Gicnxus,quali 1’incominciauaadinfcgnare vn Bonzo: il che fapédo egli, li pcrfuafe che non lo faccíTc.Dimandato da Quabacundono qual foífelacagionedi qucfto officio,chehaueua fat¬ to; &refpondendo chcpcreflcre egli Chriftia- no, nõ cõueniua che fapeífe li fegreti di Giéxus, co5 quali poi in fauore delia Chiefa potcua lo ro far guerra;all’hora Quabacundono diíTc, que fto che haucte fatto, è fuori di ogni ragione; & 10 per quanto hò faputo,intendo bcnc che è mi’ gliore la lcgge de i Chriftiani, chc la fetta di Gienxus,dando con queftc parole grande auto- rità alie cofe delia leggc Noilra. Vn giorno delia Settimana Santa»prinja che il Padre Viceprouincialc arrluaífe d Gochinai; quando manco li penlauavcnne in cafa noilra Quabacundono, non eflendoii fatto niuno appa recchio.Menaua fccovnfiglio & vn fratellodi Nobunãga con altri Signori di diuerlí Regni; Sc entrando nella Chiefa,douc lo riceuè il P. Gre¬ gorio Ccfpcdcsjfcdcttc prcífo ad vn altarc, & in prefenza di tutti domando molte cofe intorno ad vna imagine del Saluatorech’era nell’altare: &rifpondcndo il Padre à tutteledimande; egli cõ gran facilita li faceuacapace, Scapprouaua lc ragioni che fe gli apportauano; dicendo di piil queftc parole. Sò bé Padri che fete migliori chc 11 Bonzo di Voiaca rendendo di ciò chiara telli monian-
4* A V V I S I monianzalapuritàdeivoilricpílumi molto dif fcrenti dalli fuoi: & fono ancora certo che non hauctegli altri vitijàquali eflb&gli altri Bonzi fifonodati; ondc ben Íiconoícecó quanto van- taggio gli andateauanti . Sappiate ancora che qgni cofa della vofira legge mi contenta, & non vi tropo altra difficoltà,che J’eiler vietatein efla 1’hauerpiii mpglijchie fe quefto nonfoife, fubito mi farei Chriitiano . Fugli portato vnpoco di conferua, la quale egli aflaggiò,&poi inuitò gli altri Signori ad ailagiarla. Benchc tuttequcftecofepcrnoifianodi po- comomento, come cragione che ncl cofpetto di Dio 1c itimiamojdouendo eflerfolo ftimati & bramati danoiifuoi Diuini fauori; nondimeno edi tanta dignità & credito appreífo la gente npbile&pIeocailfauorde’Principi, chel’qfpe- rienzaci hà infegnato volcreIddio che queílo, fia vno de i piu e/ficaci mczzi per la conucrfion del Giapone, & ciò fi vede chiaramcnte y perche dopo che s’intefe quanto Quabacundonofauo- rifceli Padri &la Chiefa, s’eprefooccafioncdi frequcntaríipiule Chiefenoftre, &fcntirlc pre- diche, di manicra che ben fpcflb è di bifogno vfcirquattro volteà predicar 1’vna dopò Faltra, &per Ia bontà di Diofcmprefràqucfto gran po p.o!o molti figuadagnano à Dio , & fi batteZ» zano. rc co*"c defideraua molto ottcncre il P.Vice prouinciale da Quabacundono 3 à quaJ fine gtà s’erano
DEI GIÀPONE. 43 ^erano dçttd molte MeflTe, &factefimolteora- tiom.I/vfta era chedeflèlicenza di potcrfiin tut ti InRdgni di Giapone liberamente predicare la leggcdi Diofcnzache ci fuíTe pofto impedi* mento . Lafeconda, chc facefle clientele noftre cafc&Chiefe di vn’obligovniuerfale che è irtV* pofto à Bonzi fopra i loro Monafteri, cioè di rU ceuer íoldati; perche generalmente i Monafte¬ ri de’Bonzi fonole prime ftanze che perciòfi pi gliano.Et cflendo ancora folito nel Giapone , li Signori particolari opprimerc con mold obli- ghi i vafl'alli fuoi; fi cercaua per terzo eflere eiTeii ti datalioblighi.Et facendonoi varij difcoriifo pra il modo con Che potelTimo ottener ciò da Fa xiba Quabacundono , trouandofi pochiiTímc perione per cui mezzo it poteflero lc coCc pr
44 AVVISI mo in che modo volcuamo la Patente; perche e f fa la moftrarcbbe al Rè come cofa fatta da fc ftefla. La facemmocon grande accuratezza, & mãdatagliela, efla lapreíentò. Et penfandonoi chc haueuamo pofto nella Patcte qijãto fipotc- ua; come Dio moueuail cuore di quel Prin^ipcj eglidiíiiopropriomoto 1’accrebbe, &diífc vn dctto notabile: perche nel punto done chiedc- liamojche ci fgrauaífe dalla impofitione delli Si- gnori;rcplicò, quefto non c bifogno,perche non li trouerà huomo nel Giapone che voglia dar fa ftidio à i Padri, & eifergli noiofo; nondimeno eflcndoli apportatelc caufe, perche conucniua chc rimaneílc ciò conccífo nella Patente , come è di raro intelletto;fubito approuòla ragione,& confenti.La'prima cofa che fece oltrc à quelche íi deiidcraua, fii,chç ftando nello cflèmplar no- ftro, che defle licéza chc nc i Rcgni fuoi fi predi calfc liberaméte la parola di Dio; difle, che qucl capo non ftaua bene'iperche come egli era Qua- bacundono immediato al Durinan,non era bifo gno che dicelíimo, ne i fuoi Regnij perche egli è Signore di tutto il Giappnejma it diceífe,in tut- to il Giapone. Lafecóda cofa di grã ftima è,che fottofcrifse di propria mano due Patent! ( cofa cite mai fuoi fare,non dico già Quabacundono, checdignità tanto grande:ma ne anco alcun al- tro Signore della 1 enza ) di vna delle quali dif- fe chc ci feruiifuno in Giapone , &l’altra man- daífinto in Europa, acciò da cucci i Signori Chri- ítiani
DEL GIAPÔNE. 4Ç ftiani fia faputo quanto ei fauorifca la Chriftia^- nità.LaRcgina le mandò poi alia Chiefa noftra; & di quãta contcntezza ci fia ftato cagione queu ftofauorc &atuttii Chriftiani (i quali fubito fcriflcro lettere cõ auuifo di eiò in diucrfe parti) no’lpuo cõprendcre>fc nõ chi fi trouò prelente: &fti tanto grande la gratia;che alcuni Chriftia- ni & tiiolti' Gentili non fi potcuano perfuadere chc fuíTc tal cofa poífibile: ma vcdendo poi le pa téti;cõ ammirationefe le metteuano foprala te RaJl P. Viceprouinciale andò fubito al Palazzo col P. Organtino & altri Noftri, à ringratiare il Re delia gratia fattagli ^ &fonoftati daluí ricc uuti cãmolto maggior familiaritàche laprima volta che il P.Viccprouinciale lo vifitò,parlado cÕ cíl» loro piu di crc horc. Ee pcrchc era vicina la cena; voile ancora che vi cenaflcro.Mctre che cenauano, la Regina quale mai haueuaivo'vi* íta; gli mádò dalle fue ftãze alcune cofc per due Signore, quali in nome fuo vifitãronoil P. Vice prouinciâle,-dicédo quãtopiacerc haueariceuu toper hauer trattatobenela prima gratia,che gli dimandò; &chepcrl’auucnirc era prõta per fauorirgli in tutte Ic cole^ che la ricercaífcro. Finito c’hebbc il Padre di far le fue vifitc in Vófaca; fi parti per il Meaco,douc vn grã pezzo fuõri delia cittâ vfeirono à riceuerlo i Chriftia¬ ni,quali già alcuni giorni prima 1’afpettauano. Quiui prima di ogni altra cofa, vifitò il Padre «1 Vicerè diMcaco,&poiilnipotedi Quaba- - -- cundo-
4* . ,A V -V I S I -cundonOj il qualc conaltri fc-ttanta mila huoin*. rii hauca cura delia fortezza & nuoui palazzi chc iui fifabricauanojcomç dianzi dicemmo: douc fu riceuuto da lui molto bcnignamentc. Et dep- po che il Padreii parti da lui3 lo prtfentò con di- íierfccofe da rnangiare, chc all’horagh crano Háte mandate da diuerfe parti. Et quantunque li Chriftiani di Mcaco molto dcfidcraflcr.o & * facdlero inftanza, chc il Padre fleflh con lo- ro a'.cuni mefi di piu;purc perche i negotij trop- po lo follccitauanojliõ vi .fi formo pui di *4 ni. Et ritornandoli in Vofaca3prima di partir i per BungOjOrdinò che in vn giorno eu tcltajÇnc all hova occorfe,fi celcbrafle vna Mcflacon mal talbícnitàj alia qualc cócorfero li Chriitiam dt MeacojSacaijVouii & di pioltc altre partrremo tc.Fú in quei giorni gran cócorfo dicpnktlioni* Si (x commu i-u c aro no p i u d» fcttcccnto perfonc, Agoílino Yaquradono che c Capitan Gene¬ ric per mare di Quabacundono,vaiIallogia del Rè di Bigen il quale iarâ di età di 13. o 14- anni cht amaro Fachirandonõ Signor di tre regm, & hora adottato da Quabacundono per fighuolo; s'adopro con tanto zelo che«Signou principal» huu amicidi queixegni fentiflero la patola dt •Diojche per ifpatio dx tre mefi che d Padre vi h pratttnne,vi concorleromoltij & fcftando cn( capaci delia domina Chriftianafi battezzaro, no. Quiui ancora due molto pvincipali Goucr- uacori femirouo 1c prcdiche dclCatcchilmo; & - * tanto
DEL GIAPONE. 47 antogli piacqucro,chc afpettano opportunity di farfi Chriftiani,perche la madre del Rè è auer fa alli Chriftianij&moltodcuota dei fuoi Ca- mis & Fotoqucs. Quefti Goucrnatori due gior- ni prima ch’l Padre li partiífe, hauendovifto la patente mandata fuori da Qiiabacundono; per¬ fil a fero a Kachirandono íuo Signore che man¬ date vn’altra patente al Padre, nella quale diccf fe,che conforme al cómandamento di Quaba- cundono; egli nello fteflo modo comãdaua, che ne i liioi regni íipredicafle laleggedi Dio; & che daua licenza che nellapiuprincipalc eittà dei Regni di Bigen chiamata Vocaiama, fi fa- ccífc Chiefa & habitationc de i Padri:& che dal canto fuocgh era per fauorire qucfto negotio. Subvto chc haucrcmo Padri da mandar là, ci fer- uiremodeiroccafione. Vna delle còfe chc dallanoftra Compagnia grandemente li defideraua,eral’cntrata al Re¬ gno di Amangucci ( doue il Padre Maeftro Frã- cefeo di Santa memória &il Padre Cofmo di Torres gettarono i primi fondamcntidcl Santo Euangelio quando vennero m Giapone) perche fempre da parte dc’Rc:&Signori chc gouernaua no qucfto ftato,ci fu fatta grá rcfiftíza; di modo chc perifpatio di jo.è piu anni, pochc volte & íblo per paflagaio furono vilitati i Chriftiani dal P.Franceíco Cabral, quandoandaua al Meaco. Accrelccua il noftro defderio 1'ampiczza di quei regni che fono nouç, doue tanto fi poteua propa-
4S A V V I S I propagarc la Religion Chriftiana. Auuennc che ft trouo in Vofaca quefto anno vn gentil’huomo di Quabacundono, che già tie anni li fece Chri- itiano chiamato Conderà Cambixoie; per mez¬ zo del quale per la fua gran prudenza& rare par¬ ti, Quabacundono tratta col lie di Amangucci i fuoi negotij & cole important. Viíitò quefto gentil’huomo alcune volte il Padre Viccprouin dale in Vofaca, & con tutto il cuorefc li offerfe peradoprarli con ogni sforzo in tutte le cofc di leruitio di Dio,& fauorir la Chiefa in tutto quel Io che foife da noi riccrcato . Et perche egli era per partirli per Amangucci convna ambalciata di Quabacundono; vedendoil Padre Vicepro- uinciale la buona occalionc chc haucua per le mani; lo fupplicò inftantemente, che otteneife dal Re di Amangucci Jiceza, che i Noftri pocci- fero far refidenza fra i Chriftiani di quei Regni. Prefc volcnticri il carico del ncgotio,& promife di far tutto il poiTibilc. Andato poi, ottenne per la bontà di Dio vnaljcttpradal lle> nella quale diceua alPadre:Viçcprouincialcche li conten- tauache i Noftri riledefieroin Amangucci. Prima di dire quel che doppo quefto fcguijnar reròà V. R. vii cafo gratioio il quale accadette in Acaxi,chceloStato, qualnuouamentc hà ha- uuto Giufto Vcondono • Quefto Signore,entra- to in pbflelíione,li trouò in grandi diflicoltà cir¬ ca il leuar dalle.terrc fuc li mold Idoli che vi era ^io,temendo qualche ledicione : ma Dio N.S. le
DHL GIAPONE 49 ic prouidde in vn bei modo, perche ragunando- fili'Bonzidi quei luoghi per trattar di qucfto ncgotiOjdiiTcro che quel Signore chc all’hora ha ucuano, era Chriftiano, & iommamcte zclofo & follccitod’ampliar la fua lcggc,comc per cfperic za haucualoro moftrato nelle tcrre di Tacaxu- chijdouc fece Chriftiani tutti i vaflalIi,rouinan- do i tempij, monafterij, Camis & Fotoques che vi crano: ondc era cofa certa , che adcífo ancora farcbbe loro I’ifteflo, quantunquc gli foflc fat- ta tutta l’inftanza poflibile;& perche 1 Padi c iuo Dario non era di minor zclo,reftaua loro per vi¬ timo rimedio pigliar tutti quanti li Camis Sc Fo toques chc haucuano di rilicuo, Sc mcfTi in vn lc- gno,andar à chicder mifcricordia alia Madre di Quabacundono & alia Regina lua nioglie mol- to diuota di qucíli Dei: perche te ciTe ne faccfTe- ro mo to à Quabacundono ò ad V condonojnon farcbbe dubbio, chc li cauarcbbono dal prefen- tc trauaglio . Imbarcatifi dunque quafi tutti i Bonzi coni banditi Dei , &giuntiin Volaca; rapprefent^rono la loro fupplica alia Regina mo oliçdc Quiabacundono & allamadrc del medc- iimojlequali facilitoronoloroil ncgotio3dicédo che fi tratenneifero alquatofinch’l Re ritornaya dalle guerre'del regno di Micaua. Ritornatoil lie &ricercato di queila gratiajeome egli natu- ralmctc non hà diuotionealcuna, ne aftettionc, ò riucrcnza a Camis c Fotoquesjrilpofecon vol¬ to vnpocoadirato, Iohòdatoà Giufto Vcon- D dono
>• A V v I s I ' O dono I e terrc di Acaxircgli come padrone potrà ' fare quanto gli parerà, nèconuiene che io mi in- trometta nel fuo gouerno. & fe quefti Bonzi han «o portato i Camis è Fotoqucs li piglino fu le ipallc 3cgli porcino in Teunufí, &iui gli
DEL GIAPONE. 51 quclloichehaueuanoientito dellccofedi Dio ; & che le quello era vero , il culto diCamis e Foto* ques era ructo vanità> & gli dimandaronojfc hauer uano niente incontrario; manonlapendo efli ri- fponderecõfeflando la loto ignorãza gli permef- ferofare tutto quello che voieuano,diccdo che an co elTi voleuano fentirla doterina Chriftiana;& fe foffebuona la abbracciarebbono; & cofi tecero battezzandofi cõ piu di cinquãta altri di loro.Cõ tinuando poi le prediche del Catechiiino>attaccof fi talméte il fuoco dcllo Spirico Santo cne in man co di vn Meie fi bactezarono piu di mille & quat* trocenco.aiqualifubitoalzoil Padre vna beilif- fima Croce lòga piu di y.cáne & nrolco grofla,ac- conciãdopiú di cento Chriftiani il terreno doue íl hauca a collocarc; olere aecíò eí7i viarono il buo na diligêza in rouinare i Camis &Fotoques,chc in quelli cõtorni nõ ve 11c rimafe pur vno che nõ íof feiattoinpezzi. Prepararono poi vnbel luoper la Chiefa, il quale è attorniato da di uerfi albeti di melangoli,vitciole,CÍ£ altri limili. In vna terra do- uc fi erano fatti alcuni di qucfti Chriftiani» non volfero da cinqueofeipcrfoneaccectarla legge di Dio,in vno de quali cntròíubito vn Demonio adoíTo che grandemente lo tormentaua : onde gli altri fpauentati venero da noi con gran fretta chie dendo fubito il Battelmo > cofa che inolto conter- mò gli altri nclla fede. Andando il Padre Viceprouinciale in vna Bola del maggior Corfato di tutto il Ciapone chi«»a. D a to
>* a v v i s nc to Noximandono , chefa refidenza inrvna gran fortezza, & tienc gran copia di legni,che cõtinua- mente vanno in corlo; & è tato potente che per la coftade piu Rcgni,gIipaganoogni anno tributo mol te circa per non eflere da lui infeftate. Procu¬ ro il Tadrc Viceprouinciale d’ottencre dal medc- íimo Saluocondotcojacciò che i Noftri che nauiga no quel mare, vadano fecuri dalli fuoi.Coriariron- dc cõ quefla buona occafionc li mando vn prefen- tc.fupplicandolo per qucfta gratia.Riceuette egli il fraccllo che portauail prefence con molta cor- tcfía,& lo inuitò alia fua fortezza, dandogli final- mente vna bandiera di feta con le fuc armi dicen- do; che quando i fuoi ci voleficro far danno, mo- ItraiTemo loro quella infcgna. Arriuato il P.Viceprouinciale nel regno diYxo, fu riceuuto con moltohonoce dal Rc Cobaica- uandqno; & hauendolofupplicatod’vna Jettera per vn fuo cuginoSignore di piu Regni,nella qua¬ le lo pregaua á contentarfi, Che i noitri Padri ftef- fero in Amangucci, dando loro fito per far Chief» & predicare in quclli Regni la parola di Dio,& ol tre à ciò,che S. A. fi concentaile di dare la itefla li- ccnza inquel fuo Regno; il tutto da lui otcéne. Ec pcrcheeilo P.Viceprouincialegli haueua ragiona to di alcune cole di Dio quando lo vifitòjmandò il Rè la nottcauanti lafua partenzaoccultaméte illuo Secretario, che domandaifealcuni dubij al jfratcllo Damiano Giaponefeintorno a quello, che haueua femito della legge di Dio & della lccca
DEL GIAPONE. fctta di Genxus,la quale cgli feguc;dicendo che defideraua molto di fentire le cofe di Dio : per¬ che lino all’hora nõ haueua intcfo altro che quel poco che1! Padre Viceprcuincialc gli haueua dctto; &chchebbe per Paddietro delia lcgge Chriftiana molto differente opinione di quello che adcífo nc haueua. onde volcuacon buona occaííone eíferneinformato à pieno. Partiiíi da queflo luogo il Padre, & in tre giorni giúfe à Bungo, doue fu riccuuto da noftri Padri & da i Chriltiani con grãde allegrezza & cõfola tione. Dellccofe delRcgnodi Bungo non po- tremo dare à V.R. raguaglio; ma per lettere che da quelloíimãdaranno ne faià di tutto auuifa~ ta. Solo fappiamo , che1! Rè giouane hà hauuto di gran rotcc,& fatto perditu di molcc fortczzc. Hora íi è appoggiato à Quabacundono Signore della Tenza, il quale promefle dargli foccorfo contra i Saxumani fuoi nemiei : &giàinnomc fuo,commando chefull'e loro denuciata la guer¬ ra : lo eflercito li mette tuttauia in ordinc;& in quefto mentre mandarono perordine di Qiia- bacundono là alcuni loldati per mantencr la for tezzadi Tacchibana,che ècomc chiauc di Bun go.In quclla li truouano hora trenta millia huo- tnini da combattcre: però corneia fortezzac grade & difficile da eífere cuftodita da ogni par te ; non fono fiiori di pcricolo quei, che vi fi ri- truouano; maggiormentc hauendovn nemico.
f4 'A V V I S I tutto molto audacc. r Saxumani che ii fono fin’hora ragunati per ai“ fediare la fortezzajfarãno il numero di venti mi la. La Regina vecchia madre del Re giouanc per la bontà di Dio fi moftra piu affettionata al- le cofc della Chriftianità; &non fiamo fuori di íperanzadiacquiftarlavngiorna à Dio;benche quefto non ci farà facile: perche dice non eflfer cofa conucneuole che vna parente del Dio del— le guerre Fachiman; tanto venerato in Bungo, ft facciaChriftiana: facendole Donna Maflentia & vn’altra Signora figliuole fue iftãza che fi con- tentaíTcdi efler vifitata dal P.Viceprouinciale». al quale pare chc N. S.habbiadato forza di pie- garlc il cuorejeffa fi contento & riccuette il Pa¬ dre con grande amoreuolezza, honore & offer¬ ee ;&dopo alcuni giorni piu volte Jo prelcntò: tanto è potente la mano di Dio douc 1’induftria humana manca. Sono nel palazzo di quefta Re¬ gina da feífanta nobili Chriftiane, la maggior parte dclle quali feruono Donna Maflentia, ol- tre le altre feruenti di minor qualità: & eflendo perl’adietro 1’odio cheia Regina Madre por¬ taria à Chriftiani tanto grade,chc vedendo qual fivoglia perfona in caía fuacol Rofario delia Madonnajella in perfona dimenticatafi delia di gnità & ftato fuo gliclo toglicua di mano & git- tauanel fuoco; adeflb perla Dio gratia è diue- nuta tanto piaceuole chc tutti i Chriftiani por- tanoin palazzo il ltofario;&fãnoleloro oratio
DEL GIAPONE. 5y ni;& eflanc’giorni di feitagli comanda che séti no la Mefla,poiche cofi comanda la legge loro. Cicamori ligluolo terzo del Rè Francefcp çhiamatoPantaleonc addottato daCicacatà 8c Signore di Meoquea,hebbcl’anno paflato alcu- netentationi che lo perturbaronoalquanto:ma ritornò poi tanto in fe iteíío, & procede adeíTo con tanta cdificatione,che à tutti è caufa di gran marauiglia;& per piu pruoua delia fua fcde,com- mandàà principali dcllefuc Terre che fiiacef. fero Chriftianijcomc f\ c fatto : & non folamcn- teíi confeflocon moltc lagrime; ma volfeancq ra per dar eflempio à gli altri,fcntir vna Mcfla in ginocchioni con vna candela accefain mano. EíTendo venuti molti, Signoriytra quali vi era »1 Viccrc di Amangucci per Jc guerre contra gliSafíiimani; il P.Yiceprouincialc fi fcrui delia occafione;& andado à viíitarlo,hcbbe da lui let- tere per Amangucci,nelle quali daua ordine alli Goucrnatori di quel Rcgno,che fauoriífero moí to il Padre Chriítoforo Moricra,il quale fi man- daualàinMiiíione.Vfcirono i Chriítianià ricc- uçrlo molto lontano dalla Città, & iui fa adefib gran frutto. Era in Amangucci vn Chriítiano antico pouç ro& veçchio chiamato Matteo,huomo di mol¬ to lpirito:queílo elicndoandato à tagliar legna in vnafelua, & all’horache ritornaua con la for ma, vededo che in vna terra deGentili faceuano ^aadvn certo loto Piojfegli accoítò, & ri- P '• ^ prefe
%6 A V V I S I prcfc la loro ignorantia & cecitd, diccndo ch’e- rapazzia lafciaril culto del vero Dio creatorc del cielo & della terra, per adorare huomini mortijda quali non fi poteua fperarc l’cterna vi- ta;& chc ie voleuano fentir le cofe d’Iddio ; egli ne hauerebbe detto loro quel chc fapeua, non Vi eflcndoaltro prcdicatore. Stettero tutti vo- Ientieri à fentire (chc erano da 200. in circa ) & Timaíero tanto fodisfatti,chc lo lcogiurarono a volcr rcftarcon elli per maggior loro iftruttio- ne & àmmacftramento: conlenti egli facilmen¬ te, & non fi parti di quel luogo, prima chc tutti li battezzaffe & faccfie Chriftiani. Pocodopo fuda loro richiamato perimender quello,chc doueiianofard circa il commandamcnto che il loro Signore gentile gli faceua, di rinegar la 1c- dc lotto pena della vita. Andato a ritrouarli, & cfl'endo addimandato di tal cafo,rifpofc il buoil vecchio con gratiolo rilo ; Non sò fe mcritate voi -altri morirc per amor di Dio & di fua fanta fedc : llifpondctc in quefto modo al voftrO Si- cnorerchcfe be fete Chriftianijiiiéte però trala- i'ciaretc del feruitio fuo ; rtU ^mpre farete pron- ti ad vbbidirgli,e(Tcndo egli padron voftro: ma che quefto lidcue intendere quanto al corpo, perche dell’anima egli non c Signore: onde ha- uendo voi già intefo chi lia Mddio vcrace & Sal uator del mondo; lui iblo adoraretc: & per que¬ fto fiatc pronti d metter la vita.Il che tutto eue- ouirono; ma non fuccefle loro niun danno, non ® ; ' volcn-
DEL ClAP*ONE. yr volcndo quel Tirartito ammazzar tanto gran nil mcro di gcntcinfiemc. Quefto anno del 85. fi fonofentiti li piu fpa- iicnteuoli terrçmoti,che giamai foflero rtcl Gia pòne. Dal Sacai perinfino al Meaco & pid oltre, trcmo la terra quaranta giorni; in quattro dc quailfu il terremoto continuo. Nclla città di Sacai cafcarono feffanta cafe: nel regno di.Vo- nii,in Nagafama caftello di rnillc fuochi,fiapei- lela terra &inghiottimezzaparte dellecafc, & il reftante fii abbruggiato talmcntedal hioco, ehe tutto fi riduftc in cencrc . Nel Meaco cafca¬ rono alcune cafe &vn tempio molto grande di Idoli.Nel regno di Vocaza era vn’altra gran ter-- ra,la quale ancora fi chiamaua Nagafama,molto frc’Cjucnc^ta da Mcrcajaiiti * ejucila clopo di Jia- ucr tremato alcuni giorni, fii inghiottita dal ma re vicinojche figonfiò in manicra talc & mandò fuori vn’oudafi fpauenteuole, chepcrcuotcndo ncllc cafe,Ic atterrò tutte; &ncl ritirarfi, mcno feco quanto vi era dentro al marc, affbgandoii tutti gli habitatori,& reftando folo lapianta del Caftello copcrta dalle fehiume del mare • Nel regno del Mino, era vna gran fortezza fopra di vna montagna: quefta fu fcofla dal terremoto fi fortemente, che aprendofi la terra àpoco apo- co, fe ne ando giii fenza mai piil offer vifta,facen dofi in luogo di quellavnlagod’acqua. Nel re¬ gno di Ixei andòfotto terra vn altra fortezza, chiam?.ta Caineiaimfio fomma la terra fi apr*ua tvrrr —• -. -■ in
51, A V V I S I • in manicra tale chc in alcuni luoghilcfeiTurc crano larghc vn tirodiarcobugio, &nevfciua. vn fetorc tanto abomineuole, chc per quelle par ti non ii poteua farviaggio . Nel principio di. quefti terremoti ii trouaua Quabacundono in Saçomoto nella forte22a che fu di Achcci, & per la grade paura meiToil in pofta ii ritirò in Vo- iaca,parcndogli che quiui farebbe piiificurorgli edificijfuoi benche foffero sbattutiaiTai gagliar damente>non però cafearono. Quefto ci ii offeri- lce intorno al viaggio che fccc ii Padre Vicepro uinciale. Dcllc coiedel Ximo,Bungo,&Mcaco intenderá diftiifamentc dalle lettcre Annue chc da quegli luoghifimanderanno àV.R.alle cui orationi & fanti iacrifici j tutti Noi raolto ci rac- commandiamo. Dal regno di Nagoto & por-. to di Ximonoxechi. D’vn ultra del TadrcTietro Gome% fuperiore de' Collegij & B^fidcn'zc del Begno di Bungo feritta all ifiejjo P Trouinciale da Vguquc à 2.d 0ttobre i 5 8 6. O N íocon che ringratiarc la R. V. ejei feruori che conic fue let— tcrc mi mette, fe non proponen- dolc 1’occaiioni che qui fono,ac~ ciochc afttetti il iuo ritorno per acccndere & abbrugiarc qycfto, .Giapone. Non dirò niece, del Meaco nc del Xi- raa
DELLA C I N A. mo, perche di quefti Regni,fapcrà perle Iettere de i Noftri che vi rificdono & difcorrono pec quelli; folo dirò di quefto di Bungo doue V. R, rri’ha meíTo.Padre mio incomincif» dalPimpcdi- mento che alia Chriftianitá cagiona in quefto Regno l’eflere il Principe molto gentile & infi- dele, & non faqorirci accio li nobili & grandi IT faccino Chriftiani: perche li come egli è Genti¬ le , coli anco vuole che li luoi grandi liano come egli èrQucfto è J’impedimento che ci mdtte. Ma Dio Signore noftro, c tanto buono & ama tanto qucft'animejche pare che quãto egli è piu duro, tanto piu i fudditi col’elTempio & fantità del Re Franceico fi muouono ad eflerc Chriftiani:&ge neralmcnte parlando quali tutti, fuori d’aicuni pochi quali accicca la palTion icnfualc , ibno molTiperfarfi Chriftiani. In quefto modo pian piano li va conuertendo il Bungo, pcrcioche Pan no paftato del 85. credo chefuftero da dodeci mila quelli cheficonuertirono;&qucfto del 86. paflanotre milliard: finite che faranno Ic guerre nen ci è impedimento per conucrtirfipiu di fcf- Fantaò fettanta milliar pcrcioche Nicandono che (comcV.R.fà) è Conixu, & tra li grandi di Bungo èvno delli maggioriquale fifcce Cirri» ftiano, di ha nomc Don Patilo , ha fotto di fe piii di quaranta mila anime,ebe tutti ftanno per far* fi Chriftiani lenza contradittionc, bcnche fino adeflb non fono battezattlcnonfci o otto mila: li gioini paflati prima di metterui vn Padrr çhe
60 A V V I S I cherifedeífe, moíTo io dalla confcienza , diflt al Padre Pietro Ramone che andaífe là almeno pepbattczzarelibabini; &inotto ò diecigior- ni battezzò mille &ducento anime. Cicamorc fccondogcnito dei Re di Bungo» chiamato Pantalcone, hebbe già il fuo ftato di Miò, & fubitofccc Chriftiani li principaliradcf- ío ftài tutto lo ftato per farfi tutto Chriftiano, qual c di molte migliara di anime. Qucftidue loni ò Principi mi dimandarono ciafchcduno vn Padre,íi per loro conferuatione nellafcde,fiancoperfarliloroftati Chriftiani;& ad ogn’vn di loro hò dato vn Padre infieme con vn fi‘atcllo.11 Sucumi,ftato del Rc vccchio Fran- cefeo, tutto c Chriftiano: con lui ftanno il Padre Laguaa,& il fratello Paulo. La Madre del Principe ( quale V.R.conofce ) per nome Iczabelle,già s’è tanto mollificata,che vedendo che la fua figliuola Ghriftiana nclPan- dafe allaChiefa s’era leordata la corona in cafaj cflaglicla mando in Chiefa per far oratione. Ligiorni palfati battezzai vna fua figliuola veroinc di due che ha in cafajla qualc mãdòàdi- inâdarc à fua madre vn poco di bombace perac- commodare cerce reliquie ; & la Regina com¬ mando chcgli fidefle dellanuoua, poi che era perlcreliquie:&vàà vedere 1’imagini, chefua figliuola tiene, &dimanda di quali Santi fono. Andando à viíitarla il Padre Yiccprouinciale &io,fteftuno vn pezzo con leid’altra figliuola c
DEL GI A PO NE. 6. g!á me220 Chnftianareflcndo ammalata.nõvol ic che Ie fuf]c fatta fupcrftitione alcuna dc rip Jdol,;& fubito fi ftrcbbe Chriftiana, fe non fg. ie per non far difpiacere al Principe fuofratel- Joj&moltedonncdiquclleche feruonoà Ie7a- beliefonogia Chnftianc; &Jci diceâ loroche non lauonnola Domcnica, poi chefono Cliri- ltianc. .. *j3 C,lri^'anità di Nociè, c molto crefciuta: e oche faranno fci ò fettc mila anime -vili beUaT. CMfi i°mc ‘)ue,lil d'V2uque,moIt!. So Jct8 l :?ftlnno comc Vcce,li"' *1’™.- ilcibo alpcttandoilPadre chc dia loro ftan, &fcccrotut,01l f„0 chriftiano & mila Thrift35"1' PareÇbçfaranno circaquaranta ;írilhani con 1 loro fcrnicori. mdo èT31 °?n ”eparl°> douecredo chcvn fol «po t GentllC}& tmtQ iI rcftoChnftiani.I c cro il Pn° ,10r‘«ai tantc perleftradedi quefti nae- *»dc oer'h 1PCͰ C • obJigano a fmontare & ido- C per be?i chc pioua &facci fapgo. In
<5* AYVISI In Yu doue Ia R. V. Iafciò il Padre Gonfaluo Rebellojil quale ancora vi ftà crefce la Chriftia- nità ; & s’ciattaaddfo vna Chiefaquafi come qucUa di Vzuquc; & fcriue il Padre che tutto il legname dicdcro di limolinali Chriftiani. "Cicogè che èilmaggior Signore delBungo, non ftà lontano del Regno di Dio;percioche fo- no frequenti 1’ambafciate in talmamera tra di lui&i]lUvecchiofcoPadre;cl.efetoituifaml debito lito, face, conto II R-V. che mancara Po- CO per efi'erc Chriftiano tutto Bungo;&ipcro in Giefu Chrifto Signorenoftroche prclto cc lo darà come defideriamo. Vn giouanc di dicci òvndeci anni primogé¬ nito d’vnConexii chiamato Icimanda,ha gran- di defidcrij d’eflere Clmftiano ,&mi diile che ibetetamente haucuafatta vna Croce quale ado rt6, & mi mandò à dimandare fegretamente Valcltc fegno dlChrift.at.Otlc manda, vna boi. fata di feta col nome di Gicm fcn.to dentto. Communemcnte non niacano mai Cathccu- meni, &al prefeme vanno tre fratelh occupau ,n queíl’eíkrcitio catcchiz9ndo li fudditi di Don Paulo Cicamor*, il quale meneraancora fcco degl altri fratelh quando partira per alcun fratdlo Pantaleone,qual’ eta delli buoni ope
DEL GIAPONE. 6 rijchequi haueuo; ma patientia,poi chc il tut- to li fa per aiuto dell’aniine. Padre mio io fto tanto contento & confolato in quefto Giapone, chc cofícome procurai quaíi trenta anni quefta mia vcnuta, fe 1’haucílc procu rata &defidcrata moltopiu, li terrei per molto bene impicgati,&priego V.R.renda moltegra tie à Dio noftro Signore per la gratia chc mi hà fatta incondurmi quà; doue fc bene ancora non predico, ne sò Ia lingua, tuttauia faceio in Por- toghele alcune Predichc, le quali poi li fratelli picdicano ai popòlo nellaloro lingua. ****** del "Padre 'Proutncialeferitta di Goa al Heuerehdo Tadre Generate,alli i ç.di Decembre. 1587. L’arriuo de i Signori Giaponefi à Goa. V Seruito finalmente Dio No- ftro Signore di cõfolarc tutti noi chc grandemente crauamo afflit ti,si per la lunga dimora die i Si¬ gnori Giaponeiifaccuano,fcnza laperfi done lòlTero, cíTcndo fta tipefviaggio piu di tredici mcíi, si ancoperil nauFragio dell’anno pall'ato,con la perdita del- 11 Sant° Giâcomo>&mortcdetantino- r‘ Padn,che jn quelia veniuano: In cui ricoru- penfa
/sa. A V V I S I péfa quciP anno habbiamo riccuutodalla mano del Signore dicifettc de noftri Padri & fratclli con li Signori Giapohefiji quali iccondo i toua- gli & cuidcnti pcricoli di pcrderli chc diucrie volte hannopatito, pofliamodireche Dio No- ftro Signore eon lingolarcprouidcnza, cc li ha confcruati : percioche auanti d'arriuarc à Mo- Zambico, doue per mancamento dc venti fnro- no coftrctti à fe.rmarfià fuernarc,tra gl’alcri pen coli fu vno grauiiíimOjil ritrouarlila Nauelotto con cinque foie braccia d’ acqua, col vento coh craeliardo & violento cheftrappò tutte legome ncdcll anchore, &rcftòIanauccon vna fol an- chorajCon la quale campò.Da Mozabico in qua pari men# patirono grandi tempeftejma Yna Pc tiaimente,che vine repentina nauigando il Fa¬ lcone co tutte lc vcle fpiegatc,& lo nuolto di tal forte chc lc vclc tutte infiemc con Pantcnna an- dorono in marc: & il Galeoneda quella bádaan dò fotto acqua inlino alia metà della coperta; di forte che ie con gran preftezza non foffero ilate tagliate tutte le corde, per fare reftarc in marc lc vele & 1’antenna , s’anncgaua total- mente il Galeone. Alii vintinouc dunque di Jvla-gio arriuoronoà Goa quefti Signori con la loro femiglia tutti fani & falui per la Dio gra¬ tia: & li Noftri ancora da dueinfuon chemor fero per viagSio,ciòc il Padre Annibale dc Amatis &il Padre EgidioLopez. Cagiono a venuta di quefti Signori cofv grande allegrcz-
DEL GIAPONE. 5j Za & ccuifòlatione ncl Signore Viccrè in tuttá «juefta città ,&in noi tutti chc efprimere non ft puòjina p.articolarmcnte in me,che come gl’ha- ueuo préfifopradimedalIiRc del Giapone Sc dalle loramadri fcparcnti promcttédo di refti- tuirglcli,mi preineua piu chc àniííuno la fufpcn fione deliaanimo, & timore che foflero perduti fenza faperne nuoua per piu d vn anno.fia bene- detto Iddib che ce li Ha reftituiti.il Signore Vi- cerè fcccgrandimoftrationed’amorcuolezza à quefti Signori, comandando che foflero pagati due mila fciidi che impreftato gli haueua il Ca- pitan di Mozãbico, & mãdo àpresétargli vn Ca uallodi Arabiapcr.vnoj&dargli duecéto duca ti il inefe per aiuto dellefpefe loro. Furono vifi- tati da tutta queíla nobiltà, & danno à oqnuno tanta íodisfattionedifeche ben fi vede quefta milfioneeíferc ftata opera di DioSig. Noftro. Effivégqno molto fodisfatti &piemdclla cari¬ ta &grãdczza di Sua Sãtità & de i Principi Chri ftiani,con grande aftecto alie cofe di noftra fanta fede, & tanto inanzi nella virtii, & nel defiderio di manifeftar Ia ,& aiutar’alla conucrlionc dei Giapone,che certo aftermo alia Paternità voftra fupra quam dici poteft fono reftato di loro con- folato.Et credo lenza dubio,che come arriuarã- no nel Giapone non faranno iui minor motionc di quella che hanno fatta in Europajiia del tutto benedetto & glorificato Dio Signore Noftro, chc con ã particolar prouidenza à fua maggiot gloria ha voluto fauonrecoíi lunga & faticoíã E Milíio.
66 AT V r S Ir <' Miiftone.Stiamoafpettddol’Apriledel innofe- guente del 88. per imbarcarci alia volta del Gia poné, per il che non con minor prouidenZajfua diuina Macftà ci ha prouifto d’vn Caualiero che va qucft’anno per Capitan del viaggio del Gia-' pone per nomc Aires Gonzalues dc Miranda, il quale già due altre volte c andato per Capkano à Giaponc,& c delli pin intimi,&familiari ami¬ ci che in quelle bade habbiamo: hail miglior& piii forte Nauiglio, che forfe nell’India li ritro- ui:Et di già ha dato per quefti Sig. le propric ftá ze che fono del Capitano con tutte le altrc’com modità neccflarie ancora per li noftri P.chc con l’aiuto di ChriftoSignornoftro andaremo quin- deci in tutto; perche fe bene farebbe necelfaria moita pui gente de noftri, ma per adeíTo quefta Prouincia non puo dar pid.Cõndianio tutn nel- .a diuina bontà,che eflendo aiutati con 1’óratioi- ni,&Santi lacrificij di voftra Paternitd it de gli altri Padri'&fratelli d“Europa&dell’India,arri- uarcino al Giaponc à faluamento, Gli auuill che habbiamo dal Giaponc dell’an iio 15 8<í. lono,che fe bene per le guerre fuccedu re in tutti quelli Rcgni dopo la morte di Nobu- nan<*a'non fi èpotutòattendcre tantb alia con- uerifonc de’Gcntili, & fpc'tialmctc ne Rtgni del Xiir.Ojdoue il fono patiti molti trauaglrperefte- -xe quail tutti ftati prefi dal Re di Saxuma, quale fimoftra niolto nemico della Chriftianità &del li Padri;con tutto cio pertiuto ií fece perlàdiui na gtatiá gran fruttorpcrcioche Faxiba Ciellg£- dono
DEL GIAPDNE.
«8 A V V I S -I ticolare nonlo dichiara,& che il refto deGctili di quelli paefi coh piii di altri trenta mila nel re¬ gno di Bungo erano dil'pofti per battczzarfi : & quel che piu importa per ordine di Quabacua- dono erano gia entrati infauoredel Re gioui- nc di Bungo nclle bande del Ximo vcnti mila huomini contrail Redi Saxuma:conchefifpera- ua che fifarebbe.repreifa,la fua fupcrbia, & rico- uerati i Rcgni cne tiencoccupati : &forfe anco pcrdcrebbc i proprij &cofi la Chriftianità anda jebbe crefcendo molto. Prcghiamo la Paterniti Voftra & ttuti i noftri di Europa à raccomman- darc caldamentc al Signore quclla gran MciTe del Giapone,doue arriuati che larcmo Noi quin deci, quail andiamo con i Signori Giaponefi cõ- piremo il numero di i/o. lleligiofi della Compa gnia diilribuiti in aa. habiracioni tra Collegi Sc Refidenze;quali foftcngono il pcfo di piii di du cento Chiefe, pcrlequali,&perla conuerfione di circa duccnto mila Chriftiani, chcà gloria di Dio & per fua infinita mifericordia fono fatti hormai nel Giapone, vanno parte difeorrendo; parte ilanno nclle refidenze -s &partcper paefi fenza Chiefe acquiííando di continuo à Chrifto Signore noftrodell’altrenuoucpecorelle.Di piu nc li tre Seminarij di Arima Firando, &Nangafa chi,fono trecétogiouani nobili d’ingegni fciel- ti, de quali comclperiamo in Dio fentirà prefto la Chiefa fanta il frutto, & la Compagnu nofira l aiuto che gli è piii che neceifario. I L FINE.